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martedì 29 dicembre 2015

Trapani, 29 dicembre 1999, la strage all'interno del CPT Serraino Vulpitta. Non dimentichiamo, ancora oggi come allora, gli Hot Spots, strutture detentive prive di base legale e fabbriche di clandestinità.


Nella notte tra il 28 ed il 29 dicembre del 1999, a Trapani, all’interno del centro di permanenza temporanea “Serraino Vulpitta”, dopo un tentativo di fuga duramente sedato dalle forze dell’ordine, dodici immigrati vennero rinchiusi in una cella, bloccata dall’esterno con una sbarra di ferro. Uno di loro diede fuoco ai materassi nel tentativo di farsi aprire la porta.
Fu l’inferno. Nel rogo morirono subito, bruciati vivi, tre immigrati tunisini; altri tre moriranno nei mesi successivi all' ospedale civico di Palermo a causa delle gravissime ustioni riportate prima di essere tirati fuori dalla stanza nella quale erano rinchiusi.
Il processo iniziato nel 2001, a carico dell’ex Prefetto di Trapani, imputato di omicidio colposo plurimo, si è poi concluso con l’assoluzione, confermata nel 2005 da una sentenza della Corte di Appello di Palermo.
Malgrado il processo avesse consentito l’individuazione di ritardi ed omissioni gravi che avevano determinato il tragico bilancio di morti, questa strage è rimasta impunita.
Una successiva sentenza del Tribunale civile di Palermo, del 20 maggio 2008, ha riconosciuto la responsabilità dello stato per i danni morali e patrimoniali subiti da due immigrati sopravvissuti al rogo. La decisione del giudice civile, però, non ha condotto all’accertamento di alcuna responsabilità personale.

http://www.personaedanno.it/asilo-rifugio/italia-condannata-a-risarcire-le-vittime-delle-carenze-dei-cie-trib-palermo-2976-08-fulvio-vassallo

Lo stato ha pagato i danni subiti dai sopravvissuti, ma per la morte di RABAH, NASHREDDINE, JAMAL, RAMSI, LOFTI e NASIM non c’è nessun colpevole.

http://www.meltingpot.org/Storie-da-un-lager-un-libro-bianco-sul-CPT-Serraino.html#.VoKaMIdzOM9

http://www.meltingpot.org/Trapani-Libro-bianco-aggiornato-sul-CPT-Serraino-Vulpitta.html#.VoKibodzOM8

Ancora fuoco al Vulpitta nel 2007

https://www.youtube.com/watch?v=nYjbp3KmKTM

http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/2976_palermo_del_20_maggio_2008.pdf

http://www.meltingpot.org/Viaggio-nei-Cie-reportage-dal-Serraino-Vulpitta-di-Trapani.html#.VoKi04dzOM8

http://www.redattoresociale.it/Multimedia/Photogallery/Dettaglio/385680/Trapani-la-citta-dei-due-Cie

Fuga dal centro di identificazione ed espulsione nel 2008, una delle tante

https://www.youtube.com/watch?v=Zki20rv2Fzw

https://www.youtube.com/watch?v=W7lvkeaV4Bs&feature=player_embedded

"Diritti sotto sequestro" a Trapani

https://www.youtube.com/watch?v=wf_JVfApkk8

Alla fine, la chiusura del CIE Vulpitta, ironia della sorte dopo una visita della Campagna LasciateCientrare, con Livia Turco tra le parlamentari presenti. La stessa che nel 1999 aveva condiviso con Napolitano l'apertura di quello che al ministero dell'interno definivano come un'albergo a cinque stelle. In voce le testimonianze dei migranti ancora rinchiusi nella struttura nel 2012,  prima della cessazione definitiva delle attività di internamento.

https://www.youtube.com/watch?v=W7lvkeaV4Bs

http://www.tp24.it/2014/09/03/cronaca/trapani-chiudono-il-centro-di-salinagrande-e-il-serraino-vulpitta-fine-di-un-era/85793

A distanza di sedici anni dal rogo, sempre a Trapani, si è verificata da pochi giorni la trasformazione in Hot Spot del centro di detenzione, denominato fin qui centro di identificazione ed espulsione (CIE), in contrada Milo alla periferia della città, con la capienza di oltre duecento posti. I lavori di ristrutturazione non sono mai finiti, ma si è voluto aprire il centro per forza entro la fine del 2015. Bisognava dimostrare all'Unione Europea che l'Italia era in grado di aprire gli Hot Spots richiesti da Bruxelles.
Nei documenti europei la capienza prevista per l'Hot Spot di Trapani Milo arriva a 400 persone. Attualmente sarà difficile alloggiarne più di 200, e come nel 1999 ogni situazione di sovraffollamento determina tensioni che possono sfociare in proteste ed in altre tragedie. La lezione del passato evidentemente non è servita a nulla,

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/securing-eu-borders/legal-documents/docs/communication_-_progress_report_on_the_implementation_of_the_hotspots_in_italy_en.pdf

http://eulawanalysis.blogspot.it/2015/09/hotspots-for-asylum-applications-some.html

http://www.tp24.it/2015/12/21/cronaca/immigrati-il-centro-cie-di-milo-sara-il-terzo-punto-hotspot-in-sicilia/96661

http://www.trapanioggi.it/il-cie-di-milo-diventa-hotspot-per-identificazione-migranti/

http://livesicilia.it/2015/10/02/il-cie-di-milo-diventera-hotspot-la-cisl-stop-ai-licenziamenti_669939/

Rimangono poco chiare le basi legali delle prassi di polizia adottate in questa nuova struttura per il prelievo forzato delle impronte digitali e per il trattenimento, non sappiamo di quale durata, dei migranti che vi vengono rinchiusi. Appare anche arbitraria e priva di basi legali la distinzione tra "migranti economici" e richiedenti asilo, che definisce l'ammissione al sistema di accoglienza o l'abbandono per strada con un provvedimento di respingimento e l'intimazione di lasciare il territorio italiano entro sette giorni. Un ordine impossibile da eseguire. Come sanno bene le decine di migranti ai quali oggi la polizia ferroviaria di Palermo ha impedito di salire sul terno, poche ore dopo avere ricevuto dalla locale questura la notifica di un provvedimento di respingimento.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/10/nuove-direttive-del-ministero.html

http://www.dinamopress.it/news/la-storia-di-moses-cosi-litalia-respinge-arbitrariamente-i-migranti

Intanto si è bloccata la procedura di rilocazione che doveva permettere il trasferimento di parte dei richiedenti asilo giunti quest'anno in Italia verso altri paesi europei. Aumenta esponenzialmente il numero dei migranti irregolari, o che diventano irregolari dopo la perdita del permesso di soggiorno, ai quali viene notificato un decreto di respingimento o di espulsione. Come del resto avviene, in contrasto con quanto previsto dalla legge, con quei richiedenti asilo che ricevono un diniego da parte della commissione dopo un esame accelerato della loro istanza. In un numero sempre maggiore di casi, dunque, nessuna possibilità di fare valere i diritti di difesa e rischio di trattenimento amministrativo in vista di un rimpatrio che per la maggior parte dei casi non si verificherà mai.

http://www.malitalia.it/2013/12/cie-business/

Anche nel 1999, quando si verificò la strage del Vulpitta nei centri di permanenza temporanea avevano rinchiuso molti lavoratori ai quali non era  stato riconosciuto il diiitto alla regloarizzazione previsto dalla sanatoria del 1998 , ed era da poco entrata in vigore la legge 40 del 1998 ( la cd. Turco Napolitano) che introduceva i centri di permanenza temporanea senza rispettare i principi costituzionali e senza convalida giurisdizionale, oltre che con minime possibilità di ricorso, al punto che ci volle la Corte Costituzionale con la sentenza n.105 del 2001 a imporre una integrazione della legislazione in modo da salvaguardare i diritti di difesa fino ad allora quasi del tutto sacrificati.

http://www.camera.it/cartellecomuni/leg14/RapportoAttivitaCommissioni/commissioni/allegati/01/01_all_cc_2001_105.pdf







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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro