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venerdì 11 settembre 2015

Nuovi Hot Spot in Italia per identificare i migranti, ma sono i vecchi CIE e saranno soltanto luoghi di abusi e di disperazione. Aprire canali umanitari in Europa.


Già il 3 agosto a Trapani doveva essere aperto il primo Hot Spot imposto dall'Unione Europea per garantire il rispetto del principio di responsabilità, in cambio di una solidarietà ( nella distribuzione dei richiedenti asilo) che ancora non si è concretizzata.
Il centro di Trapani Milo, ridefinito come hot spot e con una capienza raddoppiata, doveva garantire la identificazione dei migranti attraverso il prelievo delle impronte digitali e la separazione dei richiedenti asilo dai cd. migranti economici. Questi ultimi da espellere con il concorso economico ed operativo di Frontex.                                  

 Intanto continuano i respingimenti di egiziani dal Cie di Caltanissetta. Come i maghrebini sono ritenuti migranti economici che non hanno diritto di chiedere asilo.. Probabile imbarco tra qualche ora dall' aeroporto di Punta Raisi o di Fontanarossa, a Catania, con riconoscimenti da parte del console di turno anche per coloro che avevano manifestato la volonta' di chiedere asilo. Come al solito le peggiori operazioni di rimpatrio collettivo senza identificazione individuale le combinano di venerdi' pomeriggio. Dobbiamo essere #inmarciatuttigiorni.                                

Gli accordi bilaterali stipulati con alcuni paesi come la Nigeria, l'Egitto e la Tunisia, prevedono l'ingresso immediato delle autorità consolari nei Cie e nelle strutture di prima accoglienza e quindi rimpatri collettivi, sulla base dell'assegnazione della mera provenienza nazionale, ma senza una compiuta identificazione individuale.

http://laspiapress.com/ispezione-al-cie-di-milo-a-trapani-corrao-m5s-alfano-approssimativo-e-confusionario-procedure-collettive-di-respingimento-errate-e-in-contrasto-col-regolamento-di-shengen/

Procedure che a Trapani si sono inceppate subito, perchè il CIE che si sarebbe dovuto trasformare in Hot Spot, il 17 agosto scorso, veniva riempito con 116 immigrati marocchini fatti sbarcare a Catania e quindi trasferiti a Trapani, che il ministro Alfano aveva promesso di espellere in pochi giorni e che invece sono ancora trattenuti all'interno della struttura, per quanto almeno risulta. I CIE non possono essere riconvertiti in Hot Spot, anche perchè le procedure dei CIE non possono essere implementate in centri di prima accoglienza, come emerge dal recente regolamento dei CIE adottato dal Ministero dell'interno.

http://www.meltingpot.org/Regolamento-recante-criteri-per-l-organizzazione-e-la.html

Dopo il fallimento del tentativo di riconvertire in Hot Spot i vecchi CIE è giunta la notizia che i CPSA di Pozzallo e Lampedusa sarebbero stati "riconvertiti" in Hot Spot. Trasformare i vecchi centri di primo soccorso ed accoglienza di Lampedusa e Pozzallo ( CPSA) in Hot Spot chiusi, dove i migranti dovrebbero restare ( sulla carta) non oltre 72 ore rischia di riprodurre gravi abusi già verificati in passato, e condannati anche dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo.Ancora in questi giorni decine di cittadini maghrebini sono trattenuti nel CPSA di Pozzallo senza alcun provvedimento formale, senza potere fare valere i diritti di difesa, e senza convalida giurisdizionale della limitazione totale della loro libertà personale.

http://www.vita.it/it/article/2015/09/01/arci-sentenza-contro-i-respingimenti-dellitalia-e-un-precedente-import/136340/

Occorre predisporre canali umanitari anche attraverso le frontiere interne dell'Unione Europea, con modalità di trasferimento legale e protetto, con una particolare attenzione ai ricongiungimenti familiari ed ai soggetti più vulnerabili, senza introdurre altre forme di trattenimento amministrativo che violerebbero ancora una volta la dignità umana ed i diritti fondamentali di persone che comunque provengono da paesi, come la Libia, dai quali sono stati costretti a fuggire e nei quali hanno subito ogni genere di violenze.                      


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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