Powered by Blogger.

Archivio blog

Search

giovedì 28 gennaio 2016

Dagli HOTSPOT ai CIE. I centri di identificazione ed espulsione luogo di trattenimento di una parte minima dei destinatari dei respingimenti differiti, ma anche di richiedenti asilo e di minori non accompagnati.



Dopo le recenti decisioni del Consiglio europeo straordinario convocato nei giorni scorsi, seguite dalla scelta della Svezia che nei prossimi anni intenderebbe rimpatriare 80.000 richiedenti asilo denegati, appare evidente che in tutti i paesi europei l'attenzione dei politici e dell'opinione pubblica si stia spostando dal tema del salvataggio e dell'accoglienza alla vecchia politica del blocco delle frontiere, dei respingimenti e dell'esecuzione effettiva delle misure di rimpatrio. Si può prevedere che nei prossimi mesi, a fronte del fallimento della politica delle rilocazioni e quindi degli HOTSPOT, ci sia una forte spinta dall'Unione Europea sui paesi più esposti come la Grecia e l'Italia per la moltiplicazione dei centri di identificazione ed espulsione, al fine di dare maggiore effettività alle misure di rimpatrio per quei migranti che non presentino una domanda di asilo, dopo essere entrati nel territorio di un paese dell'Unione, o che si vedano respinta la richiesta di protezione e non abbiano fatto ricorso, o abbiano avuto respinto in sede definitiva il ricorso giurisdizionale.

http://www.lapresse.it/mondo/europa/migranti-riunione-ministri-ue-ad-amsterdam-dalle-guardie-alla-frontiera-al-futuro-di-schengen-1.825859

Abbiamo visto in queste settimane come, dopo gli sbarchi seguiti agli interventi di soccorso, un numero crescente di migranti sia stato destinatario di provvedimenti di respingimento differito prima di ricevere informazioni sulla possibilità di accedere alla procedura di asilo e di potere formalizzare una istanza di protezione internazionale, venendo abbandonati sul territorio con una intimazione a lasciare l'Italia entro un termine di sette giorni. Particolarmente grave in questo quadro la sorte di molti minori stranieri non accompagnati ai quali è stata attribuita sommariamente la maggiore età, persone che dopo il terribile attraversamento della Libia, si sono ritrovate in centri di accoglienza in promiscuità con adulti, ed in qualche caso trattenuti all'interno di strutture come i CIE, malgrado la legge vietasse che in tali strutture potessero essere "accolti" anche i M.S.N.A. Per qualcuno di questi minori si sono aperte le porte dei CIE, come è stato verificato o in tutte le visite effettuate in questi centri dalla Campagna LasciateCientrare.

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/163-report-della-campagna-lasciatecientrare-dal-cara-e-cie-di-pian-del-lago-caltanissetta

In un numero più limitato di casi, quando si è presentata una disponibilità di posti all'interno di un Centro di identificazione ed espulsione si è  deciso il trattenimento amministrativo all'interno di questi centri in vista dell'esecuzione della misura dell'accompagnamento forzato in frontiera.   In questi casi il trasferimento dal luogo di sbarco, Lampedusa, Trapani o Siracusa al  CIE di Caltanissetta ( Pian del Lago), l'unico ancora aperto in Sicilia, è stato immediato, dopo il prelievo delle impronte digitali, Il CIE di Milo è stato invece trasformato in Hotspot, anche se al suo interno un blocco è rimasto riservato per 12 "ospiti" prevalentemente maghrebini, in attesa di rimpatrio con accompagnamento forzato.

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/162-comunicato-stampa-lasciatecientrare-che-la-trasformazione-del-cie-di-trapani-milo-in-hot-spot-venga-bloccata

In altri casi, che hanno riguardato anche giovani donne nigeriane potenziali vittime di tratta, si è verificato il trasferimento dal Centro si soccorso e prima accoglienza di Contrada Imbriacola a Lampedusa, oggi organizzato come un Hotspot, verso il CIE di Ponte Galeria a Roma, da dove, con cadenza mensile, sono stati eseguiti rimpatri di nigeriani verso Lagos. I tunisini hanno costituito  il gruppo che in termini percentuali presenta il più alto tasso di rimpatri effettivamente eseguiti, al contrario dei marocchini, degli egiziani e dei migranti provenienti da stati dell'Africa subshariana.

http://www.statewatch.org/observatories_files/frontex_observatory/WA%20Nigeria%20-%2019%2001%202012.pdf

http://www.statewatch.org/news/2016/jan/e-mail-refugees-25-1-16.pdf

Modesta invece la parte di marocchini che, destinatari di un provvedimento di respingimento differito adottato dalle questure di Palermo, Catania o Siracusa veniva trattenuta in un CIE, anche per la cronica assenza di posti in queste strutture, alle quali si è comunque aggiunto da poco il ( vecchio) centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, che fino a qualche settimana fa era stato adibito a centro di accoglienza.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/riapertura-del-cie-milano-dice-no.aspx

http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/2014_12_02_regolamento_cie.pdf

Una recente riforma legislativa con il Decreto n. 142 del 18 agosto 2015,  entrato in vigore il 30 settembre 2015, ha introdotto la detenzione amministrativa per coloro che presentano una richiesta di protezione internazionale dopo essere stati destinatari di un provvedimento di respingimento o espulsione, o che hanno avuto respinta la richiesta di protezione internazionale e non hanno potuto presentare un ricorso, quando si riscontri il "pericolo di fuga".

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2015/10/Scheda-recepimento-direttive-asilo_-Bonetti-Morandi-Schiavone.1.10.2015.pdf

http://stranieriinitalia.it/leggi/archivio-giuridico-leggi/leggi/protezione-internazionale-il-testo-completo-del-decreto-legislativo-18-agosto-2015-n-142.html

http://www.asgi.it/notizia/protezione-internazionale-decreto-legislativo-142-2015-circolare-30-novembre-2015-2255/

Art. 6                                
Trattenimento      
1. Il richiedente non  puo'  essere  trattenuto  al  solo  fine  di esaminare la sua domanda.    
2. Il richiedente e' trattenuto, ove possibile in  appositi  spazi, nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo  25  luglio 1998, n. 286, sulla base di una valutazione caso per caso, quando:      
a) si trova nelle condizioni previste dall'articolo 1,  paragrafo F della Convenzione relativa allo  status  di  rifugiato,  firmata  a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata con la legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal protocollo di New York  del  31  gennaio  1967, ratificato con la legge 14 febbraio 1970, n. 95;     
 b) si trova nelle condizioni di cui all'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998,  n.  286,  e  nei casi di cui all'articolo 3, comma  1,  del  decreto-legge  27  luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla  legge  31  luglio 2005, n. 155;     
 c) costituisce un pericolo per l'ordine e la sicurezza  pubblica. Nella valutazione della pericolosita' si  tiene  conto  di  eventuali condanne, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a  seguito  di  applicazione  della  pena  su  richiesta   ai   sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti indicati dall'articolo 380, commi 1 e  2,  del  codice  di  procedura penale ovvero per reati inerenti  agli  stupefacenti,  alla  liberta' sessuale, al  favoreggiamento  dell'immigrazione  clandestina  o  per reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da impiegare in attivita' illecite;     
 d) sussiste rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e' effettuata, caso per caso,  quando il richiedente ha in  precedenza  fatto  ricorso  sistematicamente  a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al  solo fine di evitare l'adozione o  l'esecuzione  di  un  provvedimento  di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di  cui all'articolo 13, commi 5, 5.2  e  13,  nonche'  all'articolo  14  del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.    
3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente  che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14  del  medesimo  decreto legislativo, rimane nel centro quando  vi  sono  fondati  motivi  per ritenere che  la  domanda  e'  stata  presentata  al  solo  scopo  di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione.    
4. Lo straniero trattenuto nei centri di cui  all'articolo  14  del decreto legislativo 25 luglio  1998,  n.  286,  riceve,  a  cura  del gestore, le informazioni sulla possibilita' di richiedere  protezione internazionale. Al richiedente trattenuto nei  medesimi  centri  sono fornite le informazioni di cui all'articolo 10, comma 1, del  decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25,  con  la  consegna  dell'opuscolo informativo previsto dal medesimo articolo 10.    
5.  Il  provvedimento  con  il  quale  il   questore   dispone   il trattenimento  o  la  proroga  del  trattenimento  e'  adottato   per iscritto, corredato  da  motivazione  e  reca  l'indicazione  che  il richiedente ha facolta' di presentare  personalmente  o  a  mezzo  di difensore  memorie  o  deduzioni   al   Tribunale   in   composizione monocratica competente alla convalida. Il provvedimento e' comunicato al richiedente nella prima lingua indicata dal richiedente o  in  una lingua  che  ragionevolmente  si  suppone  che  comprenda  ai   sensi dell'articolo 10, comma 4, del decreto legislativo 28  gennaio  2008, n.  25,  e  successive  modificazioni.   Si   applica,   per   quanto compatibile, l'articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, comprese le  misure  alternative  di  cui  al  comma  1-bis  del medesimo articolo 14. Quando il trattenimento e'  gia'  in  corso  al momento  della  presentazione  della  domanda,  i  termini   previsti dall'articolo 14, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si sospendono e il questore trasmette gli atti al  tribunale  in composizione monocratica per la convalida del  trattenimento  per  un periodo  massimo  di  ulteriori  sessanta  giorni,   per   consentire l'espletamento della procedura di esame della domanda.    
6. Il trattenimento o la  proroga  del  trattenimento  non  possono protrarsi oltre il  tempo  strettamente  necessario  all'esame  della domanda ai sensi dell'articolo 28-bis,  commi  1  e  3,  del  decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni,  come introdotto dal  presente  decreto,  salvo  che  sussistano  ulteriori motivi  di  trattenimento  ai  sensi  dell'articolo  14  del  decreto legislativo   25   luglio   1998,   n.   286.    Eventuali    ritardi nell'espletamento   delle   procedure   amministrative    preordinate all'esame  della  domanda,  non  imputabili   al   richiedente,   non giustificano la proroga del trattenimento.    
7. Il richiedente trattenuto ai sensi dei commi 2 e 3 che  presenta ricorso  giurisdizionale  avverso  la  decisione  di  rigetto   della Commissione  territoriale  ai  sensi  dell'articolo  19  del  decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150,  e  successive  modificazioni, rimane nel centro fino all'adozione del  provvedimento  di  cui  agli articoli 5 e 19, comma 5, del medesimo decreto  legislativo,  nonche' per tutto il tempo in cui e' autorizzato a  rimanere  nel  territorio nazionale in conseguenza del ricorso giurisdizionale proposto.    
8. Ai fini di cui al comma 7, il questore  chiede  la  proroga  del trattenimento in corso per periodi ulteriori non superiori a sessanta giorni di volta in  volta  prorogabili  da  parte  del  tribunale  in composizione monocratica, finche' permangono le condizioni di cui  al comma 7. In ogni caso, la durata massima del trattenimento  ai  sensi dei commi 5 e 7 non puo' superare complessivamente dodici mesi.    
9. Il trattenimento e'  mantenuto  soltanto  finche'  sussistono  i motivi di cui ai commi 2, 3 e 7. In  ogni  caso,  nei  confronti  del richiedente trattenuto che chiede di essere rimpatriato nel Paese  di origine o  provenienza  e'  immediatamente  adottato  o  eseguito  il provvedimento di espulsione con  accompagnamento  alla  frontiera  ai sensi dell'articolo 13, commi 4 e 5-bis, del decreto  legislativo  25 luglio 1998, n. 286. La richiesta  di  rimpatrio  equivale  a  ritiro della domanda di protezione internazionale.    
10.  Nel  caso  in  cui  il  richiedente  e'  destinatario  di   un provvedimento di espulsione da eseguirsi  con  le  modalita'  di  cui all'articolo 13, commi 5 e 5.2, del  decreto  legislativo  25  luglio 1998, n. 286, il termine per la partenza volontaria fissato ai  sensi del medesimo articolo 13, comma 5, e' sospeso per il tempo occorrente all'esame della domanda. In tal caso il richiedente ha  accesso  alle misure di accoglienza previste dal presente decreto in  presenza  dei requisiti di cui all'articolo 14. 

Art. 7                         
Condizioni di trattenimento      
1. Il richiedente e' trattenuto nei centri di  cui  all'articolo  6 con modalita' che assicurano la  necessaria  assistenza  e  il  pieno rispetto della sua dignita', secondo  le  disposizioni  di  cui  agli articoli 14 del testo unico e 21 del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394,  e  successive  modificazioni.  E' assicurata in ogni caso alle richiedenti una  sistemazione  separata, nonche' il rispetto delle differenze di  genere.  Ove  possibile,  e' preservata  l'unita'  del  nucleo   familiare.   E'   assicurata   la fruibilita' di spazi all'aria aperta.    
2. E' consentito l'accesso ai centri di cui all'articolo 6, nonche' la  liberta'  di  colloquio  con  i  richiedenti  ai   rappresentanti dell'UNHCR o alle organizzazioni che operano per conto dell'UNHCR  in base ad accordi con la medesima organizzazione,  ai  familiari,  agli avvocati dei richiedenti, ai rappresentanti degli enti di tutela  dei titolari di protezione internazionale con esperienza consolidata  nel settore, ai ministri di culto, nonche' agli altri  soggetti  indicati nelle  direttive  del  Ministro  dell'interno   adottate   ai   sensi dell'articolo  21,  comma  8,  del  decreto  del   Presidente   della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, con le modalita'  specificate  con le medesime direttive.    
3. Per motivi di sicurezza, ordine pubblico, o comunque per ragioni connesse alla corretta gestione  amministrativa  dei  centri  di  cui all'articolo 6, l'accesso ai centri puo' essere limitato, purche' non impedito completamente, secondo le direttive di cui al comma 2.    
4. Il richiedente e' informato  delle  regole  vigenti  nel  centro nonche' dei suoi diritti  ed  obblighi  nella  prima  lingua  da  lui indicata o in una lingua che ragionevolmente si suppone che comprenda ai sensi dell'articolo  10,  comma  4,  del  decreto  legislativo  28 gennaio 2008, n. 25, e successive modificazioni.    
5. Non possono essere trattenuti nei centri di cui all'articolo 6 i richiedenti le cui condizioni di salute  sono  incompatibili  con  il trattenimento. Nell'ambito dei servizi socio-sanitari  garantiti  nei centri e' assicurata anche la verifica periodica della sussistenza di condizioni di vulnerabilita'  che  richiedono  misure  di  assistenza particolari.  

Due recenti  provvedimenti del Tribunale di Caltanissetta del 14 e del 21 gennaio scorsi, hanno rigettato la richiesta di proroga di due provvedimenti di trattenimento nel locale centro di identificazione ed espulsione  (CIE) di Pian del Lago, adottati dal Questore di Caltanissetta emessi ai sensi dell’art. 6 comma 2 del Decreto legislativo n.142 del 2015 .

2. Il richiedente e' trattenuto, ove possibile in  appositi  spazi, nei centri di cui all'articolo 14 del decreto legislativo  25  luglio 1998, n. 286, sulla base di una valutazione caso per caso, quando:      
a) si trova nelle condizioni previste dall'articolo 1,  paragrafo F della Convenzione relativa allo  status  di  rifugiato,  firmata  a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata con la legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal protocollo di New York  del  31  gennaio  1967, ratificato con la legge 14 febbraio 1970, n. 95;     
 b) si trova nelle condizioni di cui all'articolo 13, commi 1 e 2, lettera c), del decreto legislativo 25 luglio 1998,  n.  286,  e  nei casi di cui all'articolo 3, comma  1,  del  decreto-legge  27  luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla  legge  31  luglio 2005, n. 155;     
 c) costituisce un pericolo per l'ordine e la sicurezza  pubblica. Nella valutazione della pericolosita' si  tiene  conto  di  eventuali condanne, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata a  seguito  di  applicazione  della  pena  su  richiesta   ai   sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti indicati dall'articolo 380, commi 1 e  2,  del  codice  di  procedura penale ovvero per reati inerenti  agli  stupefacenti,  alla  liberta' sessuale, al  favoreggiamento  dell'immigrazione  clandestina  o  per reati  diretti  al  reclutamento  di  persone   da   destinare   alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori  da impiegare in attivita' illecite;     
 d) sussiste rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e' effettuata, caso per caso,  quando il richiedente ha in  precedenza  fatto  ricorso  sistematicamente  a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al  solo fine di evitare l'adozione o  l'esecuzione  di  un  provvedimento  di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di  cui all'articolo 13, commi 5, 5.2  e  13,  nonche'  all'articolo  14  del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.    3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente  che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14  del  medesimo  decreto legislativo, rimane nel centro quando  vi  sono  fondati  motivi  per ritenere che  la  domanda  e'  stata  presentata  al  solo  scopo  di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. 

In ordine temporale, il primo  provvedimento del 14 gennaio 2015 (Giudice dott.ssa LA FERLA) riguarda l'ipotesi prevista dall'art. 6 comma 8 e 9 del D. Lgs. 142/2015.

8. Ai fini di cui al comma 7, il questore  chiede  la  proroga  del trattenimento in corso per periodi ulteriori non superiori a sessanta giorni di volta in  volta  prorogabili  da  parte  del  tribunale  in composizione monocratica, finche' permangono le condizioni di cui  al comma 7. In ogni caso, la durata massima del trattenimento  ai  sensi dei commi 5 e 7 non puo' superare complessivamente dodici mesi.    
9. Il trattenimento e'  mantenuto  soltanto  finche'  sussistono  i motivi di cui ai commi 2, 3 e 7. In  ogni  caso,  nei  confronti  del richiedente trattenuto che chiede di essere rimpatriato nel Paese  di origine o  provenienza  e'  immediatamente  adottato  o  eseguito  il provvedimento di espulsione con  accompagnamento  alla  frontiera  ai sensi dell'articolo 13, commi 4 e 5-bis, del decreto  legislativo  25 luglio 1998, n. 286. La richiesta  di  rimpatrio  equivale  a  ritiro della domanda di protezione internazionale.    

Il secondo provvedimento reso dal Tribunale di Caltanissetta il 21 gennaio scorso, nel quale si negava la proroga del provvedimento di trattenimento già convalidato due mesi prima, riguarda l'ipotesi prevista dall'art. 6 comma e lett. D e comma 3 del D. Lgs. 142/2015.

d) sussiste rischio di fuga del richiedente. La valutazione sulla sussistenza del rischio di fuga e' effettuata, caso per caso,  quando il richiedente ha in  precedenza  fatto  ricorso  sistematicamente  a dichiarazioni o attestazioni false sulle proprie generalita' al  solo fine di evitare l'adozione o  l'esecuzione  di  un  provvedimento  di espulsione ovvero non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti di  cui all'articolo 13, commi 5, 5.2  e  13,  nonche'  all'articolo  14  del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.    3. Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente  che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14  del  medesimo  decreto legislativo, rimane nel centro quando  vi  sono  fondati  motivi  per ritenere che  la  domanda  e'  stata  presentata  al  solo  scopo  di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione.

6. 3 Al di fuori delle ipotesi di cui al comma 2, il richiedente  che si trova in un centro di cui all'articolo 14 del decreto  legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di espulsione ai sensi degli articoli 13 e 14  del  medesimo  decreto legislativo, rimane nel centro quando  vi  sono  fondati  motivi  per ritenere che  la  domanda  e'  stata  presentata  al  solo  scopo  di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione. 

Nel provvedimento il Giudice (dott.ssa La Rana), in riferimento alla ricorrenza del presupposto di cui all'art. 6 co 3 ritiene (in sede di proroga) che "nel caso di specie la domanda di  protezione non appare possa essere stata proposta al solo scopo di ritardare o impedire l'esecuzione dell'espulsione"  atteso che " l'adozione del provvedimento di respingimento contestualmente all'arrivo alla frontiera induce a ritenere che nessuna informazione sulla possibilità di ottenere forme di protezione sia stata resa allo straniero" .
Risulta assai significativa, tra le altre cose, la ricostruzione prospettata dal Giudice in riferimento alla "presunzione di mancata informazione", nascente dalla contestualità dell'adozione del provvedimento di respingimento all'arrivo alla frontiera.

Anche i migranti provenienti dal Mali, dal Gambia, dalla Nigeria, dal Burkina Faso e da altri paesi subsahariani non possono essere esclusi a priori dalla procedura di asilo, vanno informati, ed hanno diritto al riconoscimento di uno status di protezione su base individuale.














0 commenti:

Posta un commento

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro