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sabato 3 ottobre 2015

Da Lampedusa e Pozzallo trattenimenti arbitrari, da Catania, Siracusa e Trapani respingimenti collettivi. In arrivo centinaia di guardie di Frontex. Dietro la truffa degli HOT SPOT la fabbrica della clandestinità. Da profughi a clandestini.Il 3 ottobre è tutti i giorni.


Migranti, Frontex chiede 775 guardie per Italia e Grecia. Merkel: "Resta solo chi ha diritto asilo" - 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-Frontex-chiede-775-guardie-per-Italia-e-Grecia-Merkel-resta-solo-chi-ha-diritto-asilo-baa4135b-54ca-4c35-b04c-1d6b938ed949.html

Gli Hot Spot dovevano essere centri chiusi nei quali svolgere rapidamente le procedure di identificazione attraverso il prelievo delle impronte digitali per avviare poi i richiedenti asilo verso le strutture di accoglienza ed i cd. "migranti economici" verso i centri di trattenimento in vista di un rimpatrio.

http://www.lexpress.fr/actualites/1/actualite/migrants-l-italie-peu-convaincue-prepare-ses-hotspots_1721697.html

 Rimpatrio che sarà possibile solo se i consoli dei paesi di origine effettueranno i riconoscimenti, cosa che nel caso di molti paesi non avviene. Un sistema dunque destinato a fallire, malgrado la spinta dell'Unione Europea verso nuovi accordi di riammissione nel quadro del Processo di Khartoum.

http://www.statewatch.org/news/2015/jul/eu-com-hotsposts.pdf

http://www.europarl.europa.eu/ep-live/en/committees/video?event=20151001-0900-COMMITTEE-LIBE

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79373&typeb=0

http://www.bbc.com/news/world-africa-34395745

I nuovi Hot Spot sono rimasti quello che erano, quando si chiamavano, in conformità all'art. 23 del Regolamento di attuazione del Testo Unico sull'immigrazione 286 del 1998, Centri di primo soccorso ed accoglienza (CPSA). Per il momento gli Hot Spot sono solo un indirizzo politico rimesso alla discrezionalità delle autorità amministrative. Non hanno basi legali e si tratta di materia, la libertà personale, che in Italia, in base all'art.13 della Costituzione è coperta dalla riserva di legge ( può essere disciplinata solo dalla legge) e di giurisdizione ( deve essere convalidata dal giudice).

http://meridionews.it/articolo/36927/la-sicilia-laboratorio-dellue-sullimmigrazione-con-i-nuovi-hotspot-piu-difficile-lasciare-litalia/

Inoltre secondo l'art. 5 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo,
" ARTICOLO 5
Diritto alla libertà e alla sicurezza
1. Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno
può essere privato della libertà, se non nei casi seguenti e nei
modi previsti dalla legge:

(a) se è detenuto regolarmente in seguito a condanna da
parte di un tribunale competente;
(b) se si trova in regolare stato di arresto o di detenzione per
violazione di un provvedimento emesso, conformemente
alla legge, da un tribunale o allo scopo di garantire
l’esecuzione di un obbligo prescritto dalla legge;
(c) se è stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi
all’autorità giudiziaria competente, quando vi sono motivi
plausibili di sospettare che egli abbia commesso un reato
o vi sono motivi fondati di ritenere che sia necessario
impedirgli di commettere un reato o di darsi alla fuga
dopo averlo commesso;
(d) se si tratta della detenzione regolare di un minore decisa
allo scopo di sorvegliare la sua educazione oppure
della sua detenzione regolare al fine di tradurlo dinanzi
all’autorità competente;
(e) se si tratta della detenzione regolare di una persona
suscettibile di propagare una malattia contagiosa, di un
alienato, di un alcolizzato, di un tossicomane o di un
vagabondo;
(f) se si tratta dell’arresto o della detenzione regolari di
una persona per impedirle di entrare illegalmente nel
territorio, oppure di una persona contro la quale è in
corso un procedimento d’espulsione o d’estradizione.

2. Ogni persona arrestata deve essere informata, al più presto
e in una lingua a lei comprensibile, dei motivi dell’arresto e di
ogni accusa formulata a suo carico.

3. Ogni persona arrestata o detenuta, conformemente alle
condizioni previste dal paragrafo 1 c del presente articolo,
deve essere tradotta al più presto dinanzi a un giudice o a un
altro magistrato autorizzato dalla legge a esercitare funzioni
giudiziarie e ha diritto di essere giudicata entro un termine
ragionevole o di essere messa in libertà durante la procedura. La
scarcerazione può essere subordinata a garanzie che assicurino
la comparizione dell’interessato all’udienza.
4. Ogni persona privata della libertà mediante arresto o
detenzione ha il diritto di presentare un ricorso a un tribunale,
affinché decida entro breve termine sulla legittimità della sua
detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è
illegittima.

5. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione
di una delle disposizioni del presente articolo ha diritto a una
riparazione.


L'unica differenza dei nuovi Hot Spot, ubicati nei vecchi CPSA di Pozzallo e Lampedusa, è costituita dalla presenza rinforzata delle squadre di Frontex e dalla diffusione della pratica del prelievo delle impronte digitali, per molti una condanna a vita, mentre nessuno parla più di modificare il Regolamento Dublino.

Ecco, dalla rete, le immagini delle prime proteste dei migranti trattenuti oltre i termini di legge nel CPSA/Hot Spot di Contrada Imbriacola a Lampedusa.

https://www.youtube.com/watch?v=S5YSGBtBEJo

Nessuna prospettiva concreta di rilocazione, tradite le promesse europee, ennesimo bluff della Commissione e del Consiglio. Nessun canale umanitario e minime possibilità di ingresso legale, seppure per ricongiungimento familiare.

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/490898/Lampedusa-aperto-l-hotspot-Gia-250-fotosegnalati-la-maggior-parte-eritrei

http://ecre.org/component/content/article/70-weekly-bulletin-articles/1204-eu-council-agrees-on-relocation-of-thousands-of-asylum-seekers.html

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2015/10/01/migranti-alfano-nessun-caos-a-lampedusa_417b16d9-4ada-4d4d-a8b0-5af2a2b0a003.html

Il trattenimento delle persone che sono rinchiuse dentro i nuovi Hot Spot di Lampedusa e Pozzallo va ben oltre le 24-48 ore, che erano previste a livello europeo e che costituiscono il termine massimo della detenzione amministrativa quando non viene comunicata all'autorità giudiziaria, che entro le successive 48 ( in casi straordinari ed urgenti) deve adottare una misura di convalida, come prevede l'art. 13 della Costituzione italiana in tutti i casi ( nessuno escluso) di limitazione della libertà personale da parte delle autorità di polizia.

http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/tensioni-centro-accoglienza-lampedusa-2-ottobre-2015.html

Intanto dalle questure di Siracusa, Ragusa e di Catania, e di altre città di sbarco, continuano ad essere adottati provvedimenti di respingimento differito ai sensi dell'art. 10 comma 2 del Testo Unico sull'immigrazione, senza motivazione individuale, senza informazione legale preventiva, senza dare accesso ai diritti di difesa, addirittura indicando una sede ed un'autorità diversa, da quella che dovrebbe essere, il giudice ordinario, per la proposizione dei ricorsi.

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/cs-borderline-sicilia-il-3-ottobre-si.html

Provvedimenti privi di motivazione che contraddicono quanto affermato dalla legge, dalle Direttive europee, dalla Corte di Giustizia UE di Lussemburgo e ancora di recente ribadito dalla Corte di Cassazione.

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/migranti-respinti-catania-e-siracusa.html?spref=fb

http://catania.meridionews.it/articolo/36987/palaspedini-storie-dei-migranti-cacciati-scappiamo-dai-terroristi-o-dalla-fame/

La condanna subita dall'Italia il primo settembre scorso da parte della Corte Europea dei diritti dell'Uomo, sembra del tutto ignorata dai media ma anche dalle autorità amministrative, eppure il caso si riferiva proprio al trattenimento arbitrario nell'isola di Lampedusa ed alle procedure di respingimento collettivo che ancora oggi vengono reiterate.

http://www.meltingpot.org/Nuova-condanna-per-l-Italia-da-Strasburgo.html#.Vg-VHPHotsc

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/09/dopo-lo-sbarco-si-moltiplicano-i.html

Nel giorno della memoria della strage di Lampedusa, ed in tutti gli altri giorni che seguono, il 3 ottobre è tutti i giorni, continua a funzionare la fabbrica della clandestinità, ma questa volta si assiste al marchio delle persone che non vengono rimpatriate e che che risultano destinatarie di una intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio dello stato. Marchiati a vita come "clandestini", in qualunque paese d'Europa si rechino ed espellibili a discrezione delle autorità di polizia, se non dei futuri sfruttatori che li costringeranno a lavorare da schiavi per sopravvivere in Europa, e poi magari li denuceranno quando vorranno sbarazzarsene.

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/09/lasciatecientrare-visita-al-centro.html?m=1

Senza mezzi economici e senza documenti le intimazioni a lasciare entro sette giorni il territorio dello stato non sono eseguibili, e costituiscono soltanto un espediente per dimostrare all'Unione Europea che si è "responsabili" nelle attività di controllo delle frontiere e di contrasto di quella che tutti sono tornati a chiamare come "immigrazione clandestina". Si evita anche che le persone che riuscirebbero a chiedere una qualche forma di protezione possano occupare posti nei centri di accoglienza. Esseri umani privati di tutto costretti a rimanere sulla strada, senza sapere dove andare, come sta succedendo a Catania.

http://www.argocatania.org/2015/10/02/migrando-sotto-la-pioggia/

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/cacciati-32-migranti-dal-palaspediniin.html?spref=fb

 Nessuna possibilità di ingresso per lavoro, nessuna possibilità di accesso alla procedura di asilo, salvo che per alcune nazionalità e non per tutti i casi. Un regime selettivo che differenzia gli status.    Il Regolamento  Dublino sta riprendento a funzionare a pieno regime anche nei confronti dell'Italia, continuano le riammissioni dalla Germania all'Italia, e per chi rientra, spesso con parenti ancora in Siria o in viaggio nei paesi di transito, è la disperazione più cupa.

http://www.dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/09/la-commissione-europea-propone-di.html

Le decisioni da parte delle Commissioni territoriali sulle richieste di protezione internazionale sono sempre più spesso dei "dinieghi" ed un recente decreto legislativo, entrato in vigore il 30 settembre scorso, stabilisce la possibilità di internare in un centro di identificazione ed espulsione le persone "denegate" anche se hanno proposto un ricorso a mezzo di un avvocato. Si prevede fino ad un anno di detenzione amministrativa, quando il termine massimo di trattenimento per chi riceve un provvedimento di espulsione o di trattenimento è di tre mesi. Una evidente violazione dei principi di proporzionalità e di non discriminazione.

http://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/protezione-internazionale-le-nuove-norme-analizzate-dallasgi/

http://www.meltingpot.org/Protezione-internazionale-pubblicato-il-Decreto-legislativo.html#.Vg-U1_Hotsd

Stati che rispondono in questo modo a persone che fuggono dalle guerre, dalle dittature o dalla fame, come nel caso di molti profughi gambiani, si condannano ad una condizione di perenne conflittualità interna e ad un degrado del sistema delle garanzie sulle quali si dovrebbe basare la democrazia ed il rispetto reciproco, attraverso regole condivise tra tutti coloro che comunque risiedono nel medesimo territorio.

http://www.left.it/2015/10/02/fame-di-verita-il-libro-inchiesta-di-martin-caparros/

http://www.nomuos.info/3-ottobre-2013-3-ottobre-2015-mai-piu-naufragi-no-frontex-chiudiamo-il-cara-di-mineo/

Il 3 ottobre del 2013 a mezzo miglio dalle coste di Lampedusa vicinissimo al porto, un barcone naufragava con a bordo 540 persone circa, la maggior parte di nazionalità eritrea, provocando 366 morti accertati e circa 20 dispersi. Pochi giorni dopo la tragedia veniva votato al Parlamento Europeo “Eurosur”, un sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri dell’Ue con uso di droni. In pochi mesi veniva lanciata la missione militare Mare Nostrum, alla quale avrebbe fatto seguito la missione Triton, coordinata dalla famigerata agenzia Frontex, con sede centrale nella nostra città . Da allora le tragedie nel Mediterraneo e nei paesi europei si sono moltiplicate ( non dimentichiamo la morte di 800 persone la notte del 18 aprile scorso); una nuova apartheid sta blindando i confini della fortezza Europa e le criminali politiche di guerra Usa-Nato-UE (vedi Irak, Afghanistan, Libia, Siria…), si stanno estendendo ai migranti, costretti alla fuga proprio da queste guerre .
La Sicilia è sempre più militarizzata: Muos a Niscemi, Sigonella, Augusta e Trapani-Birgi, che sarà nelle prossime settimane coinvolta nella gigantesca esercitazione NATO Trident Juncture . Inoltre la funzione principale di Frontex è il controllo militare dei confini europei e l’accoglienza di migliaia di richiedenti asilo è riservata al Cara di Mineo, vergognoso esperimento di segregazione nel cuore della piana di Catania. Purtroppo, strumentalizzando i tragici fatti di Palagonia forze razziste stanno aizzando la popolazione a dare la caccia ai “neri”, mentre non pochi agricoltori appaltano ai caporali il reclutamento dei migranti per 10/15 euro per 10 ore di lavoro. Da quando è stato aperto il Cara ci battiamo per la sua chiusura e per moltiplicare esperienze d’accoglienza in piccoli e medi centri per valorizzare l’inserimento sociale e lavorativo dei migranti, come da anni riescono a fare in Calabria, a partire da Riace nella Locride. L’accoglienza che vogliamo costruire è quella dal basso, a partire dal momento dello sbarco, per fornire ai migranti non solo generi di prima necessità ( come siamo costretti a fare a causa della pessima accoglienza delle istituzioni catanesi) ma anche assistenza legale in difesa del diritto d’asilo europeo e per sostenere le loro lotte per conquistare il diritto alla libera circolazione in un mondo libero dalle guerre e dal razzismo.

Sabato 3 ottobre alla Palestra Lupo, in piazza Pietro Lupo
Alle ore 17,30 assemblea antirazzista con
Fulvio Vassallo Paleologo- Associazione Diritti e Frontiere
Domenico Lucano, sindaco di Riace
Aboubakar Soumahoro, portavoce Coalizione internazionale Sans Papiers , Migranti,
Rifugiati e Richiedenti asilo(Cispm), e.n. USB
Alle ore 20,30 proiezione di “Lampedusa 2013: I giorni della tragedia”
di Antonino Maggiore

Domenica 4 ottobre dalle ore 10,30
Incontro Interetnico di fronte al Cara di Mineo
Rete Antirazzista Catanese,
La Città Felice, Comitato NoMuos/NoSigonella, Borderline Sicilia, Cobas Scuola,
Catania Bene Comune, Rete delle città vicine
http://www.nomuos.info/3-ottobre-2013-3-ottobre-2015/
 
Il nostro 3 ottobre Ad un anno dalla strage di Lampedusa
Non il giorno della memoria ma una giornata di mobilitazioni
L’anniversario del 3 ottobre, quando 368 donne, uomini e bambini persero la vita nel naufragio di Lampedusa, trova un mondo dilaniato dal diffondersi di conflitti asimmetrici inediti e dall’acuirsi di quelli che da decenni segnano il pianeta. Da Guantanamo ai tagliagole in Iraq, passando per le decine di migliaia di morti in Ucraina, a Gaza e in Siria, per la nuova guerra civile in Libia e il perpetrarsi delle dittature sanguinarie del Corno d’Africa, la stessa cultura dell’odio e del calcolo economico, che mai dà priorità alla vita e ai desideri delle persone, si sta materializzando in un orizzonte di devastazione e guerra probabilmente senza precedenti per l’intensità e le modalità globali. I paesi occidentali hanno contribuito e contribuiscono quotidianamente alla diffusione di questa cultura e al protrarsi di questi conflitti, dei quali le migrazioni e le morti in mare cui stiamo assistendo sono una diretta conseguenza.
Per anni abbiamo contestato la divisione tra profughi e migranti perché strumentalizzata da tutti i governi per creare categorie di persone dai diritti differenziati. Ma oggi la questione dell’asilo e della “libertà di costruzione e di realizzazione del proprio progetto di vita in caso di necessità di movimento”, come scritto nella Carta di Lampedusa, assume un ruolo fondamentale, diventa la sfida per eccellenza alle frontiere, alle sovranità, alle cittadinanze, agli stessi diritti umani. Senza dimenticare la libertà di movimento e il diritto di restare di tutti/e i/le migranti per come definiti dalla Carta di Lampedusa, non si può non tenere presente la stretta connessione che esiste tra i conflitti in corso e le persone che in questi mesi hanno raggiunto l’Europa passando per il Mediterraneo. Più del 35% di loro sono siriani/e. Gli/le altri/e sono in larga parte eritrei/e, somale/i, palestinesi, curdi/e.
Il 3 Ottobre non può e non deve essere solo il giorno nella memoria. Una giornata in cui gli stessi poteri che giocano costantemente a ipotecare il futuro di tutti e di tutte fingono di inchinarsi di fronte al ricordo delle salme di quella tragedia. Una tragedia che ha precise responsabilità politiche, come tutte le altre che hanno riempito di corpi il Mediterraneo negli ultimi vent’anni. I giorni della memoria si istituiscono in ricordo di un passato finito una volta per tutte. Ma il 3 Ottobre non ha mai avuto fine: il 3 Ottobre è anche l’11 Ottobre dello stesso anno, e poi, nel 2014, il 19 febbraio, il 12 maggio, il 30 giugno, il 19 luglio, il 2 e il 28 agosto, tutte date in cui si sono contati i morti in mare, fino agli 800 nelle acque libiche e maltesi nella sola seconda settimana di settembre. Più i conflitti si inaspriscono e si diffondono, più le persone fuggono e muoiono. Più le politiche migratorie europee impediscono ai migranti di attraversare le frontiere senza rischiare la vita, più si rendono complici della morte di queste decine di migliaia di vittime di guerra. Le banalizzazioni e le semplificazioni dei discorsi istituzionali fanno rabbrividire in questo momento più che mai. Ancora di più, spaventa l’assunzione in buona fede di tante e tanti della logica del salvataggio in mare come l’unica possibile. Una logica che inevitabilmente alimenta la commistione ormai strutturale tra umanitario e militare e legittima il dibattito in corso tra l’Italia e l’Europa sul passaggio dall’operazione Mare Nostrum a una versione di Frontex imbellettata per l’occasione. Non si può continuare a dare per presupposto che chi fugge debba rischiare la propria vita per raggiungere il Mediterraneo e dalle sue coste mettersi in viaggio sperando che qualcuno lo intercetti e lo salvi. Pur consapevoli che è alle cause delle guerre che oggi bisogna guardare, e fino a che punto l’Unione europea sia complice di queste guerre e la prima responsabile delle morti in mare (altra forma o continuazione della guerra), le prime rivendicazioni che adesso si devono portare avanti sono per noi:
L’ abolizione immediata del sistema dei visti d’ingresso e l’istituzione di un diritto di asilo senza confini, che sopprima definitivamente la logica del Regolamento Dublino in tutte le sue versioni, permettendo la reale libertà di movimento di chi chiede protezione internazionale in Europa e garantendone il diritto di restare dove sceglie.
La costruzione immediata di percorsi di arrivo garantito che portino le persone in salvo direttamente dalle zone dei conflitti o immediatamente limitrofe ad esse fino all’Europa, mettendo a tacere ogni ipotesi di esternalizzazione dell’asilo politico nei cosiddetti “paesi di transito” extra Ue, come la Libia, l’Egitto, o la Tunisia, oggi più che mai incapaci di offrire i minimi standard di tutela dei diritti dei migranti.
La diffusione di un’accoglienza degna, che rispetti le vite e i desideri degli uomini e delle donne che arrivano in Europa e si sostituisca interamente alla logica dell’emergenza e della speculazione sull’emergenza.
La lotta senza quartiere contro tutte le campagne politiche e mediatiche di criminalizzazione dei migranti che, a solo un anno dal naufragio del 3 ottobre, tornano più che mai irresponsabilmente e indegnamente a connotare come “clandestini” i profughi in fuga dai conflitti, e ad allarmare la popolazione con inventati pericoli di epidemie e infiltrazioni terroristiche attraverso le rotte dell’asilo, alimentando senza ritegno la cultura dell’odio, della paura, dello “scontro di civiltà” e dell’islamofobia a fini demagogici. Le risorse economiche perché ciò avvenga sono da trovare innanzitutto nell’immediata chiusura in tutta Europa dei centri di detenzione amministrativa per migranti, obiettivo di lotta per tutti noi, nonché nella riconversione delle spese volte alla militarizzazione del Mediterraneo e degli altri confini europei. Perché il 3 Ottobre non sia solo la giornata della memoria, perché in quel giorno siano delegittimate le ipocrisie istituzionali, invitiamo ogni movimento, associazione, singola/o a costruire sul proprio territorio e con le modalità che riterrà più opportune, nello spirito della Carta di Lampedusa, dei momenti di mobilitazione che assumano queste rivendicazioni come parole d’ordine. 3/10/2014

Primi firmatari: Rete Antirazzista catanese, Comitato NoMuos/NoSigonella (Catania), Coordinamento Antirazzista palermitano, Melting Pot Europa, Rifondazione Comunista, CIPSI – Coordinamento Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale, Laboratorio 53 (Roma), Le Mafalde (Prato), Ambasciata dei dei Diritti (Ancona), Ambasciata dei Diritti (Macerata), Centri Sociali delle Marche – Spazio comune autogestito TNT (Jesi), Csa Sisma (Macerata), Csa Asilo Politico (Ancona), Csa Kontatto (Falconara), Spazio Autogestito Arvultura (Senigallia), Csa jolly Roger (Civitanova Marche), Csa Fabbri (Fabriano), Squola spa (Pergola) – Ass. Ya Basta! Marche, booq (Palermo), Associazione Antimafie Rita Atria, Centro Sociale TPO Bologna, Associazione Città Migrante Reggio Emilia, Comitato l’Altra Europa con Tsipras di Perugia, Comitato Antirazzista Cobas (Palermo), Q Code Magazine, SOS Diritti (Venezia), Comitato Non laviamocene le mani (Rovereto/Trento), Associazione Garibaldi 101 (Napoli), Voglio Vivere Onlus, Polisportiva antirazzista Akapawa (Jesi), Progetto Rebeldia (Pisa), Razzismo Stop (Padova), Associazione Italia-Nicaragua (Circolo di Viterbo), Casa de Nialtri (Ancona), Polisportiva antirazzista Assata Shakur (Ancona), Casa dei Beni Comuni (Treviso), La Città Felice (Catania), LILA (Catania), Cobas Scuola (Catania), Associazione Rumori Sinistri (Rimini), Casa Madiba Network (Rimini), Polisportiva AutSide (Rimini), Centro Sociale Bruno (Trento), Labas occupato (Bologna), Associazione Senzaconfine, Laici Comboniani (Palermo), Laboratorio aq16 (Reggio Emilia), Casa Bettola (Reggio Emilia), Liberalaparola (Marghera), Razzismo Stop (Venezia), Borderline Sicilia, Associazione Di.a.Ri.A (Palermo), Laboratorio Occupato Morion (Venezia), S.a.L.E. Docks (Venezia), Sinistra Anticapitalista, Centro Sociale Occupato Autogestito Zona Ventidue (San Vito Chietino), Associazione A Sud, Associazione Oltreiconfini (Quarto d’Altino, Venezia), Circolo Arci Malaussène (Palermo), Centro Documentazione Conflitti Ambientali, Gruppo Consiliare Per me (Modena), CISS / Cooperazione Internazionale Sud Sud, Resistenze Meticce (Roma), Associazione Giù le Frontiere, Senzaconfine di Aprilia, Comitato Nomuos (Alcamo C.mare), Left-Lab, Associazione Afroitaliani/e, Rete Primo Marzo, Antonio Mazzeo, Associazione di Volontariato “Voli di Pace”, Comunità in Resistenza/Csa Intifada Empoli, ALBA Art.3, Osservatorio contro le discriminazioni razziali Nourredine Adnane (Palermo), Associazione Tenda per la Pace e i Diritti, TILT!, Blob Laboratorio Giovani Comunicazione, MSNA Minori Stranieri Non Accompagnati, End Immigration Detention of Children, Binario 15 Onlus…


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro