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domenica 14 giugno 2015

La Francia viola il Regolamento frontiere Schengen 562/2006/CE, esegue respingimenti collettivi e non rispetta i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. Chi non fa richiesta di asilo in frontiera viene comunque considerato come un migrante "irregolare", anche se intende chiedere asilo in un altro paese UE.


I respingimenti collettivi attuati in modo indiscriminato dalle autorità francesi alla frontiera di Ventimiglia potrebbero configurare una grave violazione del Regolamento Frontiere Schengen.

http://www.ilpost.it/2015/06/14/migranti-ventimiglia/

http://www.riviera24.it/2015/06/50-profughi-hanno-trascorso-la-notte-sotto-il-temporale-197563/

Sembra che avvenga tutto in assenza di giornalisti ed avvocati, a parte qualche foto "di colore" di poveri migranti rannicchiati sugli scogli o dietro un lenzuolo sul quale c'è scritta tutta la loro disperazione. Questa la testimonianza dell'avvocato Alessandra Ballerini, fino a questa sera, a Ventimiglia. Nessun provvedimento formale da parte delle autorità francesi, nessuna possibilità di ricorso, solo il dovere della testimonianza. Tra le vittime di questa situazione di stallo minori non accompagnati ed altri soggetti vulnerabili come donne in stato di gravidanza o con bambini assai piccoli.

"Manca all'appello ancora l'ultimo treno quello delle ore 23 e i profughi in stazione a Ventimiglia sono almeno 400. Sudanesi, etiopi, eritrei, ghanesi. Numerose donne anche giovanissime e tanti ragazzini. E anche dei bimbi piccoli.
Nessuna traccia dei venti minori afghani che lunedì scorso erano stati respinti dai francesi.
Il "confine" e' presidiato dalla gendarmerie. I respingimenti sono sommari, collettivi e informali. Sembra che non vengano notificati atti ne' fornite spiegazioni o ascoltate istanze. Agli agenti francesi basta agitare il manganello e il respingimento e' fatto. E non si risparmia nessuno neppure donne incinte o minori stranieri non accompagnati.
La croix rouge sta al di qua del confine, in suolo italiano, come a dire che soccorsi in Francia non se ne danno.
Alla stazione non e' stato ancora allestito alcun rifugio sicuro, da poco sono state montate delle docce e ai pasti pensano Caritas e Croce rossa. Nessuno pensa alla salute delle persone che sono bloccate e neppure chiamando il 118 si e' ottenuto l'intervento di personale sanitario. Le autorita' avrebbero dovuto decidere quale immobile destinare al rifugio di queste persone, esposte pure oggi a fragorosi acquazzoni ma ancora non sembra che si sia trovata un soluzione.
La stazione e' presidiata dalla polizia italiana, che si comporta con senso di responsabilità e notevole mitezza,  nessuno viene identificato in stazione ne' condotto in commissariato per il fotosegnalamento".


Le autorità francesi comunicano che non hanno" mai sospeso Schengen". In Italia i leghisti ripartono con il loro slogan preferito: respingimenti.  Da una parte e dall'altra della frontiera esponenti della lega e del fronte nazionale francese. Intanto Renzi parla di un blocco di Schengen che ci sarebbe stato, dunque qualcuno deve avere sospeso l'applicazione del principio di libera circolazione. Forse si riferiva alla Germania ed all'Austria. Magari ne parlerà con Hollande al prossimo incontro. Ma il riferimento alla francia sembra chiaro. Le autovetture comunque continuano a transitare come sempre attraverso la frontiera di Ventimiglia, forse tra queste anche quella di qualche passeur che si offre a pagamento per eludere i controlli della polizia francese.

