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lunedì 18 gennaio 2016

Il Ministero dell'interno interviene con l'ennesima circolare per limitare la discrezionalità delle questure nell'ammissione alla procedura di asilo e garantire il diritto all'informazione. Le associazioni ribadiscono le loro richieste alle Questure ed a Frontex.


Giunge notizia che nei primi giorni di quest'anno, sembrerebbe l'8 gennaio, il Ministero dell'interno - Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, abbia adottato una ennesima Circolare "urgente" rivolta ai prefetti, e, tra gli altri destinatari, al Capo della polizia, con oggetto "Garanzie e modalità nell'accesso alla procedura di asilo", con la quale, sulla base delle preoccupazioni espresse da diverse organizzazioni non governative "sulle modalità,talora accelerate", con le quali i migranti sbarcati in Italia che non appaiono in una situazione di "clear need of international protection"  "dopo l'identificazione" ricevono un ordine di allontanamento, si richiama l'art. 8 della Direttiva 2013/33/UE e si ribadisce il dovere di informazione sulla possibilità di chiedere protezione internazionale o umanitaria.
Dal sito www.asgi.it

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2016/01/2016_Ministero_Interno_accesso_asilo_garanzie_modalita.pdf

La Circolare richiama l'Ordinanza del 25 marzo 2015 n.5926 della Corte di Cassazione, che afferma la nullità dei decreti di respingimento e trattenimento quando siano mancate informazioni e servizi di interpretariato " nella misura necessaria per favorire l'accesso alla procedura di asilo a pena di nullità dei conseguenti decreti di respingimento e trattenimento".

La Circolare ribadisce quanto già previsto dalla legge, secondo la quale le domande di asilo non possono essere respinte o escluse dall'esame, per il solo fatto di non essere presentate tempestivamente ( art. 8, comma 1 del d.lgs. 25 del 2008).

La Circolare ricorda poi come l'art. 29 del d.lgs.25 del 2008 abbia affidato solo alle Commissioni territoriali e non alla polizia di frontiera il compito a valutare le domande ed a decidere sugli eventuali casi di inammissibilità, nei soli casi previsti dalla vigente normativa (domanda reiterata, in assenza di nuovi elementi, domanda già presentata da un soggetto già titolare di protezione internazionale).

La Circolare ricorda poi tutte le garanzie procedurali previste in favore dei richiedenti asilo" volte ad assicurare l'effettività del sistema di protezione", a partire dal diritto all'interprete e dal diritto all'assistenza legale, oltre che di non essere espulso soltanto in ragione della propria nazionalità.

La Circolare ribadisce che l'Italia "non ha ritenuto di adottare una lista di paesi c.d. sicuri, proprio in attuazione del principio costituzionale contenuto all'articolo 10", che impone una valutazione individuale delle domande di asilo, caso per caso, senza valutazioni legate alla provenienza nazionale.

La Circolare smentisce la categoria dei cd. migranti economici, utilizzata per escludere a priori la possibilità di accesso alla procedura di asilo, sulla base di una valutazione discrezionale delle forze di polizia, affermando che " non esistono nel nostro ordinamento "categorie" cui attribuire o negare a priori la protezione internazionale, ma solo casi di persone che, indipendentemente dalla loro nazionalità, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, possono avere diritto alle garanzie contenute nella Convenzione di Ginevra".

Quest'ultimo riferimento appare tuttavia troppo restrittivo, e la medesima considerazione può valere anche per chi chiede la protezione ma può conseguire soltanto la protezione sussidiaria o la protezione umanitaria. E questo in base al fondamentale principio di non discriminazione ( art. 3 Cost.) tra i diversi richiedenti le varie forme di protezione internazionale.

In conclusione la Circolare chiarisce che "il non consentire la presentazione della domanda di protezione internazionale costituisce una chiara violazione di legge".

Si può osservare che finalmente il Ministero dell'interno riafferma il principio di legalità con riferimento all'ammissione alla procedura ed alla stessa procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, raccogliendo le gravi preoccupazioni espresse dalle organizzazioni governative indipendenti.

Rimane privo di base legislativa il prelievo delle impronte digitali con il ricorso all'uso della forza, introdotto con Circolare del Ministero dell'interno del 26 settembre 2014, ma fino ad oggi privo di un riscontro normativo a livello europeo, mentre in un documento dello scorso settembre la Commissione Europea dava atto del fatto che nella metà dei 28 paesi UE ( e tra questi possiamo annoverare l'Italia) NON esistono norme specifiche che consentono l'identificazione dei migranti irregolari, o che comunque hanno fatto ingresso irregolare, prima della domanda di protezione, con il ricorso all'uso della forza.

http://scuolasuperioreavvocatura.it/wp-content/uploads/2014/11/19.-Identificazione-e-fotosegnalamento.pdf

Si deve però rilevare che, all'evidente scopo di evitare una selva di condanne da parte dell'autorità giudiziaria ordinaria, che ha già sospeso numerosi decreti di respingimento adottati sommariamente dalle questure siciliane, si continua a procedere "per circolari" su un terreno delicatissimo, come quello che attiene al diritto di asilo e della libertà personale dei richiedenti, con provvedimenti amministrativi come le circolari ministeriali, in una materia che è presidiata dalla riserva di legge ( art. 10 della Costituzione).

Interventi successivi di regolamentazione amministrativa attuati con diverse circolari possono produrre contrasti che non sarà facile risolvere, tenendo anche conto del fatto che negli Hotspot ( aree attrezzate di sbarco) disciplinate al momento soltanto dalla Circolare del Ministero dell'interno del 6 ottobre scorso, operano anche agenti di Frontex e dell'agenzia europea EASO per il supporto ai paesi in particolare difficoltà con un numero elevato di richieste di asilo.

Circolare n. 14106 del 6 ottobre 2015 Ministero dell'Interno



http://www.immigrazione.biz/circolare.php?id=957

http://www.immigrazione.biz/upload/Roadmap_2015.pdf

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/press-material/docs/state_of_play_-_hotspots_en.pdf

Altri esempi del diritto per circolari

Ministero dell’interno - Commissione nazionale per il diritto di asilo
Circolare prot. 00003716 del 30.7.2015
Oggetto: Ottimizzazione delle procedure relative all’esame delle domande di protezione internazionale. Ipotesi in cui ricorrono i requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari

Si fa riferimento alla direttiva dell’On. sig. Ministro in data 3 luglio 2015 concernente l’implementazione delle attività delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.
Al riguardo, nell’ambito dei compiti di “indirizzo e coordinamento delle Commissioni territoriali”, lo scrivente ritiene opportuno fornire alle SS.LL. alcune indicazioni per i casi in cui, ai sensi dell’art. 32, co. 3, del d.lgs. n. 25/2008, pur non ricorrendo le ipotesi per il riconoscimento della protezione internazionale, possano ricorrere i requisiti per il rilascio, al cittadino straniero richiedente asilo, del permesso di soggiorno per protezione umanitaria previsto dall’art. 5, co. 6, del d.lgs. n. 286/1998.
Si richiamano, a tal fine, alcune sentenze della Suprema Corte.
Con sentenza n. 11535, del 21.4.2009. la Suprema Corte aveva chiarito “[...] l’attribuzione alla Commissione di tutte le competenze valutative della posizione del richiedente asilo, da quella diretta all’ottenimento della protezione maggiore [...] a quella generante una protezione sussidiaria [...] sino a quella, residuale e temporanea, di cui al più volte richiamato art. 5, co. 6, del d.lgs. n. 286 del 1998 [...] lascia residuare al questore nulla più che un compito di mera attuazione dei deliberati assunti sulla posizione dello straniero dalla Commissione stessa […]”.
Con sentenza n. 10686, del 26.6.2012, la Corte di cassazione precisa che “[...] il diritto di asilo è oggi interamente attuato e regolato attraverso la previsione delle situazioni finali previste nei tre istituti di protezione, ad opera della esaustiva normativa di cui al d.lgs. n. 251 del 2007 (adottato in attuazione della direttiva 2004/83/CE) e del d.lgs. n. 286 del 1998, art. 5, co. 6 sì che non si scorge alcun margine di residuale diretta applicazione della norma costituzionale”.
Con la sentenza n. 16221, del 24.9.2012, la Corte ha, poi, stabilito che «[...] sia la Commissione territoriale, alla quale spetta la prima valutazione della domanda dì protezione internazionale, sia gli organi della giurisdizione ordinaria di merito, (Cass. 24544 del 2011 e 26841 del 2011), sono tenuti a valutare l’esistenza delle condizioni poste a base delle misure tipiche e della misura residuale del permesso umanitario, utilizzando il potere-dovere d’indagine, scandito dal d.lgs. n. 25 del 2008, art. 8, co. 3, e quello valutativo della credibilità delle dichiarazioni del richiedente, precisato nel d.lgs. n. 251 del 2007, art. 3, con forte attenuazione del regime ordinario dell’onere della prova».
La Suprema Corte, con la sentenza n. 15466, del 7.7.2014, afferma anche che «Si tratta del riconoscimento da parte delle Commissioni territoriali o del giudice del merito dell’esistenza di situazioni “vulnerabili” non rientranti nelle misure tipiche o perché aventi il carattere della temporaneità o perché vi sia un impedimento al riconoscimento della protezione sussidiaria, o, infine, perché intrinsecamente diverse nel contenuto rispetto alla protezione internazionale ma caratterizzate da un’esigenza qualificabile come umanitaria (problemi sanitari, madri di minori ecc.)».
La Corte, in sintesi, ritiene che:
1) le fattispecie rilevanti ai fini della protezione umanitaria sono diverse da quelle prese in considerazione dalle due forme di protezione, sussidiaria o dello status di rifugiato;
2) si deve trattare di situazioni di vulnerabilità;
3) ricorre l’ipotesi di vulnerabilità anche quando vi sia un impedimento (una causa di esclusione) al riconoscimento della protezione internazionale;
4) deve verificarsi un’esigenza qualificabile come umanitaria (problemi sanitari, madri di minori, etc.)
Giova rammentare alle SS.LL. che la vigente normativa prevede, poi, relativamente al permesso di soggiorno per protezione umanitaria, le seguenti modalità di rilascio:
a) a seguito di un rigetto della domanda di protezione internazionale da parte della Commissione territoriale, con trasmissione degli atti al questore, in presenza di gravi motivi di carattere umanitario;
b) a seguito di revoca o cessazione di uno status di protezione internazionale da parte della Commissione nazionale, con trasmissione degli atti al questore, attesa la sussistenza di gravi motivi di carattere umanitario;
e) qualora uno straniero, privo del titolo di soggiorno, non possa essere espulso o respinto in virtù del divieto previsto dall’art. 19, co. 1, del TU sull’immigrazione, previo parere della competente Commissione territoriale;
d) a seguito di istanza di un cittadino straniero, anche sprovvisto di altro titolo di soggiorno, al questore con documentate, oggettive e gravi situazioni personali che non ne consentano l’allontanamento dal territorio nazionale.
Peraltro, nel ribadire la necessaria valutazione individuale sulla necessità del rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, si chiariscono i contenuti delle categorie enunciate dall’art. 5, co. 6, del d.lgs. n. 286/98 che prevede il relativo rilascio quando “[...] ricorrano seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”.
Al riguardo, si richiamano la “Convenzione europea dei diritti dell’uomo” (CEDU), il “Patto internazionale sui diritti civili e politici” del 16.12.1966, nonché la “Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti” del 10.12.1984.
Pertanto, per quanto concerne le fattispecie di riconoscimento della protezione umanitaria, si delineano, pur non ritenendoli necessariamente esaustivi, i seguenti casi:
1) esposizione alla tortura o a trattamenti inumani e degradanti in caso di rimpatrio del richiedente. A tal fine, si richiamano l’art. 3, della CEDU, l’art. 7 del “Patto internazionale sui diritti civili e politici”, l’art. 3, della “Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti” nonché la sentenza della “Corte europea dei diritti dell’uomo” del 28.2.2008, che afferma che la proibizione, in termini assoluti, della tortura o di pene e trattamenti inumani e degradanti sia uno dei valori fondamentali delle società democratiche. Tale proibizione non prevede limitazioni e non subisce alcuna deroga, così come, previsto dall’art. 15 della CEDU. Essendo tale divieto assoluto, quali che siano i comportamenti delle persone coinvolte, il tipo di reato di cui è ritenuto responsabile il ricorrente è ininfluente alla valutazione di cui all’art. 3 della CEDU;
2) gravi condizioni psico-fisiche o gravi patologie che non possono essere adeguatamente trattate nel Paese di origine.
3) temporanea impossibilità di rimpatrio a causa dell’insicurezza del Paese o della zona di origine, non riconducibile alle previsioni dell’art. 14, lett. c), del d.lgs. n. 251/2007;
4) gravi calamità naturali o altri gravi fattori locali ostativi ad un rimpatrio in dignità e sicurezza;
5) situazione familiare del richiedente asilo che deve essere valutata ai sensi di quanto previsto dall’art. 8 della CEDU concernente il diritto al rispetto della vita privata e familiare. I legami personali e familiari devono essere particolarmente significativi in base alla loro durata nel tempo e alla loro stabilità.
Le casistiche sopra specificate potranno costituire un utile orientamento nelle delicate decisioni che le SS.LL. sono chiamate ad adottare che, si ricorda, dovranno essere individuali, adeguatamente motivate nonché suscettibili di rivalutazione in sede di richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno in scadenza.
Peraltro, qualora in sede di audizione di un richiedente asilo dovessero emergere i presupposti per la possibile concessione di un permesso di soggiorno ad altro titolo, nonché nei casi espressamente previsti dall’art. 32, co. 3 bis, del d.lgs. n. 25/2008, si invitano le SS.LL. ad informarne l’interessato nonché le autorità compenti al rilascio dei suddetti titoli.
Nel caso le SS.LL. dovessero notare, pur in permanenza di salutazioni individuali, l’emergenza dì fenomeni di carattere tendenzialmente generalizzato nelle zone di provenienza dei richiedenti la protezione internazionale (ad es. calamità naturali o deterioramento delle condizioni di sicurezza) dovranno informarne questa Commissione nazionale che fornirà, eventualmente, le necessarie indicazioni a carattere generale.
Si confida nella consueta collaborazione delle SS.LL. e si ringrazia.
Il presidente Trovato


Ministero dell’interno - Commissione nazionale per il diritto di asilo
Circolare prot. 00003718 del 30.7.2015
Oggetto: Ottimizzazione delle procedure relative all’esame delle domande di protezione internazionale. Casi di manifesta infondatezza dell’istanza

In riferimento alla direttiva dell’on. sig. Ministro in data 3 luglio 2015 concernente l’implementazione delle attività delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, si forniscono alle SS.LL., alcuni chiarimenti circa la procedura di rigetto di una istanza di protezione internazionale per manifesta infondatezza.
Il concetto di domanda manifestamente infondata, come noto, è stato introdotto con il d.lgs. n. 159, del 3.10.2008, che ha inserito, all’art. 32, co. 1, del d.lgs. n. 25/2008, il comma b bis) che prevede il rigetto della domanda “[…] per manifesta infondatezza quando risulta la palese insussistenza dei presupposti previsti dal decreto legislativo 19.11.2007, n. 251, ovvero quando risulta che la domanda è stata presentata al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione di un provvedimento di espulsione o respingimento”.
Pertanto, in caso di rigetto per i predetti motivi, viene meno, in caso di impugnazione, la sospensione automatica dell’efficacia del provvedimento, trovando applicazione il co. 4, lett. d) dell’art. 19, del d.lgs. 150/2011, che contempla tale caso tra quelli nei quali l’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato può essere sospesa su istanza di parte.
Atteso che il rigetto per manifesta infondatezza può essere adottato solo dopo una completa intervista personale del richiedente asilo, si pregano le SS.LL. di voler valutare le sotto indicate motivazioni che inducono il richiedente a lasciare il proprio Paese di origine, in particolare:
- in caso di difficoltà economiche, queste non devono essere riconducibili ad una situazione di persecuzione o di forte discriminazione;
- in caso di procedimenti penali in corso, occorre valutare se tali casi rientrino nelle previsioni di cui all’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 e se la pena prevista, per la sua entità e per le modalità di erogazione, non possa essere definita “atto di persecuzione” o “danno grave”.
Ulteriori casi di rigetto per manifesta infondatezza concernono:
- le istanze di asilo prive di qualsiasi elemento di concretezza, ossia quando le dichiarazioni del richiedente risultino fraudolente al di là di ogni ragionevole possibilità di dubbio;
- le istanze reiterate che, pur essendo ammissibili perché non formalmente identiche e/o prive di nuovi elementi rispetto all’istanza precedente, si presentino palesemente prive di ogni requisito di attendibilità e, dunque, palesemente strumentali al proseguimento dei benefici riservati al richiedente asilo.
Per l’applicazione della seconda fattispecie prevista dalla normativa, è necessario considerare se l’istanza di protezione internazionale non sia stata presentata per nessun altro scopo se non quello, appunto, del ritardare o impedire l’espulsione.
Peraltro, la decisione per manifesta infondatezza di un’istanza di protezione internazionale non pregiudica un eventuale e contestuale provvedimento di concessione di protezione umanitaria essendo diverse le fattispecie rilevanti ai fini della protezione umanitaria, da quelle prese in considerazione dalle due forme di protezione sussidiaria o dello status di rifugiato.
Si invitano, quindi, le SS.LL., attese le conseguenze di un’eventuale decisione per manifesta infondatezza, a volersi attenere alle seguenti indicazioni:
1) la decisione di rigetto per manifesta infondatezza, proprio a causa della natura stessa dell’istituto, che esclude valutazioni divergenti, deve richiedere l’unanime consenso di tutti i componenti del Collegio;
2) sono escluse da tali fattispecie le istanze di persone portatori di esigenze particolari ai sensi dell’art. 8, co. 1, del d.lgs. n. 140/2005 (soggetti vulnerabili);
3) sono parimenti esclusi i casi per i quali si renda necessario un controllo sulla credibilità del richiedente.
Si confida nella consueta collaborazione delle SS.LL. e si ringrazia.

Il presidente: Trovato

Rischio di contraddizioni, e di difformità di interventi tra diversi uffici di questura o di prefettura, che appare evidente dopo la Circolare adottata lo scorso mese di ottobre a seguito dell'adozione del Decreto legislativo 142 del 2015, recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, nonché della Direttiva 2013/32/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale. 

La incertezza dei rapporti tra le forze di polizia italiane e gli agenti "europei" di Frontex e di Easo, in assenza di chiari richiami legislativi, come l'incerta natura giuridica degli Hotspots, e gli scarsi risultati dei Tavoli regionali di coordinamento, soprattutto in regioni come la Sicilia, rischiano di mantenere nell'area della discrezionalità amministrativa una materia che riguarda diritti fondamentali della persona umana " che vanno riconosciuti al cittadino straniero comunque presente sul territorio nazionale" in base all'art. 2 del T.U. n.286 del 1998.


MINISTERO INTERNO - Circolare 30 ottobre 2015, n. 2255


Decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, di attuazione della Direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazione, nonché della Direttiva 2013/32/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale.


Com’è noto il 30 settembre 2015 è entrato in vigore il decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142, di attuazione delle Direttive 2013/33/UE e 2013/32/UE, di seguito decreto legislativo, rispettivamente relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale ed al procedimento per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale.
Il provvedimento riscrive al Capo I la disciplina dell’accoglienza (il decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140, è infatti abrogato, tranne le disposizioni finanziarie), in modo da tenere conto delle esigenze emerse in questi ultimi anni, caratterizzati dalla necessità di gestire anche con il coinvolgimento degli enti locali situazioni di forte pressione migratoria, e della conseguente Intesa tra Stato, regioni ed enti locali raggiunta in sede di Conferenza unificata il 10 luglio 2014, con cui è stato approvato il Piano operativo nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati.
Disciplina inoltre, in coerenza con la Direttiva europea 2013/33/UE, il trattenimento del richiedente asilo, precedentemente previsto dall'articolo 21 del D. lgs. n. 25/2008, che viene contestualmente abrogato. Sull’applicazione delle nuove disposizioni in tema di trattenimento ed altresì sul rilascio del permesso di soggiorno per richiesta asilo e del documento di viaggio, si rinvia alla circolare del Dipartimento della pubblica sicurezza n. 32425 del 30 settembre 2015. Un importante passaggio riguarda i minori stranieri non accompagnali (msna), ed è diretto a ricondurre ad organicità sulla base anche delle modifiche normative introdotte con la legge di stabilità per il 2015 (cfr. art. 1, commi 181 e 183, della legge n. 190/2014) l'accoglienza dei msna, sia in relazione alle esigenze di immediato collocamento, sia in relazione al percorso all’interno delle strutture del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
Come strumento di impulso e di coesione dell'intero sistema di accoglienza, il decreto legislativo ribadisce l’importanza dell'attività di coordinamento da svolgere attraverso il Tavolo di coordinamento nazionale e i Tavoli di coordinamento regionali (cfr., art. 16). A questi ultimi in particolare è rimesso il compito di individuare, nell’ambito dell’attuazione delle linee di indirizzo e di programmazione definite a livello centrale, i criteri di localizzazione dei centri di accoglienza anche temporanei, nonché i criteri per la ripartizione dei posti da destinare all’accoglienza all'interno del territorio regionale.
Il capo II introduce modifiche ed integrazioni al decreto legislativo n. 25 del 2008, sulle procedure per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale, adeguando, ove necessario, il contenuto del decreto alle prescrizioni della nuova direttiva. In questo senso, tra l’altro, il decreto provvede a:
- introdurre modalità più celeri per la designazione del componente dell’ente locale, nei casi di urgenza, nonché a subordinare la nomina dei designati alla previa valutazione dell’insussistenza di situazioni di conflitto di interessi (cfr. le modifiche all'art. 4 del D.lgs n. 25/2008);
- dare maggiore peso alla formazione dei componenti delle commissioni territoriali (cfr. le integrazioni all’art. 4 del D.lgs n. 25/2008);
- rafforzare le garanzie per il richiedente asilo, compresi i minori (cfr., le integrazioni al D.lgs n. 25, relative agli articoli 6, sulle modalità di presentazione della domanda da parte del minore; 8, sui criteri di esame delle domande; 10, sull’ampliamento dei servizi di informazione; 13 sulle modalità di svolgimento del colloquio con i minori e dell'ascolto del minore) ed introdurre alcune semplificazioni procedurali nel caso in relazione al Paese di provenienza del richiedente (cfr. art. 12, comma 2-bis, del D.lgs. n. 25, cit.);
- disciplinare in modo puntuale gli effetti dell’allontanamento ingiustificato dal centro e quelli relativi alla presentazione di una domanda reiterata (cfr., D.lgs. n. 25, cit., artt. 23-bis, introdotto dall’art. 1, comma 1, lett. r); 28, comma 1 -bis);
- introdurre disposizioni per semplificare e rendere più certi i tempi di definizione delle domande, anche in sede di ricorso giurisdizionale (cfr., D.lgs. n. 25.cit., art. 27, modificato dall’art. 1, comma 1, lett. t) del decreto legislativo; art. 19, comma 9, del D.lgs. n. 150, modificato dall’art. 27, comma 1, lett. f), del decreto legislativo).
E’ stato inoltre rivisto in alcune parti l’articolo 19 del decreto legislativo n. 150/2011, concernente il ricorso all'autorità giudiziaria avverso le decisioni di rigetto in prima istanza e gli effetti sospensivi del ricorso. Le modifiche, che nella sostanza confermano il regime già vigente, si sono rese necessarie per allineare anche lessicalmente il testo dell’articolo 19 alla disciplina introdotta nel capo I del decreto legislativo relativamente all’accoglienza ed al trattenimento del richiedente.
Il capo III, oltre alle disposizioni di coordinamento normativo ed alla clausola di invarianza finanziaria, prevede l’adozione delle necessarie modifiche ed integrazioni al regolamento di attuazione di cui al DPR 12 gennaio 2015, n. 21.
Si esaminano di seguito i tratti principali del sistema di accoglienza, con l’intenzione di offrire dei chiarimenti sull’attuazione delle nuove disposizioni e corrispondere ai quesiti posti da alcune prefetture.
Si premette che il decreto legislativo disciplina esclusivamente l’accoglienza dei richiedenti asilo, che inizia dal momento della manifestazione di volontà (art. 1.2), indipendentemente dalla verbalizzazione della stessa attraverso la compilazione del modello C3. Non si occupa invece delle misure di accoglienza per i beneficiari della protezione internazionale, che rimangono quelle previste dall’articolo 1-sexies del decreto-legge n. 416/1989, convertito dalla legge n. 39/1990, e dai relativi decreti ministeriali di attuazione, quale da ultimo il DM 7 agosto 2015, che consentono il trasferimento del beneficiario nello SPRAR.
Non è altresì disciplinata dal decreto l’attività di soccorso e di identificazione degli stranieri che sbarcano o giungono irregolarmente nel territorio, che riguarda indistintamente tutti gli stranieri e rimane soggetta al regime giuridico proprio ( di cui al DL n.451/1995 e al DM 2 gennaio 1996, n. 233.).. In questa fase, preliminare, in cui si inquadra anche l'istituzione dei c.d. hot-spot di cui alla Decisione (UE) 2015/1523, si procede, oltre clic al primo screening sanitario ed all’assistenza immediata dei migranti, alle operazioni di identificazione, di registrazione ed alla separazione del percorso dei richiedenti asilo, trasferiti immediatamente nei centri di prima accoglienza, da quello dei migranti irregolari che non hanno diritto a rimanere nel territorio nazionale.
In linea con l’Intesa del 10 luglio 2014, per gli stranieri richiedenti protezione internazionale, il decreto legislativo distingue una fase di prima accoglienza, di durata limitata, in centri governativi, in cui è trasferito lo straniero che ha espresso la volontà di chiedere asilo, ed una fase più stabile, di seconda accoglienza, su base volontaria, riservata al richiedente che ne faccia richiesta (SPRAR).
Come elemento di flessibilità del sistema, in linea con la Direttiva europea 2013/33 cit., l’articolo 11 del decreto conferma la possibilità di attivare da parte del prefetto strutture temporanee, per far fronte alla carenza di posti determinata da arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti asilo, secondo le modalità operative già attualmente seguite. Le strutture temporanee, quindi, sono attivate a seguito di procedure di gara, in base al codice dei contratti, confermando per i casi di estrema urgenza la possibilità di fare ricorso alle procedure di affidamento diretto. E’ evidente che anche in quest’ultimo caso, in attuazione del principio di leale collaborazione tra i diversi livelli di governo di cui all’articolo 8, ricorre l’obbligo di sentire l’ente locale interessato, secondo quanto previsto dal comma 2 dello stesso articolo 11.
Sulle condizioni materiali di accoglienza, l’art. 12 del decreto rimette l’individuazione dei servizi allo schema di capitolato di gara di appalto, da adottare con decreto del Ministro dell'interno. Le forniture di beni e servizi da assicurare nei nuovi bandi, in attesa dell’emanazione del DM che introduca le opportune prescrizioni in relazione alla peculiarità del tipo di struttura, come delineata nel decreto legislativo, sono quelli previsti dal DM 21 novembre 2008, recante lo schema di capitolato di appalto per la gestione dei centri governativi, Integrate con le indicazioni contenute nella Direttiva del Ministro dell’interno del 4 agosto 2015. Per i centri di cui all’art. 9, possono trovare in particolare applicazione le specifiche tecniche previste per i CARA, che comprendono i servizi richiamati nel DPR n. 21 del 2015, con la specificazione che l'insegnamento della lingua italiana va inteso strettamente come funzionale al servizio di orientamento al territorio.
La tipologia di servizi da assicurare nelle strutture aperte in via temporanea (art. 11) devono far fronte in ogni caso alle esigenze essenziali che vanno individuate tenendo conto di quel nucleo di garanzie connesse alla sfera dei diritti fondamentali, individuate dall’articolo 10, comma 1. Una indicazione certa in questo senso restano i servizi fondamentali elencati nello schema capitolato di gara, di cui al DM del 2008, cit, riferiti ai centri di accoglienza e alcuni dei servizi indicati nelle linee guida allegate al bando SPRAR (DM 7 agosto 2015) che risultano funzionali al carattere straordinario e temporaneo dell’accoglienza (quindi, in sintesi: oltre la fornitura dei beni e dei servizi materiali di base, quali, vitto, vestiario, biancheria, prodotti personali, nel rispetto delle tradizioni culturali e religiose, nonché delle esigenze individuali, rientrano i servizi di assistenza generica alla persona, quali la mediazione linguistica culturale, l’informazione sulla normativa in materia di asilo e immigrazione, il sostegno socio-psicologico, l’erogazione del pocket money e della scheda telefonica al momento dell’ingresso nel centro, l’orientamento e l'accesso ai servizi del territorio, eventualmente avvalendosi anche di forme collaborazione con gli enti locali, il servizio di tutela della salute e di assistenza per le persone vulnerabili, compresi i minori che fanno parte dei nuclei familiari).
Il richiedente asilo rimane nei centri di cui all’articolo 9 fino al completamento delle operazioni di identificazione (ove non terminate nelle strutture di cui al comma 2 dell’articolo 8), alla verbalizzazione della domanda da parte del personale preposto ed all’accertamento delle condizioni di salute. Quest’ultimo accertamento è finalizzato a verificare la presenza di patologie che richiedano il ricovero nelle strutture sanitarie o comunque l’apprestamento di misure necessarie della tutela della salute dell’interessato e della salute collettiva, ovvero a verificare la presenza di situazioni di vulnerabilità che determinano esigenze particolari in sede di accoglienza, ai sensi degli articoli 9, comma 4, e 17. La permanenza nei centri si può protrarre oltre il tempo necessario per lo svolgimento degli adempimenti indicati, nel caso in cui il richiedente, privo di mezzi, richieda la prosecuzione dell’accoglienza nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) e non sia immediatamente disponibile un posto nelle relative strutture. In questo caso il trasferimento nello SPRAR -deve avvenire nei tempi più brevi possibili.
L’articolo 14 del decreto legislativo disciplina, tra l’altro, le modalità di accesso e di permanenza del richiedente nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Si segnala che l’insufficienza dei mezzi di sostentamento è valutata, sempre a cura della Prefettura, secondo l’importo annuo dell’assegno sociale, che costituisce il nuovo parametro legale di riferimento. La valutazione può essere ovviamente oggetto di successiva verifica ai fini di cui all’articolo 23 del decreto legislativo.
In conformità alla Direttiva europea, il decreto legislativo introduce una serie di disposizioni dirette a rafforzare la tutela delle persone che rientrano nelle categorie vulnerabili e nello stesso tempo dispone che le situazioni di vulnerabilità siano tempestivamente comunicale alle Commissioni territoriali, da parte delle prefetture, per l’apprestamento delle garanzie procedurali necessarie (cfr., art. 17). Chiarisce inoltre che i richiedenti asilo vittime di tratta possono avere accesso alle misure di assistenza ed al circuito di accoglienza previsti dall’articolo 18 del T.U. sull’immigrazione..
Sul tempo di permanenza, il provvedimento conferma l’attuale disciplina e prevede che l’accoglienza deve essere assicurata fino alla decisione della commissione territoriale e, in caso di rigetto, fino alla scadenza del termine per la proposizione del ricorso davanti l’autorità giudiziaria (15 giorni o 30 giorni, in base alle previsioni dell’articolo 19 comma 3 del D.lgs. n. 150/2011, come modificato dal D.lgs. n. 142, in esame).
In caso di ricorso, se il ricorrente è autorizzato a rimanere nel territorio nazionale, l'accoglienza deve essere prestata fino alla decisione del Tribunale.
Si richiamano in questo senso le disposizioni di cui all'articolo 19 del D.lgs 1 settembre 2011, n. 150 che disciplina le ipotesi in cui il ricorso sospende l’esecutività della decisione di rigetto, con contestuale autorizzazione a rimanere nel territorio (il ricorso produce effetti sospensivi automatici, ovvero l’esecutività è sospesa a seguito dell’accoglimento di apposita istanza; cfr. articolo 19, commi 4 e 5, del n. 150, cit.). L’articolo 14, comma 4, del decreto legislativo n. 142, prevede inoltre la legittimazione a restare nel territorio e la prosecuzione dell’accoglienza nel periodo in cui il giudice decide sulla istanza di sospensiva presentata dal riscorrente ex art. 19, comma 5, del D.lgs. n. 150, cit.
Il richiedente asilo trattenuto nei CIE che presenta ricorso, diversamente da quanto disposto dalla disciplina previdente, continua a rimanere nel CIE fino alla decisione dell’autorità giudiziaria. Alla scadenza del periodo massimo di trattenimento, o se vengono meno le condizioni di cui all’articolo 6 del decreto, il richiedente che ha ottenuto la sospensione del provvedimento impugnato ex art. 19, comma 5, del D.lgs. n. 150, cit., è trasferito nei centri di cui all’articolo 9.
Si segnala che il ricorso avverso una decisione di rigetto che per la seconda volta ha dichiarato inammissibile la domanda reiterata non sospende l’efficacia del provvedimento impugnato (art. 19, comma 5-bis del D.lgs n. 150/2011,); conseguentemente il ricorrente non ha diritto alle misure previste dal decreto legislativo.
Per quanto riguarda il ricorso presentato dallo straniero a cui è stato rilasciato un permesso umanitario sulla base delle disposizioni di cui all’articolo 32, comma 3, del D.lgs. n. 25/2008, si osserva clic a monte del rilascio del permesso umanitario c’è una decisione di rigetto della Commissione territoriale, da impugnare nei modi e nei tempi previsti dagli articoli 35 del D.lgs n. 25, cit. e 19 del D.lgs n. 150, cit. Al di fuori di questa ipotesi (presentazione del ricorso ex art. 35, cit.), salvo che lo straniero non presenti nuova domanda alle Commissioni territoriali, da trattare ai sensi dell'articolo 29 del D.lgs n. 25 cit., non possono essere assicurate le misure di accoglienza previste nel decreto legislativo. L’ordinanza di rigetto del ricorso assunta in primo grado è provvisoriamente esecutiva, secondo i principi in materia di processo sommario di cognizione (cfr. art. 702-ter, l c.p.c). Il termine per l’appello è fissato in 30 giorni, alla cui scadenza il provvedimento passa in giudicato (cfr. art. 702-quater, c.p.c.). In caso di ricorso avverso la decisione del Tribunale le misure di accoglienza previste dal decreto legislativo possono essere assicurate nel caso in cui sia stata accolta l’istanza di sospensione degli effetti del provvedimento impugnato, eventualmente presentata dall’interessato, fino alla decisione del ricorso in appello. A questi fini è particolarmente importante che le autorità interessate (prefettura, questura e commissioni territoriali) assicurino il necessario coordinamento, provvedendo ad effettuare tempestivamente le dovute comunicazioni.
In tema di revoca delle misure di accoglienza, l'articolo 23 del decreto disciplina i casi ed il procedimento per l'adozione del relativo provvedimento, l’eventuale rispristino delle stesse e la possibilità di ricorso al Tribunale amministrativo regionale. La norma prende in considerazione, e non potrebbe essere diversamente, la fase di seconda accoglienza, quella, cioè, a cui il richiedente accede su propria richiesta. Se il richiedente asilo che ha fatto richiesta di accesso al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati si trova temporaneamente in un centro di prima accoglienza per mancanza di posti disponibili nello SPRAR, si verte sempre nell’ambito dell’accoglienza volontaria, con conseguente possibilità di applicare le disposizioni sulla revoca, previste dall’articolo 23 cit.
La revoca per allontanamento ingiustificato dai centri comporta effetti sul procedimento di esame della domanda, che è disciplinato dall’articolo 23-bis del D.lgs. n. 25/2008. E’ necessario quindi comunicare tempestivamente, da parte delle prefetture, l'adozione del provvedimento di revoca alla Commissione territoriale competente.
In tema di monitoraggio, l’articolo 20 del decreto legislativo riscrive i tratti fondamentali del sistema di verifiche attuato da questo Dipartimento e dalle prefetture, confermando nello stesso tempo il monitoraggio svolto dal Servizio Centrale dell'ANCl sulla base delle convenzioni con il Ministero dell’interno, ai sensi dell'articolo 1-sexies del decreto-legge n. 16/1989, convertito dalla legge n. 39/1990.
Sulla organizzazione dell’attività, anche attraverso la costituzione di organismi autonomi, e sulla sua estensione sotto i profili soggettivo ed oggettivo, si richiama l’attenzione sulle indicazioni contenute nelle direttive e circolari emanate in tema (cfr., Direttiva del Ministro dell'interno del 4 agosto 2015; circolari del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, del 10.2.2015 e del 22.9.2015).Si sottolinea inoltre la necessità di comunicare puntualmente gli esili delle verifiche (come indicato circolari richiamate) al fine anche di consentire la predisposizione della relazione di cui all’articolo 20, comma 4, del decreto legislativo.

http://www.tcnotiziario.it/Articolo/Index?idArticolo=327811&tipo=&cat=ULTLAV&fonte=Teleconsul.it%20-%20Ultimissime%20Lavoro



COMUNICATO

Giovedì 14 gennaio si è svolto a Catania, presso la sala stampa della Questura, un incontro tra le associazioni, i rappresentanti della stessa Questura, con la dott.ssa Paglialunga, e il dott. Nicolao, responsabile regionale di Frontex. Al confronto hanno partecipato rappresentanti della Rete Antirazzista catanese, ed invitate da quest’ultima, dell’associazione Catania Bene Comune, della Campagna LasciateCientrare, dell’Associazione Borderline Sicilia, dell’Associazione ADIF (Diritti e frontiere).
Nicolao ha esposto i compiti e le funzioni di Frontex prima in generale e poi specificamente in Sicilia dove sono presenti dal mese di luglio del 2015, insistendo sulla prassi sostenuta dall’Agenzia tendente al prelievo delle impronte digitali a tutti i migranti sbarcati dalle navi che li hanno soccorsi, sia negli Hotspot ( Lampedusa e Trapani) che nei porti di sbarco.  La sede di Frontex di Catania, che dovrebbe avere il ruolo di coordinamento degli agenti Frontex presenti in Sicilia, non sarebbe ancora aperta perché nell’ex convento, concesso dall’amministrazione comunale, ci sarebbero ancora dei lavori di ristrutturazione da completare.

In mare gli agenti di Frontex supportano le forze dell’ordine italiane:
Dopo alcune domande da parte delle associazioni presenti ha quindi spiegato che
·         l’operazione Triton dispone di mezzi aerei e navali, che sono comunque sempre sotto il comando delle autorità italiane, coordinati dal comando della Guardia di finanza a Pratica di Mare.
·         Le loro priorità sono la individuazione dei mezzi in mare per effettuare salvataggi  e  l’identificazione di tutte le persone che vengono soccorse.
·         A proposito delle navi utilizzate ha spiegato che vengono fornite dagli stati membri a seguito delle valutazioni e indicazioni di Frontex.
·         Se i mezzi utilizzabili nell’operazione Triton non bastano Frontex richiede agli stati i mezzi che occorrono per le attività dell’Agenzia, che sarebbero quindi ricomprese all’interno dell’operazione Triton e finanziate dall’Unione Europea.

A terra gli agenti di Frontex supportano le forze dell’ordine italiane fornendo:
·         screening experts:  cercano di capire le nazionalità dei migranti attraverso domande poste con l’aiuto di mediatori culturali.
·         esperti per supporto impronte: supporto alla polizia scientifica per i rilievi delle impronte digitali e per i fotosegnalamenti
·         esperti per supporto debriefing: interviste volontarie e anonime che non influenzerebbero le eventuali procedure di asilo, né varrebbero come dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria, ma sarebbero  finalizzate solo a raccogliere informazioni sui viaggi e sulle rotte seguite.
·         supporto per procedure relative a migranti economici: rimpatrio, acquisizione dei documenti di viaggio, supporto finanziario all’Italia.

Il rappresentante di Frontex ha tenuto a sottolineare che l’Agenzia rispetta i diritti fondamentali: un operatore esperto di diritti umani monitora l’operazione Triton e l’agenzia si rivolge al Consultant forum (che comprende ong, Unhcr, Oim, Save the Children ecc) che darebbero raccomandazioni in modo indipendente.
Ha poi ribadito che Frontex è a favore delle identificazioni forzate perché chi non si fa identificare ha qualcosa da nascondere. Devono garantire sicurezza dell’Europa e devono scovare i terroristi e i “foreign fighters”. Le identificazioni con il ricorso all’uso della forza sarebbero realizzate in momenti diversi con una prima fase basata sull’informazione ed una seconda fase, per chi si rifiuta, che prevede anche il trasferimento in altre strutture, comunque le attività di prelievo delle impronte sarebbero sempre demandate alla polizia italiana.
Il rappresentante di Frontex ha sottolineato che l’Agenzia con il suo personale, dà solo un supporto operativo alle autorità italiane.

Gli interventi delle associazioni e degli operatori umanitari presenti hanno sollevato vari dubbi e criticità relativamente a :
·         Hotspot, trattenimento per il prelievo delle impronte, ricorso all’uso della forza e mancanza di qualsiasi base giuridica
·         Differenziazione al momento dell’arrivo tra “migranti economici” e profughi attraverso il cd. “foglio notizie”, che contiene domande fuorvianti e non chiarisce bene la differenza tra migranti economici e richiedenti asilo
·         Respingimenti differiti, con intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio dello stato ed abbandono anche in aperta campagna ( Agrigento) di persone prive di mezzi di sussistenza e di documenti
·         Non funzionamento delle relocations e dunque situazione di tensione negli Hotspot
·         Rimpatri con accompagnamento forzato, a pochi giorni dall’ingresso nel territorio per motivi di soccorso, in particolare dei nigeriani e degli egiziani, anche con riferimento ai “voli congiunti” effettuati con cadenza mensile da Roma Fiumicino a Lagos
·         Regolamento Dublino, mancata applicazione della clausola che consente il ricongiungimento familiare
·         Detenzioni prolungate in centri di accoglienza di varia natura, come il CSPA di Pozzallo, dove sono pure presenti agenti di Frontex e che dovrebbe diventare un Hotspot, senza alcuna convalida giudiziaria
·         Modalità di cooperazione di mezzi inclusi negli assetti Frontex con mezzi che partecipano all’operazione Eunavformed, con particolare riguardo agli interventi ai limiti delle acque territoriali libiche ed alle connesse esigenze di svolgere anche attività di ricerca e salvataggio

Alle diverse questioni poste in modo articolato, le risposte fornite dal rappresentante di Frontex, in base a dati contenuti anche nei documenti ufficiali dell’Unione Europea, possono essere così riassunte:
·         Frontex auspica che entrino in funzione al più presto tutti gli Hotspot previsti (in Sicilia 5) e che l’Italia regolamenti il tutto perché a livello europeo non ci sono norme direttamente vincolanti che disciplinano questa materia nei dettagli operativi
·         è previsto un rinforzo di Frontex, con una maggiore presenza di agenti, anche a seguito del lancio della nuova Polizia di frontiera e della nuova Guardia Costiera europea
·         a Trapani nell’hotspot di Trapani Milo, avviato il 28 dicembre scorso, operano 4 agenti di Frontex e due funzionari di Easo
·         a Pozzallo nel vecchio Cpsa, nel quale esiste da novembre una postazione fissa di Frontex, e che a breve dovrebbe diventare Hotspot, è prevista la presenza di almeno 12 agenti di Frontex e di due funzionari di Easo
·         a Lampedusa nel Centro di primo soccorso e accoglienza di Contrada Imbriacola, definito come Hotspot, operano 17 agenti di Frontex ed un funzionario di Easo
·         Non è chiaro quando apriranno gli altri due Hotspot previsti in Sicilia ad Augusta, dove ci sarebbero opposizioni  a livello amministrativo locale, ed a Porto Empedocle (Agrigento).
·         l’HUB di smistamento di Siculiana ( Villa Sikania) per chi va in accoglienza dopo avere rilasciato le impronte e presentato una domanda di asilo, o eventualmente di rilocazione, non è una struttura adatta, ed il CARA di Mineo nel quale non opererebbero agenti di Frontex ha un futuro incerto che dipende dalle autorità italiane
·         relativamente alla revisione del Regolamento Dublino e alle operazioni di relocations il rappresentante di Frontex ritiene che chi fugge dalla guerra non può scegliersi il posto in cui chiedere asilo (a parte i legami familiari già previsti dal regolamento). Ha detto che per convincere i migranti che non vogliono farsi identificare, e per accettare le operazioni di rilocazione, organizzano delle chiamate skype con qualcuno che è stato rilocato  che gli può raccontare in positivo l’esperienza
·         ha infine attaccato aspramente MSF per il rapporto sul CPSA di Pozzallo dicendo che sono tutte bugie e che MSF l’ha scritto solo per reazione al mancato rinnovo della convenzione con la prefettura. Lo stesso rappresentante di Frontex ha affermato che loro operano da tempo all’interno del CSPA di Pozzallo e che  quello che viene descritto nel rapporto non corrisponde al vero.
·         Dagli interventi dei rappresentanti della Questura e di Frontex si è anche rilevato che gli operatori che in precedenza facevano parte del progetto Praesidium, oggi ancora impegnati sulla base di diverse convenzioni con il Ministero dell’interno (Save The Childrem, OIM, UNHCR), intervengono solo quando riescono ad essere presenti, magari facendosi vedere allo sbarco, con audizioni collettive, ma senza raggiungere singolarmente i migranti, per il ridotto numero di operatori e per la cronica mancanza di interpreti.

Il giorno successivo all’incontro si è verificato l’ennesimo sbarco di migranti nel porto di Catania e si è avuta conferma delle modalità operative anticipate dal rappresentante dell’Agenzia durante l’incontro. Particolarmente penosa la situazione dei migranti intirizziti dal freddo, ancora avvolti nei teli anticongelamento, in fila sotto la pioggia, davanti ai gazebo nel quale venivano sottoposti al prelievo delle impronte. In questa prima fase non si sono verificati casi di ricorso all’uso della forza, ma il porto era blindato, ed erano presenti solo forze di polizia, con una totale esclusione degli operatori volontari che in passato avevano contribuito ad una accoglienza più umana dei migranti.
Il nuovo anno di sbarchi in Sicilia si è aperto all'insegna di una stretta sulle vite e sui percorsi dei migranti e di chi li assiste. Le prassi di polizia anticipano decisioni per le quali a Bruxelles si cercano ancora le basi legali. Tutta l'attenzione si concentra prima sul prelievo delle impronte digitali, e poi sulla individuazione dei cd. migranti economici, in vista dei respingimenti collettivi, una raffica di provvedimenti immotivati che crea nuove schiere di "clandestini" e che solo in un numero limitato di casi sono attuati con accompagnamento forzato in frontiera. 

Le associazioni ribadiscono la loro netta opposizione verso la militarizzazione della prima accoglienza, e ribadiscono i loro dubbi sulla legittimità del trattenimento prolungato ai fini del prelievo delle impronte digitali, ed il ricorso all’uso della forza da parte della polizia nei confronti di chi si rifiuta di rilasciare le proprie impronte, all’esclusivo fine di non subire le conseguenze dell’iniquo Regolamento Dublino.

·         Chiedono con forza la sospensione immediata del Regolamento Dublino, la riconversione degli attuali Hotspot in Centri di primo soccorso ed accoglienza ( CSPA) con il pieno coinvolgimento di associazioni e mediatori culturali e linguistici indipendenti, sia agli sbarchi che nei centri di primissima accoglienza.
·         Chiedono la fine della prassi amministrativa dei respingimenti collettivi adottati indistintamente dalle Questure siciliane, spesso solo sulla base della provenienza nazionale, ed il pieno accesso alla procedura di protezione internazionale, con la preventiva attività di informazione imposta anche dalle Direttive dell’Unione Europea che rimangono ancora disapplicate.
·         Chiedono il ritiro delle circolari adottate dal ministero dell’interno ( come quella del 6 ottobre 2015) che stabiliscono prassi prive di fondamento legale a livello nazionale per quanto concerne le modalità di trattenimento delle persone condotte o ristrette dalle forze di polizia all’interno degli Hot Spot o di altre similari strutture di primissima accoglienza nelle quali si realizzi una limitazione della libertà personale
·         Sollecitano un rinforzo di missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, a fronte dell’inasprimento delle condizioni meteo marine e del peggioramento della situazione in Libia, anteponendo in ogni caso il salvataggio della vita umana in mare a qualunque altra finalità di natura militare.


Rete Anntirazzista Catanese, ADIF, Borderline Sicilia, Campagna LasciateCientrare, Catania Bene Comune

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Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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