Powered by Blogger.

Archivio blog

Search

sabato 27 giugno 2015

Ventimiglia ed altre frontiere. Alfano minaccia rimpatri sommari. Ma l'Europa rimane divisa e lontana. Se questa è ancora Europa.


Documento redatto da Alessandra Ballerini e Fulvio Vassallo Paleologo dopo una visita alla frontiera di Ventimiglia ed una richiesta di accesso agli atti effettuate con i parlamentari Luca Pastorino e Stefano Quaranta

Con un tempismo che denota una strategia condivisa, gli attacchi terroristici in Francia, in Tunisia, in Somalia ed in Kuwait hanno oscurato la conclusione del Consiglio Europeo di Bruxelles che avrebbe dovuto affrontare i temi del debito greco e della cd. emergenza immigrazione. Un Consiglio che veniva dopo il Consiglio straordinario convocato due mesi fa su richiesta dell’Italia, dopo la strage del 18 aprile, e dopo una proposta, un piano sull’immigrazione articolato in dieci punti, presentata, il 13 maggio, dalla Commissione europea a guida Juncker. Il fallimento era già nell’aria, dopo la risposta negativa del Consiglio di Sicurezza alle pressioni della Commissaria UE Mogherini per una serie di interventi militari “mirati” in territorio libico, per combattere i trafficanti di esseri umani.

In realtà la missione UE, che di fatto era stata propagandata e fatta “partire” prima della riunione del Consiglio a Bruxelles, restava amputata della seconda e della terza parte. La prima fase che è stata avviata ieri si risolve in una attività di intelligence e di scambio di informazioni che rientrano già oggi nelle attività ordinarie delle marine militari e degli altri corpi armati degli stati europei coinvolti in una operazione Frontex davanti alle coste libiche. Del tutto fumose le fasi due e tre che prevederebbero l’intervento in acque libiche e gli interventi militari mirati a terra “ per contrastare le organizzazioni dei trafficanti”. Nessuno poteva prevedere però un esito tanto negativo del Consiglio europeo che avrebbe dovuto esaminare ed approvare i dieci punti del Piano sull’immigrazione presentato dalla Commissione al Consiglio ed al Parlamento. Un consiglio che si è concluso anticipatamente, praticamente con un nulla di fatto, per le divergenze emerse nel corso della discussione tra i capi di stato e di governo, e poi per il precipitoso rientro di Hollande in Francia dopo l’attentato di Lione.

Gli unici punti su cui a Bruxelles si è trovato un accordo ( ma si dovrà ancora decidere dove si trovano i soldi da trasferire a Frontex per le missioni di rimpatrio forzato) sembrano quelli costituiti dalla conferma degli accordi con i dittatori dei paesi terzi che garantiranno procedure sommarie di riammissione, e soprattutto il ricorso sempre più esteso ai voli di rimpatrio sommario gestiti dall’agenzia Frontex ed alla detenzione amministrativa, già nei centri di prima accoglienza, per bloccare i migranti ( richiedenti asilo o migranti economici) prima del rilascio delle impronte digitali e della successiva identificazione. Appare tuttavia improbabile che l’attivazione degli “hot spot” e degli “hub chiusi”, di fatto centri di detenzione temporanea privi di quelle garanzie che le leggi e le direttive europee prevedono per i CIE (centri di identificazione ed espulsione), raggiunga l’obiettivo auspicato di bloccare in Italia tutti coloro che per effetto dell’iniquo Regolamento Dublino III tentano in tutti i modi di lasciare l’Italia per trasferirsi verso altri paesi europei. Tra questi si trovano siriani, eritrei, somali, proprio quelle persone che in maggiore misura ottengono il riconoscimento del diritto di asilo anche nei paesi del nordeuropa. Gli altri, quelli maggiormente esposti al rischio di rimpatri, come egiziani, ghanesi e gambiani, non si oppongono al prelievo delle impronte digitali ed accettano il confinamento in Italia, salvo poi a protestare quando i documenti di soggiorno, promessi per anni durante l’isolamento nei centri di accoglienza, non arrivano.


Dopo gli attentati in Francia ed in Tunisia, soprattutto, per non parlare degli effetti devastanti degli altri attentati, si può prevedere che in tutta Europa si andrà ad una ulteriore stretta sui controlli alle frontiere interne, e dunque si potranno riprodurre tante situazioni di respingimenti a catena, come quelli che si verificano da settimane a Ventimiglia, ed in misura minore ad altre frontiere italiane, nel Friuli,come ai confini con la Svizzera e con l’Austria. Si tratta quindi di verificare il rispetto elle garanzie che sono previste dal Regolamento Frontiere Schengen 562 del 2006, che richiede procedure formali e impone anche il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti ai migranti dalle Convenzioni internazionali. 

http://video.corriere.it/ventimiglia-viveri-donati-francia-migranti-bloccati-frontiera/bf5298c2-1bf4-11e5-a24d-298f280523ad 

http://video.corriere.it/ventimiglia-croce-rossa-ancora-140-migranti-scogli/f5860a14-1bf4-11e5-a24d-298f280523ad 

Si corre il rischio che decisioni fondamentali che riguardano la vita delle persone siano assunte in frontiera dalle autorità amministrative al di fuori dei principi consolidati dello stato di diritto. E potrebbero andare in crisi anche gli accordi bilaterali di riammissione, come nel caso di Italia e Francia l’accordo di Chambery. Gli enormi spazi di discrezionalità affidati alle autorità amministrative nella “selezione” dei migranti da respingere ha già prodotto una serie di incidenti tra le polizie di frontiera italiana e francese. Dopo la ripresa degli attacchi terroristici in Tunisia ed in Francia si potrebbe verificare un’ulteriore inasprimento dei controlli, tanto da arrivare ad una ennesima sospensione del Trattato di Schengen.


Con Circolare 28 aprile 2014 del Ministero dell'Interno rappresentava "l'impossibilità di accogliere favorevolmente le istanze prodotte da parte francese... laddove non sia comprovata da quell'Autorità d'Oltralpe la mancanza dei mezzi di sussistenza già all'atto dell'ingresso in quel territorio e relativamente ai minori senza che siano state avviate tutte le necessarie iniziative ed approfondimenti anche di carattere giuridico-normativo, finalizzati alla salvaguardia dei minori...  Si fa riferimento in particolare alle questioni relative alle tempistiche necessarie per l'espletamento delle procedure di riammissione e per l'attuazione pratica dell'istituto in parola (affidamento dello straniero alle autorità di confine) nonché alle divergenze in materia di prove per le quali risulta opportuno prevedere un'armonizzazione delle misure tra gli Uffici di confine interessati."


L'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Francese sulla Riammissione delle persone in situazione irregolare (in Gazzetta Ufficiale n. 164 15.7.2000) prevede la riammissione (art. 5) nel caso di cittadino di stato terzo che non soddisfa o non soddisfa più le condizioni d'ingresso e di soggiorno.. qualora venga accertato che il cittadino e' entrato nel territorio di detta parte dopo aver soggiornato o dopo essere transitato attraverso il territorio della Parte contraente richiesta" L'art. 8 del medesimo accordo prevede che "ai fini dell'applicazione della'art. 5 comma 1 l'ingresso o il soggiorno di cittadini di stati terzi nel territorio della Parte contraente richiesta sono accertati o constati mediante gli elementi indicati nell'annesso del presente accordo". Tale Annesso peraltro prevede al punto 1.4 che "La Parte contraente richiesta risponde senza indugio o comunque entro 48 ore a decorrere dal ricevimento della richiesta" e al punto 1.5 che "la persona oggetto della richiesta di riammissione viene consegnata soltanto dopo il ricevimento dell'accettazione della Parte contraente richiesta".  E' poi previsto dal medesimo Annesso che la richiesta di riammissione di un cittadino di uno stato terzo debba contenere una serie di informazioni ed elementi (punti 2 e 3), in particolare che consentano di stabilire o constatare l'ingresso o il soggiorno della persona interessata nel territorio della Parte contraente richiesta. "La persona oggetto della richiesta di riammissione viene consegnata soltanto dopo il ricevimento dell'accettazione della Parte contraente richiesta". Tra gli elementi che consentono di constatare l'ingresso o il soggiorno del cittadino di stato terzo nel territorio della parte contraente richiesta, indicati nel punto 3 rientra il "titolo di trasporto nominativo" che consente di stabilire l'ingresso nel territorio della parte contraente richiesta o nel territorio della parte contraente richiedente con provenienza dalla parte contraente richiesta". Inoltre lo stesso Accordo di riammissione tra Italia e Francia prevede uffici di coordinamento unificati costituiti da agenti della polizia italiana e di quella francese, ed individua con precisione le aree di frontiera dei due paesi nei quali si possono svolgere le operazioni coordinate di controllo di frontiera.