 “Under the Schengen treaty, free cross-border movement is normally allowed within most of the European Union but France and Austria have been stepped up controls on migrants from Italy, turning back hundreds and leaving growing numbers camped out in railway stations in Rome and Milan. The halt to Schengen for a few days is holding them up here but Italy isn't their destination, Renzi said".

http://www.iol.co.za/news/world/italian-pm-warns-eu-on-refugees-1.1871445#.VX2llFIw9sc

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2015/06/13/ue-in-tensione-su-piano-migranti-si-pensa-a-piano-b_cc287182-5b32-4e92-97b9-5a0e843298bf.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-Renzi-Piano-B-se-Europa-non-ci-ascolta-Maroni-Unico-piano-B-il-respingimento-652a6e63-2c54-49fb-89b5-9c3d2d134582.html

http://notizie.tiscali.it/politica/feeds/15/06/14/t_121_20150614_POL_TN01_0088.html?politica

Ed allora, quello che sta succedendo alla frontiera italo-francese di Ventimiglia si spiega solo con un afflusso più massiccio di migranti? Erano mesi che a Ventimiglia si registrava un flusso continuo di persone sbarcate in Sicilia che poi attraversavano la Francia per raggiungere l'Olanda, il Belgio o la Svezia. E' il percorso seguito dai protagonisti del film "Io sto con la sposa", presentato al Festival di Venezia lo scorso anno e recentemente trasmesso da diverse reti televisive. Non è proprio una emergenza inattesa. Quello che è cambiato è il clima politico in Europa.

 https://www.youtube.com/watch?v=pMKciKR3ASI

https://www.youtube.com/watch?v=jcv8iANlCvw

Dopo la strage del 17 aprile, la più grande strage del Mediterraneo, con oltre 900 morti, piuttosto che aprire canali umanitari e sospendere il regolamento Dublino, le autorità europee hanno progettato soltanto missioni militari nei paesi di transito come la Libia, accordi di riammissione con paesi che non rispettano i diritti umani, in sostanza l'esternalizzazione del diritto di asilo e dei controlli di frontiera. Il resto, invocato in nome della solidarietà, come le quote di riparto dei profughi e dei richiedenti asilo tra i diversi paesi europei, sembra destinato a restare lettera morta. Di certo saranno rinforzate ed intensificate le operazioni di rimpatrio forzato affidate a Frontex, sulla base di accordi bilaterali con i paesi di origine e di transito. Intanto martedì prossimo, a Lussemburgo, l'ultima parola per definire il Piano europeo in vista del Consiglio del 25-26 giugno, passa ai ministri dell'interno dei diversi stati che fanno parte dell'Unione Europea. Tra i temi che rientreranno nella discussione, possiamo esserne certi, il regime di libera circolazione stabilito dal Trattato di Schengen. Sono mesi che Parigi preme per una modifica del Regolamento Frontiere 2006/562/CE. La prospettiva futura in Europa è il nesso sempre più stretto che si instaurerà tra limitazioni della libertà di circolazione e contrasto del terrorismo. Le prime vittime di questo progetto saranno i migranti, tutti, migranti economici e richiedenti asilo. Che poi queste modifiche garantiscano maggiore sicurezza ai cittadini rimane da dimostrare.

http://www.huffingtonpost.it/2015/01/11/vertice-parigi-schengen-piu-rigore-visti-e-spostamenti_n_6452040.html

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-11/vertice-la-sicurezza-parigi-mirino-terrorismo-jihadista-e-foreign-fighters-europei-110007.shtml?uuid=ABVWSHcC&refresh_ce

http://www.corriere.it/politica/15_giugno_11/immigrati-maroni-verificare-condizioni-igieniche-grasso-basta-terrorismo-psicologico-0c886024-1022-11e5-9af2-c0e873d99e21.shtml?refresh_ce-cp

In caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, un paese dell’UE può in via eccezionale ripristinare il controllo alle frontiere interne per un periodo limitato. Quando intende provvedere in tal senso ne dà comunicazione quanto prima agli altri paesi dell’UE e alla Commissione. Anche il Parlamento europeo è informato. E questa la procedura che è stata seguita dalla Germania nelle scorse settimane, prima del G 7 che si sarebbe tenuto in Baviera. La libera circolazione, prevista dal Regolamento Schengen, verso la Germania dovrebbe essere ripristinata domani 16 giugno.

http://www.huffingtonpost.it/salvatore-bufanio/g7-la-germania-sospende-schengen-e-bolzano-diventa-una-piccola-lampedusa_b_7432472.html

I paesi dell’UE e la Commissione si consultano, almeno quindici giorni prima della data prevista per il ripristino dei controlli di frontiera, per organizzare una cooperazione reciproca ed esaminare la proporzionalità delle misure rispetto agli avvenimenti all’origine del ripristino del controllo. La decisione di ripristinare il controllo alle frontiere interne è presa secondo criteri di trasparenza e ne viene data piena informazione al pubblico, salvo che imprescindibili motivi di sicurezza lo impediscano. Non sembra che le autorità francesi abbiano rispettato queste regole procedurali.

Secondo l'art. 25 del Regolamento frontiere Schengen è prevista una procedura particolare "nei casi che richiedono un’azione urgente".
1. Quando l’ordine pubblico o la sicurezza interna di uno Stato membro richiedono un’azione urgente, lo Stato membro interessato può ripristinare in via eccezionale e immediatamente il controllo
di frontiera alle frontiere interne.
2. Lo Stato membro che ripristina il controllo di frontiera alle frontiere interne ne avverte senza indugio gli altri Stati membri e la Commissione e fornisce le informazioni di cui all’articolo 24,
paragrafo 1, indicando i motivi che giustificano il ricorso a questa procedura.

Secondo il Considerando 7 del Regolamento "Le verifiche di frontiera dovrebbero essere effettuate nel pieno rispetto della dignità umana. Il controllo di frontiera dovrebbe essere eseguito in modo professionale e rispettoso ed essere proporzionato agli obiettivi perseguiti."

Secondo il Considerando 20 del Regolamento "Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali ed osserva i principi riconosciuti, in particolare, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Dovrebbe essere attuato nel rispetto degli obblighi degli Stati membri in materia di protezione internazionale e di non respingimento".

La Francia ha ripetutamente violato queste regole procedurali ed il comportamento delle autorità francesi è all'origine della grave emergenza umanitaria che si è verificata alla frontiera italo-francese di Ventimiglia. Una emergenza umanitaria che non si può certo risolvere con gli interventi da ordine pubblico, ma che va invece affrontata garantendo strumenti di tutela legale e forme immediate di accoglienza temporanea.

Ecco un quadro della  situazione legislativa e delle prassi applicate in Francia, in materia di respingimenti e rimpatri.

http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/migranti/genovese/cap3.htm

La Francia, come qualunque altro paese Schengen deve ottemperare alle procedure previste dalla normativa dell'Unione Europea in materia di protezione internazionale. Se i migranti si presentano alla frontiera francese per fare richiesta di asilo non possono essere respinti indisciminatamente verso il paese dal quale provengono, ma solo a seguito di una procedura individuale, con le dovute garanzie, anche per accertare che non si tratti di soggetti vulnerabili e di minori non accompagnati. I minori non accompagnati hanno diritto di presentare richiesta di asilo in qualunque paese si trovino. Chi varca il confine si trova comunque nel territorio dello stato nel quale ha fatto ingresso e se ne viene allontanato si tratta di un caso di respingimento.

Se si tratta di riammissioni di richiedenti asilo effettuate in base al vigente Regolamento Dublino vanno osservate procedure specifiche e va garantito il diritto di difesa contro le decisioni di ritrasferimento, inclusa la possibilità di ricorrere alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea ed alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo.

Quando una persona, qualunque persona, cittadina europea o di paesi terzi, è sottoposta al potere d'imperio delle autorità di polizia di quel paese scatta la giurisdizione, nel senso che le autorità di polizia di frontiera si devono comportare in conformità a quanto previsto dalle leggi interne e dalle Direttive o Regolamenti dell'Unione Europea, ed i loro comportamenti, siano concretizzati in provvedimenti amministrativi, o rimangano allo stadio di comportamenti materiali possono essere denunciati davanti alle autorità nazionali e internazionali.

 http://www.info-droits-etrangers.org/index.php?page=2-1-4

Lo stesso principio che vale negli aeroporti francesi non può non valere nelle aree di ingresso alle frontiere terrestri, altrimenti si giungerebbe ad ammettere che qualunque comportamento delle autorità di polizia in queste aree sfugga completamente a qualsiasi controllo giurisdizionale, interno o sovranazionale, circostanza che non è compatibile con i diritti di difesa affermati in favore di qualsiasi persona, quale che sia il suo stato giuridico, dalla Costituzione italiana ( art.24), dalla Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea ( art.47) e da tutte le carte costituzionali che costituiscono la tradizione costituzionale comune a fondamento della stessa Unione Europea.

http://www.lexpress.fr/actualite/politique/la-cedh-condamne-la-france-sur-les-demandes-d-asile_464229.html

Info di base sui casi di rifiuto di ingresso in Francia:

http://vosdroits.service-public.fr/particuliers/F2190.xhtml

http://www.interieur.gouv.fr/A-votre-service/Mes-demarches/Etranger-Europe/Etrangers-en-France/Entree-en-France-des-etrangers/Refus-d-entree-en-France-et-maintien-en-zone-d-attente/Refus-d-entree-en-France-des-etrangers

 Refus d'entrée en France
Cas de refus d'entrée en France

Un refus d'admission en France peut être prononcé à l'égard de l'étranger qui
  • ne dispose pas des documents et visas exigés par les conventions internationales et la réglementation,
  • ou ne peut pas présenter de justificatif d'hébergement (attestation d'accueil), de justificatifs sur l'objet et les conditions de son séjour en France et, s'il y a lieu, sur ses moyens d'existence, une assurance médicale, les garanties de son rapatriement,
  • ou, s'il désire travailler, n'est pas titulaire des documents nécessaires à l'exercice d'une activité professionnelle,
  • ou dont la demande d'asile à la frontière a été rejetée, en raison de son caractère manifestement infondé,
  • ou dont la présence en France constituerait une menace pour l'ordre public,
  • ou qui fait l'objet d'une interdiction du territoire français, d'un arrêté d'expulsion, ou d'un arrêté de reconduite à la frontière datant de moins d'1 an (pour certains motifs seulement).
certaines personnes sont dispensées de présenter un visa et/ou les documents relatifs à leur séjour, leurs ressources, aux garanties de leur rapatriement ou les autorisant à travailler en raison de leur nationalité, de leur situation, de la nature de leur visa ou de la possession d'un titre de séjour. Par ailleurs, les demandeurs d'asile ne peuvent se voir refuser l'entrée en France parce qu'ils ne possèdent pas ces documents.

Refus dans le cadre de Schengen

Les étrangers ressortissants de pays tiers, enregistrés aux fins de non-admission dans le système d'information Schengen (SIS) ou qui représentent une menace pour l'ordre public, la sécurité intérieure, la santé publique ou les relations internationales d'un des pays de l'Espace Schengen, font également l'objet (sauf dérogations spéciales) d'un refus d'entrée en France métropolitaine.

Procédure

Décision de refus d'entrée

Tout refus d'entrée en France fait l'objet d'une décision écrite et motivée, prise par le chef du service de la police nationale ou des douanes, chargé du contrôle aux frontières, ou par un fonctionnaire désigné par lui.
Pour les demandeurs d'asile, la compétence pour prendre la décision revient au seul ministre de l'immigration, après consultation de l'Office français de protection des réfugiés et apatrides (OFPRA), qui entend le demandeur.
lors du dépôt de sa demande d'asile, l'étranger est informé sans délai, dans une langue qu'il est supposé comprendre, notamment de la procédure de demande d'asile, de ses droits et obligations, des aides dont il peut bénéficier pour présenter sa demande.

Droits des personnes

La décision de refus d'entrée est notifiée à l'intéressé avec mention de ses droits 
  • d'avertir ou de faire avertir la personne chez qui il a indiqué devoir se rendre, son consulat ou l'avocat de son choix,
  • de refuser d'être rapatrié avant l'expiration du délai d'1 jour franc. Il est invité à le mentionner sur la notification du refus d'admission. Le délai du jour franc court à partir du lendemain de la décision de non-admission,
  • pour les demandeurs d'asile, la décision mentionne également leur droit d'introduire un  et précise les voies et délais de ce recours.
Si l'étranger ne parle pas le français, la décision et la notification de ses droits doivent lui être communiquées dans une langue qu'il comprend. Il devra l'indiquer au début de la procédure et s'il sait lire. S'il refuse, la langue utilisée sera le français.

Recours juridictionnels

Pour les demandeurs d'asile

L'étranger qui fait l'objet d'un refus d'entrée en France au titre de l'asile peut, dans les 48 heures suivant la notification de cette décision, en demander l'annulation au président du tribunal administratif. 
Le juge a 72 heures pour rendre une décision. Ce recours est suspensif.
Aucun autre recours ne peut être introduit contre le refus d'entrée en France.
L'étranger peut demander le concours d'un interprète et être assisté d'un avocat (désigné d'office, s'il n'en a pas).
Le jugement du tribunal administratif peut faire l'objet d'un appel, dans un délai de 15 jours, devant le président de la cour administrative d'appel territorialement compétente. Cet appel ne suspend pas le rapatriement de l'étranger.

Pour les autres étrangers

La décision de non-admission en France peut faire l'objet d'un recours en annulation devant le tribunal administratif.
Ce recours peut être assorti d'un  .
Le refus d'entrée peut aussi être contesté par la voie du  (sauvegarde d'une liberté fondamentale). LIEN référé-liberté title référé-liberté - Fiche d'information VERS F2551

Exécution de la mesure de refus d'entrée

La décision de refus d'entrée en France peut être exécutée de force par l'administration. Lorsque l'étranger a souhaité bénéficier du délai d'1 jour franc (cité plus haut), son rapatriement ne peut intervenir qu'à l'expiration de ce délai (sauf dépôt d'un référé).  
Pour les demandeurs d'asile, la décision de refus d'entrée ne peut être exécutée avant un délai de 48 heures suivant sa notification et, en cas de saisine du tribunal administratif, avant que ce dernier ne se soit prononcé sur la légalité de la décision.
Dans les deux cas, l'étranger peut faire l'objet d'un placement en zone d'attente.
Si le refus d'entrée au titre de l'asile est annulé par le juge, l'étranger est autorisé à entrer en France muni d'un visa de régularisation de 8 jours. Dans ce délai, il doit se rendre à la préfecture, afin de recevoir une autorisation provisoire de séjour lui permettant de déposer sa demande d'asile auprès de l'OFPRA.

Pour toute information, s'adresser

  • aux services chargés du contrôle aux frontières,
  • à un avocat,
  • au greffe du tribunal administratif dans le ressort duquel se trouve le poste frontière où la décision a été prise
https://www.ville-leers.fr/Modules

Appare tuttavia evidente che se le persone che raggiungono il territorio francese non presentano una istanza di protezione internazionale, perchè magari non intendono presentarla in Francia, la loro condizione sarà quella di migranti irregolari, e dunque saranno passibili di un respingimento alla frontiera, sempre però nel rispetto delle norme dettate dalla Direttiva sui rimpatri 2008/115/CE.

In particolare si dovrebbero sempre rispettare i diritti di difesa da riconoscere a qualsiasi essere umano e garantire la nediazione linguistica e la conoscenza effettiva dei provvedimenti adottati dalle autorità di polizia. Anche ai fini dell'eventuale esercizio del diritto di ricorso.

 Art. 47 della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea.
Diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale
Ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'Unione siano stati violati ha diritto a
un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo.
Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un
termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo
ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare.

La Carta dei Diritti dell'Unione Europea vieta qualsiasi respingimento collettivo, senza distinguere tra frontiere esterne e frontiere interne, come invece si verifica nel Regolamento Schengen 562/2006/CE dove si distingue tra frontiere esterne e frontiere interne anche ai fini delle formalità da adottare nei provvedimenti di respingimento.

Articolo 19
Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione
1. Le espulsioni collettive sono vietate.
2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio
di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.


 Non ci sono zone franche rispetto al principio di legalità ed alla riserva di giurisdizione, non esistono in Europa terre di nessuno, zone di transito o sale di attesa, nelle quali le polizie possano ricacciare con procdure sommarie persone che chiedono soltanto l'accesso ad una procedura equa per il riconoscimento dello status di protezione e il conseguente inserimento nei sistemi nazionali di accoglienza. Le inefficienze del sistema Dublino III non possono tradursi in indebite limitazioni della libertà di circolazione di chi intende presentare una richiesta di asilo.

http://conflits.revues.org/16433

In base all'art.6 della Direttiva Procedure 2013/32/UE
 1. Quando chiunque presenti una domanda di protezione internazionale a un’autorità competente a norma del diritto nazionale a registrare tali domande, la registrazione è effettuata entro tre giorni lavorativi dopo la presentazione della domanda.
Se la domanda di protezione internazionale è presentata ad altre autorità preposte a ricevere tali domande ma non competenti per la registrazione a norma del diritto nazionale, gli Stati membri provvedono affinché la registrazione sia effettuata entro sei giorni lavorativi dopo la presentazione della domanda.
Gli Stati membri garantiscono che tali altre autorità preposte a ricevere le domande di protezione internazionale quali la polizia, le guardie di frontiera, le autorità competenti per l’immigrazione e il personale dei centri di trattenimento abbiano le pertinenti informazioni e che il loro personale riceva il livello necessario di formazione adeguato ai loro compiti e alle loro responsabilità e le istruzioni per informare i richiedenti dove e in che modo possono essere inoltrate le domande di protezione internazionale.
2. Gli Stati membri provvedono affinché chiunque abbia presentato una domanda di protezione internazionale abbia un’effettiva possibilità di inoltrarla quanto prima. Qualora il richiedente non presenti la propria domanda, gli Stati membri possono applicare di conseguenza l’articolo 28.
3. Fatto salvo il paragrafo 2, gli Stati membri possono esigere che le domande di protezione internazionale siano introdotte personalmente e/o in un luogo designato.
4. In deroga al paragrafo 3, una domanda di protezione internazionale si considera presentata quando un formulario sottoposto dal richiedente o, qualora sia previsto nel diritto nazionale, una relazione ufficiale è pervenuta alle autorità competenti dello Stato membro interessato.
5. Qualora le domande simultanee di protezione internazionale da parte di un numero elevato di cittadini di paesi terzi o apolidi rendano molto difficile all’atto pratico rispettare il termine di cui al paragrafo 1, gli Stati membri possono stabilire che tale termine sia prorogato di dieci giorni lavorativi.


Secondo l'art. 8 della stessa Direttiva

 Informazione e consulenza nei centri di trattenimento e ai valichi di frontiera
1. Qualora vi siano indicazioni che cittadini di paesi terzi o apolidi tenuti in centri di trattenimento o presenti ai valichi di frontiera, comprese le zone di transito alle frontiere esterne, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, gli Stati membri forniscono loro informazioni sulla possibilità di farlo. In tali centri di trattenimento e ai valichi di frontiera gli Stati membri garantiscono servizi di interpretazione nella misura necessaria per agevolare l’accesso alla procedura di asilo.
2. Gli Stati membri garantiscono che le organizzazioni e le persone che prestano consulenza e assistenza ai richiedenti abbiano effettivo accesso ai richiedenti presenti ai valichi di frontiera, comprese le zone di transito, alle frontiere esterne. Gli Stati membri possono adottare norme relative alla presenza di tali organizzazioni e persone nei suddetti valichi e, in particolare, subordinare l’accesso a un accordo con le autorità competenti degli Stati membri. I limiti su tale accesso possono essere imposti solo qualora, a norma del diritto nazionale, essi siano obiettivamente necessari per la sicurezza, l’ordine pubblico o la gestione amministrativa dei valichi interessati, purché l’accesso non risulti in tal modo seriamente ristretto o non sia reso impossibile.


Secondo l'art. 9 della Direttiva Procedure 2013/32/CE

Diritto di rimanere nello Stato membro durante l’esame della domanda
1. I richiedenti sono autorizzati a rimanere nello Stato membro, ai fini esclusivi della procedura, fintantoché l’autorità accertante non abbia preso una decisione secondo le procedure di primo grado di cui al capo III. Il diritto a rimanere non dà diritto a un titolo di soggiorno.


In base alla Direttiva Accoglienza 2013/33/CE, si prevede anche l'ipotesi del tratenimento amministrativo del richiedente asilo. Gli stati nazionali dovranno adeguarsi alla Direttiva entro il 20 luglio 2015, ma entro quella data dovranno anche garantire l'adozione di tutte le misure, dall'informazione alla tutela legale, per garantire che siano comunque garantiti i diritti fondamentali dei richiedenti asilo.

al Considerando 20 della Direttiva Accoglienza si prevede che

"Al fine di meglio garantire l’integrità fisica e psicologica dei richiedenti, è opportuno che il ricorso al trattenimento sia l’ultima risorsa e possa essere applicato solo dopo che tutte le misure non detentive alternative al trattenimento sono state debitamente prese in considerazione. Ogni eventuale misura alternativa al trattenimento deve rispettare i diritti umani fondamentali dei richiedenti".

Gli articoli da 8 a 11 della Direttiva, che dovrà essere attuata entro il 20 luglio, estendono i casi di detenzione amministrativa dei richiedenti asilo e di fatto trasformano molte ipotesi che oggi sono ricondotte al sistema di accoglienza, in casi di trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione, anche durante la fase di esame delle domande. Una modifica che nella sua concreta attuazione nel diritto nazionale andrà sottoposta ad una verifica di compatibilità con il dettato costituzionale e con le norme della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo, che riconoscono il diritto alla protezione e vietano trattamenti inumani o degradanti.


 Quanto sta avvenendo in questi giorni a Ventimiglia prepara l'introduzione generalizzata della detenzione amministrativa per i richiedenti asilo e dimostra in modo evidente cosa potrebbe succedere se fosse approvata la proposta di Salvini e della Lega di sospendere l'applicazione del Regolamento Frontiere Schengen 2006/562/CE.

http://www.babelpress.it/politica/sospendere-schengen-sarebbe-un-suicidio-per-litalia/

Se le autorità francesi continueranno a bloccare indebitamente la frontiera di Ventimiglia, all'Italia non rimane che attivare la procedura prevista dall'art. 20 del Testo Unico sull'immigrazione n.286 del 1998 e stabilire con un decreto a firma del Presidente del Consiglio il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione temporanea ed i relativi documenti di viaggio a tutti i profughi che arrivano dalla Libia e comunque a tutti i siriani, gli etiopi e gli eritrei, già vittime di gravi abusi nei paesi di transito. Lo fece già Maroni nel 2011 in occasione dell'emergenza Nordafrica.

http://www.meltingpot.org/DPCM-del-5-aprile-2011-Protezione-temporanea.html#.VX1zAVIw9sc

L'unica strada da non seguire oggi è quella che sembra invece imboccata dal recente provvedimento del Consiglio dei Ministri che ha previsto il trattenimento amministrativo dei richiedenti asilo dopo il diniego della Commissione territoriale, nelle more del ricorso giurisdizionale ( fino a 12 mesi nei CIE). Una misura difficilmente attuabile, a fronte del numero elevatissimo di destinatari e dei pochi posti disponibili nei centri di detenzione italiani, una misura che farebbe crescere in modo esponenziale il numero dei migranti che intraprenderanno percorsi di viaggio in clandestinità, determinando una ulteriore crisi ai valichi di frontiera con i diversi paesi dell'Unione Europea.

http://viedifuga.org/decreto-accoglienza-e-procedure-la-preoccupazione-del-tavolo-asilo/

http://www.europeanrights.eu/public/commenti/I_commento_Tria.pdf


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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