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giovedì 30 luglio 2015

Nave di Frontex spara per errore colpi di avvertimento su un gommone della Marina italiana impegnato in attività di ricerca e salvataggio. Frontex conferma, la Guardia costiera italiana denuncia mancanza di coordinamento.



Mediterranean rescue boats involved in friendly fire incident

Swedish coastguard fired warning shots at Italian navy boat off Libya after mistaking it for vessel belonging to smugglers earlier this week.

http://www.theguardian.com/world/2015/jul/30/mediterranean-rescue-boats-friendly-fire-incident-libya 

"The friendly fire incident was not publicised but a Frontex spokesperson confirmed it, saying that an officer on board the Swedish vessel Poseidon fired multiple warning shots as an Italian navy crew on board a RHIB was approaching.
“I can confirm that warning shots were fired from the Poseidon. However, I have to make clear that they were warning shots. Nobody was injured and nobody was ever in danger,” Frontex spokesperson Ewa Moncure said.
The vessel itself is not armed so some sort of hand-held weapon must have been used. However, Frontex was not in a position to confirm this information either".

http://migrantreport.org/friendly-fire-incident-between-swedish-and-italian-vessels-during-sea-rescue/ 
 
Questo incidente prova alcune inquietanti novità che caratterizzano la missione Frontex a partire dai primi giorni di luglio di quest'anno. Riprendiamo le notizie riportate dal Guardian.

"Nel corso di un’intervista al Guardian, in maggio, l’ufficiale della Guardia costiera italiana responsabile del coordinamento delle azioni di salvataggio ha parlato della frustrazione causata dal poter comandare le navi solo una volta che l’emergenza sia in corso, e non quando è ancora possibile prevenire una catastrofe.

Il capitano di vascello Leopoldo Manna, che dirige la sala di controllo della Guardia costiera italiana a Roma, e che perciò ha il compito di coordinare l’intera missione di salvataggio nel Mediterraneo meridionale, ha detto: “Mi servono mezzi già nell’area, da posizionare nelle zone dove vanno i migranti. Ma la nave britannica sta andando a Palermo e ci rimarrà per due, tre, quattro giorni”.

“La nave tedesca si trova lì, ma non è ai miei ordini. Sta lì volontariamente, è un grande aiuto e lo apprezzo moltissimo. Ma non ho la possibilità di decidere se debba stare o debba andare. Ora come ora, deciderei di non tenerla lì. Non serve. Avrei detto: va’ in porto, prenditi un periodo di riposo, carica cibo e acqua, e aspetta un paio di giorni”.

Appare evidente una totale mancanza di coordinamento tra il comando operativo di Frontex per l'operazione TRITON, ubicato a Catania, la centrale operativa della Guardia Costiera italiana, a Roma, ed il comando dell'operazione EUNAVFOR MED, che si troverebbe a bordo della portaerei Cavour in navigazione in zone imprecisate del Mediterraneo centrale. A svolgere la maggior parte dei salvataggi i mezzi della Guardia Costiera italiana e le navi umanitarie di MSF, di MOAS e di Sea Watch. Lo confermano le notizie di stampa. Dove sono finite le numerose navi e gli aerei di Frontex/Triton per i quali l'Unione Europea aveva triplicato il budget ed esteso fino a 138 miglia a sud di Lampedusa la portata operativa ?

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-a-Pozzallo-approdano-241-migranti.-Al-via-missione-europea-a-guida-italiana-c3ade838-da4c-4898-ab07-27bbcd876c99.html

Domani approderà di nuovo a Trapani la nave umanitaria Dignity con centinaia di migranti a bordo, recuperati in sinergia con la Guardia costiera italiana.



  https://twitter.com/MSF/status/626770534202744832/photo/1

Un esempio di collaborazione tra navi unanitarie e mezzi della Guardia costiera italiana che rischia di restare isolato.

 http://mazaranews.blogspot.it/2015/07/sbarcati-103-migranti-al-porto-di.html

Si nota come mentre nei mesi di maggio e di giugno tutte le operazioni di salvataggio effettuate da mezzi di Frontex erano coordinate dalla Guardia costiera italiana, come è previsto dalle Convenzioni internazionali e dagli stessi Regolamenti di Frontex, del 2004 e del 2014, come stato ospitante la missione, a partire dai primi giorni del mese di luglio, con l'entrata in scena dell'operazione EUNAVFOR MED le regole di ingaggio e, probabilmente, le linee di comando sono cambiate.

Una importante riflessione sui rapporti tra l'operazione FRONTEX/TRITON e l'operazione EUNAVFOR MED.  

http://www.unisa.it/uploads/11987/licastro-maggio15.pdf 

 Di certo, nel mese di luglio, il coinvolgimento delle navi dell'operazione FRONTEX/TRITON nelle attività SAR di ricerca e salvataggio è stato molto minore di quello riscontrato nei mesi di maggio e di giugno, al punto che qualcuno ipotizzava addirittura una trasformazione della stessa operazione TRITON in una sorta di operazione di soccorso tipo Mare Nostrum ma di dimensione europee. Critiche che evidentemente hanno indotto chi gestiva le attività di FRONTEX/TRITON e gli stati che vi partecipavano, nei quali parte della popolazione ed i partiti di destra denunciavano un numero eccessivo di salvataggi, a rimodulare la partecipazione alla missione e le regole di ingaggio.

Si è sparato per errore su una imbarcazione di marinai italiani che stavano accorrendo in soccorso di migranti che rischiavano di fare naufragio. Cosa sarebbe successo se si fosse trattato di una imbarcazione carica di migranti condotta dagli scafisti per sfuggire ad una operazione di intercettazione e di possibile respingimento?  Se l'equivoco non si fosse chiarito in tempo, dai colpi di avvertimento si sarebbe passati ai colpi mirati direttamente sull'imbarcazione ritenuta come una minaccia e le persone che la occupavano.

Se qualcuno pensava di ripetere nel Mediterraneo centrale l'operazione Atalanta, magari prima di ricevere un mandato pieno da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, necessario per mettere in esecuzione le fasi due e tre dell'operazione EUNAVFOR MED, con la possibilità di colpire in acque libiche le imbarcazioni sospettate di avere trasportato i migranti, naturalmente solo dopo il loro trasbordo, questo primo incidente dimostra la portata di effetti collaterali che questo malinteso modo di fronteggiare l'immigrazione irregolare può comportare. alla fine è troppo facile iustificare questo e altri episodi sostenendo che si temeva un attacco terroristico, come se le navi impegnate in questo tipo di missione non avessero i mezzi per monitorare quanto avviene attorno a loro.

Sull'incidente è subito sceso un velo di omertà. A parte il Guardian, quasi tutte le testate giornalistiche hanno nascosto la notizia e questo non depone certo a favore del diritto/dovere di cronaca e della libertà di informazione.

Occorre aprire una inchiesta internazionale su quanto accaduto, per evitare che questi eventi si possano ripetere causando la morte di persone innocenti. Per questa volta non è morto nessuno, ma, se le regole di ingaggio dei mezzi di Frontex Triton sono adesso questi, ci si può davvero attendere il peggio, magari in danno di mezzi delle navi umanitarie, come quelle di MSF, di Sea-Watch e di MOAS, che ancora prestano attività esclusive di soccorso in favore dei migranti e non vanno per mare per impedire le partenze o per bloccare le imbarcazioni dirette verso l'Europa. 

 http://www.msf.org/topics/mediterranean-migration


La Corte Europea dei diritti dell'Uomo ha condannato i respingimenti collettivi verso la Libia eseguiti dalla Guardia di finanza italiana nel 2009 su ordine di Maroni. Negli ambienti militari sta ritornando una grande nostalgia per quelle operazioni di respngimento, anche se sono note la gravità e la frequenza degli abusi, fino allo stupro ed alle esecuzioni, nei confronti dei migranti intrappolati in Libia. Non si possono certo distinguere migranti economici e richiedenti asilo, prima che una persona possa presentare una domanda di protezione internazionale in un paese che garantisca una procedura trasparente ed imparziale e diritti di difesa effettivamente azionabili.

http://www.theguardian.com/world/2015/apr/24/libyas-people-smugglers-how-will-they-catch-us-theyll-soon-move-on

Oggi con la spasmodica ricerca di un coinvolgimento dei paesi terzi e con il ricorso a tecniche di ingaggio che comprendono anche l'uso delle armi nei confronti delle imbarcazioni condotte ddagli scafisti, senza neppure la certezza che a bordo non ci siano migranti, si sta tornando verso la commissione di illeciti internaionali che dovranno trovare una loro immediata sanzione, prima che si perdano altre vite umane. E soprattutto occorre che se ne continui a scrivere. Le soluzioni ci sarebbero ma gli egoismi nazionali e gli strumentalizzatori di ogni genere di allarme riescono ancora a prevalere.

http://www.theguardian.com/world/2015/apr/21/migrant-tragedies-how-to-stop-the-slaughter 


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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