Occorre infine rammentare quanto previsto nella parte finale dell'accordo di Chambery tra Italia e Francia: secondo l’art. 25 ciascuna delle Parti Contraenti, per ragioni di ordine pubblico, di sicurezza nazionale o di salute pubblica, può sospendere l'applicazione del presente Accordo mediante notifica scritta all'altra Parte. La sospensione ha effetto il primo del mese successivo al ricevimento della notifica da parte dell'altra Parte Contraente." Nel corrente mese di giugno la Gendarmerie francese presente presso il valico di Ponte S. Luigi a Ventimiglia sta materialmente operando, o quanto meno richiedendo, la riammissione in Italia, in base al suddetto accordo di Chambery del 3 ottobre 1997, anche di 150 cittadini di Paesi terzi al giorno.
Alle autorità italiane è sorto quindi il dubbio che non si trattasse di persone per le quali vi siano elementi di prova che consentano di constatare l'ingresso o il soggiorno del cittadino di stato terzo nel territorio della parte contraente richiesta, indicati nel punto 3 dell'Annesso indicato, ma che fossero in definitiva cittadini di paesi terzi irregolarmente soggiornanti (anche da lunghi periodi) in Francia, rintracciati anche in luoghi ben lontani dalla frontiera.

Le persone coattivamente condotte dalla polizia francese al valico di Ponte S. Luigi non ricevono la notifica di alcun atto o provvedimento e si trovano rinchiuse in container nell'attesa che le autorità italiane valutino nei tempi e nei modi di cui al citato Annesso (fino a 48 ore) se accettare o meno la richiesta di riammissione da parte della Francia.

Negli ultimi giorni, dopo avere verificato alcune "scorrettezze" da parte della gendarmerie francese (persone della quali si chiedeva la riammissione rintracciate anche a Parigi o gia' titolari di permessi di soggiorno francesi venuti a scadere o comunque in possesso di documentazione che ben provava la loro lunga pregressa permanenza in Francia) la polizia di frontiera italiana ha esercitato con più meticolosità gli accertamenti sopra indicati nei tempi necessari e comunque nelle 48 ore a disposizione. 
Nella giornata di venerdì 19 giugno u.s. stando a quanto riferito dalla polizia di frontiera di Ventimiglia, alle ore 17, le autorità francesi avevano già richiesto la riammissione di 60 cittadini extracomunitari e di queste richieste 40 erano state respinte dalla polizia italiana in quanto non possedevano gli elementi richiesti dall'Accordo e dal relativo Annesso. 

http://www.ilpaesenuovo.it/2015/06/20/rimpallo-di-migranti-alla-frontiera-di-ventimiglia-denunciato-poliziotto-su-facebook-diceva-bruciare-immigrati/ 

http://www.today.it/cronaca/lite-italia-francia-sui-migranti-sgombero-e-caos-a-ventimiglia.html 

In queste controversie tra autorità italiane e francesi, le persone, cittadini di paesi terzi, spesso potenziali richiedenti asilo, spesso minorenni, o categorie comunque vulnerabili, restano private della libertà personale nei container di Ponte S. Luigi. E la situazione potrebbe peggiorare ancora nei prossimi giorni. Nessun provvedimento formale viene mai notificato  ne' dalla polizia francese ne' da quella italiana. Viene redatto dalla polizia francese soltanto un verbale di riammissione consegnato direttamente “a mani” della polizia italiana. 
Si è potuto constatare che, nonostante quanto dichiarato sempre in data 19 giugno scorso dal responsabile della gendarmerie francese presente al valico di ponte S. Luigi (il quale ci assicurava che si trattava di una normale procedura prevista dall'accordo Schengen), l’incremento delle richieste di riammissione da parte della Francia in queste ultime settimane non e' dovuto ne' ad un'applicazione ne' ad una sospensione del Regolamento Schengen. 

http://europa.eu/legislation_summaries/justice_freedom_security/free_movement_of_persons_asylum_immigration/l14514_it.htm 


Il Regolamento 562/2006/CE, giova ricordarlo, prevede comunque ( in base all’articolo 12- Sorveglianza di frontiera) che "La sorveglianza si prefigge principalmente di impedire l’attraversamento non autorizzato della frontiera, di lottare contro la criminalità transfrontaliera e di adottare misure contro le persone entrate illegalmente.

I diritti di difesa, e dunque il diritto ad un ricorso effettivo, sono garantiti in favore di qualsiasi persona, quale che sia il suo stato giuridico, dalla Costituzione italiana ( art.24), dalla Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea ( art.47) e da tutte le carte costituzionali che costituiscono la tradizione costituzionale comune a fondamento della stessa Unione Europea. Peraltro lo stesso Accordo di Chambery prevede espressamente all'art. 24 che "le disposizioni del presente accordo non ostacolano l'applicazione degli accordi sottoscritti dalle parte contraenti in materia di tutela dei diritti dell'uomo". 
Occorre anche fare riferimento alle norme dettate dalla Direttiva sui rimpatri 2008/115/CE in materia di respingimenti. In particolare si dovrebbero rispettare i diritti di difesa da riconoscere a qualsiasi essere umano e garantire la mediazione linguistica e la conoscenza effettiva dei provvedimenti adottati dalle autorità di polizia. Anche ai fini dell'eventuale esercizio del diritto di ricorso. 

http://europa.eu/legislation_summaries/justice_freedom_security/free_movement_of_persons_asylum_immigration/jl0014_it.htm 

Ed ancora, l' Art. 47 della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea prevede com'e' noto il diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale. "Ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell'Unione siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, nel rispetto delle condizioni previste nel presente articolo. Ogni individuo ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un giudice indipendente e imparziale, precostituito per legge. Ogni individuo ha la facoltà di farsi consigliare, difendere e rappresentare." 

http://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf 

La Carta dei Diritti dell'Unione Europea vieta qualsiasi respingimento collettivo, senza distinguere tra frontiere esterne e frontiere interne, (come invece si verifica nel Regolamento Schengen 562/2006/CE dove si distingue tra frontiere esterne e frontiere interne anche ai fini delle formalità da adottare nei provvedimenti di respingimento.)

L'Articolo 19 della Carta (Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione) prevede "1. Le espulsioni collettive sono vietate.2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti." 

http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2015/06/16/migranti_sgomberati_scogli_ventimiglia_tensioni.html 

Non ci sono e non ci possono essere zone franche rispetto al principio di legalità ed alla riserva di giurisdizione, non esistono in Europa terre di nessuno, zone di transito o sale di attesa, nelle quali le polizie possano limitare la libertà personale di circolazione con procedure sommarie impedendo alle persone l'accesso al territorio e ad una procedura equa per il riconoscimento dello status di protezione e il conseguente inserimento nei sistemi nazionali di accoglienza. 

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:180:0060:0095:IT:PDF 

In base all'art.6 della Direttiva Procedure 2013/32/UE  che riguarda le procedure per il riconoscimento dello status di protezione internazionale

1.Quando chiunque presenti una domanda di protezione internazionale a un’autorità competente a norma del diritto nazionale a registrare tali domande, la registrazione è effettuata entro tre giorni lavorativi dopo la presentazione della domanda. Se la domanda di protezione internazionale è presentata ad altre autorità preposte a ricevere tali domande ma non competenti per la registrazione a norma del diritto nazionale, gli Stati membri provvedono affinché la registrazione sia effettuata entro sei giorni lavorativi dopo la presentazione della domanda. Gli Stati membri garantiscono che tali altre autorità preposte a ricevere le domande di protezione internazionale quali la polizia, le guardie di frontiera, le autorità competenti per l’immigrazione e il personale dei centri di trattenimento abbiano le pertinenti informazioni e che il loro personale riceva il livello necessario di formazione adeguato ai loro compiti e alle loro responsabilità e le istruzioni per informare i richiedenti dove e in che modo possono essere inoltrate le domande di protezione internazionale. 2. Gli Stati membri provvedono affinché chiunque abbia presentato una domanda di protezione internazionale abbia un’effettiva possibilità di inoltrarla quanto prima. Gli Stati membri possono esigere che le domande di protezione internazionale siano introdotte personalmente e/o in un luogo designato. 4. In deroga al paragrafo 3, una domanda di protezione internazionale si considera presentata quando un formulario sottoposto dal richiedente o, qualora sia previsto nel diritto nazionale, una relazione ufficiale è pervenuta alle autorità competenti dello Stato membro interessato.5. Secondo l'art. 8 della stessa Direttiva Informazione e consulenza nei centri di trattenimento e ai valichi di frontiera "Qualora vi siano indicazioni che cittadini di paesi terzi o apolidi tenuti in centri di trattenimento o presenti ai valichi di frontiera, comprese le zone di transito alle frontiere esterne, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, gli Stati membri forniscono loro informazioni sulla possibilità di farlo. In tali centri di trattenimento e ai valichi di frontiera gli Stati membri garantiscono servizi di interpretazione nella misura necessaria per agevolare l’accesso alla procedura di asilo.2. Gli Stati membri garantiscono che le organizzazioni e le persone che prestano consulenza e assistenza ai richiedenti abbiano effettivo accesso ai richiedenti presenti ai valichi di frontiera, comprese le zone di transito, alle frontiere esterne. Gli Stati membri possono adottare norme relative alla presenza di tali organizzazioni e persone nei suddetti valichi e, in particolare, subordinare l’accesso a un accordo con le autorità competenti degli Stati membri. I limiti su tale accesso possono essere imposti solo qualora, a norma del diritto nazionale, essi siano obiettivamente necessari per la sicurezza, l’ordine pubblico o la gestione amministrativa dei valichi interessati, purché l’accesso non risulti in tal modo seriamente ristretto o non sia reso impossibile. Secondo l'art. 9 della Direttiva Procedure 2013/32/CE (Diritto di rimanere nello Stato membro durante l’esame della domanda) "1. I richiedenti sono autorizzati a rimanere nello Stato membro, ai fini esclusivi della procedura, fintantoché l’autorità accertante non abbia preso una decisione secondo le procedure di primo grado di cui al capo III. Gli stati nazionali dovranno adeguarsi alla Direttiva entro il 20 luglio 2015, ma entro quella data dovranno anche garantire l'adozione di tutte le misure, dall'informazione alla tutela legale, per garantire che siano comunque garantiti i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. 


Non risulta che i cittadini di paese terzi presenti al valico S. Luigi dei quali la polizia francese ha chiesto la riammissione (o ha effettivamente riammesso) in Italia siano stati resi edotti della possibilità di presentare domanda di protezione internazione o comunque delle norme poste a tutela dei loro diritti fondamentali da parte della gendarmerie francese. Nè è ipotizzabile che questa informativa e tutela sia stata effettivamente assicurata, atteso che la procedura di riammissione avviene in maniera informale, sommaria e collettiva, senza l'esame di situazioni individuali, in assenza di qualsiasi notifica agli interessati di alcun provvedimento, e senza alcuna possibilità di presentare un ricorso effettivo contro questi provvedimenti pure limitativi della libertà personale.

Tutto ciò avviene in palese violazione in particolare degli articoli 3, 6 e 13 della Cedu nonché dall'art. 4 protocollo 4 . Preme ancora ricordare che ad oggi non e' stata applicata formalmente la procedura di richiesta di ripristino dei controlli delle frontiere da parte della Repubblica Francese, procedura  pure prevista ma solo in caso "di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna,". In tale ipotesi un paese dell’UE può in via eccezionale ripristinare il controllo alle frontiere interne per un periodo limitato. Quando intende provvedere in tal senso ne dà comunicazione quanto prima agli altri paesi dell’UE e alla Commissione. Anche il Parlamento europeo è informato. I paesi dell’UE e la Commissione si consultano, almeno quindici giorni prima della data prevista per il ripristino dei controlli di frontiera, per organizzare una cooperazione reciproca ed esaminare la proporzionalità delle misure rispetto agli avvenimenti all’origine del ripristino del controllo. La decisione di ripristinare il controllo alle frontiere interne è presa secondo criteri di trasparenza e ne viene data piena informazione al pubblico, salvo che imprescindibili motivi di sicurezza lo impediscano. Non sembra che le autorità francesi abbiano rispettato o invocato queste regole procedurali. 


Certo che, ad ogni attentato terroristico in Europa, torna prepotente la questione della sospensione della libera circolazione prevista dal Regolamento Schengen.  Come se la minaccia terroristica non avesse il suo radicamento più profondo nelle componenti autoctone tra persone che generalmente non sono “immigrate” ma sono lungo residenti o addirittura nativi nello stesso paese in cui colpiscono.

Secondo l'art. 25 del Regolamento frontiere Schengen è prevista una procedura particolare "nei casi che richiedono un’azione urgente". 1. Quando l’ordine pubblico o la sicurezza interna di uno Stato membro richiedono un’azione urgente, lo Stato membro interessato può ripristinare in via eccezionale e immediatamente il controllo di frontiera alle frontiere interne. 2. Lo Stato membro che ripristina il controllo di frontiera alle frontiere interne ne avverte senza indugio gli altri Stati membri e la Commissione e fornisce le informazioni di cui all’articolo 24, paragrafo 1, indicando i motivi che giustificano il ricorso a questa procedura. 
I controlli più intensi alle frontiere interne non devono però scaricarsi sui diritti negati ai migranti, diritti che sono procedurali e sostanziali, come il diritto di ingresso in un paese per chiedere protezione internazionale, o il diritto alla libera circolazione se in possesso di validi titoli di viaggio.

Secondo il Considerando 7 del Regolamento "Le verifiche di frontiera dovrebbero essere effettuate nel pieno rispetto della dignità umana. Il controllo di frontiera dovrebbe essere eseguito in modo professionale e rispettoso ed essere proporzionato agli obiettivi perseguiti." Ed infatti come ribadito nel Considerando 20 del Regolamento "Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali ed osserva i principi riconosciuti, in particolare, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Dovrebbe essere attuato nel rispetto degli obblighi degli Stati membri in materia di protezione internazionale e di non respingimento". 
La Francia ha ripetutamente violato queste regole procedurali ed il comportamento delle autorità francesi è all'origine della grave emergenza umanitaria che si è verificata alla frontiera italo-francese
di Ventimiglia. Una emergenza umanitaria che non si può certo risolvere con gli interventi da ordine pubblico, ma che va invece affrontata garantendo strumenti di tutela legale e forme immediate di
accoglienza temporanea. La Francia, come qualunque altro paese Schengen deve ottemperare alle sopra citate procedure previste dalla normativa dell'Unione Europea in materia di protezione internazionale.

Prima di eseguire qualunque tipo di respingimento o riammissione va verificato che la persona non abbia un titolo di ingresso valido, e non si possono respingere indiscriminatamente persone che si trovano in prossimità dei valichi di frontiera, o in altre parti del territorio dello stato da un tempo superiore a quello per il quale è possibile adottare un provvedimento di respingimento. Nei casi previsti dalla Direttiva dell’Unione Europea sui rimpatri, 2008/115/CE, occorre adottare provvedimenti di espulsione, secondo quanto previsto dalle normative nazionali di attuazione. Vanno comunque riconosciute a tutte le persone da respingere o da espellere i diritti di difesa e gli altri diritti fondamentali.


Se i migranti si presentano alla frontiera francese per fare richiesta di asilo non possono essere respinti indiscriminatamente verso il paese dal quale provengono, ma solo a seguito di una procedura individuale, con le dovute garanzie, anche per accertare che non si tratti di soggetti vulnerabili e di minori non accompagnati. I minori non accompagnati hanno diritto di presentare richiesta di asilo in qualunque paese si trovino o nel quale arrivino. Chi varca il confine si trova comunque nel territorio dello stato nel quale ha fatto ingresso e se ne viene allontanato si tratta di un caso di respingimento, che come tale viene disciplinato dalle normative interne e dalle direttive europee. I respingimenti non possono restare affidati esclusivamente alla discrezionalità delle autorità di polizia di frontiera.

Se si tratta di riammissioni di richiedenti asilo effettuate in base al vigente Regolamento Dublino, vanno osservate procedure specifiche e va garantito il diritto di difesa contro le decisioni di ritrasferimento, inclusa la possibilità di ricorrere alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea ed alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo. 
Quando una persona, qualunque persona, cittadino europea o di paesi terzi, è sottoposta al potere d'imperio delle autorità di polizia di quel paese, scatta la giurisdizione, nel senso che le autorità di polizia di frontiera si devono comportare in conformità a quanto previsto dalle leggi interne e dalle Direttive o Regolamenti dell'Unione Europea, ed i loro comportamenti non conformi a leggi e regolamenti, siano concretizzati in provvedimenti amministrativi, o rimangano allo stadio di comportamenti materiali, possono essere denunciati davanti alle autorità nazionali e internazionali. Per questo occorre attivarsi come cittadini solidali e costruire attorno ai migranti reti d’urgenza di informazione e di difesa legale.

Alessandra Ballerini
Fulvio Vassallo Paleologo

0 commenti:

Posta un commento

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro