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giovedì 20 agosto 2015

Detenzione amministrativa arbitraria e respingimenti collettivi: ecco a cosa serve la distinzione tra profughi e "migranti economici". Cambiano le sigle ma non cambiano le regole da rispettare. Quanto valgono gli accordi di riammissione ?



Questo il CIE di Trapani Milo, che dal 3 agosto 2015 avrebbe dovuto essere trasformato in un Hot Spot. I nuovi centri di identificazione voluti dall'Unione Europea. Una struttura che in passato è stata teatro di gravi violenze. E che è sempre stata al centro di appalti molto discussi. Una struttura che stava per essere chiusa e riconvertita e che adesso rischia di restare destinata ancora a luogo di detenzione a tempo indeterminato.

 http://frontierenews.it/2012/06/cie-filmato-esclusivo-che-riprende-le-violenze-nel-centro-di-milo/

http://www.lagazzettatrapanese.it/cie-affaire-2-quando-un-cie-basta-a-creare-gerarchie/

http://www.tp24.it/2015/01/15/cronaca/migranti-la-gestione-del-cie-di-trapani-milo-va-a-badia-grande-ma-con-una-clausola/88673

 Dal 3 agosto il CIE di Trapani Milo avrebbe dovuto essere trasformato in Hot Spot ( chiuso) dove identificare e selezionare i cd. richiedenti asilo distinguendoli dai  cd. "migranti economici", per i quali si sarebbero dovute avviare nei tempi più rapidi le procedure di accompagnamento forzato in frontiera.

http://www.independent.co.uk/news/world/europe/the-difference-between-asylum-seekers-refugees-and-economic-migrants-10460431.html

 Secondo diverse fonti ufficiali gli Hot Spot in Sicilia avrebbero dovuto essere addirittura cinque, tra questi anche l'attuale Centro di primo soccorso ed accoglienza (CPSA) di Pozzallo.

http://www.africa-express.info/2015/06/02/sicilia-la-centrale-europea-per-la-guerra-alle-migrazioni-mediterranee/
  
Questi Hot Spot non sono stati ancora attivati. Ma la presenza di Frontex nei porti di sbarco si è avvertita. Si può verificare ormai una nuova prassi applicata dalle forze di polizia nei confront di un numero crescente di migranti provenienti da paesi africani con i quali l'Italia o l'Europa hanno stipulato accordi di riammissione, e che per questa ragione vengono ritenuti "paesi terzi sicuri", anche quando in quegli stessi paesi non sono garantiti i diritti fondamentali della persona. Di conseguenza tutti i migranti provenienti da questi paesi, soprattutto Egitto, Marocco, Tunisia e Nigeria, sono ritenuti soltanto "migranti economici", sono separati dagli altri avviati nei centri di prima accoglienza, e vengono sottoposti immediatamente all'esame da parte delle autorità consolari, senza avere informazioni legali e senza alcuna possibilità effettiva di chiedere asilo o altra forma di protezione.

Lunedì 24 agosto vertice franco-tedesco per imporre all'Unione Europea ed in particolare ad Italia e Grecia nuovi centri di detenzione per identificare e selezionare i migranti, per respingere i cd. migranti economici, magari attraverso nuovi accordi di riammissione semplificata con i paesi che non rispettano i diritti umani.

http://notizie.tiscali.it/esteri/feeds/15/08/21/t_121_20150821_EST_TN01_0202.html?esteri

 L'Italia non ha mai adottato una lista di "paesi terzi sicuri" sulla quale stanno molto insistendo i partner europei ed i funzionari Frontex.  Ma le leggi italiane non sono ancora cambiate come si attende a Bruxelles.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/08/pressioni-dellunione-europea-sugli.html

http://www.eunews.it/2015/07/17/immigrazione-ancora-niente-accordo-su-redistribuzione-40-mila-profughi-da-italia-e-grecia/39737

Malgrado le leggi italiane non consentano di distinguere tra migranti di divers anazionalità per quanto riguarda l'accesso alle procedure di asilo, si sta diffondendo nelle prassi applicate dalla polizia una impostazione differenziale che sembra provenire dalle ultime decisioni degli organismi esecutivi dell'Unione Europea, senza una deliberazione legislativa del Parlamento e senza alcuna norma interna di attuazione. A sorvegliare che questi indirizzi siano seguiti gli agenti di Frontex presenti nei porti italiani.

http://www.statewatch.org/news/2015/jun/sw-med-crisis-23-jun-15.pdf

 Esemplare, da questo punto di vista, la recente vicenda che ha avuto come vittime decine di giovani nigeriane che, subito dopo lo sbarco in Sicilia, sono state trasferite nel CIE di Ponte Galeria a Roma, per essere immediatamente rimpatriate. Solo la mobilitazione di diverse associazioni ha impedito che questo respingimento collettivo avesse luogo prima che alle donne fosse concesso alle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale o della protezione sociale, anche per la loro possibile esposizione alle pressioni di organizzazioni di trafficanti presenti in Italia. In quel caso almeno, erano stati adottati provvedimenti formali di respingimento e di trattenimento, e le persone interessate si erano avvalse della difesa di avvocati. In Sicilia invece anche questa possibilità viene negata, quando si stabilisce a pochi minuti dallo sbarco che un gruppo di migranti sono soltanto "migranti economici".

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/489091/Lo-strano-caso-delle-65-nigeriane-nel-Cie-evitato-il-rimpatrio-in-extremis

Non si tratta tuttavia di novità assolute. Nel corso degli anni, erano stati tunisini ed egiziani ad essere destinatari di provvedimenti di respingimento immediato, dopo l'ingresso nel territorio dello stato, e dunque detenuti per qualche giorno, anche in strutture che avrebbero dovuto essere soltanto di prima accoglienza, ed accompagnati in frontiera dopo il riconoscimento effettuato da un agente diplomatico o consolare del paese di origine.

https://www.unhcr.it/sites/53a161110b80eeaac7000002/assets/53a164210b80eeaac700011d/raccomandazioni.pdf

Le denunce per queste vere e proprie deportazioni non erano mancate, anche da parte dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ed una sentenza della Corte di Cassazione aveva confermato la illegittimità delle prassi applicate nei casi di respingimento con provvedimenti adottati dai questori subito dopo lo sbarco a terra sulla base di una assegnazione " a vista" dell'età e della nazionalità. Sembra opportuno ricordare che la polizia non ha il potere discrezionale di escludere la possibilità di accesso individuale alle procedure di protezione internazionale e che i respingimenti immediati adottati senza avere fornito informativa legale, anche sulla possibilità di chiedere asilo, sono stati dichiarati nulli con una importante sentenza della Corte di Cassazione di quest'anno.

" Il Giudice di pace, perciò, avrebbe dovuto darsi carico di verificare la fondatezza della censura (cui si fa cenno nel sintetico verbale dell'udienza di convalida) d'illegittimità del decreto di respingimento per non essere stato il ricorrente informato sulla possibilità di presentare una domanda di protezione internazionale, e avrebbe dovuto verificarne, per quanto possibile, la fondatezza e comunque statuire su di essa".

 Corte di cassazione - Sezione VI civile 
Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926

http://www.eius.it/giurisprudenza/2015/054.asp

Nel mese di luglio il governo decideva di trasformare alcuni CIE o anche Centri di primo soccorso ed accoglienza, come quello di Pozzallo, in Hot Spot, sulla base di decisioni adottate dal Consiglio e dalla Commissione Europea, mai supportate da modifiche deliberate dal Parlamento Europeo delle normative vincolanti in materia di trattenimento amministrativo e respingimento, contenute nella Direttiva Rimpatri 2008/115/CE ed in precedenza nel Regolamento Frontiere Schengen 562 del 2006.
La disciplina degli Hot Spot ( aperti o chiusi) appare ben diversa e non sovrapponibile  con la disciplina dei CIE, che le autorità di polizia e gli enti gestori sarebbero comunque tenute a rispettare, in tutti gli aspetti disciplinati per Regolamento e dalla Circolare attuativa adottata dal ministero dell'interno.

http://www.libertaciviliimmigrazione.interno.it/dipim/export/sites/default/it/assets/circolari/Decreto_ministro_reg_Unico_CIE.pdf

http://venetoimmigrazione.busnet.it/osservatorio/ckfinder/userfiles/files/CIE_REGOLAMENTO_UNICO_DEFINITIVO.pdf

Il governo italiano recepiva intanto le Direttive dell'Unione Europea n.32 e 33 del 2013, in materia di accoglienza e di procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, che estendevano il ricorso alla detenzione amministrativa per i richiedenti asilo per i quali fosse accertato un "pericolo di fuga" o che si rifiutassero di rilasciare le proprie impronte digitali, ma che non imponevano certo una "lista di paesi terzi sicuri" verso i quali espellere o respingere tutti coloro che ne fossero originari, impedendo loro qualsiasi informazione legale sulla possibilità di chiedere asilo e persino l'accesso alla procedura.

http://documenti.camera.it/apps/nuovosito/attigoverno/Schedalavori/getTesto.ashx?file=0170.pdf&leg=XVII

Per i migranti marocchini sbarcati nel posto di Catania il 18 agosto, ritenuti "migranti economici", è stato disposto immediatamente un provvedimento di respingimento da parte della Questura di Catania. La stessa Questura ne ha disposto il trasferimento immediato nel CIE di Trapani, che dal 3 agosto avrebbe dovuto essere trasformato in un HOT SPOT chiuso, addirittura per 450 persone, come era stato deciso dopo gli indirizzi adottati dalla Commissione e dal Consiglio Europeo nel piano contro lo smuggling ( traffico) di esseri umani adotatto il 23 maggio 2015.

http://www.trapanioggi.it/il-cie-di-milo-diventa-hotspot-per-identificazione-migranti/

http://www.tp24.it/2015/07/24/cronaca/migranti-scontro-in-sicilia-tra-prefetti-e-alfano-nuovo-naufragio-nel-mediterraneo/93289

http://www.unitademocraticagiudicidipace.it/2015/07/26/prefetto-di-trapanicie-di-milo-sara-chiuso-e-trasformato-in-hotspot/

Tutti i giornali hanno riportato l'identica informativa diffusa dagli organi di polizia che dopo il provvedimento di respingimento adottato dal Questore di Catania, i suddetti  migranti marocchini sarrebero stati immediatamente riaccompagnati in Marocco. In realtà dopo 48 ore dal trasferimento a Trapani non risulta che le misure di accompagnamento forzato siano state messe in esecuzione, probabilmente perchè non tutti erano di nazionalità marocchina e perchè non è facile che le autorità consolari del Marocco rilascino in tempi tanto brevi i documenti necessari per i rimpatri. Di certo chiunque è destinatario di un provvedimento di respingimento ha diritto a presentare un ricorso davanti al giudice ordinario, e non davanti al Tribunale Amministrativo, come indicato per anni, in modo volutamente erroneo, nei moduli adottati dalle questure italiane. Un espediente che ha privato migliaia di persone, destinatarie di misure di respingimento, del diritto di difesa sancito anche dall'art. 24 della Costituzione italiana e dall'art.13 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo.

http://www.meltingpot.org/Ci-sara-un-giudice-che-decida-in-materia-di-respingimenti.html#.VdY7JfHotsc



Giovedì 20 agosto in mattinata un gruppo di 80 migranti di nazionalita'  marocchina  giungeva nel porto di Augusta e da lì veniva trasferito nel Centro di primo soccorso ed accoglienza di Pozzallo, dove il giorno successivo era programmata una visita della Campagna di Lasciatecientrare, visita rinviata da parte della Prefettura sulla base di  asseriti problemi di ordine pubblico che si sarebbero potuti verificare nel corso delle attività identificazione dei migranti ristretti all'interno del CPSA. In questa settimana il CPSA di Pozzallo ha funzionato di fatto come un centro di detenzione senza che le persone ivi trattenute ricevessero provvedimenti formali di trattenimento e senza che su questo trattenimento ci fosse la convalida dell'autorità giudiziaria  richiesta dalla legge.


http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/487863/Migranti-nel-futuro-hotspot-di-Pozzallo-Qui-si-naviga-a-vista

Sempre giovedì 20 agosto giungeva nel porto di Palermo un mezzo della Guardia Costiera, nave Di Ciotti, ed al momento dello sbarco una decina di migranti ritenuti di maggiore età e di asserita nazionalità egiziana veniva separata da tutti gli altri e tenuta sotto stretto controllo da parte delle forze di polizia.Non si sa al momento dove gli stessi siano stati trasferiti. In tutti i porti di sbarco, nel corso di queste ultime settimane, si deve segnalare una accresciuta presenza di squadre di polizia ben identificabili per i distintivi dell'agenzia Frontex apposti alle divise.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/08/20/news/migranti_al_porto_di_palermo_la_nave_con_359_persone-121273871/

 Malgrado la copertura delle notizie da parte degli uffici stampa in divisa e dei giornalisti "embedded" di Frontex, le conferme sui respingimenti arrivano persino dall'Egitto, e sono molto dettagliate, svelando la portata attuale degli accordi bilaterali.

 "Dozens are occasionally stopped by Egyptian coast guards before sailing to European countries, especially Italy, through Egypt’s Mediterranean shores. Italian authorities have cooperated with Egyptian counterparts in deporting those who illegally reached Italy via the sea".

http://www.thecairopost.com/news/164627/news/359-migrants-including-egyptians-arrive-at-palermo-after-rescue 

Di fronte alle dichiarazioni rese agli organi di stampa da parte di responsabili delle forze dell'ordine o di rappresentanti dell'autorità giudiziaria,  sul rimpatrio immediato di cittadini stranieri di presunta nazionalità marocchina o egiziana, qualificati come "migranti economici", si rileva il rischio che possano essere attuate misure di  trattenimento non sorrette da provvedimenti amministrativi notificati individualmente e impugnabili con un ricorso effettivo, e respingimenti collettivi, vietati dalle Convenzioni internazionali, senza adeguata identificazione individuale e senza nessuna informazione sulla possibilità di fare valere i diritti di difesa, e senza nessuna possibilità di accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale. In situazioni analoghe la Corte di Cassazione aveva dichiarato nulli provevdimenti di respingimento adottati dal questore subito dopo lo sbarco.
 
 Corte di cassazione - Sezione VI civile 
Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926

http://www.eius.it/giurisprudenza/2015/054.asp

Occorre verificare con urgenza se le misure di trattenimento amministrativo stabilite in questi ultimi giorni  siano sorrette da decreti di trattenimento adottati dai questori, o se invece e per quanto tempo, si siano verificate forme diverse di privazione della libertà personale al di fuori dei rigidi limiti imposti dall'art. 13 della Costituzione italiana. Norma che vale per tutte le persone, siano esse  richiedenti asilo o migranti "economici".

 Articolo 13
La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge .

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà
 
Si tratta di materia riservata al legislatore, anche per effetto della riserva di legge affermata dall'art. 10 della Costituzione italiana, sulla quale le autorità di polizia non possono incidere con provvedimenti "creativi" di trattenimento arbitrario o di respingimento imemdiato e collettivo, che impedissero a determinate categorie di migranti, sulla base esclusiva del paese di provenienza, l'accesso alla procedura di asilo.

http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/docnonleg/30752.htm 

http://www.camera.it/leg17/682?atto=170&tipoatto=Atto&leg=17&tab=1 

http://viedifuga.org/decreto-accoglienza-e-procedure-la-preoccupazione-del-tavolo-asilo/ 

http://www.asgi.it/notizia/asilo-accoglienza-associazioni-richiesta-dialogo/ 

Nelle prossime ore si vedrà se i provvedimenti di respingimento adottati dai questori a Catania ed a Siracusa sono stati messi in esecuzione, con l'accompagnamento forzato dei suddetti migranti nei paesi di origine e  se le misure di trattenimento amministrativo sono state seguite da decreti di trattenimento e dalle relative convalide ( entro 48 ore)  da parte dei giudici di pace, convalide che sarebbero obbligatorie entro il decorso dei termini di legge previsti dalla Costituzione italiana e dalle norme interne che attuano le Direttive dell'Unione Europea in materia di rimpatri e di protezione internazionale, oltre che del vigente Testo Unico sull'immigrazione n.286 del 1998.

  Riguardo al meccanismo di convalida e alle modalità di svolgimento della convalida del trattenimento , l’art. 14 T.U. dispone che il questore del luogo in cui si trova il centro «trasmette copia degli atti al giudice di pace territorialmente competente, per la convalida, senza ritardo e comunque entro le quarantotto ore dall'adozione del provvedimento» (art. 14, co. 3). È altresì previsto che l’udienza della convalida si debba svolgere in camera di consiglio con la partecipazione necessaria di un difensore tempestivamente avvertito ed in presenza dell’interessato, anch’esso tempestivamente informato. La convalida del giudice deve avvenire con decreto motivato entro le quarantotto ore successive (pena la cessazione dell’effetto del trattenimento) e in presenza del trattenuto, se comparso. A quest’ultimo, deve essere garantita l’assistenza legale da parte di un difensore di fiducia (o, se sprovvisto, d’ufficio), e qualora necessaria l’assistenza linguistica (co. 4).

 Inoltre occorre verificare se i suddetti provvedimenti di respingimento contengono una motivazione esaustiva.

Giudice di pace di Bari del 7 dicembre 2013 – decreto di respingimento adottato dalla Polizia di
frontiera – carenza dei requisiti di forma e sostanza oltre che della motivazione – illegittimità del
decreto

Premessa la giurisdizione del Giudice di pace, in sede di opposizione avverso il decreto di respingimento emesso dalla Polizia di frontiera, si accoglie il ricorso di parte e, per l’effetto, si annulla il provvedimento impugnato. Infatti, il decreto di respingimento si appalesa privo dei requisiti di forma e sostanza, che legittimano la sua validità ed efficacia oltre ad essere la motivazione del tutto assente, non potendo considerarsi esaustiva lo sbarramento di caselle, in quanto, non si è in presenza di un questionario a cui bisogna rispondere, ma di un atto, che limita la libertà di circolazione della persona, nonché, nella sua più ampia accezione, la libertà personale, soggetta a riserva di legge ex art. 13 Cost.


Non sembra che il regime introdotto dalle decisioni della Commissione e del Consiglio Europeo che individuava i nuovi Hot Spot come nuove modalità di identificazione e di selezione dei migranti dopo gli sbarchi sia stato ancora messo in atto.  Certo non può comportare modifica di norme di legge interna . Si può temere al contrario che si sia soltanto ritornati alle vecchie pratiche di detenzione arbitraria e di respingimento collettivo che i diversi governi italiani hanno aottato nel tempo, quando si sono trovati ad affrontare "emergenze" per le quali non si riuscivano a trovare altre misure se non quelle di carattere repressivo, penale e di ordine pubblico. 
Costi davvero "disumani",

http://www.lunaria.org/2013/05/30/rifiutare-costa/ 

http://www.mediciperidirittiumani.org/arcipelago-cie-indagine-sui-centri-di-identificazione-ed-espulsione-italiani/ 

Se oggi, rispetto ai numeri degli sbarchi ed ai drammi personali che ogni migrante che arriva dalla Libia porta dentro di se, si dovesse ancora insistere con queste politiche e con queste prassi applicate, che potrebbero avere, come in passato, un diffuso effetto criminogeno, la situazione nei centri di prima accoglienza trasformati in centri di detenzione e nei centri di identificazione ed espulsione, di nuovo colmi, potrebbe diventare incontrollabile. Come già verificato nel 2009 e nel 2011, quando, rispetto ad arrivi particolarmente consistenti, si ritenne di potere reagire con l'estensione dei casi di trattenimento amministrativo, trasformando i centri di accoglienza in strutture detentive, e con operazioni di rimpatrio di massa, che dimostrarono ben presto tutti i loro limiti di praticabilità e la loro infondatezza sia dal punto di vista costituzionale che dal punto di vista del rispetto delle Convenzioni internazionali.

http://www.youreporter.it/video_Incendio_nel_CIE_di_Santa_Maria_Capua_Vetere_1?refresh_ce-cp

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/10/news/da_rivoluzionari_a_prigionieri_nell_inferno_dei_centri_d_accoglienza-17495284/

http://trapani.blogsicilia.it/la-tendopoli-di-kinisia-diventa-cie/41493/

  Il 30 aprile 2013 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e Save the Children – che dal 2006 operano come partner nell’ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell’Interno – dichiaravano “di non avere la possibilità di incontrare e informare sui loro diritti i migranti egiziani e tunisini giunti in Italia via mare”. Secondo quanto riferito in un comunicato, “come già accaduto più volte, anche oggi alle organizzazioni è stato negato l’accesso ai 78 migranti egiziani sbarcati a Siracusa, tra cui 25 minori non accompagnati. Le organizzazioni, così come stabilito anche dalla convenzione con il Ministero dell’Interno, avevano richiesto di poter incontrare i migranti a conclusione delle ordinarie operazioni da parte delle forze dell’ordine e prima che fossero adottati provvedimenti sul loro status giuridico ed eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano. Secondo lo stesso comunicato “dall’inizio dell’anno sono stati centinaia i migranti egiziani e tunisini rimpatriati senza avere avuto la possibilità di entrare in contatto con le Organizzazioni umanitarie, che svolgono un’importante attività di tutela nei confronti di persone bisognose di protezione tra cui rifugiati, vittime di tratta e minori non accompagnati. Una problematica sollevata anche da Francois Crepeau, Special Rapporteur per i diritti delle persone migranti presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, al termine della sua missione in Italia dello scorso ottobre 2012. L’UNHCR, l’OIM e Save the Children, pur comprendendo l’importanza di esercitare il legittimo controllo delle frontiere nell’ambito di flussi migratori misti, ribadiscono la necessità di tutelare i diritti di tutti i migranti indipendentemente dal loro Paese di origine, e chiedono nuovamente alle autorità che venga concesso alle Organizzazioni di svolgere pienamente le attività di tutela previste dal proprio mandato”.

Occorre anche ricordare ancora una volta che negli ultimi anni  l'Italia veniva condannata per avere eseguito respingimenti collettivi, prima in acque internazionali ( Caso Hirsi) verso la Libia, poi dalle frontiere portuali dell'Adriatico verso la Grecia ( caso Sharifi). La Corte Europea dei diritti dell'Uomo ha adottato una nozione di respingimento collettivo più ampia di quella cristallizzata nella giurisprudenza della Corte di Cassazione italiana, con una sentenza del 2005, che si riferiva ad una fattispecie che nulla aveva a che fare con gli sbarchi.

https://www.hrw.org/it/report/2013/01/22/256396

http://www.questionegiustizia.it/stampa.php?id=167

Sembra che oggi, dopo un turbine di nuove sigle e di decisioni apparentemente risolutive adottate dall'Unione Europea e dall'agenzia Frontex, si stia tornando proprio a quelle vecchie prassi amministrative che nel tempo sono state sanzionate dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo. 

E ritornano sempre più attuali i dubbi di costituzionalità sul trattenimento amministrativo nei CIE, che gli avvocati, chiamare a difendere i migranti in sede di convalida, farebbero bene a sollevare, senza restare passivi davanti alle richieste delle questure. I giudici in passato avevano più volte sollevato la questione di costituzionalità della detenzione amministrativa, ed oggi occorre tornare a fare valere questo tipo di eccezioni già nel corso delle procedure di convalida. Così si esprimeva il Giudice di Pace di Roma Diego Loveri in una ordinanza del 10 giugno 2013.

"Sussiste il dubbio sull’incostituzionalità dell’istituto del trattenimento degli stranieri nei centri di identificazione ed espulsione in rapporto al diritto di libertà personaleed in rapporto al principio di eguaglianza e non discriminazione nel godimento dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione ( art. 3 ,art.10,art.13 Cost.);esiste anche il dubbio che le norme che regolano il trattenimento degli stranieri neicentri di identificazione ed espulsione rispettino le singole garanzie della libertà personalepreviste dall’art. 13 della Costituzione;ed è discutibile l’intrinseca ragionevolezza delle misure e la proporzionalità tra le stesse edil fine perseguito essendo le misure del trattenimento incidenti sulla libertà personale (attocoercitivo con il quale le forze di polizia attuano o ripristinano un provvedimento ditrattenimento nel centro di identificazione ed espulsione ) disposto dal Questore sia nellastessa condizione giuridica in cui si trova lo straniero trattenuto. La Costituzione prevede la possibilità della riserva di determinate materie o oggetti alla Legge e ciò rappresenta un limite per il legislatore che non può consentire a fonti di rangosecondario (i regolamenti dell’esecutivo) di intervenire nella disciplina di queste materie,se non in modo marginale, e deve regolare compiutamente gli oggetti in modo da limitarela discrezionalità delle autorità amministrative e giurisdizionali chiamate a concretizzare ildettato legislativo .Nel caso in esame i centri di identificazione ed espulsione dovrebberoessere interamente regolati dalla Legge, e non lo sono attualmente, essendovi un caso diriserva di legge quello previsto dagli artt. 13,14,15,25, 97 della Costituzione. La funzionedella riserva di legge è essenzialmente garantista in materia di limitazione deidiritti fondamentali o dell’organizzazione dei pubblici uffici o di importanti organi e,secondo la Costituzione ,è giusto che le decisioni vengano prese dall’organo piùrappresentativo, il Parlamento, in cui trova spazio la dialettica democratica framaggioranza ed opposizione.Il Testo Unico dell’ immigrazione non contiene nessuna prescrizione circa le modalità deltrattenimento nei CIE, salva l’indicazione del tutto generica che deve trattarsi di modalitàtali da assicurare assistenza e pieno rispetto della dignità; che «è assicurata in ogni caso la9libertà di corrispondenza anche telefonica con l’esterno» (art. 14, co. 2) e che «ai fini dellacomunicazione allo straniero dei provvedimenti concernenti l’ingresso, il soggiorno el’espulsione, gli atti sono tradotti, anche sinteticamente, in una lingua comprensibile aldestinatario» o comunque in una delle lingue “veicolari” (art. 2, co. 6). Innanzi tutto si deve escludere che il riferimento alla traduzione degli «atti» sia rilevante o comunquesufficiente ai fini della definizione delle modalità di restrizione della libertà personale; cosìcome si deve escludere la sufficienza della garanzia della libertà di corrispondenza (che èun aspetto, ma non si identifica con la libertà personale, della cui dimensione complessivasi interessa l’art. 13, co. 2, Cost.). Ciò premesso, ci troviamo di fronte ad una sostanziale omissione di prescrizioni specifichedi rango legislativo sulle modalità con le quali è realizzata la restrizione della libertà personale disposta dall’art. 14 del Testo Unico dell’ immigrazione".




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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro