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domenica 7 giugno 2015

Gentiloni auspica un accordo tra le parti in Libia per fermare l'immigrazione "irregolare". Ma la Libia non aderisce alla Convenzione di Ginevra e dalla Libia continuano espulsioni e respingimenti verso stati che massacrano i migranti


Vertice al Cairo in Egitto. Il ministro Gentiloni, dopo essersi prodigato a vuoto per gli "interventi militari mirati" in Libia, per distruggere i barconi dei trafficanti, progetto che è rimasto finora privo della copertura del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, oltre che duramente contestato dalle diverse aurotità libiche, sembra prendere atto della impraticabilità dell'opzione militare ed auspica un accordo tra le diverse fazioni che si contendono Tripolitania e Cirenaica, mentre la presenza di Isis in quel paese continua ad espandersi. renzi scopre che le proposte europee contenute nel famoso Programma in dieci punti elaborato dalla Commissione lo scorso mese sono "largamente insufficienti". Vediamo adesso se porterà questa stessa posizione a Bruxelles.

http://lepersoneeladignita.corriere.it/2015/05/11/la-libia-un-inferno-per-migranti-e-rifugiati-non-ce-altra-scelta-che-prendere-il-mare/

 Ma gli accordi tra il governo di Tobruk ( riconosciuto dalla comunità internazionale) e quello definito "islamista" di Tripoli devono servire a fermare le partenze dei migranti, e magari ( ma non si dice) a garantire gli approvigionamenti di gas e petrolio ENI, che sta raddoppiando il proprio investimento sulle piattaforme petrolifere del campo di Bouri Field, il più grande giacimento petrolifero del Mediterraneo, proprio sulla rotta tra Zuwara e Lampedusa.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-06-06/subito-intesa-fazioni-libia-081422.shtml?uuid=ABskjhtD

Come al solito l'ottica dominante rimane quella di bloccare le partenze, neppure una parola sulla sorte dei migranti intrappolati in Libia, e di nuovo, in alcuni casi, respinti a sud verso paesi nei quali trovano arresti arbitrari e torture di ogni genere. Le proposte di resettlement sono talmente esigue nei numeri da risultare del tutto prive di incidenza pratica. Adesso lo riconosce anche Renzi. Dunque nessuna novità in vista sotto la possibilità di aprire veri canali umanitari.

http://www.dailymail.co.uk/video/news/video-1189939/Libyan-coast-guards-rescue-150-migrants-en-route-Europe.html?ITO=1490&ns_mchannel=rss&ns_campaign=1490

 La comunità internazionali plaude, che siano messi in croce lontano dai nostri occhi, basta non fare sapere quello che succede e l'opinione pubblica rimane tranquilla, pronta a recepire supinamente le sparate eversive di Maroni. Ma in Ungheria, in Polonia, nella Repubblica Ceca, in Norvegia non va certo meglio, e sulle materie dell'immigrazione e dell'asilo l'Unione Europea rischia di non esistere più. Lo vedremo presto al Consiglio Europeo fissato a Bruxelles per il 25-26 giugno. Gli strateghi ed i generali questa volta hanno fatto davvero il passo più lungo della gamba.

http://www.asgi.it/ultime-notizie/eunavfor-med-loperazione-militare-dellue-nel-mediterraneo-in-gazzetta-europea/

 I piani di intervento militare in Libia sono comunque pronti e Frontex, dopo il pressing del sindaco Bianco, coglie l'occasione al volo ed apre un ufficio di rappresentanza a Catania. I nessi tra la missione militare EuNavFor Med e le agenzie europee Frontex ed Eurosur sono sempre più evidenti. Ma il coordinamento delle operazioni SAR ( ricerca e salvataggio) rimane saldamente in mano alla Centrale operativa della Guardia Costiera a Roma. Le leggi ed i trattati internazionali lo impongono, il salvataggio non è una opzione militare di opportunità, ma un dovere umanitario imposto da Convenzioni e sanzionato, anche penalmente, in caso di inosservanza.

http://catania.gds.it/2015/05/28/frontex-la-base-operativa-regionale-sara-a-catania_362452/

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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