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mercoledì 19 agosto 2015

Nuove rotte, nuove stragi. Nove profughi palestinesi annegano in acque turche dopo essere partiti dalle coste libanesi. Venivano dal campo di Yarmouk. Nessuna via di fuga legale.Nessun corridoio umanitario.

 

 Non occorre davvero aggiungere altro. Mentre la comunità internazionale si preoccupa soltanto di sbarrare i percorsi di fuga dalle aree di crisi, ed alimenta campi profughi dove le persone rimangono esposte ad ogni violenza, si aprono nuove rotte e la conta dei morti continua. Per oggi davvero basta.

9 Palestinian refugees drown as boat capsizes off Turkish coast

Aug. 19, 2015 3:46 P.M. (Updated: Aug. 19, 2015 3:46 P.M.)

(MaanImages/File)

"BETHLEHEM (Ma'an) -- Nine Palestinians refugees drowned off the Turkish coast on Wednesday after their boat capsized, the National Media Agency in Lebanon said.The boat was carrying 40 Palestinian refugees from Yarmouk refugee camp in Syria, and left the northern Lebanese city of Tripoli about 48 hours earlier, the agency said.The boat reportedly capsized in Turkish territorial waters due to heavy weight, resulting in the nine deaths.Turkish coastguards and rescue teams were able to save the other Palestinians and moved them to hospitals in Turkey for medical treatment.More than four million Syrians have become refugees since the civil war started in 2011, according to the UN refugee agency. For Palestinian refugees in the country, this has been their second displacement.According to Amnesty International, 1,820 people died while crossing the Mediterranean between January and June this year.The UN agency for Palestinian refugees has said that life for Palestinian refugees in Syria has become increasingly "unsustainable.""The conflict has overwhelmed Palestine refugee communities in Syria, with a widespread disrespect for international law and the protection of civilians," UNRWA spokesperson Chris Gunness said earlier this year.Hundreds of Palestinians have been killed in Syria's civil war, and Yarmouk, formerly the country's largest Palestinian refugee camp, has been left all but deserted, following a blockade by the Syrian regime and violent incursions by anti-regime militants.On Wednesday, UNRWA said that typhoid had broken out among Palestinian refugees from Yarmouk.Prior to the conflict, up to 600,000 Palestinian refugees lived in Syria, although the UN's Palestine refugee agency UNRWA estimates that more than half have been forced to leave their homes in Syria due to violence in the country."
http://www.maannews.com/Content.aspx?ID=767130

http://www.naharnet.com/stories/en/187748-9-palestinians-drown-as-boat-sinks-after-leaving-lebanon

http://www.albawaba.com/news/nine-palestinians-drown-fleeing-syria-turkey-732932

E questo è il destino che attende chi riesce ad arrivare in Turchia. Ed è solo l'inizio del viaggio.

http://uk.reuters.com/news/picture/syrian-migrants-flock-to-turkish-city-fo?articleId=UKKCN0QO1AQ20150819&slideId=1073032315

Poi, malgrado i salvataggi da parte della Guardia Costiera, si muore ancora nel viaggio verso la Grecia, ma non ne parla nessuno, la maggior parte comunque arriva e  lascia appena può anche la Grecia.

http://hosted.ap.org/dynamic/stories/E/EU_GREECE_MIGRANTS?SITE=AP&SECTION=HOME&TEMPLATE=DEFAULT&CTIME=2015-08-19-12-06-36

 Ancora un fotomontaggio ? Che fine hanno fatto i suoi genitori ? Perchè non danno comunicati ufficiali ?

http://www.nbcnews.com/video/child-migrant-rescued-off-the-coast-of-turkey-508670531800

http://www.independent.co.uk/news/world/europe/kos-crisis-the-story-behind-the-photograph-of-a-syrian-father-shared-by-thousands-online-10461933.html

http://cyprus-mail.com/2015/08/19/refugee-ship-leaves-island-for-greek-mainland/

http://www.unhcr.it/news/si-aggrava-la-crisi-dei-rifugiati-in-grecia-unhcr-chiede-azione-netta-e-urgente

Poi qualcuno arriverà in Bulgaria, i paesi di arrivo sono ancora lontani.

 "Bulgaria tries to stem rising migrant influx at its borders"

http://www.trust.org/item/20150819124035-j7y78/ 

Per altri che seguiranno la "rotta Balcanica", per non morire affogati, sbarre e pestaggi in Ungheria

https://www.hrw.org/news/2015/08/13/dispatches-hungary-puts-asylum-seekers-risk 

o nella civile Slovacchia, che tanto invita i turisti europei...

http://www.bbc.com/news/world-europe-33986738?SThisFB 

Di certo la rotta dalla Turchia e dal Libano potrebbe riaprirsi presto con traversate dirette verso l'Italia. E' su questa rotta che Frontex/Triton sta schierando la maggior parte dei suoi mezzi. Nei pressi del chek-point Malta.

Queste 116 persone arrivavano dalla Turchia, è da lì che partono i "caicchi", tipiche imbarcazioni turche. E in quelle acque dello Joinio meridionale, ben distanti dalle acque libiche, che è intervenuta Frontex/Triton

"Intanto centosedici persone, in gran parte di nazionalità irachena, che si trovavano a bordo di un barcone in legno tipo "caicco" in balia del mare, sono state soccorse dalla Guardia costiera al largo delle coste calabre. L'intervento è stato effettuato ieri intorno alle 23 da due motovedette dislocate nei porti di Roccella Jonica e Crotone. L'allarme è scattato nel primo pomeriggio quando un aereo dell'Agenzia Frontex in attività programmata di pattugliamento nello Jonio meridionale ha avvistato l'unità a circa 110 miglia a sud-est di Capo Spartivento, sulla costa ionica reggina".

Ma la notizia data ieri rimane ai margini della cronaca nera.

http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/palermo/cronaca/2015/08/18/news/migranti_arrestati_gli_scafisti_del_barcone_con_49_morti-121163656/?ref=m%7Chome%7Ccentro%7Cpos_3&refresh_ce

Ed in Italia si moltiplicano gli attacchi contro i cittadini solidali e gli operatori umanitari che contribuiscono al salvataggio delle vite umane in mare.


DOCUMENTO RICEVUTO DA MAIPIUCIE E DALLA CAMPAGNA LASCIATECIENTRARE
Il “de-giornalismo” contro migranti e solidali
Il 14 Agosto su “il Giornale” è uscito un articolo a firma di Fausto Biloslavo, che esprime considerazioni che farebbero ridere se non mirassero ancora una volta ad alimentare la pericolosa deriva xenofoba che sta attraversando il nostro paese e l’intera Europa, andando ad attaccare persone e realtà che stanno combattendo una lotta durissima in difesa delle persone migranti e dei Diritti Umani. Un “de-giornalismo” che mira a vilipendere e diffamare, portando questioni gravi e serie a livello di pettegolezzi, se non calunnie vere e proprie. Deridere o insultare per distorcere le azioni e i loro significati distogliendo l’attenzione dell’opinione pubblica dai fatti reali, usando linguaggi da palinsesti di serie B o rotocalchi scandalistici.
La realtà dei fatti ci consegna storie di abusi e, in qualche caso vere e proprie persecuzioni, subiti dai migranti sia da parte di organizzazioni criminali che da forze di Polizia, più volte raccolte e rilanciate da quelle stesse persone che si pretende di poter attaccare. Storie che si continua a voler nascondere perché frutto di politiche europee che continuano ad impedire canali di ingresso protetto in Europa e che costruiscono nuovi spaventosi muri, favorendo quindi il proliferare del traffico e della tratta di esseri umani che arricchisce quelle stesse organizzazioni criminali che si pretende di voler contrastare. Persone vittime di tratta che il sistema Italia addirittura “sbatte” nei CIE, come il caso delle 66 donne rinchiuse a Ponte Galeria, che dopo abusi di ogni genere subiti per sfuggire a Boko Haram, si ritrovano a rischiare di essere rispedite indietro direttamente nelle mani dei loro carnefici. Ed è per questo che gli operatori umanitari indipendenti, che non rinunciano alle loro denunce in cambio di qualche convenzione, danno tanto fastidio.
La realtà conferma come proprio grazie a reti e persone come Abba Mussa Zerai, Nawal Soufi e Watchthemed sia stato possibile salvare migliaia di vite umane in pericolo nelle acque del Mediterraneo. L’articolo suddetto scrive “organizzano gli sbarchi” per l’invasione, come se salvare vite umane fosse un crimine e non un dovere morale e giuridico. Dovere che dovrebbe essere la base delle azioni delle politiche in Europa, la quale invece costruisce un sistema di pattugliamento delle acque del Mediterraneo finalizzato al controllo, spendendo centinaia di migliaia di euro con Triton –Frontex. Soldi per stare a guardare anziché salvare chi chiede aiuto.
La realtà racconta di migranti in fuga da paesi dilaniati da guerre, che i nostri Paesi “civili” alimentano e finanziano. Persone che qui in Europa sempre più spesso, incontrano mala-accoglienza e nuove aggressioni, come dimostrano i fatti accaduti nell’isola greca di Kos, dove i migranti sono stati rinchiusi in uno stadio e poi in una nave per procedure d’identificazione, che proprio i racconti e le testimonianze dei migranti ci hanno detto violente ed inumane.
L’articolista del Giornale parla di “star dell’accoglienza” riducendo ad una miseria morale che forse appartiene alle persone che è solito frequentare, l’azione di centinaia di persone che sui territori portano sostegno volontario a chi ha perso tutto ed è travolto da un sistema di prima accoglienza, e da una informazione embedded, che mira solo a dimostrare quanto siano crudeli gli scafisti, piuttosto che a garantire che le competenti autorità offrano informazione legale e rispetto della dignità umana ai sopravvissuti. Rispondere alle chiamate di soccorso costituisce oggetto di un preciso obbligo giuridico, chiunque sia a chiamare, e in passato colpevoli ritardi nell’attivazione delle operazioni di ricerca e salvataggio sono costati centinaia di morti e divenendo anche oggetto di procedimenti penali ancora in corso. La rete di solidarietà che si sta creando in tutto il Mediterraneo, da ultimo con l’intervento diretto di organizzazioni umanitarie nelle operazioni di ricerca e salvataggio costituisce un sussulto di dignità che sta contribuendo al salvataggio di migliaia di vite. Migliaia di vite che qualcuno vorrebbe fossero abbandonate al loro destino, in modo da potere sbandierare un maggiore effetto dissuasivo delle operazioni militari già in atto (come Frontex/Triton ed EunavFor Med) che mirano più alla difesa dei confini europei che alla salvaguardia della vita umana in mare.
Quando i diritti dei profughi vengono negati da leggi e regolamenti iniqui, come il Regolamento Dublino III che ingabbia nel primo paese europeo di ingresso tutti i potenziali richiedenti asilo occorre fornire la massima assistenza possibile ovunque e comunque, per sottrarre persone che sono già duramente provate all’ennesima speculazione che si gioca sulla loro pelle da parte di trafficanti senza scrupoli, i cd. scafisti di terra, che lucrano a loro volta sulla necessità di mobilità e di ricongiungimento familiare con le comunità di origine. L’assistenza ad immigrati giunti nel nostro paese su mezzi della Marina o raccolti da navi commerciali sotto il monitoraggio dei responsabili delle operazioni di salvataggio, non può essere confusa con l’agevolazione dell’ingresso di “clandestini”, termine che è ritornato tristemente in auge, anche quando è a tutti evidente che l’ingresso di queste persone nel territorio nazionale non ha nulla di clandestino e che anzi, nella maggior parte dei casi, è conseguenza di operazioni di salvataggio in mare. E’ del resto noto che l’art. 12 del Testo Unico sull’immigrazione 286/1998 esclude qualsiasi forma di punibilità per coloro che prestano assistenza volontaria ai migranti che giungono in Italia, quale che sia il loro stato giuridico.
Le persone che arrivano sulle nostre coste sono portatori dell’inviolabile diritto all’asilo (Art. 10 comma 3 Cost )e non clandestini
L’articolo pubblicato dal Giornale cumula una serie di falsità che mirano a diffondere una immagine distorta oltre che degli operatori umanitari, dei conflitti in corso e delle persone che ne fuggono. Ancora una volta ci si riferisce, senza alcuna conoscenza diretta e documentata, a “ribelli siriani” come se il conflitto in Siria si potesse ridurre ad un accenno malevolo ed anch’esso strumentale. Si tace ad esempio che i cd. “ribelli”, sono sempre più frammentati e sotto attacco, anche da parte delle componenti islamiste più estreme, che si pretende di combattere considerando Assad un alleato nella lotta al terrorismo internazionale.
Noi, come cittadini, attivisti e anche semplici lettori siamo offesi basiti. Sebbene non ci aspettiamo un’analisi dei fatti documentata e obiettiva da parte de Il Giornale, ricordiamo – e purtroppo tocca alla società civile doverlo fare – l’esistenza di un codice deontologico per i giornalisti chiamato Carta di Roma, che sottolinea l’importanza dell’utilizzo di un linguaggio adeguato (…)". Siamo offesi, ancora una volta, per la cecità che esiste dietro al de-giornalismo che usa il linguaggio dell’odio e del disprezzo nei confronti dei più deboli e di chi spende la propria vita per difendere persone cui non viene riconosciuto neanche il diritto di esistere.
Pretendiamo un giornalismo serio ed indipendente che faccia informazione basandosi su analisi obiettive di fatti e avvenimenti e usando un linguaggio adeguato e non discriminatorio e fuorviante, soprattutto per quei lettori che non sono informati dei fatti, e sono facili prede delle strumentalizzazioni politiche.
(Non ci faremo intimidire.) Non ci faremo ridurre al silenzio né taceremo mai di fronte a queste operazioni di pseudo informazione populista che trasudano ignoranza geo-politica che sono evidenti operazioni di strumentalizzazione di una politica nella quale non ci riconosciamo.
Proseguiremo ad operare come abbiamo sempre fatto stringendoci attorno alle persone che arrivano nel nostro paese ed hanno bisogno di tutto, in un momento in cui il sistema di accoglienza è allo sbando e le politiche europee sono di una violenza che ci riporta ai tempi bui dei rastrellamenti fascisti.







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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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