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lunedì 11 gennaio 2016

Fallisce la relocation e gli Hotspots diventano spazi al di fuori del diritto. Un appello per il rispetto dei diritti fondamentali della persona migrante. Basta con il ricorso alla forza ed al trattenimento prolungato per il rilievo delle impronte


Le più recenti decisioni europee  hanno insistito molto sulla relocation dall'Italia verso altri paesi dell'Unione Europea che si sono dichiarati disponibili ad accogliere richiedenti asilo sbarcati nel nostro territorio, al fine dichiarato di allentare "la pressione migratoria", ed hanno comportato da parte dell'Italia l'adozione di una Roadmap con l'istituzione di sei Hotspots ( Aree di sbarco attrezzate), uno in Puglia, a Taranto, e cinque in Sicilia, a Lampedusa, Augusta (Siracusa), Pozzallo (Ragusa), Porto Empedocle (Agrigento) e Trapani per un numero complessivo (stimato) di  2100 posti. 

A Lampedusa, nella struttura sempre sovraffollata di Contrada Imbriacola montava intanto la protesta dei migranti, eritrei soprattutto, che non intendevano rilasciare le impronte digitali per essere inseriti nel sistema Eurodac e quindi avere preclusa una successiva richiesta di asilo in altri paesi europei. Che le operazioni di ricollocamento fossero di fatto bloccate era notizia già nota da tempo, e non è certamente lo zelo degli operatori umanitari, quando ci sono, che può convincere persone che hanno rischiato la vita, che hanno lasciato alle spalle beni ed affetti, che hanno visto morire compagni di viaggio, se non mogli e figli.

https://tutmonda.wordpress.com/2016/01/09/no-fingerprints-we-want-to-move-la-lotta-a-oltranza-dei-migranti-a-lampedusa-contro-la-trappola-di-dublino-e-il-sistema-hot-spot-di-alessandra-sciurba-e-martina-tazzioli/

All'inizio del 2016 sono aperti in regime di Hotspot solo i centri di Lampedusa e di Trapani Milo, mentre il CSPA ,Centro di soccorso e prima accoglienza, di Pozzallo, che avrebbe dovuto essere trasformato in Hotspot, con la presenza di un nutrito stuolo di agenti di FRONTEX e di funzionari di EASO, continua a funzionare come ha sempre funzionato, con le identificazioni forzate, con il trattenimento prolungato, ben oltre le 48 ore, di centinaia di persone, anche donne e minori, in una condizione di promiscuità, e privi di una qualsiasi informazione legale, come documentato da ultimo dalla denuncia dell'organizzazione Medici senza Frontiere.

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Msf-lascia-il-centro-Pozzallo-un-caso-.aspx

In realtà la relocation falliva completamente e negli ultimi mesi dello scorso anno non si riuscivano a ritrasferire verso altri paesi europei più di 200 richiedenti asilo, a fronte di diverse migliaia di persone sbarcate, appartenenti alla categoria di richiedenti asilo " in clear need of protection" una categoria priva di fondamento legale, e discriminatoria, perchè includeva solo siriani, eritrei ed irakeni, ma non afghani, somali o maliani. Per non parlare dell'invenzione della categoria dei "migranti economici" o provenienti da "paesi terzi sicuri", ai quali, subito dopo la prima identificazione e l'uscita dall'Hot Spot, si consegnava un provvedimento di respingimento differito, con l'intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale. In molti di questi casi senza alcuna informazione legale, anche per l'assenza di quegli enti che avrebbero dovuto garantirla, e comunque senza una sola possibilità di lasciare legalmente il territorio nazionale, in assenza di documenti e mezzi economici.

In una audizione del Capo Dipartimento del Ministero dell'interno dott. Morcone, davanti alla Commissione di indagine sui centri per stranieri, il 3 dicembre scorso, veniva documentato il mancato avvio dei ritrasferimenti verso altri paesi europei, ma si insisteva sulla necessità di attivare al più presto gli Hotspots richiesti dall'Unione Europea, anche per evitare l'avvio della procedura di infrazione contro l'Italia davanti alla Corte di Giustizia di Lussemburgo. Nel frattempo le persone che secondo la polizia non manifestavano la volontà di chiedere asilo in Italia, o che si rifiutavano di farsi prelevare le impronte digitali, volendo proseguire verso altri paesi europei nei quali avevano già legami familiari o sociali, rimanevano in uno stato di trattenimento prolungato, come a Lampedusa, oppure ricevevano un provvedimento di respingimento differito, come verificato in numerosi casi a Siracusa, a Catania, a Palermo, a Trapani e ad Agrigento. Giungono anche da diverse regioni notizie di pesanti pressioni fisiche sulle persone che si rifiutano di rilasciare le impronte digitali, con conseguenze devastanti sul clima all'interno degli Hotspots nei quali parenti ed amici apprendono in tempo reale quello che succede a chi si ostina a sottrarsi al prelievo delle impronte. La Costituzione italiana (art. 13) vieta qualunque "violenza fisica o morale" sulle persone "sottoposte a limitazioni della libertà personale" come lo sono certamente le persone trattenute all'interno degli Hotspots attualmente esistenti. la circostanza che dopo il prelievo forzato delle impronte la maggior parte dei migranti preferisce comunque allontanarsi verso un altro paese non sminuisce la gravità di questi fatti e non può legittimare una prassi che può sfociare nella violenza privata ed in altri più gravi reati.

LE RAGIONI DEGLI ERITREI CHE RIFIUTANO DI FARSI PRENDERE LE IMPRONTE.

LA PROVA CHE UNO DEGLI ERITREI TRASFERITI DA LAMPEDUSA A TRAPANI E' STATO PICCHIATO DALLA POLIZIA.

http://www.radio1.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-8dc604d3-7ecb-40a9-be5b-deb63d7370ac.html

Che cosa farà adesso la Commissione parlamentare di inchiesta sui centri per stranieri ?

http://www.a-dif.org/2016/01/04/commissione-di-inchiesta-su-cie-cara-e-accoglienza-a-che-punto-siamo/

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/69/audiz2/audizione/2015/12/03/indice_stenografico.0032.html#

Gli Hub per l'accoglienza previsti come luogo di transito temporaneo di coloro che dopo essere arrivati negli Hotspot  manifestavano la volontà di rilasciare le impronte e di chiedere asilo in altri paesi europei, dove gli stessi migranti avrebbero dovuto compilare una richiesta di asilo sulla base di un modello C 3 "europeo", non entravano in funzione, al punto che l'unico Hub esistente in Sicilia risulta essere in realtà quello di Villa Sikania, a Siculiana in provincia di Agrigento, con una disponibilità di posti molto inferiore al numero delle persone temporaneamente accolte negli Hotspots, o comunque sbarcate in altri luoghi ed appartenenti,in virtù della loro nazionalità,alla categoria dei migranti in clear need of protection, sulla base dei rilievi statistici Eurostat sui tassi di accoglimento delle istanze di protezione internazionale in Europa.

http://www.dinamopress.it/news/hotspot-ovvero-come-distruggere-il-diritto-dasilo

Anche agli sbarchi nei porti si rischia un inasprimento delle procedure di prima identificazione, con forme di selezione sempre più celeri che rischiano di impedire la tempestiva individuazione dei soggetti più vulnerabili, dei minori non accompagnati, delle vittime di tratta. Senza la presenza di mediatori specializzati molti minori dichiarano di essere maggiorenni, e tra questi anche vittime di tratta.


http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/186-nuove-azioni-e-obiettivi-della-campagna-lasciatecientrare-perche-chiunque-arrivi-in-europa-trovi-dignita-e-liberta-le-politiche-di-accoglienza-in-italia-tra-detenzione-amministrativa-e-diritti-negati

L'intero sistema di prima accoglienza italiano, già in crisi da tempo, rischia adesso il default per la mancata ricollocazione dei richiedenti asilo che diversi stati dell'Unione Europea si erano impegnati ad accogliere, disponibilità che soprattutto dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, sembrano definitivamente ritirate. Un numero crescente di migranti, frettolosamente definiti come migranti economici si è messo in movimento da una città all'altra, con in tasca un provvedimento di respingimento differito adottato da qualche questura siciliana.

I dati emersi nell'ultima audizione del Prefetto Morcone davanti alla Commissione sui centri sono molto chiari ed incontrovertibili. Solo che dovrebbero comportare un ripensamento sulle politiche fin qui seguite dal governo italiano in materia di asilo ed immigrazione. E sulle prassi applicate dalle autorità di polizia su indicazione dei vertici del ministero dell'interno.

http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/html/69/audiz2/audizione/2015/12/03/indice_stenografico.0032.html#


Il provvedimento di respingimento, un provvedimento illegittimo che i tribunali continuano a sospendere, diventa marchio indelebile sulla pelle di chi non ha ricevuto alcuna informazione allo sbarco. Le questure devono ritirare in autotutela provvedimenti di respingimento di carattere collettivo, chiaramente privi di motivazione individuale, e lesivi dei successivi diritti di accesso alla procedura di asilo ed al sistema di accoglienza. Si giunge all'assurdo che fa più notizia l'applicazione della legge, piuttosto che le continue violazioni della normativa da parte degli agenti operanti all'interno degli Hotspots.

http://www.affaritaliani.it/milano/migranti-respinti-da-hotspot-di-trapani-400529.html


Occorre rivedere tutto il sistema della prima accoglienza in Italia, soprattutto in quei luoghi che, già da tempo Centri si soccorso e prima accoglienza al di fuori delle regole, adesso sono stati presentati all'opinione pubblica come Hot Spot, magari "sperimentali" ma dove continuano tutte le prassi già denunciate da tempo, da singole associazioni e da grandi organizzazioni umanitarie. Il Centro di soccorso e prima accoglienza di Pozzallo continua a funzionare con tempi di trattenimento più lunghi di quelli consentiti dalla legge, in un ambiente di elevata promiscuità tra adulti maschi, donne e minori, con la possibilità per gli agenti consolari di entrare e di procedere ai riconoscimento delle persone che le forze di polizia ritengono qualificabili come "migranti economici", con il rischio di un respingimento collettivo e di un rimpatrio forzato, prima ancora che abbiano potuto formalizzare la domanda di protezione internazionale, se provengono da paesi con i quali l'Italia ha stretto accordi bilaterali di riammissione che contemplano "procedure semplificate"( Egitto, Nigeria, Tunisia).


http://www.vita.it/it/article/2016/01/07/di-carlo-msf-tornare-al-cpsa-di-pozzallo-quando-le-istituzioni-faranno/137848/
Alcune proposte

Questo l'inferno dal quale fuggono i migranti che arrivano dalla Libia. Date le attuali condizioni del paese di dovrebbe riconoscere a tutti loro un permesso di soggiorno per motivi umanitari, in base all'art. 20 del T.U. 286 del 1998, come si fece nel 2011 nel corso della cd. emergenza Nord-Africa

http://www.globalresearch.ca/hillarys-dirty-war-in-libya-new-emails-reveal-propaganda-executions-coveting-libyan-oil-and-gold/5499358

Occorre un intervento normativo urgente a livello nazionale che stabilisca il rispetto delle garanzie procedurali sancite dalle Direttive dell'Unione Europea e dai decreti legislativi di attuazione in favore dei potenziali richiedenti asilo. vanno  ritirate tutte le più recenti circolari del ministero dell'interno, che risultano in violazione di legge e di norme di rango superiore, come le Convenzioni internazionali o i Regolamenti europei. A partire dai diritti di informazione legale ( negata) sulla condizione giuridica dei migranti soccorsi in mare e sbarcati nei porti italiani. In tutte le diverse forme di limitazione temporanea della libertà personale si devono rispettare i limiti e le garanzie affermati dall'art. 13 della Costituzione italiana e dalla più recente giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell'Uomo ( caso Khlaifia contro Italia).

Gli Hotspots attualmente in funzione vanno chiusi e riconvertiti alla funzione originaria di centro si primo soccorso ed accoglienza, come previsto dall'art. 22 del Regolamento di attuazione n.394 del 1999, per una permanenza massima di 48-72 ore, in attesa del trasferimento nel sistema di seconda accoglienza.


Le procedure di identificazione dovranno procedere esclusivamente sulla base del fotosegnalamento e della eventuale acquisizione dei documenti. Per chi non ha documenti validi si può considerare il prelievo delle impronte digitali solo ai fini del sistema AFIS, senza un immediato trasferimento dei dati nel sistema Dublino-Eurodac, almeno fino a quando le procedure di ricollocamento ( relocation) non rispetteranno i tempi e gli impegni presi dagli stati europei. In ogni caso si dovrà tenere conto della volontà del richiedente asilo, e della possibilità già accordata dall'attuale Regolamento Dublino III di ricongiungimenti fino al terzo grado di parentela con familiari già residenti in altri stati dell'Unione Europea.

Occorre soprattutto sottrarre alla discrezionalità delle forze di polizia, nell'ammissione alla procedura per il riconoscimento dello status di protezione internazionale.magari sulla base della provenienza nazionale e degli accordi di riammissione esistenti con i paesi di origine. In Italia NON è in vigore una lista di "paesi terzi sicuri", e la categoria del "migrante economico" utilizzata poche ore dopo lo sbarco costituisce un uso distorto ed illegittimo della discrezionalità amministrativa.

La prassi dei respingimenti differiti deve essere contrastata perché si può tradurre in respingimenti collettivi vietati dall'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Cedu. Va abrogato l'art. 10 comma 2 del T.U. 286 del 1998 perchè norma palesemente in contrasto, per come viene applicato, con gli articoli 3, 13 e 24 della Costituzione italiana. Altrimenti vanno sollevati ricorsi a raffica contro i provvedimenti di respingimento e in quella sede si deve arrivare ad un pronunciamento della Corte Costituzionale.

Va chiarito il ruolo delle organizzazioni già coinvolte in passato nel Progetto Praesidium, soprattutto nella prima identificazione, nella individuazione dei soggetti vulnerabili, delle vittime di tortura, delle vittime di tratta e dei minori non accompagnati. Attività che sempre più spesso sono svolte dai volontari presenti agli sbarchi. Fino a quando i porti non saranno del tutto blindati. Come già è successo a Catania.

Occorre denunciare pubblicamente il fallimento dei piani di rilocazione dall'Italia verso altri paesi europei, e sollecitare, anche per questa ragione, una modifica sostanziale del Regolamento Dublino, con il riconoscimento di un diritto di asilo "europeo" valido in tutti i paesi UE.

Vanno aperti canali umanitari,per evitare che i migranti debbano affidarsi a trafficanti senza scrupoli, che soprattutto nei mesi invernali, possono lucrare su viaggi della disperazione che si concludono in naufragi o che comportano un numero sempre più elevato di vittime per la fame ed il freddo. Va altresì garantita la possibilità di raggiungere legalmente altri paesi europei con documenti di viaggio rilasciati dalle autorità italiane. Da questo punto di vista, nella contrattazione con le autorità europee,va considerata la possibilità di adottare un decreto legislativo per la concessione del permesso di soggiorno per protezione temporanea in base all'art. 20 del T.U. 286 del 1998, come già si fece nel 2011 in occasione dell'emergenza nordafrica.

Per i cittadini siriani, eritrei, somali, irakeni ed afghani, e per tutti quelli che potrebbero risultare in evidente bisogno di protezione internazionale, andrebbe consentito il rilascio di visti di ingresso per motivi umanitari, e su questa base si dovrebbe aprire una negoziazione con gli altri paesi europei.



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XVII Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione

Resoconto stenografico




Seduta n. 32 di Giovedì 3 dicembre 2015
Testo del resoconto stenografico
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GENNARO MIGLIORE
  La seduta comincia alle 8.35.
  (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).
Sulla pubblicità dei lavori.
  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche mediante l'impianto audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-TV della Camera dei deputati. 
  Non essendovi obiezioni, ne dispongo l'attivazione.
Audizione del prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno.
  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, in merito al funzionamento del sistema di accoglienza predisposto per fronteggiare l'afflusso di stranieri sul territorio nazionale e delle relative strutture, anche con riguardo ai centri per minori non accompagnati. 
  Ricordo che il prefetto Morcone ha già svolto una prima relazione dinanzi alla nostra Commissione lo scorso 7 maggio e una seconda il 21 luglio, il cui resoconto stenografico è in distribuzione. 
  Nel ringraziarlo per la disponibilità, avverto che la presidenza ha segnalato preventivamente al prefetto alcuni temi di nostro interesse, anche su indicazione dei commissari, al fine Pag. 3di orientare su di essi la relazione del prefetto. Resta fermo, ovviamente, che i commissari potranno formulare ogni ulteriore quesito aggiuntivo. 
  Do la parola al prefetto Morcone.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Buongiorno a tutti e grazie per avermi offerto ancora questa ulteriore occasione per chiarire tutto quello che può essere utile alla Commissione per i propri lavori. Naturalmente, se volete, io posso comunque procedere con l'esposizione, ma non vorrei rubarvi del tempo. 
  Premesso qualche brevissimo cenno, credo che sia più utile – lo immagino io, ma non mi permetto di orientare il dibattito – rispondere a eventuali domande più specifiche che voi vorrete porre piuttosto che parlare a lungo di una situazione che profondamente non è mutata. 
  In quest'ultimo periodo, in effetti, un po’ probabilmente per un cambio di rotte che ha visto i Balcani protagonisti, con una forte pressione migratoria da parte di rifugiati e richiedenti asilo provenienti dalla Turchia, un po’ per situazioni che non sono in grado di valutare in Libia, l'arrivo dei rifugiati e dei richiedenti asilo sul nostro territorio si era molto attenuato. Tanto ciò è vero che i dati fino a ieri indicavano un 12 per cento in meno rispetto allo scorso anno. Naturalmente vi lascerò tutti i dati relativi sia agli sbarchi che all'attività delle Commissioni. 
  Questo aspetto è abbastanza rallentato, dunque, mentre invece – e questo è uno degli aspetti delicati – si è aperto in maniera sempre più significativa il percorso in Friuli Venezia Giulia, attraverso l'Austria e la Slovenia, prevalentemente da parte di afgani e pachistani. Non solo arrivano in Friuli, creando una serie di problemi – perché il Friuli in questo Pag. 4momento accoglie un numero elevato di persone –, ma si spostano anche in altre parti del territorio nazionale come il Veneto, addirittura verso sud, dove ci sono diverse loro comunità. Sostanzialmente, tendono a riunirsi con le comunità cui fanno riferimento. 
  Questo per quanto riguarda la situazione dei flussi. La novità è che questa mattina, adesso, in questo momento – almeno secondo i messaggi che mi sono arrivati – ci sono circa 1.200 persone imbarcate sulle navi. Se ne attendono anche per domani, perché ci sono diversi «Thuraya», ossia segnalazioni di telefoni satellitari, di altre persone che dovranno essere tratte dal mare. 
  Evidentemente c’è una ripresa di questi arrivi sulle coste siciliane. Vedremo poi soprattutto quali saranno le nazionalità delle persone che arrivano per cercare di capire l'evoluzione di tutto questo fenomeno. 
  Per quanto riguarda, invece, l'Agenda Juncker e gli aspetti internazionali, ho un'audizione lunedì al Parlamento europeo, dove mi pare di ricordare che anche il presidente Migliore sia stato. A Bruxelles non tengono conto che l'8 Dicembre è la festività dell'Immacolata. Peraltro, vado oggi a Bruxelles alle 11.30 con il Ministro, perché domani c’è il Consiglio GAI, e lunedì ci ritorno per l'audizione. Vedremo cosa maturerà oggi. 
  Sull'Agenda Juncker certamente – sarebbe ipocrita negarlo – il tema dei ricollocamenti e delle 40.000 persone che dobbiamo ricollocare ha avuto una brusca frenata. La frenata è determinata da due ordini di fattori. 
  Da un lato, certamente c’è la scarsità degli arrivi, perché prevalentemente si ricollocano le persone che arrivano nei famosi hotspot – parleremo poi anche degli hotspot – e ci sono stati pochissimi arrivi in questo periodo (per fortuna, per certi versi). Non abbiamo potuto spingere, quindi, tanto sulle Pag. 5richieste di ricollocamento, perché le nazionalità sono limitate, come sapete, a Siria, Iraq ed Eritrea, mentre abbiamo una presenza imponente di afgani. All'ultima riunione abbiamo chiesto che si tenga conto degli afgani nell'ambito delle nazionalità da ricollocare. 
  Dall'altro lato, senza voler essere polemico con nessuno, devo dire che comunque – anche su questo posso lasciarvi un prospettino – abbiamo inviato oltre 130 richieste a vari Paesi europei, i quali fanno fatica a darci il cosiddetto approvalper il trasferimento delle persone. L'hanno fatto per piccoli numeri la Finlandia e il Portogallo, ragion per cui nella prossima settimana trasferiremo sicuramente in Finlandia un numero di persone – limitato, però: parliamo di 7-8 – con voli di linea e lo stesso avverrà con il Portogallo, sempre in quest'ordine di grandezza. 
  La vicenda è molto complicata dal punto di vista amministrativo. Si tratta di un lavoro davvero non voglio dire complicato, ma certamente complesso, soprattutto dopo gli attentati di Parigi. C’è un fascicolo elettronico, completo di notizie, che poi il Paese che dovrà accogliere la persona esamina con particolare attenzione. 
  Tutto questo, lo capite bene, rende piuttosto complicato il percorso del ricollocamento. Siamo su numeri che, rispetto al totale previsto, sono abbastanza insignificanti. Siamo riusciti a portare fuori dal nostro Paese 130 persone. Vedremo nelle prossime riunioni del Consiglio GAI, a cominciare da domani, quale sarà l'orientamento della Commissione. È chiaro che le vicende internazionali condizionano anche questo tipo di scelta. Questa è la situazione. 
  Per quanto riguarda, invece, il tema che agita molto la discussione – comprensibilmente, per l'amor di Dio – cioè il famoso hotspot, quell'assetto (mi permetto di chiamarlo assetto) che l'Agenda Juncker chiede al nostro Paese, noi l'abbiamo avviato e funziona a Lampedusa; credo che questo fatto sia stato registrato anche all'estero, da varie delegazioni che sono arrivate. Saremo in grado di farlo anche in altri punti di sbarco della Sicilia. 
  Naturalmente, questa è una decisione che non appartiene a me, ma al vertice politico, che ha sottolineato più volte, anche a Bruxelles, la necessità che tutto questo venga reso disponibile assieme ai ritorni nei Paesi di origine per coloro che non hanno diritto o che non chiedono la protezione internazionale, assieme a un'effettiva relocation su numeri che non siano così esigui e che per ora possiamo considerare una sperimentazione e nulla di più. 
  Questa è la partita intorno alla quale ruota il dibattito a Bruxelles, che continuerà domani, perché anche domani alcuni temi saranno affrontati, come sempre, come la relocation e gli hotspot che abbiamo aperto o che non abbiamo aperto. 
  Aggiungo un'ultima considerazione. Io credo che, nonostante il grandissimo rispetto e l'amicizia antichissima con i fratelli greci, la situazione italiana sia profondamente diversa da quella della Grecia, ma proprio profondamente. Credo che questo fatto sia incontestabile. Quest'idea, in fondo, di porre Italia e Grecia sempre sotto la lente di ingrandimento, francamente, non ci fa piacere e stiamo cominciando a manifestarlo apertamente, ferma restando naturalmente l'apertura e la disponibilità. 
  Infine, faccio un'ultima considerazione, anche questa senza alcuna vena polemica, semplicemente perché la Commissione abbia anche questi elementi per valutare. Io sono stato a Zurigo la scorsa settimana, perché avevano un grande desiderio di mostrarmi le meraviglie del nuovo sistema svizzero che stanno sperimentando, proprio a Zurigo, sul sistema di accoglienza e non solo, anche sulle Commissioni. Peraltro, ho avuto l'opportunità di vedere un po’ di filmati sull'accoglienza in Germania, soprattutto nei momenti di particolare pressione. 
  Lo dico, ripeto, senza assolvere niente e nessuno, meno che mai me, ma probabilmente noi abbiamo una percezione della nostra accoglienza, almeno in rapporto a quella degli altri, diversa dalla realtà. Io non sono rimasto affatto ammirato. Sicuramente noi siamo nella fascia alta dell'accoglienza, pur con tutti i nostri limiti e senza alcuno sconto alle nostre insufficienze e ai nostri errori. Da questo punto di vista, sinceramente, mi aspettavo qualcosa di più e di diverso da quei Paesi, o così avevo immaginato io da quello che leggo sui giornali o che ascolto nei talkshow televisivi. 
  Io mi fermerei qui, lasciando a voi la parola per poter approfondire gli argomenti che più vi interessano. 
  Aggiungo un'ultima cosa, così forse prevengo anche qualche domanda. Il ministro, ovviamente, ha firmato l'unità di missione per Mineo. Il Consorzio di Mineo non c’è più. C’è, invece, una struttura di missione del Ministero dell'interno, guidata da un viceprefetto che si chiama Giuseppa Di Raimondo, che gestisce direttamente il CARA di Mineo, dove peraltro le persone si sono ridotte a 1.500-1.600. 
  C’è, peraltro, un altro problema, che forse a voi interessa di meno, ma che è un problema per noi. Si sono di molto ridotte le presenze su Mineo (1.500-1.600 persone, credo), come si dice in termini economici, mentre il break even del funzionamento di Mineo è su 2.000-2.200. Anche gli amministratori del tribunale di Roma, che gestiscono oggi un segmento di accoglienza lì, mi fanno presente che economicamente non è conveniente in questi termini gestire quel Pag. 8centro. Questo, però, è un tema che si porrà con la gara che l'unità di missione andrà a fare per rinnovare l'accoglienza a Mineo, con le modalità che verranno scelte.
  PRESIDENTE. Prefetto, si tratta di rinnovare l'accoglienza nella forma del CARA o, come era stato previsto, nella forma dell’hub ? Il problema principale di Mineo era il lungo trattenimento.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Nel decreto n. 142 sostanzialmente – questo è un tema che non risolviamo con l'approvazione di una norma; ci vorrà un tempo di transizione – i CARA in sé non esistono più. Esistono solo gli hub e un'accoglienza definitiva. Tutto quello che non è hotspot, ossia primissima accoglienza sui punti di sbarco, in realtà è costituito da hub e, se non da hub, da seconda accoglienza e, quindi, tendenzialmente da SPRAR. 
  Come voi sapete, per cercare di riaccostare i temi della seconda accoglienza, abbiamo lanciato un progetto SPRAR di 10.000 posti. Intanto abbiamo ormai approvato definitivamente la graduatoria. Entrano in funzione 1.000 posti SPRAR per minori non accompagnati, raddoppiando il numero disponibile. Anzi, ci prepariamo a muovere le persone dalle strutture governative di prima accoglienza nello SPRAR minori, annullando la differenza tra i minori richiedenti asilo e non richiedenti asilo. Fino a 18 anni sono tutti minori, punto e basta. 
  Per quanto riguarda invece lo SPRAR adulti, è in corso il bando per 10.000 nuovi posti, che porterebbero lo SPRAR a oltre 30.000, andando a irrobustire e rinforzare quella infrastruttura dell'accoglienza nel nostro Paese che, in realtà, non c'era e riducendo – o almeno questa è la speranza e l'auspicio Pag. 9– la presenza dei cosiddetti CAS, che sono molto spesso elemento di preoccupazione, di difficoltà e, qualche volta, anche di abuso.
  PRESIDENTE. Ci sono già degli iscritti a parlare. Ci erano state segnalate poi alcune domande che mi premurerò io di sottolineare. Prima, però, diamo la precedenza alle domande dei commissari. 
  Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
  EDOARDO PATRIARCA. Ringrazio il prefetto dei suoi aggiornamenti, come sempre puntuali ed esposti anche con una certa passione. 
  Io le chiederei del bando SPRAR. Lei diceva che stiamo passando al sistema SPRAR, ma ad oggi la percezione che ho io – almeno per i dati che ho – è che siano ancora numerosi i CAS: i Centri di accoglienza straordinari sono cresciuti. Le chiedo su questo rapporto di una crescita dei Centri di accoglienza straordinari rispetto al bando SPRAR e allo SPRAR che cosa sta accadendo e qual è il quadro della situazione. 
  Inoltre, le vorrei chiedere, come lei ha accennato, dei richiedenti asilo per via terra. Mi sembra che su questo tema siamo ancora in una fase un po’ di fatica e di difficoltà nell'accoglienza. Mentre siamo attrezzati, o comunque pronti per l'accoglienza dei rifugiati che provengono dalla costa, dalla riva sud del Mediterraneo, da quello che so e da quello che mi hanno detto anche le regioni limitrofe – mi riferisco ad alcuni amici di cooperative del Friuli, del Veneto e del Triveneto – su questo fronte ci sono un po’ di difficoltà. 
  La terza domanda che le vorrei porre riguarda le Commissioni. I dati mi dicono – le riporto dei dati che non sono Pag. 10certo dati statistici affidabili, quanto informazioni che in qualche modo si ricevono – che la situazione non è tanto cambiata e che, ahimè, i tempi per l'analisi di una richiesta di asilo si aggirano ancora sui nove mesi. Le chiedo se ci può aggiornare su questo aspetto. 
  Infine, a proposito dei tavoli regionali, vorrei sapere se il Ministero dell'interno ha il quadro delle convocazioni dei tavoli regionali. A noi risulta che, ancora una volta, questo non stia accadendo, ossia che queste convocazioni in alcune regioni non vengano fatte o vengano fatte assai di rado. L'auspicio spesso da noi e anche da lei espresso di attivare le strutture locali e anche quelle regionali mi pare sia ancora oggi un po’ faticoso e che non stia funzionando granché.
  PRESIDENTE. Prefetto, preferisce rispondere subito ? Trattandosi di domande molto specifiche, proporrei di rispondere a una per una, anche perché sono brevi.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Onorevole, cercherò di essere anch'io estremamente sintetico nella risposta. La ringrazio. 
  Sul bando SPRAR sono pienamente d'accordo, tuttavia devo dire che noi – ma soprattutto l'ANCI – stiamo spingendo molto per coinvolgere il numero più alto possibile di comuni in questo tipo di attività. È evidente, però, che i comuni devono essere disponibili. Fino adesso – è stato detto in passato e lo ripetiamo qui – si sono resi disponibili 500 comuni su 8.100. È chiaro che il coinvolgimento dei comuni è strategico per far sì che un bando SPRAR abbia successo. 
  Speriamo in una risposta importante sui 10.000 nuovi posti, ma è un passo...
Pag. 11
  EDOARDO PATRIARCA. (fuori microfono). Tra l'altro, prefetto, le cifre più o meno sono quelle. Ci sono 500 comuni.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Sì, non è cambiato nulla. Sono 500 comuni su 8.100 e 21.000 posti su 100.000 persone in accoglienza. È chiaro che, con i 10.000 nuovi posti che andiamo a realizzare, dall'inizio dell'anno diventeranno 30.000 (nello SPRAR). Sperando che la pressione non renda necessario un aumento dall'accoglienza, tendiamo sempre di più a invertire questo rapporto. Questo rapporto nasce, però, dalla disponibilità dei comuni. 
  Devo dire, onestamente, che l'ANCI sta conducendo una vasta azione di sensibilizzazione dei comuni sull'opportunità e anche sulla convenienza di scegliere la strada dello SPRAR rispetto alla circostanza di subire sul territorio una struttura che magari né si desiderava in quel luogo, né gestita in quel modo. Tuttavia – probabilmente lei lo sa meglio di me – giocano alcuni altri fattori che non sono comprimibili. 
  Quanto alla difficoltà dell'accoglienza in Friuli Venezia Giulia, io non ho bisogno di difendere nessuno, ma devo dire, francamente, che il Friuli sta facendo un grande sforzo. Ha immaginato quest'accoglienza diffusa e la sta realizzando, con un rapporto molto positivo tra i colleghi e i responsabili del territorio, sia a livello comunale che a livello regionale. 
  Prima di arrivare qui, immaginando che questo potesse essere uno dei temi, ho chiamato il Ministero della difesa, anche se erano le 8.30, per avere notizie di altre due strutture che abbiamo chiesto al Ministro Pinotti, una a Trieste e una in provincia di Treviso, per rendere un po’ più diffusa e robusta la struttura dell'accoglienza in Friuli. Ne ho avuto una risposta positiva.Pag. 12
  Come accennavo prima, però, molte di queste persone all'inizio affollano il territorio friulano. Spesso c’è la polemica dell'Isonzo, che voi conoscete bene. Abbiamo visto anche qualche reportage televisivo. Lo affollano, però, per poche ore, perché poi queste persone vengono comunque «tirate via» dalla sistemazione provvisoria sull'Isonzo, in un tempo che non è più l'estate. Poi però questi migranti arrivano anche in altre regioni. Ho notizie che sono arrivati a Torino e a Bologna, si sono presentati in questura a Ferrara o da altre parti. 
  Questo è uno dei temi che noi abbiamo già rappresentato al ministro e che il ministro ha già rappresentato anche alla Commissione europea nell'ultima riunione. Immagino che ne parleremo anche domani mattina. Secondo me, immaginare la ricollocazione solo per una platea di aventi diritto alla protezione internazionale limitata ai siriani, agli eritrei e agli iracheni è insufficiente. È una platea troppo stretta. Francamente, è incomprensibile come gli afgani non vengano accettati come tali, fermo restando che sono tutte storie individuali e che, quindi, bisognerà fare una valutazione. 
  Anche il siriano – l'abbiamo visto, credo, dai fatti delle ultime settimane – può non aver diritto alla protezione internazionale. Sono sempre storie di singole persone. Tuttavia, stabilire in maniera aprioristica che ci siano solo quelle tre nazionalità, almeno per noi è un grande danno. Abbiamo bisogno che almeno gli afgani rientrino in questa platea. 
  Per fare invece il punto sulle Commissioni, credo che lei non abbia avuto ancora l'opportunità di vedere i nuovi numeri, che indicano un incremento delle decisioni del 91 per cento. Io li lascio alla segreteria, così potrete valutarli voi direttamente.Pag. 13
  Tuttavia si pone un problema. In un recente incontro tra il Ministro Alfano e il Ministro Orlando è emersa la necessità di aggiornare tutto il meccanismo relativo alla Commissione e al ricorso avverso la decisione negativa della Commissione. Si sta ragionando, quindi, su un provvedimento. Per quanto riguarda la giustizia, ve lo dirà evidentemente il Ministero di giustizia; non posso anticipare io le scelte che loro faranno. Comunque questo provvedimento dovrebbe consentire un accorciamento dei tempi di decisione del magistrato, ferme restando le garanzie costituzionalmente previste. 
  Per quanto riguarda il Ministero dell'interno, andiamo immaginando una professionalizzazione delle Commissioni. Sinceramente, crediamo che sia tempo di sostituire la filosofia della rappresentanza, che in passato aveva guidato queste scelte con i funzionari di pubblica sicurezza, i funzionari degli enti locali e via elencando, con una professionalizzazione, come avviene in molta parte d'Europa, fermo restando, però, un pilastro che non può essere toccato, ossia la collegialità della decisione e, quindi, la certezza della scelta rispetto alla richiesta del richiedente asilo. Vogliamo, quindi, una Commissione che sia più professionale, ma che, al tempo stesso, mantenga quella garanzia dei diritti che è stata un po’ la nostra prerogativa negli anni passati. 
  Per quanto riguarda i tavoli regionali, credo – ahimè – che lei abbia ragione. Su questo daremo una nuova spinta. È inutile nascondersi dietro un dito: molto spesso i colleghi, o per carattere, o soprattutto per necessità, per l'amplissimo spettro di competenze che hanno, se non c’è proprio l'urgenza, magari rimandano. Accade anche a me. Non ne faccio un problema, ma certamente noi solleciteremo nuovamente la riunione dei tavoli regionali, che è l'unica strada che attenua l'impatto sul territorio delle scelte che si adottano.
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  PIA ELDA LOCATELLI. Lei ha parlato dell'aumento del flusso degli afgani. Io ho appena finito di leggere il rapporto dell'OIM sulle vittime della tratta, che si riferisce al periodo aprile 2014-ottobre 2015. Questo rapporto parla di un grande aumento dei flussi nigeriani e, in particolare, di un grande aumento delle donne, che sono passate da 500 nel 2013 a 1.500 l'anno successivo e nell'ottobre 2015 a 5.000. Vi è una grande presenza di donne destinate allo sfruttamento sessuale, un aumento delle minorenni destinate a questo scopo e, pare, anche di donne gravide, perché i trafficanti hanno scoperto che le donne gravide godono di un trattamento di favore. 
  In questo rapporto si dicono mille cose interessanti e anche mille cose tragiche, ma ciò che per il nostro interesse viene particolarmente messo in risalto sono i problemi di tipo logistico e anche temporale per chi accoglie queste donne per verificare che siano vittime della tratta. Perché ? Perché la situazione è questa. Non sempre il posto consente la riservatezza del colloquio. 
  In questo rapporto, come sempre, ci sono alcune raccomandazioni che a me sembrano importantissime, per esempio il collegamento stretto tra le Commissioni territoriali e chi si occupa di vittime della tratta. Se si va verso la professionalizzazione delle Commissioni, forse questo aiuterà, ma quella della tratta è una richiesta di specializzazione particolare. 
  Un paio di mesi fa io avevo presentato un'interpellanza su questo tema riguardante una sessantina di donne nigeriane a Ponte Galeria. Mi era sembrata una risposta superficiale: «Ci hanno risposto che sono qui per lavoro». Bisogna essere capaci di andare un po’ al di là di queste risposte superficiali, anche perché troppo spesso tra queste donne che arrivano ci sono quelle che controllano. Apparentemente sono le vittime, ma in realtà controllano.Pag. 15
  Io vi chiederei, quindi, un'attenzione particolare su questo tema. Se lei ha delle notizie da darci su questo tema specifico, gliene sarei grata.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Onorevole, io sono assolutamente e pienamente d'accordo con lei. La vicenda della tratta, francamente, è una vicenda sulla quale ci dobbiamo impegnare di più. Lo dico apertamente e senza scuse. 
  Certamente, però, quello della tratta, come – mi permetta – quello dei Rom sono temi che, forse illusoriamente, si è pensato di intestare a organismi diversi dal Ministero dell'interno. Il Ministero dell'interno ha sicuramente le sue cadute e le sue insufficienze, ma, come lei sa, la tratta non dipenderebbe, se non per alcuni aspetti, dal Ministero dell'interno. 
  Questa non è una scusa. Non ci sottraiamo in alcun modo, tant’è vero che quel giorno alla presentazione del rapporto dell'OIM io ero presente e non c'era chi ci doveva essere. Non c'era chi ci doveva essere. Scusi se lo dico con un po’ di calore. Naturalmente, sul tema della tratta io stesso, proprio quel giorno, proprio in quell'occasione, ho detto che facevamo poco e spesso anche con disattenzione. 
  Detto questo, onestamente, le Commissioni sono state investite da una circolare specifica, che farò avere alla Commissione, proprio nel senso da lei indicato, perché l'intervista della ragazza sia un po’ più attenta e più qualificata per coglierne la condizione vera e non quella astrattamente denunciata. 
  Non tutte le ragazze che sono arrivate a Ponte Galeria sono state rimandate a casa. Io ho parlato con il prefetto di Roma proprio in quell'occasione, perché sono arrivate subito, come è giusto, le telefonate per sollecitare un'attenzione specifica. Dalle risposte del Prefetto di Roma mi sembrava un numero Pag. 16diverso, ma magari anche su questo farò un accertamento e riferirò alla Commissione. 
  C’è una vicenda che, peraltro, con la dottoressa che è venuta con me stamattina abbiamo vissuto attraverso l'OIM, recuperando una ragazza che avevamo messo in sicurezza ad Agrigento e che si è fatta convincere – il mondo è fatto così – e se ne è scappata. L'abbiamo acchiappata in Spagna. Sono tutte storie di persone che vivono spesso per ignoranza e per le sofferenze che hanno vissuto un pregiudizio nei nostri confronti. Ci vuole grande pazienza e grande professionalità per superare quello sbarramento di pregiudizio. 
  Una cosa è certa: sulla tratta dobbiamo fare di più. Su questo sono assolutamente d'accordo con lei.
  GREGORIO FONTANA. Grazie, dottor Morcone. Questa Commissione lavora e fa un lavoro fondamentale proprio per tracciare anche i filoni del proprio lavoro sui dati che ci vengono forniti. Noi abbiamo fatto in questi mesi concreti passi in avanti sui dati e siamo riusciti a comporre una tabella che è in corso d'opera e viene continuamente aggiornata. Le fonti principali sono proprio il suo Dipartimento e la struttura che lei dirige. 
  Poiché abbiamo avuto difficoltà nel passato e adesso abbiamo messo un po’ in linea il sistema, io le chiedo un impegno ulteriore nel cercare di fornire dati con la giusta sistematicità, venendo incontro alle richieste che riguardano anche il formato stesso dei dati che vengono richiesti, proprio perché la Commissione ha tutto il diritto eventualmente di elaborare questi dati e di confrontarli. Anche il formato con cui vengono forniti questi dati è importante. Le chiedo, quindi, un impegno ulteriore proprio perché ci sono state nel passato delle difficoltà.Pag. 17
  Ne cito una per tutte. Con riferimento al fatto di avere il quadro della situazione provinciale diviso per provincia, noi abbiamo avuto un dato di maggio e l'aggiornamento a novembre. Io penso che questo non sia possibile, perché non credo che lei non disponga di questi dati. Il fatto di fornirli con periodicità e sistematicità alla Commissione è – io ritengo – un impegno che deve essere preso anche per il futuro. 
  Per quanto riguarda il merito delle cose che ha detto, innanzitutto vorrei farle una domanda. Per quanto riguarda gli hotspot, noi siamo stati a Lampedusa alcuni mesi fa. Abbiamo fatto una visita di quasi due giorni e, quindi, conosciamo molto bene la situazione e il funzionamento di quel centro. 
  Adesso il Centro di Primo Soccorso e Accoglienza ha cambiato nome e si chiama hotspot. Noi abbiamo riscontrato nel corso della nostra visita le difficoltà in ordine alla logistica e anche al problema fondamentale dell'identificazione, che qualche mese fa era totalmente insufficiente. Io vorrei capire innanzitutto adesso, visto che ha cambiato nome, che cos’è cambiato a Lampedusa rispetto a qualche mese fa nella gestione e nel funzionamento di questo centro. 
  Per quanto riguarda la frontiera est, certo, è un problema concreto. Io sono assolutamente consapevole degli sforzi della Regione Friuli Venezia Giulia, ma questi sforzi, ovviamente, con la gestione di coloro i quali vengono messi nei programmi d'accoglienza, hanno un presupposto, ossia che queste persone siano intercettate e identificate. Come lei ha confermato poco fa, il problema della frontiera est è un problema un po’ fuori controllo. Se chi entra da est viene trovato e si presenta alla questura di Torino, significa che su quella frontiera il controllo è un po’ leggero. È evidente che, se i migranti non si riescono a identificare nel momento in cui entrano in Italia, il controllo non c’è.Pag. 18
  Per quanto riguarda il tema che ha sollevato l'onorevole Locatelli della tratta, lei in questa sua risposta ha adombrato delle omissioni e delle mancanze da parte... Poiché la cosa non è chiara – se vuole, mettiamo possiamo andare in regime segreto – le chiediamo di essere un po’ più preciso su questo punto, perché è importante che tutti capiscano e comprendano che cosa non funziona realmente in questi passaggi.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Sui dati siamo assolutamente a disposizione, sia per quanto riguarda i dati degli sbarchi, che lei avrà regolarmente, sia per quanto riguarda quelli delle Commissioni, sia per quanto riguarda la relocation. Non sarebbe comprensibile che Bruxelles ci perseguiti tutti i giorni su questi dati e che la Commissione non ne disponga. Concorderemo con la segreteria. 
  Inoltre, avrei una piccola novità, che spero vi piaccia e che non mi procurerà le simpatie dei miei collaboratori (non per ragioni ideologiche, ma solo per ragioni di impegno quotidiano). Stiamo predisponendo dei dati di monitoraggio anche dai controlli effettuati sui CAS. Qui avete le regioni, il numero delle contestazioni, come sono andate a finire le contestazioni, l'applicazione delle penali e la chiusura dei centri. 
  Credo che questo vi piaccia molto. Non piacerà ai miei collaboratori, ma credo che l'interesse generale superi la simpatia che posso riscuotere io. Vi lascio anche questi dati. Naturalmente, ci sarà un aggiornamento periodico, non certamente a mesi. Al massimo cerchiamo di costruire qualcosa a settimana, o qualcosa del genere. 
  Per quanto riguarda l’hotspot, devo dirle, francamente, due cose. Intanto, come dicevo prima, per me è un assetto. Non è niente di più che un assetto di lavoro in comune. La differenza tra il prima e il dopo è un lavoro in comune con Pag. 19le Agenzie europee EASO per quanto riguarda l'asilo, Frontex per quanto riguarda gli aspetti di polizia, nonché Eurojust ed Europol, che vedo meno presenti. Frontex ed EASO onestamente ci sono, non solo a Lampedusa, ma anche in varie altre parti, a Roma come a Pozzallo. 
  Per l'identificazione, almeno per quanto riguarda gli sbarchi, io le posso dire che la polizia scientifica ha fatto un lavoro egregio. Anche qui noi scontiamo un pregiudizio soprattutto verso l'Europa, perché la polizia scientifica ormai sta facendo l'identificazione e prendendo i dati quasi a tutti. Io non posso parlare per conto loro, ma ho elementi per dire che c’è stato un salto di qualità molto forte rispetto al 2014. 
  Questa non è un'opinione, ma si può verificare all'interno delle banche dati che sono disponibili per tutti i Paesi dell'Unione. Nonostante questo, c’è un refrain da parte di alcuni. Questo accade nella dialettica normale tra Paesi. Noi siamo in grado di dimostrare nel vero senso della parola che le persone che sbarcano o che arrivano nel nostro Paese sono quasi totalmente identificate con tutti i crismi e i criteri richiesti dall'Europa. 

  La frontiera est è un tema un po’ più complicato, lo capisco. Di questo eventualmente dovete parlare con i colleghi della polizia di frontiera e dell'immigrazione. Posso comprendere che non ci sia – e credo che nessuno di noi l'auspichi – l'imbuto creato dagli ungheresi o qualcosa del genere. È chiaro, quindi, che è possibile anche attraversare la frontiera e sfuggire al controllo in alcuni casi, ma questo dell'identificazione è un meccanismo che viene ripetuto ormai in maniera ossessiva, soprattutto dopo i fatti di Parigi, per tutti coloro che vengono intercettati sul territorio a scopo di verifica di documenti e dell'identità. Ci sono anche dei dati importanti di Pag. 20persone che sono state identificate, che erano sfuggite, ma che sono ormai nei database comuni tra i vari Paesi europei. 
  Sulla tratta io non volevo accusare nessuno, né volevo assolutamente dare patenti a nessuno. Certamente ci sono delle competenze per legge. I temi dei Rom e della tratta – non ve lo devo spiegare – non sono del Ministero dell'interno. Nonostante questo, noi facciamo la nostra parte e possibilmente siamo pronti anche a fare di più, senza chiedere cambiamenti normativi. Francamente, però, questo è.
  PRESIDENTE. La competenza è della Presidenza del Consiglio, vero ?
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Sì.
  PRESIDENTE. Lo dico perché lo so. Non è un segreto di Stato.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. È sempre antipatico fare questi discorsi.
  PAOLO BENI. Io volevo soffermarmi su tre questioni. Su una, in parte, lei ha è già intervenuto rispondendo al collega. 
  Torno innanzitutto sul tema delle Commissioni. È evidente che il problema riguarda in buona parte anche la questione dei ricorsi, come lei diceva. Ha già risposto alla domanda sul punto a cui siamo, rispetto al confronto con la giustizia, su questo tema. Io però volevo capire meglio una cosa: c’è il dubbio che ci sia, nel passaggio dall'esame delle Commissioni – noi abbiamo tutti i dati sugli esiti del primo esame in Commissione – alla fase successiva dei ricorsi, un vuoto, nel senso che si perdano le tracce delle pratiche dei singoli.Pag. 21
  Quando c’è il diniego, la pratica diventa competenza della giustizia, se si fa ricorso, ovviamente. Sappiamo che ci sono i tre gradi di giudizio. Il Ministero dell'interno ha la costante informazione rispetto al percorso di queste pratiche ? Questo diventa un punto determinante perché, finché non siamo all'ultimo grado di giudizio e la pratica non è chiusa, il richiedente asilo, negato in prima istanza – il ricorrente, diciamo così –, ha diritto a rimanere nel sistema d'accoglienza. Questo è un dato fondamentale per voi. È chiaro che la collaborazione fra i Ministeri dell'interno e della giustizia è fondamentale da questo punto di vista. 
  Segnalo anche un punto: a quanto sappiamo, l'esito dei ricorsi ci dà la prova di un metro di valutazione abbastanza difforme fra la prima valutazione delle Commissioni e quella finale. Questo è un altro tipo di problema. Probabilmente si potrebbero accorciare i tempi, con tutto quello che ciò comporta anche in termini di costi del sistema d'accoglienza, se ci fosse una maggiore uniformità di valutazione fra le Commissioni e la giustizia ordinaria. 
  La seconda questione è la questione dei rimpatri e dei respingimenti e della lista dei Paesi sicuri. Vorrei capire meglio per esempio quali indicazioni sono state date in merito dal Ministero alle questure. Questa questione non è chiarissima. 
  Noi sappiamo che alcuni Paesi sono considerati all'interno di una lista di «Paesi sicuri», ma spesso i migranti provenienti da questi Paesi comunque ottengono protezione umanitaria. Rispetto a questa divisione fra migranti economici e migranti forzati, qual è l'orientamento e qual è il criterio che viene seguito dal punto di vista del Ministero, ferme restando le responsabilità e le competenze di ciascuna sede istituzionale ? 
  Venendo all'ultima questione, ho una semplice domanda da porle. Lei faceva riferimento al fatto che ormai possiamo Pag. 22considerare superate, anche dall'evoluzione della normativa, le sigle come «CPSA» ed altre. Quello che non èhotspot, cioè primissima accoglienza, lei diceva, deve stare nella logica degli hub e poi della seconda accoglienza. Io mi chiedo se non sia il caso, a questo punto, di aggiornare da parte del Ministero il modello del sistema, cioè la procedura, dallo sbarco alla primissima accoglienza, alla compilazione del C3, cioè di «ripuntualizzare» la filiera. 
  Peraltro – e concludo – l'obiettivo è spostare l'equilibrio dal sistema dei CAS allo SPRAR. I CAS hanno assolto indubbiamente a una funzione, ma a lungo andare non possono andar bene, e lo sappiamo tutti. Sappiamo tutti che spostare questo equilibrio è un obiettivo, ma presuppone un cambiamento sostanziale dei requisiti e degli standard sia delle strutture che degli enti gestori. Io penso che su questo lei possa concordare. Forse, approfittando del fatto che sembra esserci in questa fase una diminuzione degli arrivi e che sicuramente la stagione invernale non dovrebbe vedere un'ulteriore esplosione, mi chiedo se non sia il caso di metter mano a questo tema.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Per quanto riguarda le Commissioni, noi abbiamo chiarissimo il percorso delle pratiche. Le persone che hanno avuto la decisione negativa le abbiamo in accoglienza e le seguiamo. 
  Devo dirle, però, per chiarezza, che loro hanno diritto all'accoglienza fino alla decisione di primo grado. Se fanno il ricorso in appello, ci dovrà essere poi una sospensiva del giudice, altrimenti l'accoglienza finisce lì. Dopo una decisione negativa del giudice di primo grado, il discorso è chiuso per Pag. 23quanto riguarda l'accoglienza, fermo restando che, se il giudice d'appello accoglie una richiesta di sospensiva, noi ci atteniamo strettamente alle decisioni del magistrato. 
  Il metodo di valutazione difforme è un problema non semplice. È complicato da varie cose. Intanto noi abbiamo messo a disposizione della giustizia tutti gli elementi che possediamo, ossia le cosiddette COI (Country of Origin Information)e tutte queste cose. Molto spesso il magistrato non dico rivendica, perché non ha nemmeno bisogno di rivendicarla, ma vive la sua autonomia costituzionalmente garantita, come è giusto che sia, e quindi fa delle scelte in maniera pienamente autonoma, alle quali noi ci atteniamo strettamente. Al contrario, può accadere – come sarà accaduto in qualche caso – che qualche Commissione possa avere un metro meno generoso di fronte alle istanze del richiedente asilo. 
  Queste sono vicende umane, ma sono anche il motivo per il quale noi, nell'ipotesi non lontana di riforma del sistema dell'asilo, vorremmo maggiormente professionalizzare coloro che si occupano della domanda del richiedente asilo e, quindi, renderli più professionali nella qualità anche della decisione che adottano. Nonostante abbiamo fatto e facciamo tanta formazione, questo non può bastare, secondo me. È necessario avere delle persone giovani e qualificate anche dal punto di vista del percorso e del curriculum personale, oltre che di una formazione specifica. 
  Dall'altro lato, occorre un rapporto più forte e più stretto con la giustizia perché ci sia uno scambio costante anche di informazioni e di formazione a favore di tutti, sia dei magistrati che si vanno a occupare di questo aspetto, sia delle Commissioni, sulla base della giurisprudenza che si va a formare.Pag. 24
  Sulla domanda relativa, invece, a rimpatri, respingimenti e lista dei Paesi sicuri, lei coglie un must dei miei interventi pubblici. Io, ma non solo io – perché io, ovviamente, non conto nulla –, anche il Ministero, non abbiamo mai voluto la lista dei Paesi sicuri. La posizione è quella di un «no» a una lista dei Paesi sicuri italiani. Naturalmente, l'autorità politica potrà sempre decidere di cambiarla, ma questa mattina le posso dire «no» a una lista dei Paesi sicuri italiani. Se poi la Commissione dovesse adottare una lista valida per tutti e 28 i Paesi dell'Unione, il discorso cambierebbe profondamente. 
  Sulla base di questa posizione – che nasce non solo dalla Convenzione di Ginevra, ma soprattutto dall'articolo 10 della nostra Costituzione, che prevede interviste individuali e, quindi, storie di singole persone, che siano eritree, siriane, irachene, nigeriane, somale o gambiane – noi ci regoliamo valutando le istanze dei singoli. Quindi, non facciamo alcun respingimento. Non ci sono respingimenti. 
  Ci sono rimpatri, quello sì, ma con i Paesi con i quali abbiamo accordi di riammissione, ossia dove questo è possibile. Come voi tutti sapete, sono Tunisia, Marocco, Egitto e Nigeria. In questo caso è possibile il rimpatrio. 

  Quanto agli altri Paesi – questo è un altro dei temi su cui il ministro pone sempre l'attenzione in Commissione –, è un impegno della Commissione rendere omogenea la platea degli accordi di riammissione con i Paesi dell'Africa o con altri, perché evidentemente è abbastanza singolare che ogni singolo Paese dell'Unione debba poi spendere risorse e occuparsi di questo. 
  Quanto all'aggiornamento delle cose da fare, ho una notizia non dico buona, ma che certamente fornisce una risposta. È un decreto, che vi lascio, anche questo, in segreteria. Noi abbiamo costituito un gruppo che deve occuparsi specificamente Pag. 25di predisporre un regolamento in attuazione del decreto legislativo n. 142 e, quindi, di fare l'operazione che lei indicava, ossia una chiarificazione e una riscrittura definitiva per far scomparire le vecchie dizioni e applicare, invece, il decreto legislativo n. 142 in maniera uniforme sul territorio nazionale. 
  Soprattutto – questo interesserà ancora di più il presidente, che probabilmente si riservava di farmi questa domanda, almeno così immagino – dovrà occuparsi di realizzare degli schemi di bandi di gara per poter dare supporto ai prefetti e comunque alle singole regioni per avere bandi corretti, compatibili e soprattutto condivisi con l'Autorità anticorruzione, che non creino i problemi che si sono generati in passato. 
  Su questo fronte il gruppo di lavoro è stato costituito e ha già realizzato le prime riunioni. Io naturalmente posso premere e insistere perché il lavoro venga accelerato, ma non è un lavoro facile. Stiamo parlando del Codice degli appalti, di orientamenti molto spesso diversi e di realtà territoriali qualche volta complicate. Ci vorrà ancora un po’ di pazienza per avere queste proposte di schemi di bandi di gara da fornire ai prefetti per regolarsi in base a linee direttrici che noi già forniamo loro.
  PRESIDENTE. In effetti, mi ha letto nel pensiero. 
  Do la parola all'onorevole Gadda. Mi riservo successivamente di porre una serie di domande finali.
  MARIA CHIARA GADDA. Molto brevemente, vorrei aggiungere una richiesta di approfondimento in merito all'altra frontiera interna, ossia Ventimiglia. Visto che nei mesi scorsi tale frontiera è entrata in sofferenza, vorrei avere un aggiornamento se magari vi è stata un'evoluzione legata anche ai Pag. 26fatti recentemente accaduti. Vorrei sapere se c’è stato qualche nuovo fenomeno e chiedere: può essere ipotizzabile, assieme a uno schema di bando di gara a supporto dei prefetti – ritengo che questa sia una proposta molto interessante – fare anche una blacklist degli enti gestori, per dare un supporto ulteriore nell'identificare e discriminare soggetti che hanno dimostrato di non essere sempre in grado di avere le carte in regola nella gestione delle strutture ?
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Per quanto riguarda Ventimiglia, le dico la verità: non ho pensato a fare un aggiornamento ad oggi della situazione. Non avendo, però, ricevuto telefonate disperate del prefetto o del sindaco, tendo a credere che la situazione sia abbastanza ordinaria. 
  In genere, come lei può immaginare, arriva subito la telefonata. È giusto che sia così, l'ho fatto anch'io, quando ero sul territorio. Credo che non ci siano particolari problemi. Abbiamo cercato di sostenere anche le spese che il comune di Ventimiglia ha dovuto affrontare nel recente passato. 
  Certo, la vicenda di Parigi non ci aiuta. La vicenda di Parigi chiaramente ha reso gli amici francesi un po’ più determinati nella verifica dell'identità delle persone, dei confini e delle persone che transitano. Almeno i toni che io vedo sono questi. Al momento, però, a Ventimiglia non percepisco una situazione di particolare difficoltà. 
  Sulla blacklist degli enti gestori, tutto si può fare. Riferirò magari alla Commissione che sta facendo questo lavoro anche questa idea della blacklist. Teniamo presente – ma questa è davvero un'opinione che vale quello che vale, soprattutto in Parlamento, dove siete voi a decidere – che sarebbe meglio non complicarci terribilmente la vita nel mondo delle gare e degli appalti. Il Codice degli appalti non è già una questione Pag. 27facile. È chiaro che noi dobbiamo garantire comunque assolutamente legalità e trasparenza. Su questo non si discute. Tuttavia, dobbiamo anche stare attenti a non imboccare, nell'ansia di garantirci rispetto a questo, percorsi che paralizzino sostanzialmente l'attività. 
  Comunque, certamente l'idea della blacklist...
  MARIA CHIARA GADDA. (fuori microfono). Questo però paralizza dopo.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Certo, col ricorso e via elencando. Con riferimento all'idea della blacklist, c’è il mio impegno a riportarla immediatamente alla Commissione che si è costituita, perché può essere utile.
  PRESIDENTE. Do la parola all'onorevole Carnevali per l'ultima domanda. Poi farò io alcune domande al prefetto.
  ELENA CARNEVALI. Sempre ringraziandola, io volevo toccare pochi temi. Il primo è ancora in riferimento alla distribuzione territoriale e all'aggiornamento dell'accordo del 2014 Stato-regioni. 
  Francamente, ci aiuta molto adesso avere questi dati, ma – non so se sono confortata dalla sua stessa opinione o se è solo mia – io vedo che ci sono delle regioni che sono ormai segnate con i due pallini rossi, la Lombardia e la Sicilia. C’è qualche regione particolarmente generosa. Forse potremmo chiedere qualche sforzo maggiore ad altre regioni. Chiedo da questo punto di vista come state procedendo per fare in modo che ci sia una distribuzione un po’ più equa, soprattutto a livello territoriale. Questa è la prima domanda. 
  La seconda domanda, invece, riguarda la questione delle nazionalità, sempre in riferimento alla distribuzione. Ovviamente, Pag. 28tutti abbiamo come primo obiettivo quello di garantire un'accoglienza degna e rispettosa dell'integrità della persona. 
  Detto questo, mi riferisco ad alcuni centri. Devo dire che quelli che hanno più probabilità di ottenere il riconoscimento del diritto di rifugiati e asilanti spesso sono in alcune regioni. Che cosa avviene ? Il tema del ricorso, di cui abbiamo parlato prima, incide soprattutto su alcune strutture di accoglienza, con la presenza, per esempio, di migranti del Bangladesh, del Mali e di alcuni altri che hanno una ben poche probabilità di vedersi riconosciuta la richiesta di asilo. 
  Anche in questo caso si pone il problema di quando cessa l'accoglienza e di quanto questa stessa accoglienza può essere portata avanti. C’è una condizione di difficoltà soprattutto da parte dei soggetti gestori. Le chiedo se anche questo può essere un tema di attenzione da parte del Ministero. 
  Passo ad un'ultima questione, che mi sta particolarmente a cuore. Un dato molto importante è quello riferito alle strutture temporanee di accoglienza. A mio giudizio, è molto utile comprendere come si stanno muovendo le regioni l'una rispetto all'altra. Faccio alcuni esempi (ma sono dati che possiamo vedere qui): ci sono alcune province che hanno un numero molto limitato, oppure un numero parzialmente limitato, con un numero massimo di accoglienza. Per esempio in casa mia, a Bergamo: noi abbiamo 41 strutture e accogliamo 1.300 migranti. Se noi consideriamo alcuni territori – questo mi ha colpito molto – vediamo che Monza-Brianza ha 85 strutture e accoglie 913 migranti. Perché riferisco questo dato ? Perché si è privilegiato, o forse in quei territori si è avuta la disponibilità – questo è il punto – di avere strutture un po’ più piccole e, quindi, un'accoglienza molto più parcellizzata. 
  A proposito del break even, di cui lei parlava per Mineo, c’è un tema del break even che riguarda anche altre strutture di Pag. 29accoglienza. Noi spingiamo per un'accoglienza diffusa, nonostante i fatti di Parigi abbiano ancor di più dissuaso, ovviamente, gli enti locali ad accogliere. Dall'altra parte, però, anche in realtà relative ai soggetti del terzo settore – gli unici molto disponibili –, c’è un po’ la convinzione che sia meglio avere numeri medi, perché questo consente di reggere anche il rapporto tra costi ed efficienza del sistema. 
  Mi rendo conto che è complesso porre mano ad un meccanismo di questo genere, ma vorrei sapere se si possono fornire delle linee di indirizzo. Personalmente ritengo che non possiamo fare passi indietro sull'accoglienza diffusa. Sono tutte strutture temporanee. Quando una provincia come Monza-Brianza ha 85 strutture e accoglie 913 migranti, vuol dire che si tratta di piccoli appartamenti, molto probabilmente. Questo a volte viene segnalato come difficoltoso per i costi di gestione e per il controllo da parte dei soggetti gestori. Forse, invece, per noi questo aiuta molto di più, alla fine, a orientarci sul modello SPRAR. 
  Vorrei conoscere il suo punto di vista e sapere se c’è un orientamento sulle tre puntualizzazioni che ho fatto prima. Grazie.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Intanto le do atto che la Lombardia, onestamente, al di là della dialettica della politica che spesso c’è, ha fatto la sua parte con grande dignità. Non c’è niente da dire. Anzi, oggi la Lombardia è la regione che accoglie il numero maggiore di persone. D'altra parte, è anche la regione più forte in termini di PIL e di popolazione. È pienamente allineata al disegno complessivo del Paese, grazie all'intelligenza dei colleghi e degli amministratori che si sono resi disponibili per realizzare tutto questo.Pag. 30
  Il tema dell'accoglienza diffusa è certamente un discorso complesso. Io credo che abbiamo tutti verificato negli anni il tema dei grandi centri, anche se economicamente convenienti. Indipendentemente dai fenomeni di malaffare, possono anche abbassare i costi dell'accoglienza, perché sui grandi numeri è più facile abbassare i costi dell'accoglienza. Tuttavia, non hanno un buon esito, perché hanno un impatto forte sul territorio. Quei territori dove si cerca di realizzare un centro con numeri significativi, naturalmente, non sono d'accordo. Lo subiscono, e questo non va bene. 
  Per di più, direi che le persone inserite in centri grandi – possiamo fare gli esempi che conoscete benissimo, come Bari e Crotone, che ancora esistono e rispetto ai quali dobbiamo avviare forme di ristrutturazione – per esprimersi in positivo, perdono la voglia di integrarsi nel nostro Paese. Vivono in attesa...
  PRESIDENTE. Ghettizzate.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. «Ghettizzate» è un termine negativo, ma certamente non hanno il desiderio di inserirsi, di essere parte di questo Paese e di trovare delle soluzioni per sé e per i propri figli. Stanno lì in maniera un po’ vegetale. Per quanto si possa prevedere la scuola italiana, la formazione professionale o altro, comunque questo è il clima che si rischia di respirare nei centri grandi. 
  L'accoglienza diffusa è la filosofia che si è affermata e che si sta affermando in questo periodo in maniera davvero molto ampia. È più accettata dai sindaci e soprattutto precostituisce meglio un percorso di integrazione per coloro che si dovranno integrare da noi.Pag. 31
  È possibile che questo possa costarci un poco di più ? È possibile. Io dico solamente, chiudendo questa riflessione, che la famosa Svizzera, dove sono stato recentemente, ha 24.000 persone in accoglienza e spende 1,5 miliardi di franchi. Mi è arrivato ieri sera il file, perché avevo chiesto questo dato: loro spendono 1,5 miliardi per l'accoglienza di 24.000 persone.
  PRESIDENTE. E noi ?
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Noi spendiamo un miliardo, ma per 100.000 persone.
  PRESIDENTE. L'ho chiesto perché si era diffusa la notizia che noi ne spendessimo 3.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Abbiamo calcolato forse 1 miliardo e 50 milioni. A fine anno saremo in grado di fare i conti precisi di tutto questo. Li spendiamo per 100.000 persone. Al 31 dicembre le saprò dire quanto abbiamo speso e per quante persone, ma l'ordine di grandezza è di 1 miliardo o 1 miliardo e 50 milioni per 100.000 persone circa. 
  Altri Paesi, onestamente, sui temi dell'immigrazione investono di più. Della Svizzera – ripeto, ne parlo semplicemente perché sono stato lì qualche giorno fa – devo dire che, invece, ho ammirato una forte centralizzazione e, quindi, una forte qualificazione e una rapidità di decisione delle Commissioni, che non sono Commissioni, ma sono strutture che decidono della protezione internazionale. Questo avviene, però, in un contesto che da noi non sarebbe assolutamente proponibile, perché loro hanno addirittura messo insieme i magistrati che decidono in sede di istanza di appello con i funzionari che decidono in prima istanza. Siamo in un mondo profondamente diverso dal nostro.
Pag. 32
  PRESIDENTE. Bene. Adesso vorrei porle io alcune domande, anche raccogliendo alcune sollecitazioni che erano state consegnate alla Commissione dall'onorevole Brescia. Su alcune il prefetto ha già risposto. 
  Poiché mi aveva letto nel pensiero, io faccio una considerazione sui bandi in relazione anche al superamento della criticità per la sproporzione tra i CAS e l'accoglienza ordinaria. Innanzitutto, chiedo se i bandi definiscano sempre – sulla base di un criterio che è stato più volte segnalato come un criterio che, per taluni versi, ostacola lo svolgimento e anche il ricambio in positivo di alcune strutture – il requisito dell'esperienza. Non sempre questo requisito dell'esperienza è un requisito positivo. In particolare, noi avevamo registrato in provincia di Catania che alcuni comuni avevano individuato come criterio il requisito di aver gestito un CARA. Questo mi sembrava, francamente, un po’ troppo specifico come requisito, per usare un eufemismo. 
  In relazione sempre alla vicenda di come si possa migliorare, da parte della Commissione di studio, chiedo se si possa iniziare a pensare a bandi per erogatori di servizi e non solo per gestori di centri. Mentre il bando per il gestore di centro è onnicomprensivo, quello per l'erogatore di servizi può essere anche frazionato. 
  Poi c’è una questione specifica riguardante Augusta. Lei è stato tanto cortese da inviarmi anche una documentazione relativa, che sarà poi – ovviamente seguendo i criteri di riservatezza – messa a disposizione anche dei commissari. In merito c’è un tema relativo alla costruzione dell’hotspot e all'affidamento dei minori. Essi sono per legge affidati al sindaco, ma, essendo quello un centro di sbarco, mi pare che sia importante capire questo punto.Pag. 33
  Non è che qui non siamo consapevoli del fatto che le navi di grande tonnellaggio possono approdare solo ad Augusta. Tuttavia, lì c’è un centro NATO e ci sono delle problematicità in relazione soprattutto al fatto che vi possano essere tendopoli – in questo momento ci sono tendopoli – e a che cosa si possa determinare in relazione all’hotspot e alla sua collocazione: su suolo pubblico o su suolo privato ? Quali sono le determinazioni che vengono realizzate su quel territorio ? 
  Lei ha ampiamente parlato dei commissari e della necessità di una loro professionalizzazione. Lo sottolineo positivamente. 
  Ci sono state delle denunce, in particolare in una nostra recente audizione da parte di Medici senza frontiere, in relazione al centro di Pozzallo. Vorrei sapere se le risultano ed eventualmente quali sono stati i provvedimenti che sono stati presi in relazione a questo. 
  Inoltre, c’è un tema, per noi molto sensibile – che abbiamo riscontrato, a dir la verità, in varie situazioni – relativo all'effettiva accessibilità dal punto di vista dei potenziali richiedenti asilo dell'informativa legale e, quindi, del fatto che in unhotspot, anche sulla base di questa rinnovata richiesta della distinzione tra migranti economici e migranti di altro tipo... 
  Non si tratta di una questione di lista di Paesi sicuri. Si tratta di sapere se queste persone sono informate. Magari quelle più organizzate per filiere sanno che bisogna fare subito una domanda e un accesso alla richiesta di protezione legale. Altre, invece, non ne sono pienamente consapevoli. 
  In relazione allo SPRAR c’è un tema che noi abbiamo già chiesto alla responsabile, che ci ha un po’ meravigliato. Le nuove domande per lo SPRAR sono possibili solo per nuovi comuni, a meno che non ci siano strutture di natura diversa, ad esempio per minori. Noi ci chiedevamo il perché di una Pag. 34rigidità così forte. Fermo restando l'auspicabile aumento dei comuni, perché c’è questa rigidità rispetto a comuni che hanno una dimensione molto diversa tra loro ? 
  Se un comune di 5.000 abitanti ha già un progetto SPRAR, è giusto che non venga coinvolto. Se un comune di 500.000 abitanti o di un milione di abitanti ha un progetto SPRAR di 100 persone, perché non si possono realizzare altri progetti SPRAR in una dimensione così ampia ? Non si può fissare un criterio più proporzionale piuttosto che fare semplicemente una distinzione in base a chi ha già o non ha già il progetto SPRAR ? Questo rappresenta un elemento per me molto problematico da comprendere. 
  Dopodiché, le chiedo – ma ovviamente non deve rispondere subito – se le risulta che la Commissione per il riconoscimento della protezione internazionale di Agrigento abbia respinto le domande di protezione di diversi minori, definendo le stesse «manifestamente infondate», e perché. 
  Poi vorrei fare due domande in seduta segreta.
  (I lavori della Commissione proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica).
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Le chiedo scusa, ma sto cercando il foglio. Non vorrei aver confuso i fogli. 
  All'onorevole Fontana ho risposto. All'onorevole Beni ho risposto.
  PRESIDENTE. Possiamo anche aggiornarci.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. No, le domande le ho. Me le ero segnate.
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  VEGA COLONNESE. (fuori microfono). Noi avevamo inviato delle domande seguendo un iter che ci era stato consigliato, ma l'andamento della seduta ci ha sicuramente svantaggiato.
  PRESIDENTE. Perché ? Le ho fatte tutte.
  VEGA COLONNESE. (fuori microfono). Non c’è la possibilità di avere le risposte.
  PRESIDENTE. No, le abbiamo.
  VEGA COLONNESE. (fuori microfono). Vorrei capire se in futuro dobbiamo andare in Aula a parlare.
  PRESIDENTE. Vorrei rassicurare la collega Colonnese che la disponibilità del prefetto a dare le risposte c’è. Poiché, però, nelle sedute non secretate è tutto a disposizione nel verbale, io farei rispondere il prefetto.
  VEGA COLONNESE. (fuori microfono). Vorrei si mettesse a verbale che il Movimento 5 Stelle ha seguito questo iter, ma che non lo seguirà più, dato che non c’è stata la possibilità e il tempo utile per avere delle risposte.
  PRESIDENTE. Non ho capito. Perché non c’è il tempo utile ? Noi non abbiamo ancora ricevuto...
  VEGA COLONNESE. (fuori microfono). Dobbiamo andare a votare, Presidente. Dobbiamo fare l'Ufficio di presidenza.
  PRESIDENTE. Se mi permette due minuti, questa è una cosa importante. Non c’è mai il plenum della Commissione. Da questo punto di vista noi facciamo le audizioni perché rimangano a verbale. Per quanto mi riguarda, io posso anche aggiornare l'Ufficio di presidenza, ma voglio concludere l'audizione, Pag. 36in modo tale che rimanga a verbale per tutti. Non è che adesso, perché siamo in tre invece che, come avviene normalmente, in cinque – questo è, più o meno, l'ordine di grandezza – cambi l'ordine della questione. 
  Se posso concludere il pensiero, da questo punto di vista ci sono non solo il vantaggio di avere tutte le risposte e la disponibilità che consuetamente ci fornisce il Prefetto Morcone, ma anche la mia disponibilità eventualmente ad aggiornare un breve Ufficio di presidenza ad un momento successivo. L'Ufficio di presidenza non è necessario farlo immediatamente, se non c’è la disponibilità a essere presenti, ma le risposte sono assolutamente importanti. Io qui posso restare tutto il tempo, anche perché non ho questo problema.
  VEGA COLONNESE. Intervengo solo due minuti per non tediare il prefetto.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Vorrei rispondere su Augusta, che interessa a me, se me lo consentite; solo su Augusta.
  VEGA COLONNESE. Sarò molto breve. Noi abbiamo preso la decisione di inviare le domande proprio per garantire il corretto svolgimento della seduta e la possibilità di andare anche a votare le riforme costituzionali che sono adesso all'esame dell'Aula. Questa era l'intenzione del Movimento 5 Stelle. 
  Abbiamo avuto il rispetto di tutte le domande fatte, ma non c’è stato il rispetto di poter garantire una tranquillità tale da poter ricevere delle risposte, sempre sottolineando la gentilezza dell'audito, che è rimasto e che continuerà a rispondere. Vorrei che questo restasse agli atti, proprio perché noi Pag. 37abbiamo seguito una procedura che ci era stata richiesta e l'abbiamo rispettata. 
  Grazie.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Rispondo in primo luogo sul tema di Augusta. Lo dico perché il tema di Augusta in questo momento è un tema particolarmente delicato. Peraltro, io ho incontrato il sindaco di Augusta, assieme all'Autorità portuale, in una riunione in cui sinceramente ero andato con molta speranza al Ministero delle infrastrutture e dalla quale, invece, sono andato via sinceramente deluso. 
  La vicenda di Augusta nasce così. Non possiamo sperare nelle fortune o nelle sfortune geografiche. Quello è il porto naturalmente più adatto alle navi – non a me, badate bene, non al Dipartimento per le libertà civili, ma alle navi – soprattutto alle grandi navi, cioè alle navi di 160-170 metri, perché ha fondali profondi ed è molto riparato. 
  Quando ci chiedono un porto, noi cerchiamo di orientare secondo le nostre possibilità e disponibilità le scelte dei porti. Ci sono, però, momenti nei quali queste scelte non riescono a essere orientate, ma vengono letteralmente imposte, anche perché il Codice della navigazione prevede che il comandante della nave decida qual è il porto sicuro e lì si rechi, indipendentemente dalle opinioni di Morcone o di chiunque altro. 
  Augusta – questo ho cercato anche di spiegarlo al sindaco – non riusciamo a tenerla fuori dai porti siciliani. Non ci riusciamo. L'altro giorno una nave tedesca di 160 metri ha deciso di andare ad Augusta. Mi chiamato addirittura l'ammiraglio della nave Cavour per convincermi e spiegarmi che quella petroliera doveva andare ad Augusta. Questo per dire Pag. 38che Augusta comunque rimane nel circuito dei porti siciliani nei quali le navi sbarcano. 
  Per questo motivo e su queste considerazioni noi avevamo considerato anche Augusta un luogo di sbarco da attrezzare come hotspot. Questo non vuol dire trasformarlo in un CIE, in un CARA o in altro. Viene solamente attrezzato con la presenza dei rappresentanti delle Agenzie europee. 
  Per questo motivo, poiché è abbastanza miserabile – scusatemi se lo dico così – la situazione di accoglienza sul molo di Augusta, perché ci sono queste tende color kaki, con i lettini da campeggio dentro, una cosa piuttosto brutta, noi per Augusta e per Taranto avevamo parlato con Invitalia. Proprio perché la stazione appaltante non la voglio fare più, abbiamo fatto un accordo e Invitalia stava facendo la gara. Ha fatto il bando perché Taranto e Augusta vengano dotate di strutture mobili. Parliamo sempre di strutture come tensostrutture e tende, in cui accogliere dignitosamente e civilmente le persone che dovessero sbarcare. L'avevamo indicata anche come hotspot in questo senso, con la presenza di Frontex e delle altre Agenzie europee. 
  Qui si è innestata, però, una «guerra» con l'Autorità portuale. Lo dico in maniera paradossale, naturalmente. C’è stato un forte contrasto con l'Autorità portuale, perché – ve lo dico chiaramente – noi sui terreni privati non andiamo. Siamo disponibili ad andare in una parte del porto dove l'Autorità portuale ci dice di andare, perché non vogliamo compromettere il futuro e lo sviluppo di Augusta e le possibilità che ha, ma sui terreni privati fuori dall'ambito portuale non andiamo. Questo deve essere chiaro. Su questo terremo fermo. 
  Dopodiché, se loro ci vogliono aiutare a rendere più civile e sicuramente più accogliente la struttura dove comunque le Pag. 39navi sbarcheranno, noi siamo pronti, decisi e orientati a farlo. Se invece non sono disponibili a farlo, vuol dire che le tende rimarranno lì, nel posto peraltro a loro particolarmente sgradito e che noi volevamo sostituire, nelle condizioni in cui stanno. 
  A questa questione si aggiunge – il sindaco me l'ha detto e, onestamente, ha anche ragione; capisco la sua disperazione – il tema dei minori non accompagnati. Anche su questo noi siamo pronti a intervenire. Abbiamo già in parte pagato, ma siamo pronti a pagare tutto quello che dobbiamo pagare per i minori non accompagnati. Io chiamerò il prefetto di Siracusa per sistemare la questione di Melilli e la struttura di Melilli, ma è il Parlamento che deve cambiare la legge n. 328 del 2000. La proposta di legge Zampa sta lì e, francamente, se il Parlamento non cambia la normativa, il sindaco resta responsabile dei minori. Se mi fate commissario ai minori, allora mi occuperò dei minori in sostituzione del sindaco, altrimenti la legge dice che, purtroppo, è sul sindaco che vengono scaricati minori. 
  Proprio ad Augusta, per le ragioni che abbiamo detto fino adesso, ultimamente sono arrivati un sacco di minori egiziani. Io capisco e mi faccio assolutamente solidale con il sindaco di Augusta, che si vede arrivare frotte di minori ed è nella grande difficoltà di accoglierli e anche nella preoccupazione che poi vengano rimborsati gli oneri gravanti su un comune che è già vicino al dissesto.
  PRESIDENTE. Prefetto, mi scusi, avevamo posto delle domande anche in relazione a Pozzallo.
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. La vicenda di Pozzallo è una vicenda tutta territoriale. A livello territoriale Pag. 40c’è chi è più realista del re e interpreta magari direttive del Dipartimento della pubblica sicurezza in maniera un po’ muscolare. Questo ha creato solo qualche occasionale problema. In merito ci siamo chiariti e ci chiariremo ancora oggi con i colleghi del Dipartimento. 
  Deve essere garantita intanto la presenza delle organizzazioni internazionali che fanno informazione, a Pozzallo come ad Agrigento, a Lampedusa e dovunque. Deve essere garantita nel migliore dei modi l'informazione legale della possibilità di chiedere asilo. 
  Per quanto riguarda, invece, la denuncia di Medici senza frontiere, francamente a me non risulta una difficoltà di accoglienza a Pozzallo. Certamente Pozzallo non è Villa Sikania. È una struttura piccola, che, quindi, quando c’è uno sbarco, vive una situazione di affollamento. Francamente, però, abbiamo fatto 25 visite a Pozzallo, e non solo noi. Ci sono andati l'ambasceria di Francia, tutto il Bundestag tedesco, gli inglesi, recentemente i norvegesi, gli olandesi. Non so chi altro debba andare a Pozzallo, come a Lampedusa, ad Augusta e a Mineo. 
  È una piccola struttura che, naturalmente, quando arriva un numero elevato di persone, si sovraffolla, perché la nave sbarca lì 4-500 persone e il centro ne contiene 250. Il problema è quello di una movimentazione rapida delle persone dalla struttura di primissima accoglienza a strutture più adeguate in quanto a numeri. Il tema è solo questo.
  PRESIDENTE. Quanto all'accesso all'assistenza legale ?
  MARIO MORCONE, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Avevo detto questo prima, confondendo gli argomenti. Sull'accesso all'assistenza legale, ripeto, c’è stato occasionalmente qualchePag. 41misunderstanding, determinato da una lettura muscolare da parte del territorio di indicazioni ministeriali che abbiamo già chiarito. 
  Alla primissima accoglienza dei migranti ci devono essere anche le grandi organizzazioni internazionali, che tradizionalmente per noi sono l'UNHCR e l'OIM, ma anche – se deve decidere – la Croce Rossa, che deve fare informazione legale e mettere il migrante nelle condizioni di fare una scelta consapevole di quello che può fare e delle opportunità che può avere. 
  I colleghi della Polizia di Stato hanno anche inserito nel foglio di prima accoglienza la casellina in cui è riportata la richiesta d'asilo, ma oggettivamente è troppo poco. Ci vuole qualcuno che ci perda un po’ di tempo – non possono che essere le grandi organizzazioni internazionali – e che spieghi ai migranti le possibilità che l'ordinamento italiano e l'ordinamento europeo pongono a loro disposizione. Questo devo dire che l'abbiamo già chiarito con i colleghi.
  PRESIDENTE. Ci sono ulteriori richieste di approfondimento ?
  VEGA COLONNESE. (fuori microfono). No, dobbiamo andare a votare le riforme.
  PRESIDENTE. Poiché noi dovremmo eventualmente decidere una ispezione a sorpresa per domani, aggiorno alla pausa l'Ufficio di presidenza. Intanto ringrazio il prefetto Morcone e dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 10.15.



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Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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