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giovedì 15 ottobre 2015

I dati smentisono FRONTEX, mentre proseguono i respingimenti collettivi e le detenzioni arbitrarie ai danni dei cd. migranti economici.



FRONTEX continua a fornire dati falsificati e lo ammette, mentre si nasconde la prassi dei voli di rimpatrio collettivo, finanziati e supportati dall'Agenzia. 

Una costante violazione dei diritti umani che si scarica sulle categorie più vulnerabili di migranti, come le potenziali vittime di tratta e le vittime di tortura. Ancora in queste ore, dall'aeroporto di Roma Fiumiicino, un respingimento collettivo in corso verso la Nigeria.

https://news.vice.com/it/article/deportazione-vittime-tratta-nigeriane-cie-hotspot 



On. Barbara Spinelli

 

 

Alla cortese attenzione:



Prefetto Giovanni Pinto

Direttore centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere presso il Ministero dell’Interno

 

Prefetto Mario Morcone

Capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell’Interno

 

Mr Fabrice Leggeri
Executive Director
European Agency for the Management of Operational Cooperation at the External Borders (Frontex)
 
e per conoscenza a:
Mrs Emily O’Reilly, EU Ombudsman
 
Mr Hans-Jörg Bannwart, Head of the delegation of the UN Subcommittee on Prevention of Torture (SPT) in Italy
 


Bruxelles, 14 ottobre 2015

Egregio dottor Giovanni Pinto
Egregio dottor Mario Morcone
Egregio dottor Fabrice Leggeri,

denuncio con forza l’operazione di rimpatrio di venti donne nigeriane – potenziali vittime di tratta – effettuata a Roma il 17 settembre.

La mattina del 17 settembre 2015, numerosi attivisti della società civile – tra cui giornalisti e avvocati che da tempo seguono la situazione pericolosa e malsana del Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, alla periferia Sud-Ovest di Roma – ci hanno segnalato che era in corso il rimpatrio di un gruppo di circa venti donne di nazionalità nigeriana, parte delle sessantanove potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale provenienti dalla Libia, soccorse in acque internazionali e sbarcate a Lampedusa e Pozzallo, poi trattenute nel CIE di Ponte Galeria dal 23 luglio 2015. Il loro caso era stato sollevato da parlamentari e organizzazioni umanitarie e di difesa legale, oltre che da numerosi media nazionali e internazionali, che chiedevano la garanzia dei diritti all’informazione circa il possibile riconoscimento delle diverse forme di protezione previste dalla legge italiana e dalle convenzioni internazionali.

Questi i fatti del 17 settembre, così come è stato possibile ricostruirli grazie alla testimonianza di avvocati e attivisti di associazioni della società civile, a fronte di una completa mancanza di informazioni da parte delle istituzioni:

Alle prime ore del mattino, avvocati e attivisti apprendevano che nel CIE di Ponte Galeria era stato dato avvio alle procedure per il rimpatrio di un numero di donne nigeriane non precisato, tra venti e venticinque, benché fossero in corso – per molte di loro, se non tutte – le decisioni per la sospensione da parte del Tribunale del diniego alla protezione precedentemente deciso dalla Commissione territoriale e, di conseguenza, dell'esecutività del rimpatrio.
Lo stesso accadeva per quattro uomini, presumibilmente nigeriani, anch’essi trattenuti nel CIE.

Attorno alle 12.30, gli attivisti raccolti davanti al centro hanno visto giungere due mezzi blindati dai quali sono scesi poliziotti in assetto antisommossa che li hanno spintonati, sospingendoli verso una stradina laterale al CIE. Nel frattempo i cancelli del centro si sono aperti e ne è uscito un pullman della Polizia con a bordo le ragazze che gridavano richieste di aiuto, battendo contro i finestrini.[1] Secondo le testimonianze dei presenti, a guidare le operazioni si sarebbero trovati, assieme al personale del centro e alle Forze dell’ordine italiane, tre uomini che indossavano una pettorina recante la scritta Boarding Team. All’interrogazione di un attivista, un poliziotto presente nel centro asseriva trattarsi di funzionari dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa delle frontiere Frontex.[2]

Il pullman si è diretto all’aeroporto “Leonardo Da Vinci” di Fiumicino. Gli attivisti lo hanno seguito, nel tentativo di far presente alla Polizia aeroportuale che in quelle stesse ore il Tribunale preposto (Prima Sezione di Roma) stava valutando le motivazioni addotte dagli avvocati per ottenere una sospensione dell’esecutività del rimpatrio.[3] Per almeno tre ragazze nigeriane, la richiesta veniva intanto accettata.

Dopo essere stati identificati dalle Forze dell’ordine, gli attivisti hanno potuto avvicinarsi al Terminal 5 dove si trovava l’aereo a bordo del quale era già stato caricato il gruppo proveniente da Ponte Galeria. Si trattava di un velivolo della Compagnia Meridiana – presumibilmente noleggiato da Frontex e utilizzato come volo charter – con destinazione Lagos.

Man mano che giungeva copia delle notifiche di sospensione prontamente inviate alla Questura dagli avvocati e della Clinica Legale dell’Università di Roma 3,[4] gli attivisti chiedevano che le persone interessate venissero fatte scendere dall’aereo. Tuttavia una sola donna nigeriana a cui era stata concessa dal Tribunale la sospensione dell'esecutività del rimpatrio è stata fatta sbarcare. Almeno altre due destinatarie di un ordine di sospensione dell’esecutività del rimpatrio – notificato alle 13.43 dagli avvocati alla Questura di Roma, dunque ben prima che l’aereo lasciasse il territorio italiano – sono state rimpatriate, contravvenendo alla pronuncia del Tribunale.

Alle 15.30 iniziavano le fasi di decollo e gli attivisti venivano allontanati con una leggera pressione dalla zona dalla quale era possibile scorgere l’aereo. Contemporaneamente arrivavano altre decisioni positive del Tribunale. Più tardi si è saputo che gli ordini di sospensione dell’esecutività del rimpatrio firmati dai giudici sono stati quindici nella sola giornata del 17 settembre, anche se agli avvocati non è stato dato conoscere chi, tra le destinatarie del provvedimento, si trovasse a bordo dell’aereo in partenza per Lagos.

Il 17 settembre nel CIE di Ponte Galeria era presente anche una delegazione del Sotto-comitato ONU contro la tortura, per la prima di una serie di visite in Italia “volte a monitorare il trattamento e le condizioni di detenzione dei migranti, nonché le garanzie per la loro protezione contro la tortura e i maltrattamenti”.[5] La missione ispettiva comportava la visita di centri di trattenimento a Roma, Trapani, Pozzallo, Torino e Bari, e una serie di audizioni e consultazioni con associazioni della società civile.[6] Trovandosi ad assistere alle operazioni di rimpatrio, i delegati del Sotto-comitato hanno chiesto di salire a bordo del pullman che trasportava le donne nigeriane a Fiumicino e, vedendosi rifiutare il permesso, lo hanno seguito fino al Terminal 5 dove, a causa di un netto divieto opposto dalla Questura, hanno potuto seguire le operazioni di imbarco solo da lontano. Tuttavia un membro della delegazione ha riferito di aver visto una donna nigeriana trasportata fino alla pista di decollo a bordo di un’ambulanza e poi caricata sull’aereo con una barella.

In serata, gli avvocati hanno appurato che la donna nigeriana fatta scendere dall’aereo era stata ricondotta nel CIE di Ponte Galeria e quindi rilasciata, senza provvedere un accompagnamento verso la struttura del Nord Italia che nel frattempo si era dichiarata disponibile a ospitarla.


Chiedo pertanto di conoscere:
                       
- Le modalità, la pianificazione e i responsabili dell'esecuzione dei provvedimenti di allontanamento forzato attuati in data 17 settembre 2015, nonché i relativi costi, il personale impiegato nell’operazione.

- La ricostruzione precisa degli avvenimenti, a noi giunti – in modo frammentato e inevitabilmente incompleto - solo in virtù dell’impegno solidale di cittadini che sono stati testimoni oculari dell’intera vicenda. In particolare, quali e quante persone sono state rimpatriate e con quali motivazioni per ogni singolo caso, con specifico riferimento all’effettiva salvaguardia del diritto alla difesa di ciascuno, dietro presentazione dei verbali di rimpatrio.

- Le ragioni per cui non si è ritenuto di dover attendere l’esito delle richieste di sospensione dei provvedimenti di respingimento, come era stato richiesto dagli avvocati e dalle associazioni, e cosa si intenda fare, a rimpatrio già effettuato, per le richieste che nel frattempo hanno avuto esito positivo.

- Chi e perché ha impedito ai componenti la delegazione del Sotto-comitato ONU contro la tortura, presente nel CIE di Ponte Galeria al momento dei fatti, di salire a bordo del pullman che trasferiva i trattenuti a Fiumicino, come da essi esplicitamente richiesto.


In particolare riguardo alla presenza di Frontex chiedo:

- Se una squadra dell’Agenzia fosse effettivamente presente nel centro da dove è partita l’operazione, e se sì, con quali compiti e mandato.[7] Rilevo che testimoni indicano che anche un autobus con a bordo il personale di Frontex lasciava il CIE insieme al pullman sul quale le donne nigeriane venivano trasferite a Fiumicino.[8]

- Se l’aereo partito da Roma per Lagos fosse un volo charter coordinato da Frontex, e in caso affermativo, se avesse già prelevato altre persone da altri Stati membri e quale personale avesse a bordo.

- Se, come risulta da informazioni ottenute da un’associazione che si occupa di migranti, sul volo partito da Roma fossero presenti anche quattordici persone di nazionalità nigeriana prelevate alle quattro del mattino dalla polizia antisommossa dal CIE di Torino.[9]

- Come l’Agenzia intenda porre in atto gli obblighi imposti al Direttore esecutivo dall'art 3(1a) del Regolamento N. 1168/2011,[10] secondo cui egli deve sospendere o concludere, totalmente o parzialmente, operazioni congiunte e progetti pilota se ritiene che siano in atto violazioni gravi o destinate a persistere dei diritti fondamentali o degli obblighi in materia di protezione internazionale nel corso di un'operazione congiunta o di un progetto pilota.

- Come l’Agenzia ritenga di poter rispettare gli standard e le garanzie di difesa specificate nelle legislazioni nazionali e internazionali in materia di diritti umani, e come intenda garantire la trasparenza nelle procedure (inclusi la possibilità di ricorsi individuali e l’accesso agli organi della giurisdizione nazionale per salvaguardare il diritto a un ricorso effettivo, sancito dall’art. 13 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo e dall’art. 13 del Regolamento frontiere Schengen) in caso di respingimento alla frontiera, come prescritto nel Return Handbook della Commissione europea.[11]
La vicenda in oggetto è paradigmatica dei concreti rischi di violazione dei diritti umani in cui Frontex può trovarsi implicata a seguito delle decisioni dell’Unione: rimpatri sommari di migranti cosiddetti economici, non riconosciuti come aventi diritto alla protezione internazionale sulla base della Direttiva sui rimpatri 2008/115/CE.

- Qualora la presenza attiva di Frontex nell’operazione di rimpatrio fosse confermata, il motivo per cui l’Agenzia non si è attenuta alle norme contenute nel Return Handbook a proposito dell’informazione e presenza delle ONG e della società civile,[12] la cui assenza è stata denunciata dall’Ombudsman, che ha dimostrato come il 40 per cento dei voli di rimpatrio non siano monitorati da osservatori indipendenti.[13]
           

In particolare riguardo alle politiche del Ministero dell’Interno chiedo:

- Le valutazioni del Ministero dell’Interno riguardo alla presenza e al supporto operativo di Frontex nelle operazioni di rimpatrio che il Ministro Angelino Alfano ha recentemente chiesto all’UE di realizzare.[14]

- L’eventuale rapporto tra gli attuali CIE e il sistema degli hotspot, e quindi tra le diverse modalità di trattenimento amministrativo le espulsioni o i rimpatri eseguiti dal governo italiano.
Nel documento del Consiglio del 25-26 giugno[15] si legge che Frontex darà il proprio sostegno agli Stati membri in prima linea per quanto riguarda le operazioni di rimpatrio, secondo le linee presentate dalla Commissione al Consiglio il 16 giugno scorso. In particolare si legge che “la Commissione ha annunciato l’intenzione di proporre di emendare il Regolamento di Frontex al fine di rafforzarne il ruolo nei rimpatri.”
Nel documento Limite del Consiglio del 9 settembre, Migration: EU action and state of play, punto 8, si legge che “la registrazione e il rilevamento delle impronte digitali dei migranti devono essere strettamente legati a effettive politiche di rimpatrio per coloro che non necessitano protezione. Frontex aiuterà gli Stati membri coordinando il rimpatrio dei migranti irregolari”.[16]
Nello stesso documento si legge che “Frontex e gli Stati membri devono velocemente valutare la necessità di schierare squadre RABIT ai confini sensibili come Ungheria, Grecia e Italia”.[17] Di tali squadre la Commissione è tornata a parlare il 23 settembre 2015, in una specifica Comunicazione al Parlamento europeo e al Consiglio.[18] Si chiede dunque se l’intervento delle squadre RABIT possa essere richiesto dall’Italia, eventualmente anche per la gestione degli hotspot che, come abbiamo visto, rischiano di essere in tutto o in parte sovrapposti ai CIE.

- Il motivo per cui - tra le sessantanove donne nigeriane trasferite a Ponte Galeria il 23 luglio, vi fossero quattro ragazze incinte. Se per tre di loro non era evidente lo stato di gravidanza, poi accertato da esami medici, certamente per una di loro, al settimo mese, lo era, e la normativa italiana vieta l’esecuzione del rimpatrio forzato di donne in stato di gravidanza.[19]

- Il motivo per cui non si è tenuto conto di quanto scritto a proposito della Nigeria nel sito Viaggiare Sicuri del ministero degli Affari esteri, predisposto a tutela dei viaggiatori italiani. “La situazione della sicurezza è caratterizzata, in generale, da diffusi atti di criminalità ed è concreto, presente ed attuale il rischio di atti di terrorismo e di violente sommosse in varie aree del Paese. Si raccomanda pertanto di tenere strettamente conto della situazione della sicurezza in loco nel prendere decisioni relative agli alloggiamenti e agli spostamenti”.[20]


In particolare riguardo alla presenza delle autorità consolari nigeriane chiedo:

- In che modo avvengano le procedure di identificazione attuate dalle autorità nigeriane nel CIE di Ponte Galeria, e più in generale nei CIE italiani, e in che  modo le persone trattenute vengano informate circa i propri diritti.
A detta delle associazioni per i diritti umani che si sono occupate del caso in questione e che hanno avuto modo di parlare direttamente con molte di loro, alle sessantanove donne nigeriane giunte a Ponte Galeria il 23 luglio nessun rappresentante delle istituzioni, mediatore o avvocato, fino all’arrivo nel CIE, ha comunicato i loro diritti e la legge vigente in materia, né fatto domande sul viaggio non pagato attraverso il Mediterraneo – informazione cruciale per chiarire il loro essere vittime di tratta. Le donne avrebbero invece trovato ad attenderle ai cancelli del CIE il console nigeriano, pronto a effettuare l’identificazione e il conseguente rimpatrio:[21] presenza del tutto inopportuna, considerando che quasi tutte le donne, non appena sbarcate, avevano presentato domanda di protezione internazionale.[22]

- Quali cautele si adottino, in caso di ingresso delle autorità consolari nei CIE e più in generale nei centri italiani, inclusi i CPSA di Pozzallo e Lampedusa, per salvaguardare la posizione dei richiedenti asilo che hanno manifestato la volontà di richiedere protezione ma la cui istanza non sia stata ancora formalizzata.

- Operazioni di questo genere non sembrano potersi inquadrare nell’accordo tra Frontex e il Servizio immigrazione nigeriano, dove si assicura il pieno rispetto dei diritti umani nel conseguire l’obiettivo del “contrasto dell’immigrazione illegale/irregolare”.[23] A meno che non vada letto in tal senso il paragrafo in cui si dichiara, oscuramente, che “Frontex e le autorità nigeriane competenti mirano a promuovere un miglioramento nell’interoperabilità operazionale tra le autorità competenti degli Stati membri dell’UE e la Repubblica Federale della Nigeria coinvolte nelle attività di gestione della sicurezza delle frontiere”.[24]


                        In particolare riguardo all’arrivo in Nigeria delle donne rimpatriate chiedo:

- Il numero preciso e i nomi delle donne sottoposte a rimpatrio coatto. Le forme di tutela previste, in considerazione del loro essere gravemente esposte al rischio di subire altri abusi rientrando in Nigeria. Le istituzioni o organizzazioni a cui sono state consegnate al momento dell’arrivo a Lagos.


Protesto per la mancanza di trasparenza con cui si sono svolti i fatti, per la completa assenza di informazioni in cui sono state tenute le associazioni e persino gli avvocati delle donne nigeriane soggette a provvedimento di espulsione. Il coinvolgimento della società civile è condizione necessaria perché i centri di identificazione ed espulsione non diventino luoghi opachi, fuori dal diritto. La campagna LasciateCIEntrare ha ottenuto due ingressi nel CIE il 7 e il 14 agosto, insieme a giornalisti. Malgrado ulteriori richieste di accesso, un nuovo ingresso è stato consentito solo il 19 settembre, e in questa occasione è stato fatto esplicito divieto di ingresso agli organi di stampa.
Sempre più viene reso discrezionale, da parte delle istituzioni preposte, il monitoraggio di associazioni indipendenti che, grazie a una continua vigilanza, sono in grado di denunciare eventuali abusi e detenzioni illegittime. Il problema sembra acuirsi in vista della riconversione in hotspot di alcuni centri per migranti, che l’Italia è chiamata ad effettuare.

Esprimo preoccupazione per metodi di rimpatrio che sembrano voler eludere la garanzia dei diritti fondamentali che spettano a tutti i migranti, in particolare se richiedenti asilo o soggetti vulnerabili.
Ben quattro tra le donne nigeriane giunte il 23 luglio nel CIE di Ponte Galeria erano incinte a seguito degli stupri subiti durante il viaggio dalla Nigeria alla Libia.[25]
Tra quelle rimaste dietro le sbarre di Ponte Galeria in attesa di espulsione, molte hanno dichiarato di aver subito violenza dall’organizzazione Boko Haram, altre di essere state comprate da trafficanti per poi essere vendute sul mercato europeo della prostituzione. Tutte hanno subito ricatti psicologici e numerose portano il segno di cicatrici, ustioni e torture inflitte dai loro aguzzini per essersi ribellate.[26]
Rimandare queste persone nel Paese di provenienza significa condannarle a subire ancora una volta le violenze patite, quando non a rischiare la vita, come dimostrato, da ultimo: dal rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in cui si esprime “forte preoccupazione per i rimpatri di rifugiati dal Niger alla Nigeria”;[27] dal rapporto di Amnesty International, in cui si parla di esecuzioni extragiudiziali, torture, rastrellamenti e “decessi di massa in carcere”; [28] dal rapporto dell’Unicef, secondo il quale il numero dei bambini sfollati a causa delle violenze di Boko Haram ha raggiunto 1,4 milioni.[29]
La situazione nel Paese è grave a tal punto che, lo scorso 16 gennaio, l’Alto Commissariato dell’ONU ha chiesto la sospensione dei rinvii di richiedenti asilo verso la Nigeria.


Ricordo che:

I rimpatri coattivi di cittadini stranieri verso la Nigeria costituiscono una violazione dei diritti fondamentali, e quando sono condotti nelle modalità adottate nel caso delle donne rimpatriate il 17 settembre scorso assumono obiettivamente il carattere di espulsioni di massa, vietate dall'articolo 19 della Carta dei diritti dell'Unione Europea, anche alla luce dell’interpretazione di tale divieto che è stata fornita dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con la sentenza del primo settembre 2015 nel caso Khlaifia.[30]

La Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha ritenuto che per espulsione collettiva si debba intendere, ai sensi dell’articolo 4 del Protocollo n. 4, qualsiasi misura che costringa degli stranieri, in quanto gruppo, a lasciare un Paese, salvi i casi in cui tale misura venga adottata sulla base di un esame ragionevole e obiettivo della situazione particolare di ogni straniero appartenente, in quanto individuo, al gruppo.[31]

In presenza di riconoscimenti sommari effettuati dalle autorità consolari nigeriane prima del decollo verso la Nigeria (probabilmente con la mera attribuzione della nazionalità, come previsto dai vigenti accordi bilaterali di riammissione tra Italia e Nigeria), l’esecuzione immediata del volo di rimpatrio congiunto integra gli estremi della violazione del divieto di espulsione collettiva, perché non consente una procedura individuale nell’ambito della quale, al di là dell’eventuale ricorrenza di provvedimenti di espulsione o di respingimento adottati dalle autorità italiane, gli interessati possano far valere cause di non espellibilità previste dall’art. 19 del Testo Unico sull’immigrazione n. 286 del 1998, quali le condizioni personali di salute, lo stato di gravidanza, i rapporti familiari o la situazione sanitaria o politico-militare nel paese di origine.


In attesa di una Vostra gentile risposta, porgo distinti saluti
barbara spinelli





[1] Serena Chiodo, Vittime di tratta, rimpatriate, “Il Manifesto”, 18 settembre 2015.

[2] Valeria Costantini, 17 ragazze nigeriane vittime di tratta a rischio rimpatrio nel CIE romano, “Corriere della Sera”, 17 settembre 2015,  http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_settembre_17/ragazze-nigeriane-vittime-tratta-rischio-rimpatrio-cie-romano-999cfc3c-5d47-11e5-aee5-7e436a53f873.shtml; circa la presenza nel CIE del Boarding team di Frontex è riportata testimonianza anche nell’articolo Roma. Stop al rimpatrio delle nigeriane, “Il Fatto Quotidiano”, 18 settembre 2015.

[3] Alle 12.30 circa, la responsabile della Polizia di Frontiera presente presso il CIE di Ponte Galeria, veniva informata anche telefonicamente dai legali che il Tribunale si stava in quel momento pronunciando sui provvedimenti cautelari richiesti dalle difese.


[4] La Clinica legale dell'Università di Roma Tre sta coordinando la raccolta della documentazione inerente il caso e  la metterà a disposizione dei soggetti istituzionali che ne facciano richiesta.

[5] UN torture prevention body presents confidential preliminary findings to Italian Government, http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=16485&LangID=E#sthash.DhfjLuuo.dpuf.

[6] Tra cui, per Roma, le associazioni Antigone, LasciateCIEntrare, MEDU, A Buon Diritto, Centro Astalli.

[7] In allegato, fotografia di un presunto membro del personale Frontex presente nel CIE di Ponte Galeria durante l’operazione di rimpatrio del 17 settembre 2015.


[9] Ivi.

[10] Regolamento UE N. 1168/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, 25 ottobre 2011.


[11] Return Handbook, § 7.4 Frontex coordinated joint removal operations: «There is a clear added value in performing FRONTEX coordinated joint return operations and Member States are encouraged to make ample use of this option». http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/proposal-implementation-package/docs/return_handbook_en.pdf.

[12] Return Handbook, § 8 Forced Return Monitoring: «Monitoring of FRONTEX coordinated joint return operations: The FRONTEX Code of Conduct (CoC) for joint return operations (JROs) referred to in section 7.4. foresees that the monitor (an independent outside observer who frequently represents an NGO or another independent monitoring body entrusted by a Member State with forced return monitoring tasks under Article 8(6) of the Directive) will be given all necessary information in advance of the operation and will be involved in the return process from the pre-return phase (internal briefings) until the post-return phase (debriefing). He/she will have access to all information and physical access to any place he wishes. The observations/reports of the monitor will be included in the reporting on the JRO».

[13]  La Mediatrice europea Emily O’Reilly ha informato Frontex che il suo ufficio continuerà a monitorare il coinvolgimento dell’Agenzia nelle operazioni di rimpatrio congiunto (JRO), aggiungendo che “Gli abusi si verificano anche durante la preparazione dei deportati per i voli, ed è qui che la presenza di osservatori indipendenti è fondamentale. Se ci deve essere un’intensificazione di questi voli e se a Frontex vengono accordati maggiori poteri per quanto riguarda le operazioni di rimpatrio, il coinvolgimento di osservatori indipendenti non è ancora chiaro". In risposta all’Ombudsman, Frontex ha sostenuto che nei nove anni in cui ha rimpatriati migranti, non ha mai ricevuto una lamentela». http://labs.thebureauinvestigates.com/is-frontex-bordering-on-chaos/.

[14] Alfano: pronti a hotspot ma rimpatri, “RaiNews24”, 16 settembre 2015. «“Siamo pronti” con gli hotspot, “ma le cose camminano insieme: noi facciamo registrazione e separazione tra chi scappa da guerre e persecuzioni e chi invece entra irregolarmente nel territorio europeo, ma vogliamo contemporaneamente che si realizzi la distribuzione in Europa dei 24mila su cui già c'è l'accordo e vogliamo ci siano i rimpatri”. Lo ha detto il ministro dell'Interno Alfano al Tg3».


[16] Council of the European Union, Migration: EU action and state of play, 9 settembre 2015, http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-council-migration-state-of-play-11782-15.pdf.

[17] Ivi, § 24.

[18] Comunicazione della Commissione Europea, 23 settembre 2015, ANNEX III, The Rapid Border Intervention Teams mechanism (RABIT)

[19] Art. 19 T. U. 286 del 1998.

[20]  Informazioni sulla Nigeria dal sito della Farnesina Viaggiare sicuri, http://www.viaggiaresicuri.it/paesi/dettaglio/nigeria.html?no_cache=1.

[21] Serena Chiodo, Vittime di tratta, rimpatriate, “Il Manifesto”, 18 settembre 2015.

[22] Ivi.

[23] Working Arrangement establishing operational cooperation between the European Agency for the Management of Operational Cooperation at the External Borders of the Members States of the European Union (Frontex) and the Nigerian Immigration Service, Varsavia, 19 gennaio 2012. http://frontex.europa.eu/assets/Partners/Third_countries/WA_with_Nigeria.pdf.

[24] Ivi, § 4.11.

[25] Grazia Naletto, 40 donne nigeriane a rischio rimpatrio, “Il Manifesto”, 4 settembre 2015, http://ilmanifesto.info/40-donne-nigeriane-a-rischio-rimpatrio/.

[26] Video-testimonianza realizzata a Ponte Galeria dalla Campagna LasciateCIEntrare, https://www.youtube.com/watch?v=6JhMZXUze-w.


[28] Amnesty International, Rapporto Nigeria: Stars on their shoulders: Blood on their hands: War crimes committed by the Nigerian military, 3 giugno 2015, https://www.amnesty.org/en/documents/afr44/1657/2015/en/.



[30] CEDU, Khlaifia and Others v. Italy, 1 September 20152.  


[31] Andric c. Svezia (dec.), n. 45917/99, 23 febbraio 1999 e Čonka c. Belgio, n. 51564/99, § 59, CEDU 2002 I.
 


Queste le decisioni di carattere amministrativo che hanno eroso i diritti fondamentali dei migranti e intaccato quello che avrebbe dovuto essere il diritto di asilo europeo. Senza modificare leggi nazionali e regolamenti europei si sono instaurate prassi di polizia che portano all'esecuzione di misure di rimpatrio forzato che violano gravenente  la digità ed i diritti fondamentali della persona. Quando non sono possibili i rimpatri forzati, gli stessi provvedimenti di respingimento differito adottati dai questori con la intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale, creano una vasta sacca di clandestinità ed escludono dal sistema di accoglienza migliaia di persone private arbitrariamente del diritto di presentare una richiesta di protezione internazionale.


Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo - Gestire la crisi dei rifugiati: il punto sull'attuazione delle Azioni Prioritarie nel quadro dell'Agenda europea sulla migrazione

Il piano inizia con i dati di arrivo dei migranti in Europa pubblicati ieri da Frontex: "Nei primi nove mesi dell’anno, oltre 710.000 persone (dati Frontex pubblicati il 13 ottobre 2015) – rifugiati, profughi e altri migranti – sono entrate in Europa, una tendenza che è destinata a continuare. Si tratta di una prova per l’Unione europea".

Crisi dei rifugiati: la Commissione europea riferisce sui progressi compiuti nell'attuazione delle azioni prioritarie
Commissione europea - Comunicato stampa, Bruxelles, 14 ottobre 2015

In previsione del Consiglio europeo del 15 ottobre, la Commissione ha presentato una comunicazione che fa il punto sull'attuazione delle azioni prioritarie nel quadro dell'agenda europea sulla migrazione. La comunicazione al Consiglio europeo descrive i progressi compiuti riguardo alle misure operative, agli impegni finanziari e alle azioni destinate ad attuare la legislazione dell'UE, che sono stati proposti dalla Commissione e approvati dai capi di Stato e di governo il 23 settembre.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato: "Tre settimane fa ci siamo riuniti in qualità di leader europei per concordare un elenco concreto di iniziative da prendere con urgenza. La Commissione ha rispettato tutti gli impegni assunti. Abbiamo stanziato maggiori fondi per la crisi dei rifugiati, grazie al bilancio rettificativo già adottato da entrambi i colegislatori. Abbiamo inviato i nostri esperti in Grecia e in Italia per far funzionare i "punti di crisi" e il meccanismo di ricollocazione, e incitato tutti gli Stati membri ad applicare correttamente le norme comuni dell'UE in materia di asilo. Abbiamo così ottenuto risultati concreti, ma è necessario che gli Stati membri si impegnino di più, facendo seguire alle nobili parole azioni concrete a livello nazionale".

Per quanto riguarda le misure operative, il metodo basato sui punti di crisi (hotspot) proposto dalla Commissione sta cominciando a funzionare: le squadre di sostegno per la gestione della migrazione sono pienamente operative a Lampedusa e stanno entrando in azione in Grecia. Questo ha permesso di realizzare le prime ricollocazioni di richiedenti asilo e di organizzare una serie di voli per rimpatriare i migranti irregolari che non hanno il diritto di soggiornare in Europa. La Commissione ha inoltre collaborato con gli Stati membri per preparare in via operativa il reinsediamento di persone bisognose di protezione internazionale direttamente dai paesi terzi: i primi rifugiati siriani sono stati già reinsediati in Italia, nella Repubblica ceca e nel Liechtenstein (che partecipa al meccanismo in qualità di Stato associato a Schengen). Affinché questi meccanismi funzionino bene, gli Stati membri devono rispondere prontamente alla richiesta di esperti nazionali che sostengano le operazioni nei punti di crisi, notificare alla Commissione le loro capacità di accoglienza, identificare i punti di contatto nazionali che coordineranno le ricolloc
 azioni con la Grecia e l'Italia, e precisare gli impegni di reinsediamento a livello nazionale.

In termini di sostegno finanziario, la Commissione ha già proposto modifiche ai bilanci del 2015 e del 2016, aumentando di 1,7 miliardi di euro le risorse stanziate per la crisi dei rifugiati. Ciò significa che nel 2015 e nel 2016 la Commissione spenderà in tutto 9,2 miliardi di euro per la crisi dei rifugiati. In procedura accelerata, sia il Parlamento europeo che gli Stati membri in sede di Consiglio hanno approvato il bilancio rettificativo della Commissione per il 2015. Gli Stati membri devono ora stanziare le risorse nazionali corrispondenti, come concordato dai capi di Stato e di governo il 23 settembre. Numerosi sono gli Stati membri che devono ancora fornire finanziamenti corrispondenti a quelli dell'UE per l'UNHCR, il Programma alimentare mondiale e altre organizzazioni pertinenti (500 milioni di euro), il Fondo fiduciario regionale dell'UE per la Siria (500 milioni di euro) e il Fondo fiduciario di emergenza per l'Africa (1,8 miliardi di euro).

Gli Stati membri devono inoltre provvedere a una corretta attuazione del diritto dell'UE. Il sistema europeo comune di asilo ha lo scopo fondamentale di aiutare le persone bisognose di protezione internazionale e rimpatriare i migranti che non hanno diritto di soggiornare nel territorio dell'UE. Queste norme devono essere applicate correttamente. La Commissione non ha ancora ricevuto risposta alle 40 lettere di ammonimento inviate agli Stati membri il 23 settembre, in aggiunta ai 34 casi pendenti, riguardanti violazioni potenziali o effettive della normativa dell'UE in materia di asilo.
La Commissione sta altresì collaborando intensamente con la Grecia, dove opera un'unità specializzata sotto la guida del direttore generale del servizio di assistenza per le riforme strutturali, per garantire che siano migliorate le capacità di accoglienza del paese e che siano rispettate le condizioni affinché il Consiglio europeo possa raccomandare entro la fine del 2015 il ripristino dei trasferimenti ai sensi del regolamento Dublino verso la Grecia. D'altra parte, la Commissione sta per formulare un parere circa la proporzionalità e la necessità della reintroduzione temporanea dei controlli di frontiera da parte della Germania, dell'Austria e della Slovenia. La Commissione continuerà a sorvegliare attentamente la situazione e ritiene che la piena attuazione delle azioni prioritarie concordate permetterà un ritorno al normale funzionamento del sistema Schengen nei prossimi mesi.

La dimensione esterna è cruciale per affrontare le cause profonde degli attuali afflussi di migranti e rifugiati nell'UE. Parte della soluzione consiste nell'intensificare gli sforzi finanziari e diplomatici. La diplomazia dell'UE è attivamente impegnata a trovare soluzioni politiche alla crisi in Libia e in Siria, a sostegno delle iniziative dell'ONU. Inoltre, è in corso di attuazione il piano d'azione dell'UE contro il traffico di migranti e si stanno svolgendo preparativi con i partner africani che consentano di concludere con successo il vertice di La Valletta sulla migrazione che avrà luogo l'11 e il 12 novembre. I rimpatri saranno resi più efficaci dagli accordi di riammissione attualmente in negoziazione o da una maggiore attuazione degli accordi già stipulati, come quello con il Pakistan. La Turchia e i Balcani occidentali sono partner strategici. Il dettagliato piano d'azione sulla migrazione presentato dal Presidente Juncker al Presidente Erdoğan il 5 ottobre stabilisce una serie di misure concrete su cui collaborare; per finalizzare il piano d'azione, la Commissione sta ora discutendo intensamente con le autorità turche. Inoltre, la dichiarazione recentemente adottata in occasione della conferenza ad alto livello sulla rotta del Mediterraneo orientale e dei Balcani occidentali prepara il terreno a una più stretta cooperazione con i partner del nostro immediato vicinato.

Contesto
L'agenda europea sulla migrazione presentata dalla Commissione nel maggio 2015 ha evidenziato la necessità di un approccio globale alla gestione della migrazione. Da allora sono state introdotte varie misure, tra cui due meccanismi di emergenza per la ricollocazione di 160 000 persone in evidente bisogno di protezione internazionale dagli Stati membri più colpiti verso altri Stati membri dell'UE, e l'approvazione del piano d'azione della Commissione sul rimpatrio.
Il 23 settembre la Commissione europea ha presentato una serie di azioni prioritarie da realizzare entro i prossimi sei mesi per attuare l'agenda europea sulla migrazione: da un lato interventi a breve termine volti a stabilizzare la situazione in corso, dall'altro misure a più lungo termine intese a istituire un sistema solido in grado di sostenere la prova del tempo.
L'elenco delle azioni prioritarie riporta le misure principali che sono immediatamente necessarie, ossia: i) misure operative; ii) sostegno finanzio; iii) attuazione della legislazione dell'UE. L'elenco è stato approvato in occasione della riunione informale dei capi di Stato e di governo del 23 settembre 2015.

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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