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giovedì 24 settembre 2015

Rimpatri forzati ed accordi con i paesi di transito, nel solco del Processo di Khartoum le uniche scelte del Consiglio "informale" dei capi di stato e di governo a Bruxelles. Il Regolamento Dublino non si tocca e i canali umanitari non si aprono. Il resto solo finto umanitarismo. A rischio il Trattato di Schengen.


La lunga notte dell'Europa è appena cominciata, e non si vede uno spiraglio di luce. Confermate tutte le peggiori previsioni. Nessun accordo sostanziale ed operativo sul ricollocamento, soltanto soldi per blindare i confini e delegare ai paesi terzi i controlli di frontiera e la detenzione degli "irregolari". Hot Spot, "paesi terzi sicuri" e "migranti economici" le formule magiche di una Europa che rinnega i principi sui quali era stata fondata. La guerra ai migranti, malgrado le parziali aperture per i siriani, produrrà, nei diversi paesi europei che la praticheranno, lacerazioni nel corpo sociale di portata imprevedibile.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-dal-summit-dell-Ue-primi-accordi-hotspot-entro-novembre-e-stop-al-caos-frontiere-9f0956cf-c77d-48ec-8ff1-4d153e9c6dab.html

Rimpatri forzati ed accordi con i paesi di transito, nel solco del Processo di Khartoum le uniche scelte del Consiglio "informale" dei capi di stato e di governo a Bruxelles. Il Regolamento Dublino non si tocca e i canali umanitari non si aprono. Nella lunga notte di Bruxelles si cerca un compromesso che contiene già il fallimento dell'Europa. Restano le barriere di Dublino e Schengen, come voleva Orban. Renzi viene smentito ancora una volta ma canta sempre vittoria. Fino a quando gli italiani ci crederanno. Intanto Salvini si prepara all'incasso.

Orban: "Rispettare Schengen o sarà il caos" - "Abbiamo Schengen, che è un accordo firmato da tutti, che dice chiaramente come fare (a difendere i confini, ndr), è un obbligo, devo rispettare Schengen e ristabilire l'ordine. Se non seguiamo le regole, tutta l'Ue piomba nel caos": così il premier ungherese Victor Orban al summit Ue.  "Schengen è un accordo ancora in vigore, quindi va rispettato", ha chiarito Orban che ha detto di voler cooperare con i tedeschi, che sono in una posizione difficile. "Se la Grecia non sa come difendere i suoi confini, dobbiamo dirle con gentilezza allora lascia che altri difendano i loro", ha poi concluso Orban.

Renzi: "Ora occorre superare Dublino" - "A me sembra che oggi ci sia un passettino in avanti, ancora un passettino in avanti: vince la posizione dell'Italia che dice 'non potete immaginare che siano soltanto i paesi di frontiera' (ad affrontare i flussi, ndr). Di fatto si va verso il superamento di Dublino", ha detto Matteo Renzi ricordando che all'inizio della crisi "alcuni partner europei erano stati abbastanza miopi, in quanto il nodo non è il numero ma se c'è una politica europea o non c'è". Secondo il premier fino a poco fa "ciascun paese si è fatto i fatti propri, attraverso un trattato che tutti hanno firmato e al quale in Italia ha aderito un governo precedente al nostro". Ora "occorre superare Dublino", e su questo "è stato fatto un passettino in avanti".

http://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/15/09/23/migranti-renzi-alfano-ungheria.html?esteri

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-summite-bruxelles-i-leader-Ue-cercano-il-compromesso-restano-Dublino-e-Schengen-468366d5-c14a-4dc8-a843-8fc0e58735a7.html

E' andata come nelle peggiori previsioni, anche se domani mattina diranno che hanno aperto sulla rilocazione di 120.000 persone già arrivate in Grecia ed in Italia, malgrado l'opposizione dei paesi dell'Europa orientale. Una menzogna, basti pensare agli 800.000 posti che la Germania ha messo in palio, come se fosse una lotteria per quelli che riescono ad arrivare in territorio tedesco avendo qualche chance di avere accolta una richiesta di asilo, come Siriani ed Eritrei. Ma i paesi limitrofi stanno armando le frontiere e presto l'inverno dei Balcani mieterà le sue vittime.

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/491014/Fatto-l-accordo-Ue-ma-l-Italia-ha-abbastanza-migranti-da-ricollocare

Per i cd."migranti economici" e per tutti coloro che provengono da "paesi terzi sicuri" ci saranno i nuovi campi di detenzione denominati Hot Spot, nei quali si praticherà l'identificazione forzata attraverso il prelievo delle impronte digitali, come già scritto nei documenti approvati dopo la strage del 17 aprile, una strage che ha prodotto una svolta repressiva, che ha riprodotto a sua volta morte e clandestinità. Un circolo vizioso dal quale l'Unione Europea non riesce ad uscire, condannandosi ad una situazione di guerra permanente, al suo interno,  contro coloro ai quali non si darà uno status legale ma che non si riuscirà comunque a rimpatriare.

http://www.amnesty.it/Vertice-Ue-continua-la-strategia-fallimentare-per-affrontare-la-crisi-dei-rifugiati

Nei nuovi Hot Spot che "ci chiede l'Europa", stretta collaborazione tra gli agenti di EASO che dovrebbe "supportare" l'Italia nella "gestione" dei richiedenti asilo e quelli di Frontex che dovrebbe organizzare i voli di rimpatrio per quelli che saranno definiti "migranti economici", oppure provenienti da paesi terzi sicuri, con il condimento di consoli che vanno e vengono per identificare gli uni e gli altri.  Le prove generali sono già in corso nel CPSA di Contrada Imbriacola a Lampedusa, trasformato in Hot Spot. Centinaia di identificazioni forzate di eritrei trattenuti oltre i termini di legge. Una vera mostruosità dal punto di vista giuridico, la precondizione per espulsioni collettive e trattamenti disumani o degradanti.

http://www.statewatch.org/news/2015/jul/eu-com-hotsposts.pdf

Per chi non sarà rimpatriato immediatamente con i voli congiunti di Frontex, e passerà dagli HOT SPOT ai CIE, le possibilità di un rimpatrio immediato , a parte qualche tunisino o egiziano, saranno davvero poche. E nei CIE, come afferma la Corte di Cassazione, se il rimpatrio non è possibile NON si può essere detenuti discrezionalmente dalla polizia.

http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/nei-cie-solo-in-vista-dellespulsione

E se arriva la guerra vera, come potrebbe succedere se scoppia la bomba a lenta deflagrazione Ucraina, si determinerà una situazione che potrebbe avallare scelte autoritarie e soluzioni militari, prima contro i migranti e poi nei confronti dei cittadini solidali, anche in paesi come Italia, Austria e Francia. Quello che sta succedendo a Calais ed a Ventimiglia è già terreno di sperimentazione. Non c'è solo il muro di Orban. Hollande e Cameron stanno facendo lo stesso gioco, ancora più sporco perchè ammantato da ipocrita umanitarismo.

http://unitederitreamedia.com/blog12/2015/09/22/french-police-evacuate-400-from-calais-migrant-camps-10-hours-ago/

http://www.euractiv.com/sections/global-europe/eu-backs-refugee-plan-teeth-east-european-opposition-317859

Quattro mesi fa tutti dicevano che la soluzione dei problemi stava nel Piano europeo presentato dalla Commissione il 13 maggio, un Piano mai approvato dal Parlamento Europeo, oggi tutti riconoscono che le scelte contenute in quel piano non sono state realizzate o sono risultate fallimentari, come la missione Frontex/Triton nel Mediterraneo centrale. E sanno solo riproporre quelle stesse scelte, aggiungendoci un poco di soldi per pagare carcerieri e dittatori.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/23/migranti-bozza-di-dichiarazione-ue-applicare-regolamento-dublino-e-norme-schengen/2060657/

http://www.lastampa.it/2015/09/23/esteri/quasi-miliardi-dallue-per-i-migranti-e-bruxelles-richiama-roma-pi-chiarezza-sui-flussi-5dyMddeGWc03MS9uj28CgK/pagina.html

Queste le conclusioni in bozza della riunione odierna a Bruxelles, domani leggete il comunicato stampa ufficiale perchè i giornalisti embedded devono fare credere che si sono fatti progressi rispetto al passato.

 Informal meeting of the Heads of State or Government
(Brussels, 23 September 2015)
– Draft statement
Tonight we met to deal with the unprecedented migration and refugee crisis we are facing. We
decided on a number of immediate priorities and had an in-depth discussion on how to achieve
long-term sustainable solutions. We all recognised that there are no easy solutions and that we can
only manage this challenge by working together, in a spirit of solidarity and responsibility. In the
meantime we have all to uphold, apply and implement our existing rules, including the Dublin
regulation and the Schengen acquis.
We ask the EU institutions and our Governments to work speedily on the Priority Actions proposed
by the Commission
. We want operational decisions on the most pressing issues before the October
European Council, along the following orientations:
 respond to the urgent needs of refugees in the region by helping the United Nations High
Commissioner for Refugees, the World Food Programme and other agencies with at least an
additional 1 billion euro;
 assist Lebanon, Jordan, Turkey and other countries in dealing with the Syrian refugee crisis,
including through a substantial increase of the EU's Regional Trust Fund in response to the
Syrian Crisis ("Madad Fund");
SN 58/15 2
LIMITE EN
reinforce the dialogue with Turkey at all levels, including at the upcoming visit of the Turkish
President (5 October), in order to strengthen our cooperation on stemming and managing the
migratory flows;

 assist the Western Balkan countries in handling the refugee flows, including through preaccession
instruments, as well as ensure a speedy and solid preparation of the Western Balkans
route conference (8 October);
increase the funding of the Emergency Trust Fund for stability and addressing the root causes of irregular migration and displaced persons in Africa through additional contributions by Member States, and ensure an optimal preparation of the Valletta Summit (11-12 November) to achieve maximum progress;
 tackle the dramatic situation at our external borders and strengthen controls at those borders,
including through additional resources for Frontex, EASO and Europol, and with personnel and
equipment from Member States;
meet requests from front-line Member States for assistance by the institutions, the agencies and
other Member States in order to ensure identification, registration and fingerprinting of
migrants, i.a. with a view to ensuring relocation and returns;

immediately start implementing the measures set out in the Commission's recent action plan on
return;

 enhance the funding of the Emergency Fund for Asylum, Integration and Migration and the
Internal Security Fund-Borders.
As regards Syria, we call for a renewed international effort to bring an end to the war that has
caused so much suffering and forced an estimated 12 million people to leave their homes; the EU
commits to doing its part.


http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-summit-council-statement-hos-sn-58-15.pdf 

Ieri il consiglio dei ministri dell'interno aveva anticipato queste scelte, nessuna sorpresa. La politica europea sull'immigrazione è in ostaggio dei ministri di polizia.

http://www.euractiv.com/sections/justice-home-affairs/eu-summit-focus-roots-refugee-crisis-317864 

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/proposal-implementation-package/docs/communication_on_managing_the_refugee_crisis_annex_3_en.pdf 

Alla fine conviene fare accordi con i dittatori, come con Erdogan per affidare loro il ruolo di gendarmi delle frontiere europee, sulla pelle di migliaia di siriani ed afghani, condannati a morire di fame in Turchia, dalla mancanza di vie legali di ingresso in Europa.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/23/migranti-frontiera-turca-fuori-controllo-ue-da-un-miliardo-ad-ankara-per-fermare-i-profughi/2062424/

 Around 150 Syrian refugees are currently being held in a camp in Osmaniye province, close to the Syrian border, and are at risk of being returned to Syria by the Turkish authorities. A smaller group of Iraqi refugees were released from the camp on condition that they return to Iraq within a month. The refugees were travelling to Greece in a boat that sunk on 15 September leaving at least 22 dead, including children.

https://www.amnesty.org/en/documents/EUR44/2521/2015/en/

E poi si insiste sul Processo di Khartoum lanciato lo scorso anno dalla Presidenza italiana all'Unione Europea.

 Declaration of the Ministerial Conference of the Khartoum Process
(EU-Horn of Africa Migration Route Initiative)
Rome, 28th November 2014


http://www.esteri.it/mae/approfondimenti/2014/20141128_political_declaration.pdf

Si attende una qualunque intesa in Libia per trovare il pretesto ed esternalizzare le pratiche di asilo anche in quel paese, magari mettendo i "sicurezza" qualche testa di ponte per dare una finta accoglienza a coloro che vogliono chiedere asilo in Europa. Ma senza consentire l'apertura di veri canali umanitari.

http://www.statewatch.org/news/2015/jul/eu-council-november-015-migration-valletta-conference-orientation-debate-10387-15.pdf 

http://m.sputniknews.com/middleeast/20150923/1027419476/libya-migrants-nato-coastguard.html

http://www.eritrea-chat.com/49-eritreans-and-8-ethiopians-killed-by-isis-in-libya/

http://www.kuna.net.kw/ArticleDetails.aspx?id=2462057&Language=en

Un' Europa che non consente neppure i ricongiungimenti familiari attraverso i consolati, costringendo persone che avrebbero diritto ad entrare legalmente, perchè hanno già i parenti entro il terzo grado rifugiati in paesi europei, a ricorrere agli scafisti per tentare di raggiungere gli stati UE dove i loro familiari sono già insediati. Ogni giorno arrivano dinieghi a ripetizione da parte dei consolati, anche italiani, rispetto a domande di visti per ricongiungimento familiare che sarebbero dovuti anche in base alla legislazione vigente.

https://ilariasesana.wordpress.com/2015/09/23/questione-di-visto/



L’Agenda europea in materia di asilo ed immigrazione. Dalla lotta all’immigrazione “illegale” alla guerra ai profughi.

1.     Lacrime di coccodrillo e misure di dissuasione. L’Europa nega le sue fondamenta.
Come altre volte in passato, le grandi tragedie dell’immigrazione, questa volta la scomparsa in mare di oltre 800 persone a sud di Lampedusa, il 17 aprile scorso, diventano occasione per una ennesima stretta delle politiche di contrasto di quella che definiscono immigrazione “illegale”, senza le attese decisioni orientate ad interventi di salvataggio più efficaci in mare, senza alcuna previsione di canali di ingresso legale e protetto, o di  sistemi di accoglienza dignitosi, che rispettino la scelta dei rifugiati e non li costringano alla  mobilità in Europa, in condizioni di irregolarità, e dunque esposti, oltre che ai ricatti dei trafficanti di mare e di terra, agli interventi di contrasto delle polizie europee.
Le proposte avanzate dalla Commissione Europea per l’apertura di canali legali di ingresso ( ristretti per ora solo ai lavoratori altamente qualificati), per un allentamento del Regolamento Dublino, attraverso l’introduzione del sistema delle quote di ripartizione dei richiedenti asilo, per una loro rilocazione dai paesi di primo ingresso, e per un loro ritrasferimento dai paesi terzi nei quali abbiano trovato un rifugio, sembrano destinate ad essere accantonate, per l’opposizione dei paesi dell’Europa orientale di più recente ingresso nell’Unione, soprattutto della Polonia e dell’Ungheria, dopo la netta contrarietà espressa dalla Gran Bretagna e dalla Francia. Tutto il dibattito sembra dunque spostarsi sulle misure repressive da adottare nella lotta contro l’immigrazione “illegale” e sugli accordi da concludere con i paesi terzi per un loro coinvolgimento nelle operazioni di rimpatrio dei migranti “economici” irregolari.
Non basta davvero osservare che la situazione nel Mediterraneo è una “tragedia”, come si è riconosciuto nella dichiarazione finale del Vertice europeo straordinario di Bruxelles del 23 aprile scorso, convocato su richiesta dell’Italia. Ed è ipocrita affermare che, per ridurre le vittime in mare, la strada principale sia cercare accordi di cooperazione con i paesi di origine e transito, sia perché i tempi di queste trattative sono medio-lunghi, ed intanto le persone potrebbero continuare a morire, sia perché la maggior parte dei migranti fugge da dittature e da guerre alimentate proprio da quei paesi con i quali l’Unione Europea vorrebbe trattare. Dire che queste trattative verso la stipula di nuovi accordi bilaterali costituiscono una “priorità immediata”, significa riconoscere che occorre la collaborazione di paesi come il Sudan, l’Eritrea, il Niger, il Chad, il Gambia ed il Mali per fermare e detenere i migranti, prima che possano arrivare in Europa. E’ il disegno politico, connesso con un rilancio degli scambi commerciali, sotteso al Processo di Khartoum, promosso dall’Italia alla presidenza dell’Unione Europea nel secondo semestre dello scorso anno,  e rilanciato dal Consiglio straordinario di Bruxelles. Un disegno che potrebbe realizzarsi compiutamente con il Consiglio Europeo del 25-26 giugno, come emerge chiaramente dalle proposte già definite diffuse da Statewatch (http://www.statewatch.org/news/2015/jun/eu-council-conclusion-8392-15.pdf)
Per restituire efficacia dissuasiva alle politiche di rimpatrio sembra che l’obiettivo principale sia costituito adesso da una separazione più netta tra migranti economici e richiedenti asilo. L'Agenda Europea sull'immigrazione presentata dalla Commissione il 13 maggio scorso ((http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information/docs/communication_on_the_european_agenda_on_migration_en.pdf  ) , insisteva molto sulla distinzione tra migranti economici, da arrestare e respingere, salvo le modeste possibilità di ingresso concesse con la cd. carta blu per gli immigrati maggiormente qualificati, ed i richiedenti asilo, che però si ritiene di valutare in Africa, alla luce delle norme più restrittive ( ormai obsolete, alla luce dell'attuale carattere dei conflitti interni) della Convenzione di Ginevra del 1951. Tutto sembra giustificato, anche a scapito della vita umana,si dà ancora  priorità assoluta al contrasto del traffico di esseri umani, sulla scorta dei Protocolli allegati alla Convenzione ONU contro il crimine transnazionale, adottata nel 2000 a Palermo. Documenti che hanno permesso ( nel 2008) accordi di riammissione e di respingimento anche con paesi come la Libia, che non avevano neppure aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati. Non è bastata neppure la condanna della Corte Europea dei diritti dell'Uomo sul caso Hirsi, per i respingimenti illegali eseguiti all'Italia verso la Libia. Un problema che oggi sembra non rilevare più. Se non si possono eseguire più i respingimenti collettivi si tenta di bloccare le persone in fuga prima che partano. Si trasferiscono quindi ai governi dei paesi di transito risorse e mezzi per fermare quei migranti che anche l'Europa ritiene "illegali", esattamente come Gheddafi definiva i potenziali richiedenti asilo come somali ed eritrei.
Sul punto delle conclusioni  adottate a Bruxelles il 25 giugno 2015 "Return policy: Mobilise all tools to promote readmission of unauthorised economic migrants to countries of origin and transit...." si introduce quindi una distinzione tra migranti economici e asilanti o rifugiati che non tiene in alcun conto la composizione attuale delle migrazioni e una applicazione assai differenziata, nei diversi stati UE, delle Direttive in materia di rimpatri e di protezione internazionale, soprattutto per quanto attiene le qualifiche e i mezzi di ricorso contro le decisioni di diniego e/o di espulsione.

2.     Salvataggi in mare e ruolo della missione TRITON di Frontex.
L’Unione Europea, a partire dalle decisioni assunte dal Consiglio Europeo straordinario riunito a Bruxelles il 23 aprile scorso su richiesta dell’Italia
 avrebbe deciso di “rafforzare rapidamente le operazioni EU Triton ( nel Canale di Sicilia) e Poseidon (in Egeo), almeno triplicando le risorse finanziarie nel 2015-2016 e rafforzando il numero di attività, permettendo così di aumentare la possibilità di interventi SAR” sempre però nell’ambito del mandato Frontex.
E’ stato così deciso di rafforzare la presenza in mare delle unità di Frontex “nei limiti del mandato di questa agenzia”, fino a 140 a miglia a sud di Lampedusa, dunque a 40-50 miglia dalla costa libica, dove lo scorso anno era operativo il sistema di salvataggio Mare Nostrum, non solo per incrementare le attività di soccorso in mare, ma per combattere i trafficanti, prevenire i flussi migratori illegali e rafforzare la solidarietà e la responsabilità interne, presumibilmente nelle operazione di arresto e respingimento. I più recenti interventi di salvataggio operati da navi della missione Triton ricadono nell’ambito degli adempimenti obbligatori imposti dal diritto internazionale del mare nel quadro di eventi SAR ( Ricerca e salvataggio) dichiarati dalle autorità italiane. Non costituiscono una modifica del mandato di Frontex e Triton non sostituisce la missione italiana Mare Nostrum.
La relativa diminuzione del numero delle vittime registrata in occasione dei diversi salvataggi effettuati da navi inseriti nel dispositivo Frontex-Triton  nei primi giorni di giugno, si spiega con le condizioni marine molto favorevoli e con la circostanza che l’intervento delle navi militari, dislocate assai vicino alle acque libiche per garantire la sicurezza dei trasporti commerciali e dei terminali petroliferi,  è stato più efficace degli interventi di ricerca e soccorso affidati  nei mesi invernali a navi commerciali. Casi nei quali i barconi dei migranti, piuttosto che essere affiancati da mezzi di pari grandezza, messi a mare dalle unità militari per fornire a tutti un giubbetto salvagente, e per prestare soccorso più immediato alle persone in condizioni più gravi, si sono rovesciate proprio in prossimità delle fiancate altissime di petroliere e portacontainer. Adesso gli sviluppi di questa nuova fase del contrasto dell’immigrazione”illegale” nel Mediterraneo centrale, dal momento che non sono partite altre operazioni umanitarie come Mare Nostrum,  sono strettamente legati all’evoluzione della situazione sul terreno in Libia, ed anche alla possibilità di considerare ancora l’Italia come un paese di transito verso il nordeuropa.
Rimangono ancora aperti tutti i dissidi che dividono i paesi europei sulle linee operative delle operazioni di ricerca e salvataggio, dissidi che lo scorso anno portarono alle dure critiche ricevute dall’operazione Mare Nostrum da parte di autorevoli esponenti di Frontex, come se l’operazione italiana costituisse un fattore attrattivo rispetto alle partenze. Una critica che è stata presto smontata dai fatti, con un incremento esponenziale degli arrivi in Italia nei primi mesi del 2015, e con un aumento assai più rilevante in termini percentuali, ma anche come offesa alla dignità ed alla vita umana, delle vittime delle traversate.
Si profila anche, proprio per effetto di questa crescente militarizzazione delle frontiere, il rischio di un  attacco a tutti i volontari che costituiscono reti di ricerca e soccorso o le supportano raccogliendo le chiamate di allarme e costringendo le autorità ad intervenire. Secondo Frontex non si dovrebbe dare corso immediatamente a tutte le chiamate di soccorso, ma si dovrebbe intervenire solo dopo avere accertato, magari con una ricognizione aerea, una situazione di effettivo pericolo di affondamento delle imbarcazioni cariche di migranti (vedi linee operative e Regulations Frontex del 2014). Sono quelle stesse linee operative che, prima dell’avvio dell’operazione mare Nostrum, portarono alla tragedia dimenticata dell’11 ottobre 2013, tra Malta e Lampedusa, quando, pochi giorni prima dell’avvio dell’operazione Mare Nostrum,  si verificò un contrasto tra le autorità maltesi e quelle italiane circa le autorità competenti per gli interventi di salvataggio. Morirono in mare, quando una nave della Marina italiana era ormai vicina, centinaia di persone. Un esposto denuncia è stato presentato dai parenti delle vittime, fino ad oggi senza alcun esito.

3.     Le prospettive di intervento militare in Libia
Quando a Bruxelles si afferma che “l’instabilità in Libia crea un ambiente ideale per le attività criminali dei trafficanti”,  e che si supporteremo attivamente tutti gli sforzi a guida ONU per il ristabilimento dell’autorità governativa  in quel paese, intensificando inoltre gli sforzi “per affrontare i conflitti e l’instabilità come fattori chiave della migrazione, includendo la Siria”, si guarda evidentemente ad una serie di interventi militari “mirati”, non solo in Libia ma anche nei paesi al suo confine meridionale, con operazioni che l’Unione Europea, da sola, non può evidentemente reggere, e che si chiede infatti di attivare nell’ambito di un mandato e di forze decisi dalle Nazioni Unite. Su questo la Commissaria Europea Mogherini ha ricevuto dal Consiglio Europeo del 23 aprile 2015 un mandato per chiedere una decisione da parte del Consiglio di Sicurezza. Non si vede però su quali basi giuridiche e di fatto si possa richiamare la Carta delle Nazioni Unite che prevede, ai sensi del cap. VII il Consiglio di Sicurezza, accertata l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un atto di aggressione (art. 39) oltre all’adozione contro uno Stato di misure sanzionatorie (ma non implicanti l’uso della forza) come l’interruzione parziale o totale delle comunicazioni e della relazioni economiche da parte degli altri Stati (art 41), azioni armate vere e proprie (art. 42 ss.). Il proposito, manifestato dal governo italiano a Bruxelles, di “mettere in sicurezza limitate aree costiere della Libia” è una lesione dei diritti di sovranità, da ricondurre comunque ai due governi libici tuttora impegnati in un difficile processo di riconciliazione sotto l’egida dell’ONU, ed appare del tutto impraticabile sulla base di un mandato internazionale che dovrebbe essere conferito all’Unione Europea da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Una proposta che dopo essere stata respinta dal governo di Tripoli ha incontrato adesso la totale contrarietà del Segretario generale delle Nazioni Unite dopo la netta presa di posizione del Commissario per i diritti umani Francois Crepeau.
Il giudizio negativo sugli interventi militari mirati in territorio libico “contro le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico”, un giudizio netto ribadito da Ban Ki-Moon in diverse occasioni, certifica in partenza il fallimento di questo tentativo, sollecitato a livello europeo proprio dall’Italia,  un’ autentica follia dal punto di vista politico e militare. "Non esiste una soluzione militare alla tragedia umana che sta avvenendo nel Mediterraneo", ha affermato il segretario generale dell'Onu, in un'intervista pubblicata sulla Stampa e sul Secolo XIX dopo il suo ultimo incontro con Renzi. Per Ban Ki-moon è piuttosto necessario "un approccio complessivo che guardi alla radice delle cause, alla sicurezza e ai diritti umani dei migranti e dei rifugiati, così come avere canali legali e regolari di immigrazione".
Occorre dunque un approccio complessivo all’intero contesto regionale delle migrazioni nel Mediterraneo, senza soluzioni semplicistiche basate sulle operazioni militari e sullo sbarramento delle rotte, nel rispetto dei valori primari della vita umana, della pace e dei diritti dei profughi. Da questo punto di vista appare centrale, oltre alla pacificazione della Libia, la soluzione politica della crisi siriana, che ha prodotto un numero di rifugiati nei paesi limitrofi senza precedenti, mentre solo una minima parte dei profughi costretti alla fuga ha potuto raggiungere l’Europa.  Per i profughi siriani vanno garantiti canali sicuri di evacuazione, in particolare dal Libano, dalla Giordania e dalla Turchia, e corridoi umanitari per il reinsediamento, non solo verso l’Unione Europea, con la sospensione immediata del Regolamento Dublino III, con l’utilizzazione delle misure previste dalla Direttiva 2001/55/CE sull’afflusso massiccio di sfollati, e con il riconoscimento reciproco ( tra i diversi stati UE) delle procedure di protezione internazionale, fino a quando non cesseranno le ostilità che hanno distrutto la maggior parte delle città e causato centinaia di migliaia di morti.
Analoghe possibilità di salvataggio e di salvaguardia della vita umana vanno garantite a tutti i potenziali richiedenti asilo, di diversa nazionalità, intrappolati in Libia, in Sudan ed in Niger, ed oggetto sempre più spesso di sequestri e torture a scopo di estorsione. Anche per gli eritrei, che arrivano numerosi in questi mesi con i segni di violenze ed abusi, occorre aprire canali legali di evacuazione dalla Libia e di ingresso protetto in Europa, attraverso la concessione di visti di ingresso per motivi di protezione temporanea, attivando le misure previste dalla Direttiva 2001/55/CE per i casi di afflusso massiccio di profughi.

4.     Verso il blocco navale delle coste libiche ?
A fronte della situazione nei paesi di transito, il proposito, enunciato dalle conclusioni del Consiglio Europeo del 23 aprile 2015, di “smantellare le reti dei trafficanti, consegnare i colpevoli alla giustizia e confiscare i loro beni attraverso rapide azioni delle autorità degli Stati membri in cooperazione con Europol, Frontex, Easo, Eurojust, con l’aumento della cooperazione di polizia e di intelligence con i Paesi terzi”,  appare del tutto irrealistico. Gli ufficiali di collegamento esistono già da tempo,come esiste da tempo la missione europea EUBAM in Libia, ma l’instabilità politica di questi paesi e i livelli assai elevati di corruzione, oltre che l’assenza di sistemi giudiziari efficienti e rispettosi dei diritti umani, non hanno mai permesso, e non permetteranno certo nel breve periodo, lo smantellamento delle reti transnazionali di trafficanti, che non sono stabiliti soltanto in Libia, ma che operano con il concorso di organizzazioni criminali capaci di acquistare le imbarcazioni in Egitto, reclutare scafisti tunisini o subsahariani, fare partire le imbarcazioni cariche di migranti dai porti della Turchia, della Libia o del Marocco.
Bloccare” le partenze dalla Libia, ammesso che sia una ipotesi praticabile, comporterebbe la moltiplicazione degli arresti, se non di veri e propri sequestri di persona, a carico di centinaia di migranti, anche bambini, che già oggi sono detenuti per settimane e mesi nelle carceri o campi, sottoposti a trattamenti inumani e degradanti quando non a torture, allo scopo di estorcere somme di danaro sempre più alte per la loro liberazione. Come detto già da tante associazioni, dalle più importanti agenzie umanitarie e da autorevoli esponenti della Chiesa,  è impossibile “identificare, catturare e distruggere imbarcazioni prima che vengano usate dai trafficanti”. Il rischio di operazioni con droni o con il ricorso a truppe speciali di incursori a terra presentano un elevato rischio di effetti collaterali, come peraltro è confermato dalle centinaia di vittime degli attacchi condotti con mezzi aerei pilotati a distanza. Il rischio che siano colpiti ignari pescatori, forse ancora sui loro mezzi è altissimo.  Come si fa, prima che partano, in porti dove sono ormeggiate centinaia di imbarcazioni in prossimità di nuclei abitati, ad individuare le imbarcazioni dei trafficanti?
Le ferme posizioni assunte dalla Chiesa e dalle Nazioni Unite hanno reso impraticabile il mandato affidato all’’Alto rappresentante per la politica estera Mogherini, per una possibile operazione CSDP”(Common Security and Defence Policy) http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2015/05/18-council-establishes-naval-operations-disrupt-human-smugglers-mediterannean/
 Il modello di queste operazioni non può essere il modello Atalanta, già sperimentato davanti alla Somalia ed oggi evocato da tanti che neppure sanno quali potrebbero essere le conseguenze di una tale operazione in Mediterraneo. La Libia non è ( ancora ) la Somalia e ben difficilmente potrebbe diventare un territorio caratterizzato, anche nelle sue zone costiere dalla presenza di gruppi armati come quelli che per anni si sono spartiti la Somalia. Il governo di Tripoli ha già dichiarato che si opporrà con la forza al bombardamento di presunte basi di trafficanti in Libia. Una serie di eventuali interventi militari in Libia, seppure su aree geografiche delimitate, potrebbe avere effetti devastanti su una situazione già fortemente deteriorata.
Nella Comunicazione della Commissione al Consiglio ed al Parlamento Europeo, sul Piano contro il traffico di migranti, per il quinquennio 2015-2020,  adottata il 27 maggio 2015, si prevede un notevole ampliamento del mandato di Frontex, “to tow boats to the shores and scrap them”, per rimorchiare le imbarcazioni verso le coste e distruggerle, dopo avere messo in sicurezza i migranti, naturalmente, oltre che per accrescere il rigore delle procedure di rimpatrio già affidate all’Agenzia, in modo che siano sempre più “efficaci”, “as a deterrent to smuggling”.
Nello svolgimento delle attività di “rimorchio e distruzione” delle imbarcazioni usate dagli scafisti, nei documenti adottati dalla Commissione Europea e soprattutto dal Consiglio del 23 maggio scorso, Frontex, almeno sul piano dello scambio di informazioni, viene collegata all’operazione militare di intervento militare in acque libiche EUNavFor MED, sul modello di analoghe operazioni davanti alle coste somale (http://www.rivistaeuropae.eu/esteri/esterni/missione-eunavfor-med-wikileaks-svela-i-retroscena/) , per la quale manca ( e forse mancherà per sempre) il mandato richiesto dalla Commissaria Mogherini al Consiglio di Sicurezza. Appare quindi evidente, almeno nelle intenzioni della Commissione, il rischio di uno snaturamento dei compiti di Frontex le cui missioni potrebbero essere chiamate ad operare in un quadro operativo più ampio di quello attuale, ridefinito dalle autorità militari che gestiranno l’intervento nel territorio ( acque territoriali e suolo) libico.

5.     Modificare o sospendere il Regolamento Dublino III. Per il riconoscimento reciproco delle decisioni che riconoscono il diritto alla protezione internazionale.
I punti delle decisioni adottate dal Consiglio Europeo di Bruxelles per una “rapida e piena trasposizione ed effettiva applicazione del Sistema europeo comune di asilo attraverso la partecipazione di tutti gli Stati membri” e per “aumentare gli aiuti di emergenza agli Stati membri in prima linea e prendere in considerazione le opzioni per organizzare il trasferimento d’emergenza fra tutti gli stati membri su base volontaria”, non modificano il vigente Regolamento Dublino III, in quanto si lascia immutato il concetto di primo paese di ingresso, perno del sistema di riammissione,  né sembrano garantirne la piena attuazione, sotto il punto di vista del possibile ricongiungimento familiare.
 Appare invece un aspetto innovativo e dalle conseguenze imprevedibili, sul piano della mobilità secondaria dei profughi nei diversi paesi europei, il proposito, enunciato nelle decisioni del Consiglio Europeo, di “distribuire squadre dell’Easo negli Stati membri così da processare congiuntamente le richieste di asilo, compreso le operazioni di identificazione e di rilievo delle impronte digitali”. Se l’Unione Europea riuscisse effettivamente ad inviare queste squadre nei porti di sbarco si potrebbe assistere ad una esplosione dei sistemi di prima accoglienza nel caso di afflusso massiccio di profughi per il protrarsi delle operazioni di fotosegnalamento e per il ricorso, che apparirebbe a quel punto obbligato, a misure di trattenimento amministrativo, esattamente come avveniva in Italia prima della implementazione delle Direttive dell’Unione europea in materia di accoglienza e procedure per il riconoscimento della protezione internazionale.
Occorre un riconoscimento reciproco delle decisioni che stabiliscono il diritto alla protezione internazionale eliminando l’obbligo delle procedure nel Paese di primo ingresso.
Il diritto alla libera circolazione dei profughi in Europa va garantito con un accelerazione ed una semplificazione delle procedure. In tempi più immediati vanno assistiti con misure particolari, di carattere assistenziale, legale e psicologico, tutti coloro che sono riammessi in Italia da altri paesi europei, per effetto dell’applicazione del Regolamento, in modo di garantire successive possibilità di mobilità, il diritto di ricorso ed il diritto al ricongiungimento familiare.

6.     Dalla Commissione Europea una proposta sui rimpatri forzati oltre lo stato di diritto ed il principio di non respingimento.
Sotto il profilo dell’inasprimento delle politiche di rimpatrio forzato, inoltre, la creazione di “Hotspot” nelle aree più vicine ai luoghi di sbarco in Europa, almeno due in Sicilia, dovrebbe consentire, oltre ad una maggiore collaborazione tra Frontex, Eurojust ed Europol nella ricerca dei presunti scafisti, con l’intervento di EASO ( l’agenzia europea di “supporto” per i paesi in difficoltà con le richieste di asilo), una rapida selezione tra coloro che andranno ammessi alle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale ed i cd. migranti irregolari, in modo anche da consentire, procedure di identificazione più rigorose. In questo modo, attraverso una maggiore funzionalità del SIS ( Sistema informativo Schengen), si potrebbe incentivare il rimpatrio da un paese diverso da quello che ha adottato il provvedimento di allontanamento forzato, sempre nell’ambito e con le garanzie della Direttiva sui rimpatri 2008/115/CE. Questi rimpatri forzati, secondo i documenti proposti dalla Commissione  Europea, dovrebbero essere affidati all’agenzia per il controllo delle frontiere esterne Frontex, che a questo specifico fine andrebbe ancora potenziata e rifinanziata.
Se il Consiglio, alla fine di giugno, e quindi e il Parlamento Europeo dovessero approvare le proposte della Commissione dopo la riunione del Consiglio dei ministri UE fissata a Bruxelles per il 15 giugno (http://europa.eu/rapid/press-release_IP-15-5039_en.htm) ,e soprattutto se queste misure fossero anticipate dalle autorità amministrative , si rischia di assistere ad uno stravolgimento del Regolamento istitutivo dell’Agenzia Frontex 2007/2004/CE, senza il rispetto per le procedure che il diritto dell’Unione Europea stabilisce per le modifiche dei Regolamenti. E’ un rischio che si avverte anche a Bruxelles, tanto che nei più recenti documenti esitati dalla Commissione si sottolinea la necessità di modifiche sostanziali al Regolamento istitutivo di Frontex n. 2007/2004/CE.


7.      I nuovi casi di detenzione amministrativa dei richiedenti asilo denegati ed il prelievo forzato delle impronte
L’ampliamento delle ipotesi di trattenimento amministrativo e di rimpatrio forzato, dopo un esame accelerato delle richieste di asilo, potrebbe violare  sia le garanzie minime accordate in termini di diritti di difesa dalla Direttiva 2008/115/CE che le procedure previste dalla Direttiva Procedure 2013/32/CE recentemente rifusa.  Un rischio che si corre già in Italia alla luce dello schema di Decreto legislativo di recepimento approvato dal Consiglio dei ministri  del 18 maggio scorso, nel quale si prevede la detenzione amministrativa nei CIE dei richiedenti asilo che ricevano un provvedimento di diniego. Ma potrebbero verificarsi nuovi casi di trattenimento amministrativo per quei migranti che rifiutino di rilasciare le impronte digitali ( http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/e-library/documents/policies/asylum/general/docs/guidelines_on_the_implementation_of_eu_rules_on_the_obligation_to_take_fingerprints_en.pdf)
 Sono così ipotizzabili altre ipotesi di ricorso, sia alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo, per violazione delle norme che vietano la tortura ed i trattamenti inumani o degradanti ( art.3) e riconoscono il diritto ad un ricorso effettivo ( art. 6) della CEDU, che alla Corte di Giustizia di Lussemburgo per la mancata applicazione di Direttive o Regolamenti dell’Unione, o per il contrasto tra le più recenti indicazioni operative impartite all’Agenzia Frontex ed i limiti del suo mandato.
Lo scopo del Piano europeo contro il traffico di esseri umani ( 2015-2020) approvato dalla Commissione (http://www.statewatch.org/news/2015/may/eu-com-action-plan-against-migrant-smuggling-com-285-15.pdf) , tende al superamento di quelle regole dello stato di diritto, a partire dall’habeas corpus e dalla riserva di giurisdizione,  che alle frontiere europee vengono vissute, soprattutto dalle forze di polizia, come un freno alle attività di repressione, e quindi di pretesa dissuasione di quella che per molti rimane soltanto “immigrazione illegale”.  In un momento in cui, anche nelle indicazioni delle autorità di Bruxelles, si sposta l’attenzione dell’opinione pubblica, dalle tragedie dei tanti migranti che continuano a morire, non solo a mare ma anche nei deserti, verso la “guerra al traffico di esseri umani”, magari con l’intervento militare nei paesi di transito, come la Libia, appare doveroso fare conoscere i contenuti reali delle decisioni adottate dai vari organi dell’Unione Europea prima che se ne verifichino gli effetti, come al solito, sulla pelle dei migranti e di chi presta loro assistenza.
Fulvio Vassallo Paleologo
Clinica legale per i diritti umani ( CLEDU) dell’Università di Palermo

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Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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