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martedì 13 ottobre 2015

Proseguono i respingimenti collettivi di egiziani da Catania e da Roma, mentre, con il contributo di Frontex, sono sempre pronti i voli di rimpatrio previsti dagli Accordi bilaterali tra Italia e Nigeria. ECRE condanna la distinzione tra asilanti e "migranti economici".


Ancora espulsioni o respingimenti collettivi di egiziani con voli charter da Catania e da Roma.

"Three of the Egyptian deportees who arrived in Cairo Airport were arrested for being runaway convicts, the source said. The group had reached Italy by sea, and 22 arrived to Cairo from Catania and 22 came in a flight from Rome".

http://www.thecairopost.com/news/171598/news/31-egyptians-deported-from-italy-20-arrested-before-illegal-travel-to-libya

 Mentre si enfatizza la "rilocazione" di 19 cittadini eritrei giunti in Italia e rilocati in Svezia, si tace sui rimpatri collettivi che riguardano centinaia di nigeriani e nigeriane, come di egiziani e stranieri di altre nazionalità, sulla base degli accordi bilaterali di riammissione che l'Italia ha firmato con vari paesi. Accordi che, nelle versioni adottate negli ultimi anni, a partire dal 2009 soprattutto, prevedono forme di identificazione semplificate, di fatto attraverso la mera attribuzione della nazionalità. Assai elevato il rischio che, a seguito dell'esecuzione di questi accordi, cui concorre anche l'Agenzia europea Frontex, possano essere rimpatriati minori non accompagnati, donne sole, vittime di tratta o di tortura. Nessuno ha ha la garanzia di potere fare valere prima del rimpatrio la sua condizione individuale.

http://www.uil.it/immigrazione/riammissione.pdf

Questi i dati ufficiali dal primo gennatio al 26 giugno 2015. Numeri che sono rimasti costanti, anche perchè i posti nei centri di identificazione ed espulsione (CIE) si aggirano attorno a 500-600, e sono rimaste aperte solo 5 strutture. Si potrebbe dire "educarne uno per colpirne cento" . Adesso con gli Hot Spots che dovrebbero andare a regime entro la fine di novembre si dovrebbe dare maggiore "effettività" alle misure di rimpatrio, così si legge nei documenti europei, ma i propositi di Bruxelles appaiono ben lontanti dal realizzarsi. Solo una minima parte dei "migranti economici" identificata negli Hot Spots sarà effettivamente rimpatriata.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-06-26/migranti-inizio-anno-espulsi-2345-stranieri-3791-respinti-frontiere-172948.shtml?uuid=ACzMfYH&refresh_ce=1

http://www.lastampa.it/2015/08/10/esteri/in-italia-nel-un-irregolare-su-due-stato-rimpatriato-oZQMPGq8ienqgFKImBzpFK/pagina.html

 Di fatto, nei confronti di quelli che vengono definiti dalla polizia come "migranti economici",  le questure siciliane stanno adottando centinaia di provvedimenti di respingimento "differito" con "intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio dello stato" "attraverso la frontiera di Roma Fiumicino". Un'obbligo impossibile da assolvere per chi non ha mezzi ed è senza documenti. Ci sarebbe davvero da vedere cosa potrebbe succedere se tutti gli immigrati che ricevono questi provvedimenti di respingimento, spesso senza neppure comprendere di cosa si tratta e di quali mezzi di ricorso possono avvalersi, si presentassero tutti insieme all'aeroporto di Fiumicino per chiedere di essere rimpatriati... l'Unione Europea intanto sollecità "l'effettività" delle misure di rimpatrio.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/09/09/news/respingimenti-cosa-fa-l-europa-1.228710

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/proposal-implementation-package/docs/communication_from_the_ec_to_ep_and_council_-_eu_action_plan_on_return_en.pdf

 Si tratta di numeri che non incidono sul contenimento di quella che definiscono "immigrazione irregolare" dei "migranti economici" che giungono da "paesi terzi sicuri". "Paesi terzi sicuri" come l'Egitto e la Nigeria. Una distinzione che di fatto viene utilizzata per cancellare il diritto di asilo

 ECRE seriously questions the compatibility of the safe country of origin concept with international refugee law, as it is at odds with the obligation on states under the 1951 Refugee Convention to treat refugees without discrimination based on their country of origin. The use of safe country lists, whether nationally designated or at EU level, further contributes to a practice of stereotyping certain applications on the basis of their nationality and increases the risk of such applications not being subject to a thorough examination of a person’s fear for persecution or risk of serious harm on an individual basis, which is at the core of the refugee definition and crucial to ensuring full respect for the principle of non-refoulement.
 
http://www.asylumineurope.org/news/13-10-2015/ecre-comments-proposal-eu-common-list-safe-countries-origin

 Una serie di definizioni che trasformano gli uomini in numeri e che consente alle forze di polizia di continuare a violare le norme che imporrebbero già subito dopo lo sbarco  una corretta informazione sul diritto alla protezione internazionale e vieterebbero respingimenti collettivi, senza un preventivo accertamento indivduale dell'identità e senza un effettivo esercizio dei diritti di difesa. Nei centri di prima accoglienza i consoli hanno campo libero per effettuare i riconoscimenti con l'attribuzione della sola nazionalità, come nel caso di Pozzallo è stato confermato anche dalla Prefettura,  e l'Agenzia Europea Frontex ha visto aumentare i suoi budget per l'esecuzione delle misure di rimpatrio forzato, mentre è sempre più latitante nelle operazioni di soccorso in mare.

http://www.left.it/2015/10/12/rifugiati-ue-europolizia-frontex/

Ricordiamo che l'art. 18 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e l'art. 4 del quarto Protocollo allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo, vietano i respingimenti e le espulsioni collettive, così come sono state accertate dalla Corte di Strasburgo in diverse occasioni.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/02/proseguono-i-voli-congiunti-di.html 

Le sentenze di condanna della Corte Europea dei diritti dell'Uomo, subite dall'Italia in questi anni, da ultimo il primo settembre scorso, sul caso Khlaifia ( tre tunisini respinti da Palermo a Tunisi nel settembre del 2011), non inducono il ministero dell'interno ad adottare una linea conforme agli obblighi derivanti dalle Convenzioni internazionali e dai Trattati europei.  Questa la posizione della corte di Strasburgo sulla nozione di respingimento collettivo.

http://hudoc.echr.coe.int/eng?i=001-115507#{"itemid":["001-115507"]} 

Valutazione della Corte
153.  La Corte osserva che nel caso di specie i ricorrenti sono stati oggetto di decreti di respingimento individuali. Questi ultimi erano tuttavia redatti in termini identici, le uniche differenze erano i dati personali dei destinatari.

154.  La Corte ha già precisato che il fatto che più stranieri siano oggetto di decisioni simili non permette da solo di concludere che si tratti di una espulsione collettiva qualora ogni interessato abbia potuto singolarmente esporre alle autorità competenti gli argomenti che ostano alla sua espulsione. La Corte ha anche dichiarato che non vi è violazione dell'articolo 4 del Protocollo n. 4 se l'assenza di decisione individuale di allontanamento è la conseguenza del comportamento scorretto delle persone interessate (Hirsi Jamaa e altri, sopra citata, § 184).

155.  Per di più la Corte rileva che, a differenza della causa Hirsi Jamaa e altri (sopra citata, § 185), nel caso di specie, come gli altri migranti sbarcati sull'isola di Lampedusa nel settembre 2011, i ricorrenti sono stati oggetto di una procedura di identificazione. Il Governo giustamente lo sottolinea (paragrafo 152 supra). I ricorrenti ammettono peraltro che, immediatamente dopo il loro sbarco a Lampedusa, le autorità di frontiera italiane hanno registrato le loro generalità e rilevato le loro impronte (paragrafo 149 supra).

156 Tuttavia, secondo la Corte, la semplice messa in atto di una procedura di identificazione non è sufficiente per escludere l'esistenza di una espulsione collettiva. Inoltre essa ritiene che una pluralità di elementi inducano a ritenere che, nel caso di specie, l'espulsione contestata avesse carattere collettivo. In particolare, i decreti di respingimento non contengono alcun riferimento alla situazione personale degli interessati; il Governo non ha prodotto alcun documento che possa provare che i colloqui individuali che vertevano sulla situazione specifica di ogni ricorrente si sarebbero svolti prima dell'adozione di questi decreti; numerose persone aventi la stessa origine hanno conosciuto, all’epoca dei fatti contestati, la stessa sorte dei ricorrenti; gli accordi bilaterali con la Tunisia (paragrafi 28-30 supra) non sono stati resi pubblici e prevedevano il rimpatrio dei migranti irregolari tunisini tramite procedure semplificate, sulla base della semplice identificazione della persona interessata da parte delle autorità consolari tunisine.

157.  Ciò basta alla Corte per escludere l'esistenza di garanzie sufficienti di una presa in carico reale e differenziata della situazione individuale di ciascuna delle persone interessate (si veda, mutatis mutandis, Čonka, sopra citata, §§ 61-63).

158 Per quanto sopra esposto, la Corte conclude che l'allontanamento dei ricorrenti ha avuto un carattere collettivo contrario all'articolo 4 del Protocollo n. 4. Pertanto, vi è stata violazione di questa disposizione.


Si deve anche aggiungere che i respingimenti collettivi effettuati ai danni di persone che sono appena sbarcate ed hanno fatto ingresso nel territorio nazionale, violano l'art. 13 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo, anche se le forze di polizia sostengono che gli accordi bilaterali di riammissione costituiscono una base legale sufficiente per dare esecuzione a tali rimpatri. Riportiamo ancora una volta un passo cruciale di una recete sentenza di condanna dell'Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell'uomo, in un caso che riguardava tre cittadini tunisini, dunque tre migranti che oggi sarebbe catalogati sicuramente come "migranti economici".

SULLA DEDOTTA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 13 DELLA CONVENZIONE IN COMBINATO DISPOSTO CON GLI ARTICOLI 3 E 5 DELLA CONVENZIONE E 4 DEL PROTOCOLLO N. 4
 
159.  I ricorrenti lamentano di non aver beneficiato nel diritto italiano di un ricorso effettivo per formulare i loro motivi relativi agli articoli 3 e 5 della Convenzione e dell'articolo 4 del Protocollo n. 4.

Essi invocano l’articolo 13 della Convenzione, così formulato:

«Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella (…) Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali.»

160.  Il Governo contesta questa doglianza.

161.  La Corte rammenta innanzitutto che secondo la sua consolidata giurisprudenza, l’articolo 5 § 4 della Convenzione costituisce una lex specialis rispetto alle esigenze più generali dell'articolo 13 (Nikolova c. Bulgaria [GC], n. 31195/96, § 69, CEDU 1999-II, e Ruiz Rivera c. Svizzera, n. 8300/06, § 47, 18 febbraio 2014). In questo caso, i fatti all'origine del motivo di ricorso presentato dai ricorrenti in base all'articolo 13 della Convenzione in combinato disposto con l'articolo 5 sono identici a quelli esaminati dal punto di vista dell'articolo 5 § 4, e sono dunque assorbiti nelle conclusioni alle quali la Corte è pervenuta per quanto riguarda quest’ultima disposizione (De Jong, Baljet e Van den Brink c. Paesi Bassi, 22 maggio 1984, § 60, serie A n. 77, e Chahal, sopra citata, §§ 126 e 146).

162.  Dal momento che i ricorrenti invocano l'articolo 13 della Convenzione in combinato disposto con gli articoli 3 della Convenzione e 4 del Protocollo n. 4, la Corte rileva che questi motivi di ricorso sono correlati a quelli esaminati sopra e devono dunque essere dichiarati ricevibili.

A.  Argomenti delle parti

1.  I ricorrenti

163.  I ricorrenti notano che i decreti di respingimento indicavano che era possibile impugnarli, entro 60 giorni, dinanzi al giudice di pace di Agrigento, ma precisavano che un ricorso di questo tipo non aveva effetto sospensivo. Ora, per i ricorrenti, è chiaramente stabilito nella giurisprudenza della Corte (essi si riferiscono, in particolare, alla sentenza Hirsi Jamaa e altri, sopra citata, § 206) che il carattere sospensivo di un ricorso è in materia una condizione per la sua effettività. Inoltre, i ricorrenti negano di aver ricevuto copia dei decreti di respingimento, come secondo loro dimostra la circostanza che la loro firma non figura sul verbale di notifica. Inoltre, essi non avrebbero avuto la possibilità di entrare in contatto con dei legali perché gli avvocati, spiegano, non avevano accesso ai luoghi in cui erano trattenuti e non era possibile raggiungerli telefonicamente da questi luoghi.

164.  Infine, per quanto riguarda i decreti del giudice di pace di Agrigento che avevano annullato due decreti di respingimento (paragrafo 26 supra), i ricorrenti osservano che questi ultimi riguardavano due migranti per i quali il respingimento non era stato eseguito e che in applicazione dell’articolo 14 del decreto legislativo n. 268 del 1998 erano stati assegnati a un CIE (paragrafo 27 supra). I migranti interessati, spiegavano, avevano contestato la legalità del respingimento come base giuridica del loro trattenimento presso il CIE, e lo avevano potuto fare perché si trovavano ancora sul territorio italiano. Ora, i ricorrenti indicano che, contrariamente a quei migranti, essi avrebbero potuto contestare i decreti di respingimento soltanto come base legale del loro rimpatrio, e soltanto dopo il loro ritorno in Tunisia.

2.  Il Governo

165.  Il Governo ribadisce il suo argomento secondo il quale i ricorrenti potevano impugnare i decreti di respingimento dinanzi al giudice di pace di Agrigento (paragrafo 90 supra).

B.  Valutazione della Corte

1.  Principi generali

166.  L’articolo 13 della Convenzione garantisce l’esistenza nel diritto interno di un ricorso che permetta di avvalersi dei diritti e delle libertà della Convenzione così come sono da essa sanciti. Questa disposizione ha dunque come conseguenza quella di esigere un ricorso interno che permetta di esaminare il contenuto di un «motivo difendibile» basato sulla Convenzione e di offrire una riparazione adeguata. La portata dell’obbligo che l’articolo 13 fa pesare sugli Stati contraenti varia in funzione della natura del motivo di ricorso del ricorrente. Tuttavia, il ricorso che l’articolo 13 richiede deve essere «effettivo» in pratica come in diritto. La «effettività» di un «ricorso» ai sensi dell’articolo 13 non dipende dalla certezza di un esito favorevole per il ricorrente. Come pure, l’«istanza» di cui parla questa disposizione non ha bisogno di essere una istituzione giudiziaria, ma allora i suoi poteri e le garanzie che essa presenta sono da considerare per valutare l’effettività del ricorso che viene esercitato dinanzi ad essa. Inoltre, l’insieme dei ricorsi offerti dal diritto interno può soddisfare le esigenze dell’articolo 13, anche se nessuno di loro vi risponde interamente da solo (si vedano, fra molti altre,

 Kudła c. Polonia [GC], n. 30210/96, § 157, CEDU 2000-XI, e Hirsi Jamaa e altri, sopra citata, § 197).

167.  La Corte rammenta inoltre che nella sentenza De Souza Ribeiro c. Francia ([GC], n. 22689/07, § 82, CEDU 2012), essa ha dichiarato che l’effettività di un ricorso ai sensi dell’articolo 13 richiede un esame indipendente e rigoroso e un ricorso che di diritto sia sospensivo quando si tratta: a) di un motivo secondo il quale l’espulsione dell’interessato lo esporrà a un rischio reale di subire un trattamento contrario all’articolo 3 della Convenzione e/o una violazione del suo diritto alla vita, tutelato dall’articolo 2 della Convenzione; e b) motivi di ricorso relativi all’articolo 4 del Protocollo n.4 (si veda anche Čonka, sopra citata, §§ 81‑83, e Hirsi Jamaa e altri, sopra citata, § 206).

2.  Applicazione di questi principi nel caso di specie

168.  La Corte rammenta innanzitutto di aver dichiarato ricevibili i motivi dei ricorrenti relativi ad una violazione del profilo materiale dell’articolo 3 della Convenzione e dell’articolo 4 del Protocollo n. 4. Essa ha anche concluso per la violazione di quest’ultima disposizione, nonché per la violazione dell’articolo 3, in ragione delle condizioni di accoglienza dei ricorrenti nel CSPA di Contrada Imbriacola. I motivi di ricorso sollevati dagli interessati su questi punti sono pertanto «difendibili» ai fini dell’articolo 13 della Convezione (si veda, mutatis mutandis, Hirsi Jamaa e altri, sopra citata, § 201).

169.  Inoltre essa osserva che il Governo non ha indicato alcuna via di ricorso attraverso la quale i ricorrenti avrebbero potuto denunciare le condizioni di accoglienza nel CSPA o a bordo delle navi «Vincent» e «Audacia». Un ricorso dinanzi al giudice di pace contro i decreti di respingimento sarebbe stato utile unicamente per contestare la legalità del loro rimpatrio verso la Tunisia. Del resto questi decreti sono stati adottati soltanto alla fine del trattenimento degli interessati.

170.  Ne consegue che vi è stata violazione dell’articolo 13 in combinato disposto con l’articolo 3 della Convenzione.

171. Dal momento che i ricorrenti lamentano l’assenza di un ricorso effettivo per contestare la loro espulsione dal punto di vista del suo carattere collettivo, la Corte ritiene che non sia provato che una doglianza simile non potesse essere sollevata nell’ambito del ricorso proposto al giudice di pace contro i decreti di respingimento. In effetti, risulta dalle decisioni del giudice di pace di Agrigento prodotte dal Governo (paragrafo 26 supra) che questo magistrato ha esaminato la procedura di adozione dei decreti di respingimento impugnati e ne ha valutato la legalità alla luce del diritto interno e della Costituzione. Non vi sono elementi che lascino pensare che una eventuale doglianza relativa alla omissione di prendere in considerazione la situazione personale degli interessati sarebbe stata ignorata dal giudice di pace.

172.  Tuttavia, nel caso di specie, i decreti indicavano esplicitamente che la presentazione del ricorso sopra menzionato dinanzi al giudice di pace non aveva in alcun caso effetto sospensivo (paragrafo 14 supra). Ne consegue che il suddetto ricorso non soddisfaceva le esigenze dell’articolo 13 della Convenzione, dal momento che non rispettava il criterio dell’effetto sospensivo sancito dalla sentenza De Souza Ribeiro, sopra citata. La Corte rammenta che l’esigenza, derivante dall’articolo 13, di sospendere l’esecuzione della misura contestata non può essere prevista in maniera accessoria (M.S.S. c. Belgio e Grecia [GC], n. 30696/09, § 388, CEDU 2011, e Hirsi Jamaa e altri, sopra citata, § 206).

173.  Ne consegue che vi è stata anche violazione dell’articolo 13 della Convenzione in combinato disposto con l’articolo 4 del Protocollo n. 4.

I respingimenti e le espulsioni possono avere effetti devastanti sulle poteniali vittime di tratta, persone che spesso sono così terrorizzate da non volere neppure chiedere accesso alle misure di protezione sociale per il rischio di essere poi costrette a svelare i nomi dei componenti delle organizzazioni criminali che le hanno trafficate. I percorsi di protezione richiedono tempi molto più lunghi di quelli brevissimi adottati oggi dalla polizia italiana, con il concorso degli agenti e dei voli di Frontex per il rimpatrio in Nigeria.

http://hudoc.echr.coe.int/fre?i=001-96462#{"itemid":["001-96462"]}

http://www.echr.coe.int/Documents/Rules_Court_FRA.pdf


Le autorità di polizia attribuscono dunque maggiore rilievo ad accordi bilaterali e ad intese operative, già stipulati con paesi come l'Egitto e la Nigeria, oltre che con la Tunisia, con direttive amministrative che evidentemente non possono avere un rango gerarchico superiore a quello delle leggi e dei principi costituzionali.

http://www.echr.coe.int/Documents/Handbook_asylum_ITA.pdf

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/141-lasciatecientrare-frontex-riprende-i-rimpatri-sommari-verso-la-nigeria

 Queste prassi, che si vanno ormai consolidando, vanno oltre la sorte, pure tragica, delle persone che ne sono immediatamente vittima, e rientrano in una svolta autoritaria che sta riguardando tutta l'Unione Europea, con la espopriaione dei poteri di controllo delle assembleee elettive e dei Parlamenti, e con un crescente potere discrezionale affidato agli esecutivi ed agli apparati amministrativi e di polizia, anche nel campo cruciale delle limitazioni della libertà prsonale.

http://www.rfi.fr/europe/20151009-migrants-union-europeenne-veut-renforcer-le-role-frontex

http://barbara-spinelli.it/2015/10/08/intendono-abolire-la-convenzione-di-ginevra/

Occorre denunciare gli accordi blaterali sottoscritti dall'Italia con l'Egitto e con la Nigeria per il rischio di continue violazioni dei diritti umani ai danni delle persone che in base a quesgli accordi vengono deportate in patria senza potere usufruire delle garanzie procedurali previste in favore di qualunque persona, come il diritto di difesa ed il diritto ad un ricorso individuale ed effettivo.

 Sono accordi che risalgono ancora al tempo in cui Maroni era ministro dell'interno.

Il 17 febbraio 2009, tra Nigeria e Italia è stato firmato dai rispettivi capi delle polizie un altro
memorandum of understanding, controfirmato dal segretario generale dell'Interpol per intensificare la lotta contro il traffico di esseri umani e l'immigrazione clandestina. L'intesa prevede il distacco in Italia per 12 mesi prorogabili di operatori di polizia nigeriani, per collaborare alle attività di contrasto dell'immigrazione clandestina proveniente dalla Nigeria e alle procedure di identificazione finalizzate al rimpatrio dei cittadini nigeriani irregolari, nonché lo svolgimento di corsi di formazione professionale a favore della polizia nigeriana.
In questo momento, cinque operatori della polizia nigeriana sono già distaccati in Italia e stanno collaborando con uffici della polizia di frontiera, gli scali aerei di Fiumicino e Malpensa e con alcune squadre mobili. Siamo il primo Paese dell'Unione europea ad aver sottoscritto specifici memorandum di intesa con Ghana e Niger sulla falsariga del modello nigeriano, per rafforzare la collaborazione nel settore del contrasto dell'immigrazione clandestina e di altri gravi reati. I memorandum sono stati firmati dai capi delle polizie dei due Paesi l'8 febbraio scorso ad Accra e il 9 febbraio a Niamey. Ho partecipato alla firma di questi due importanti memorandum perché era la prima volta che questi due Paesi firmavano un documento del genere con un Paese europeo. Per quanto riguarda Senegal, Gambia, Sudan, Somalia, Eritrea ed Etiopia, analoghe iniziative sono in corso con il Senegal e il Gambia, con i quali verranno sottoscritti i protocolli di intesa entro il prossimo giugno, i cui contenuti sono già stati accettati dalle due controparti. Anche questi accordi prevedono forme di assistenza tecnica, fornitura di materiali per accrescere la capacity building dei due Paesi, corsi di formazione specifici e scambio di funzionari e ufficiali in funzione di ausilio nella lotta all'immigrazione clandestina.


http://www.libertaciviliimmigrazione.interno.it/dipim/export/sites/default/it/assets/interventi/0749_Audizione_Ministro_Schengen_15_4_10.pdf 

Quegli accordi oggi sono ancora validi e consentono procedure "semplificate" riuspetto a quelle ordinarie che impngono una identificazione inividuale delle persone da respingere o da espellere.

http://www.meltingpot.org/L-allontanamento-dal-territorio-dello-Stato-dello-straniero.html#.Vh0wnvHotsc

Soprattutto occorre vigilare con una continua attività di monitoraggio che tutti i migranti arrestati o consegnati alla polizia dalle navi di salvataggio possano ricevere l'informazione legale prevista dalla legge e se lo ritengono opportuno, siano liberi di autodetermirasi e di chiedere la Protezione internazionale o la Protezione umanitaria.

http://frontex.europa.eu/news/frontex-signs-working-arrangement-with-nigeria-JyDdE8 

https://www.dur.ac.uk/ibru/news/boundary_news/?itemno=13774 

 "A study conducted by Migreurop (www.migreurop.org) on the European External Borders Agency in view of the revision of its mandate".

http://www.migreurop.org/IMG/pdf/Frontex-PE-Mig-ENG.pdf 

Nel caso della Nigeria, esistono anche accordi tra l'Agenzia Europea Frontex ed il governo niigeriano anche se il rimpatrio forzato costituisce una condanna a vita per le persone, soprattutto giovani donne, che hanno un debito da saldare e che nessuno in quel paese, neanche le famiglie di origine, riuscirà a sottrarre dalle mani dei trafficanti. Se invece queste persone, speso ragazze minorenni che si dichiarano maggiorenni solo per obbedire ai comandi dei loro sfruttatori, restassero in Italia con un permesso di soggiorno per motivi umanitari ci sarebbe almeno qualche speranza di rimpere, con il tempo che occorre e senza denunce spettacolari, il circuito vizioso di assoggettamento alle organizzazioni criminali operanti nel nostro paese.

http://hosted.ap.org/dynamic/stories/A/AF_NIGERIA_AMNESTY_INTERNATIONAL?SITE=AP&SECTION=HOME&TEMPLATE=DEFAULT&CTIME=2015-10-13-10-11-46

In Libia intanto sfuma la possibilità di un autorevole governo unitario e solo l'Italia del governo Renzi sembra non accorgersi di nulla.

 "Internationally recognised parliament dismisses UN plan, saying unity government it has proposed is one of ‘divisions, not unity.’

http://www.middle-east-online.com/english/?id=73644

http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/politics/2015/10/13/libya-gentiloni-ready-to-ensure-security-in-tripoli_147ba2fb-2614-431a-af14-ee7927b5c325.html

Un compito quello di ristabilire la "sicurezza" in Libia che sembra sfuggire di mano a chiunque si arrischi a privilegiare le soluzioni militari rispetto alle intese politiche tra le diverse parti in conflitto.

 "Gunmen have kidnapped dozens of Tunisians in northwestern Libya to demand the release of a local Libyan official arrested in Tunisia this week, families and locals sources said on Tuesday.
An official from Sabratha, a coastal town between Libya's capital Tripoli and the Tunisian border, was arrested along with another Libyan at Tunis airport on Saturday, Sabratha's municipal council said".

 http://af.reuters.com/article






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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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