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lunedì 25 gennaio 2016

Soccorsi a Lampedusa, respinti ad Agrigento ed abbandonati in campagna. Questure al di fuori dello stato di diritto. La riproduzione della clandestinità è una bomba a tempo.




Soccorsi a Lampedusa, respinti ad Agrigento ed abbandonati in campagna. Questure al di fuori dello stato di diritto. La riproduzione della clandestinità è una bomba a tempo.

Oggi ad Agrigento, nei pressi della Stazione ferroviaria, un gruppo di migranti subsahariani restava in attesa di potere andare in Prefettura per fare valere la loro richiesta si asilo e di accoglienza. Una decina di migranti subsahariani provenienti dalla Libia, di diverse nazionalità, provenienti da Camerun, Guinea, Burkina Faso, Togo, Mali, tutti passati dall’inferno libico, sotto la costante minaccia delle armi, fino al momento dell’imbarco su un gommone diretto in Sicilia. Venivano quindi soccorsi da diversi mezzi e venerdì 22, di sera sbarcati a Lampedusa. Tutti hanno dichiarato di aver firmato un "foglio notizie" del quale non hanno compreso l'esatto valore, un foglio che trasmesso senza alcuna informazione tende a trasformare potenziali richiedenti asilo in "migranti economici", da respingere immediatamente, ma con un respingimento differito, ai sensi dell'art. 10 comma 2 del T.U. n.286 del 1998.
Gli stessi migranti erano stati trasferiti ieri a Porto Empedocle dove, arrivati in porto da Lampedusa attorno alle 20 hanno trovato pronto un decreto di respingimento senza potere avere prima accesso alla procedura di protezione. In qualche caso l'attribuzione dell'età è stata molto approssimativa, ed è stato ritenuto maggiorenne anche un minore straniero non accompagnato. Sono stati quindi caricati su un autobus che li ha scaricati nei pressi della strada che porta a Palermo a diversi chilometri da Agrigento. Abbandonati senza cibo, mezzo di sussistenza e due senza scarpe, con le infradito, in aperta campagna, hanno dormito in un casolare abbandonato. Oggi sono tornati a piedi ad Agrigento. 
Adesso stanno predisponendo con gli avvocati i ricorsi contro i decreti di respingimento. Autentici provvedimenti di natura collettiva, con la sola differenziazione negli estremi anagrafici dei destinatari.I decreti di respingimento presentano difformità tra la versione in italiano e quella in francese, nella quale l’intimazione a lasciare il territorio ha un termine di soli 5 giorni. E non di sette come nella versione in italiano. La questura ha persino indicato erroneamente l’autorità giudiziaria presso cui presentare ricorso, il Tribunale amministrativo di Palermo, e non invece qualunque tribunale ordinario, come stabilisce ormai la giurisprudenza consolidata. Adesso presenteranno domanda di asilo dopo essere stati informati sulle modalità di accesso alla procedura. Questa notte, forse, dormiranno in un ricovero trovato dalla Caritas. Per fortuna non piove, ma fa freddo. E domani? E cosa succederà quando altre centinaia saranno dispersi nel territorio agrigentino, dopo avere ricevuto analoghi provvedimenti di respingimento, una prassi sconfessata da una recente circolare del ministero dell’interno.
AD AGRIGENTO LE CIRCOLARI MINISTERIALI EVIDENTEMENTE NON HANNO VALORE, FORSE NESSUNO CONSIDERA LA CIRCOLARE DIFFUSA "URGENTE A VISTA" DAL MINISTERO DELL’INTERNO LO SCORSO 8 GENNAIO. AD AGRIGENTO SEMBRA PROPRIO CHE NESSUNO L'ABBIA"VISTA".

E la situazione potrebbe essere ancora più grave di quanto non appaia finora, perché il ritardo nella presentazione della domanda di protezione internazionale, oltre a pregiudicare il tempestivo accesso al sistema di accoglienza per richiedenti asilo, assume anche gravi risvolti penali.

Giungono notizie che, se verificate, sarebbero gravissime. A Bologna chi si presenta in Questura per fare richiesta di asilo, una volta trascorsi i sette giorni dalla data del provvedimento di respingimento notificato in Sicilia riceverebbe anche la notifica dell'inottemperanza all'ordine di lasciare il territorio nazionale,
Queste le norme di legge contenute nel Testo Unico 286/98 in materia di immigrazione

5-bis. Allo scopo di porre fine al soggiorno illegale dello straniero e di adottare le misure necessarie per eseguire immediatamente il provvedimento di espulsione o di respingimento, il questore ordina allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di sette giorni, qualora non sia stato possibile trattenerlo in un Centro di identificazione ed espulsione, ovvero la permanenza presso tale struttura non ne abbia consentito l'allontanamento dal territorio nazionale, ovvero dalle circostanze concrete non emerga più alcuna prospettiva ragionevole che l'allontanamento possa essere eseguito e che lo straniero possa essere riaccolto dallo Stato di origine o di provenienza. L'ordine è dato con provvedimento scritto, recante l'indicazione, in caso di violazione, delle conseguenze sanzionatorie. L'ordine del questore può essere accompagnato dalla consegna all'interessato, anche su sua richiesta, della documentazione necessaria per raggiungere gli uffici della rappresentanza diplomatica del suo Paese in Italia, anche se onoraria, nonché per rientrare nello Stato di appartenenza ovvero, quando ciò non sia possibile, nello Stato di provenienza, compreso il titolo di viaggio. (5) (8)
5-ter. La violazione dell'ordine di cui al comma 5-bis è punita, salvo che sussista il giustificato motivo, con la multa da 10.000 a 20.000 euro, in caso di respingimento o espulsione disposta ai sensi dell'articolo 13, comma 4, o se lo straniero, ammesso ai programmi di rimpatrio volontario ed assistito, di cui all'articolo 14-ter, vi si sia sottratto. Si applica la multa da 6.000 a 15.000 euro se l'espulsione è stata disposta in base all'articolo 13, comma 5. Valutato il singolo caso e tenuto conto dell'articolo 13, commi 4 e 5, salvo che lo straniero si trovi in stato di detenzione in carcere, si procede all'adozione di un nuovo provvedimento di espulsione per violazione all'ordine di allontanamento adottato dal questore ai sensi del comma 5-bis del presente articolo. Qualora non sia possibile procedere all'accompagnamento alla frontiera, si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 5-bis, nonché, ricorrendone i presupposti, quelle di cui all'articolo 13, comma 3. (5)
5-quater. La violazione dell'ordine disposto ai sensi del comma 5-ter, terzo periodo, è punita, salvo giustificato motivo, con la multa da 15.000 a 30.000 euro. Si applicano, in ogni caso, le disposizioni di cui al comma 5-ter, quarto periodo. (5)


Quanto sta avvenendo è estremamente grave. Documenteremo questi casi che ingolfano inutilmente le Procure italiane sovraccariche da anni per le migliaia di notizie di reato trasmesse dalla polizia per reati di ingresso "clandestino", quell'art. 10 bis che il Parlamento aveva voluto cancellare e che il governo ha invece mantenuto. Si rende così particolarmente difficile la vita di persone che sono escluse dall'immediato accesso alle misure di accoglienza per effetto dei provvedimenti di respingimento differito, emessi a tappeto, in contrasto con la più recente circolare, adottata dal Ministero dell'interno poche settimane fa, e con le norme di legge, se ancora contano qualcosa.


1)      Considerazioni generali

Attorno agli Hot Spots come quello di Lampedusa, si è giocata tutta la campagna mediatica avviata dalle principali agenzie dell'Unione Europea, come Frontex ed EASO, su indirizzi del Consiglio e della Commissione europea, per coniugare "responsabilità" e "solidarietà", i termini chiave delle scelte politiche adottate nei Consigli europei “informali” e nei Consigli dei ministri dell’interno e della giustizia, a partire dall’Agenda Europea sulle migrazioni adottata dalla Commissione il 10 maggio 2015 su proposta del Presidente Juncker mentre il Parlamento europeo è stato lasciato fuori da qualsiasi scelta decisionale. Tutto è partito dalla considerazione scontata che numerosi paesi europei non riuscivano a garantire il rispetto delle Direttive e dei Regolamenti dell’Unione, in particolare per quanto riguardava l’accesso alle procedure di protezione internazionale e le operazioni di identificazione attraverso il prelievo delle impronte digitali. Risaltava soprattutto il dato secondo il quale nel 2014 su 170.000 migranti sbarcati in Italia oltre 100.000 si fossero trasferiti in altri paesi UE senza essere sottoposti al prelievo delle impronte digitali, al fine dell’inserimento nella banca dati del sistema EURODAC. Ma adesso si scopre anche che su 1.100.000 migranti arrivati in Germania nel 2015 solo 550.000 circa hanno presentato una domanda di asilo, gli altri si sarebbero volatilizzati, probabilmente verso altri paesi.

La ridistribuzione dei richiedenti asilo già prevista nel mese di maggio non si è realizzata, il Regolamento Dublino III, che bloccava nei paesi di primo ingresso i migranti che venivano identificati, con riferimento all’Italia, non è stato modificato, e deii cinque Hot Spots che si sarebbero dovuti aprire in Italia entro il 30 novembre ne funzionano soltanto tre, nella più totale incertezza legale ed amministrativa. Rimangono intanto aperte, a livello europeo, numerose procedure contro paesi che non rispettano i diritti fondamentali dei migranti e le procedure in materia di accoglienza e procedure di protezione internazionale previste dalle Direttive e dai Regolamenti dell’Unione Europea.

http://www.ansa.it/english/news/2015/09/23/40-eu-migrant-procedures-against-19-countries-2_307e162e-1a55-471d-8e23-286206579af1.html

http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-infringement-refugees.pdf

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2015/09/22/migranti-consiglio-straordinario-ue.-juncker-ora-azioni-coraggiose-e-comuni.-telefonata-obama-merkel_0a841be3-e15e-42c7-8f5b-ccdbec26bf87.html

http://eulawanalysis.blogspot.co.uk/2015/09/relocation-of-asylum-seekers-in-eu-law.html 

Il diritto delle circolari prevale sul diritto sancito a livello di leggi e di direttive dell’Unione Europea. E le prassi applicate sono ancora molto eterogenee.



Eppure nei documenti europei sembrava tutto chiaro con indicazioni immediatamente operative e con scadenze assai precise. Tuttavia l’Unione Europea non ha mai adottato al riguardo un atto che avesse carattere legislativo, come una Direttiva o un Regolamento. Si può dunque rilevare come sul piano del diritto dell’Unione Europea gli Hot Spots siano ancora privi di una qualsiasi “base legale”. Come del resto avviene anche nel diritto interno.

The Council, in full cooperation with the Commission, having in mind the necessity to safeguard the functioning of the Schengen area and to reduce migratory pressures, agreed the following measures to implement fully the orientations already agreed by the European Council and the Council in compliance with EU acquis. It decided:
1.             to encourage Member States and relevant third countries to intensify ongoing efforts to substantially increase reception capacities, for which the Council welcomes rapid identification by the Commission of additional financial support for affected countries and for the UNHCR;
2.             that the establishment of hotspots in Italy and Greece will be intensified, with support of the Member States, the Commission, Frontex and EASO, so that all of these function by end of November 2015 as previously agreed;
3.             that all participating Member States will speed up the relocation process, notably by communicating their capacities for first relocations and by nominating as appropriate relocation liaison officers to Italy and Greece, preferably by 16 November 2015. In parallel, Italy and Greece will substantially accelerate the preparatory steps necessary for relocation. The Council and the Commission support Italy and Greece in their decisions to register migrants before further handling their case on the mainland, in particular with Eurodac machines provided by Member States. Member States endeavour to fill by 16 November 2015 the remaining gaps in the calls for contribution from Frontex and EASO, which will simplify the profiles required and the appointing procedures;
4.             that Member States, with the full support of the Commission and Frontex, will substantially improve the return rate. Member States should also provide return experts for the pool of European Return Liaison Officers for rapid deployment;
5.             that Member States, to overcome the potential lack of cooperation of migrants as they arrive into the European Union and while fully respecting the fundamental rights and the principle of non-refoulement, will make use of possibilities provided by the EU acquis, such as (1) asylum procedures at borders or transit zones; (2) accelerated procedures; (3) non-admissibility of subsequent asylum applications by the individuals concerned; (4) coercive measures, including, as a last resort, detention for a maximum period necessary for the completion of underlying procedures. In addition to existing guidelines on systematic fingerprinting, the Commission is invited to issue, in cooperation with EASO and Frontex, further practical guidance on the consequences of the registering obligations in the light of the Dublin rules, the relocation decisions and the international readmission obligations.
Furthermore, the Council agrees to explore the concept of processing centres in countries where the hotspot approach has not been implemented, supported by the Commission and relevant EU agencies, in order to organise access to international protection and/or for the purpose of return;


A livello nazionale appariva immediatamente evidente quanto l’avvio degli Hot Spots voluti dal Consiglio Europeo fosse di difficile realizzazione e di modesto impatto operativo. Dopo avere parlato di "campi di concentramento" a proposito dei nuovi Hot Spots, il capo del Dipartimento libertà civili del Ministero dell'interno Morcone, precisava la sua posizione. Appariva evidente fin dal principio che per coloro che rifiutavano il prelievo forzato delle impronte digitali, subito dopo lo sbarco, si sarebbe prospettato l’internamento in un centro di detenzione amministrativa. Si taceva però la circostanza che a fronte di circa 5.000 posti previsti per i nuovi Hot Spots da attivare in Italia, il sistema dei CIE (centri di identificazione ed espulsione) non garantiva più di 500-700 posti, e risultava in parte inagibile, come nel caso del CIE di Trapani Milo. In realtà, nei confronti di chi si rifiutava di rilasciare le proprie impronte digitali si praticavano forme diverse di limitazione della libertà personale, al di fuori dei casi previsti dalla legge e senza alcun controllo giurisdizionale, sulla base di misure discrezionali di polizia, come nel caso, ad esempio di profughi trattenuti nel CSPA di Contrada Imbriacola a Lampedusa per oltre un mese. E per chi non trovava posto nei CIE o nei Centri di prima accoglienza utilizzati in funzione detentiva, veniva adottato un provvedimento di respingimento differito con “intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale”.

http://www.asgi.it/approfondimenti-speciali/migranti-nei-futuri-hotspot-gia-emessi-centinaia-di-respingimenti-differiti/

Le prospettive sulla rilocazione di 120.000 migranti da Grecia ed Italia verso altri paesi europei, una linea di intervento, che si sarebbe dovuta assortire alla entrata in funzione degli Hot Spots sortivano intanto effetti minimi, nell’ordine di qualche centinaio di persone. La decisione della Germania di garantire accoglienza ad oltre un milione di persone, se profughi siriani, eritrei o irakeni, rompeva tutti gli assetti delle frontiere europee ed innescava una reazione difensiva da parte di molti paesi che si rifiutavano a dare corso alle operazione di “rilocation” proposte dalla Commissione Europea. Durante tutta l’estate si moltiplicavano le barriere ed i muri tra i diversi paesi europei, con la sospensione parziale della libertà di circolazione dettata dal Regolamento Schengen, e più di recente con lo sbarramento della frontiera tra Grecia e Macedonia. L’inasprimento dei controlli sulla cd. “rotta balcanica” determina adesso una ripresa delle partenze dalla costa libica, dopo una fase di forte calo, dovuto anche alle condizioni sempre più critiche della sicurezza su territori nei quali si espandeva la presenza militare dello stato islamico.

http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-on-relocation-deal.pdf

 
 https://euobserver.com/migration/130401

http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-summit-refugee-crisis-prel.pdf

http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-managing-refugee-crisis-com-490-annex-1.pdf 

http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-com-managing-refugee-crisis-com-490-annex-2.pdf 

http://eulawanalysis.blogspot.be/2015/09/hotspots-for-asylum-applications-some.html

 Nei nuovi Hot Spot che "ci chiede l'Europa", si è avviata intanto una stretta collaborazione tra gli agenti di EASO, Agenzia europea che dovrebbe "supportare" l'Italia nella "gestione" dei richiedenti asilo, e quelli di Frontex che dovrebbe organizzare i voli di rimpatrio per quelli che saranno definiti "migranti economici", oppure provenienti da "paesi terzi sicuri", con la presenza di consoli che vanno e vengono per identificare gli uni e gli altri. Ed a velocizzare le operazioni dovrebbero arrivare le pattuglie di “polizia europea”. Si continua a classificare i migranti come “migranti economici” e dunque ad adottare provvedimenti di respingimento differito sulla base di cd. “fogli notizie” che presentano un ordine delle domande alle quali occorre dare risposta con una barra su un quadratino, che lasciano solo come ultima scelta la possibilità di chiedere asilo. Spesso le persone vengono indotte a firmare fogli di cui non comprendono la portata, e tanto vale ad escluderli dalla procedura di asilo e dal sistema di accoglienza.
Come ha dichiarato il Prefetto Morcone, in audizione davanti alla Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri,”I colleghi della Polizia di Stato hanno anche inserito nel foglio di prima accoglienza la casellina in cui è riportata la richiesta d'asilo, ma oggettivamente è troppo poco. Ci vuole qualcuno che ci perda un po’ di tempo – non possono che essere le grandi organizzazioni internazionali – e che spieghi ai migranti le possibilità che l'ordinamento italiano e l'ordinamento europeo pongono a loro disposizione. Questo devo dire che l'abbiamo già chiarito con i colleghi”.


L’art. 19 del Testo Unico 286/1998 sull’immigrazione, che stabilisce i casi di impossibilità di allontanamento forzato dal territorio, sarebbe chiarissimo: ben oltre le condizioni per il riconoscimento dello status di rifugiato prescritte dalla Convenzione di Ginevra è possibile, anche alla luce delle più recenti direttive comunitarie in materia di qualifiche e di procedure di asilo e protezione internazionale, il riconoscimento di uno status legale di protezione internazionale o temporanea a cittadini stranieri che giungano nel nostro paese fuggendo da paesi nei quali siano presenti condizioni di "violenza generalizzata" o pericoli di persecuzione non riconducibili alle previsioni della Convenzione di Ginevra, ancorate al rischio di una persecuzione individuale. Si può superare così anche la possibile operatività delle cd. cause di esclusione del diritto di asilo, previste dalla Convenzione di Ginevra del 1951, determinate spesso dalla valutazione arbitraria della polizia di frontiera, valutazione che dovrebbe ora risultare inibita dal chiaro tenore del decreto legislativo n. 25 del 2008, che ha abrogato quelle norme della legge 39/90 che consentivano una sorta di istruttoria informale subito dopo l'ingresso nel territorio. Soprattutto attraverso interpreti o "mediatori culturali"di fiducia delle forze di polizia, questa fase terminava spesso con una decisione di "manifesta infondatezza", un modo per inibire l'accesso alla procedura, il diritto ad un ricorso effettivo, qualsiasi possibilità di permanenza nel territorio dello stato.
La Convenzione di Ginevra sul riconoscimento dello status di rifugiato del 1951 allart. 33 c.1 dispone che: nessuno Stato contraente può espellere o respingere, in qualunque maniera, un rifugiato alle frontiere di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbe minacciata a causa della sua razza, della sua religione, della sua nazionalità, della sua appartenenza a un certo gruppo sociale o delle sue opinioni politiche. Il principio di non respingimento ha portata generale ed è applicabile non solo ad espulsioni e respingimenti intesi in senso tecnico, ma anche a qualsiasi altra forma di allontanamento forzato verso un territorio non protetto, indipendentemente dalla sua natura o finalità. Ogni condotta, materiale e giuridica che rischi di rinviare un rifugiato verso luoghi non sicuri, indipendentemente dal luogo in cui detta condotta si verifica (portata extraterritoriale del principio di non refoulement) si configura come violazione del principio stesso (cfr.Advisory Opinion on the Extraterritorial Application of Non-refoulement Obligations under the 1951 Convention relating to the Status of Refugees and its 1967 Protocol UNHCR Ginevra, 26 gennaio 2007). Il respingimento e l’espulsione rappresentano due istituti del diritto interno che hanno rispettivamente la finalità di respingere gli stranieri che tentino di fare ingresso nel territorio dello stato in assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa e di allontanare coloro che, già presenti entro i confini dello Stato, risultino sprovvisti di un titolo che li autorizzi ad un regolare soggiorno. Detti istituti non possono trovare applicazione se non in ipotesi eccezionali e residuali nei confronti dei migranti in fuga dal paese di origine o di provenienza i quali, in quanto richiedenti la protezione internazionale non possono essere considerati irregolari, né in fase di soggiorno (salvo situazioni estremamente circoscritte), né soprattutto in fase di ingresso nel paese essendo ammessi sul territorio a fronte della manifestazione di volontà di richiedere protezione, quindi senza necessità di possesso di visto o altra autorizzazione, ed avendo diritto alla regolarità di soggiorno dal momento della presentazione della domanda ai fini dellesame della stessa. Il respingimento alla frontiera, disciplinato dallart. 10 comma 1 D.Lgs. n. 286/98 è disposto dalla polizia di frontiera qualora lo straniero non sia in possesso dei requisiti richiesti per lingresso nel territorio dello Stato e si trovi in una delle condizioni di inammissibilità dettate dallart. 4 del T.U come modificato dalla Legge n. 94/2009. La norma prevede altresì anche la fattispecie del cd. respingimento c.d differito disciplinato dal secondo comma del citato articolo. Il provvedimento in tal caso è disposto dal Questore con accompagnamento immediato alla frontiera nei confronti dello straniero a) che nel tentativo di fare ingresso nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli venga fermato allingresso o subito dopo; b) che nonostante lassenza dei requisiti per lingresso, sia stato comunque ammesso temporaneamente nel territorio dello Stato per necessità di pubblico soccorso.
Al fine di rendere effettivo l’accesso alla procedura di asilo, la disciplina sul respingimento non trova applicazione nei confronti dei richiedenti la protezione internazionale: questi ultimi, comunque presenti nel territorio o alle frontiere non necessitano di esibire alcuna autorizzazione allingresso, essendo sufficiente la sola manifestazione di volontà di richiedere la protezione internazionale.
La Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 27310 depositata in cancelleria il 17 novembre 2008, ha stabilito che, anche sotto il vigore dell'art. 1 del d.l. n. 416 del 1989, poi legge.n. 39 del 1990, adesso abrogato quanto ai comma 4, 5 e 6 (che assegnavano alla polizia di frontiera il potere di valutare come manifestamente infondate le domande di asilo, spesso senza neppure procedere alla loro verbalizzazione), i principi regolatori dell'onere della prova, incombente sul richiedente, devono essere interpretati prendendo in considerazione i criteri della Direttiva 2004/83/CE (attuata con d.lgs. n. 251 del 2007), nonostante la mancata scadenza del termine di recepimento interno (recepimento che oggi si è concretizzato con il decreto legislativo n.251 del 19 novembre 2007) . Alla luce di questi criteri ermeneutici, applicabili anche alle norme non di derivazione comunitaria, la S.C. ha ritenuto che si deve tenere conto della credibilità del richiedente e della concreta possibilità di fornire i riscontri probatori necessari, ravvisando a carico del giudice un dovere di cooperazione e più ampi "poteri istruttori officiosi", nell'accertamento dei fatti rilevanti per il riconoscimento dello status di rifugiato, peraltro pienamente compatibili con il rito camerale, ritenuto applicabile anche in precedenza, nel vigore dell'art. 1 d.l. n. 416 del 1989 conv. in l. n. 39 del 1990.

La medesima tutela di effettivo accesso alla procedura di asilo è prevista dal Regolamento CE n. 562/2006 che disciplina le modalità con cui devono essere effettuati i controlli alle frontiere dellarea Schengen; esso esclude che il provvedimento di respingimento possa essere adottato nei confronti di persone bisognose di protezione internazionale; il Regolamento: si applica a chiunque attraversi le frontiere interne o esterne di uno Stato membro senza pregiudizio dei diritti dei rifugiati e di coloro che richiedono protezione internazionale, in particolare per quanto concerne il non respingimento. In particolare il Manuale pratico per le Guardie di frontiera (Manuale Schenghen), al par. 10.1 prescrive che:Un cittadino di un paese terzo deve essere considerato un richiedente asilo se esprime in qualsiasi modo il timore di subire un grave danno facendo ritorno al proprio paese di origine […]. L’intenzione di chiedere protezione non deve essere manifestata in una forma particolare. Non occorre che la parola “asilo” sia pronunciata espressamente: l’elemento determinante è l’espressione del timore di quanto potrebbe accadere nel caso di ritorno. In caso di incertezza sul fatto che una determinata dichiarazione possa essere intesa come l’intenzione di chiedere asilo o un’altra forma di protezione internazionale, le guardie di frontiera devono consultare le autorità nazionali a cui spetta esaminare le domande di protezione internazionale.

Di fatto si è violata la Convenzione di Ginevra e si sono violate le Direttive dell’Unione Europea che prevedono un immediato diritto all’informativa sulla possibilità di chiedere asilo e non impongono all’Italia l’adozione di una lista di “paesi terzi sicuri” e che non discriminano a seconda della nazionalità chi entra a qualsiasi titolo nel territorio dello stato e vanta il diritto soggettivo perfetto di accedere quanto meno ad una procedura di asilo.

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/proposal-implementation-package/docs/communication_on_managing_the_refugee_crisis_annex_3_en.pdf

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/09/rimpatri-forzati-ed-accordi-con-i-paesi.html

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/proposal-implementation-package/docs/communication_on_managing_the_refugee_crisis_annex_3_en.pdf

http://eulawanalysis.blogspot.be/2015/09/hotspots-for-asylum-applications-some.html 





2) Dai centri di primo soccorso ed accoglienza (CPSA) ai nuovi Hot Spots. Cambiano i nomi non variano la sostanza e le procedure. Il caso Lampedusa ed i trasferimenti ad Agrigento per la notifica dei provvedimenti di respingimento. Una prassi in contrasto con la legge e le circolari ministeriali.


I nuovi Hot Spots ( che si sarebbero dovuti aprire entro la fine di novembre, in Italia ben cinque nella sola Sicilia, a Lampedusa, Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani ed Augusta) finalizzati esclusivamente al prelievo delle impronte digitali ed alla distinzione tra richiedenti asilo e "migranti economici", anche nella loro attuale configurazione di centri di prima accoglienza, non stanno garantendo il rispetto dei diritti fondamentali dei soggetti più vulnerabili, per il loro sesso, per l'età minore o perchè sono state già vittime di tratta o di torture. All'interno di queste strutture opera soltanto personale di polizia o rappresentanti delle associazioni convenzionate che sono strettamente legate ( da una convenzione appunto) al ministero dell'interno ed alle Prefetture.

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/le-autorita-respingono-potenziali.html?spref=fb 

Gli Hot Spots permettono di aggirare il precetto fondamentale della Convenzione di Ginevra e delle Direttive europee in materia di protezione internazionale, ribadito fino all'ultimo decreto legislativo 142/2015 entrato in vigore il 30 settembre scorso, secondo cui il diritto di chiedere asilo è un diritto inalienabile della persona, un diritto soggettivo che non può essere negato per interi gruppi a seconda della cittadinanza, un diritto che non può essere escluso da una valutazione discrezionale della polizia, magari poche ore dopo l'ingresso nel territorio dello stato.

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-09-15&atto.codiceRedazionale=15G00158&elenco30giorni=false 

http://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/protezione-internazionale-le-nuove-norme-analizzate-dallasgi/ 

 Nessuno rompe muro di silenzio che caratterizza queste strutture nelle quali si arriva persino a vietare una visita già autorizzata perchè le identificazioni in corso da parte delle autorità consolari potrebbero determinare situazioni di tensione. Autorità consolari che hanno libero accesso nei centri di prima accoglienza, prima che sia possibile identificare i soggetti vulnerabili e prima che sia consentito a tutti, sulla base di una corretta informazione, la formalizzazione di una richiesta di asilo.

  20 agosto  2015 
                                                
 Spett.le Referente “Campagna LasciateCIEntrare”                    
                                                                              p.c.       alla Questura di Ragusa  


OGGETTO: richiesta di accesso al C.P.S.A. di Pozzallo.

                       “Campagna LasciateCIEntrare”

                       Si fa riferimento alla richiesta di autorizzazione  per l’accesso al C.P.S.A. di Pozzallo di una delegazione di giornalisti, avvocati ed attivisti,  per i giorni 21 agosto e 15 settembre 2015, per la quale il  superiore Ministero dell’Interno ha fornito il proprio favorevole avviso.

                      Al riguardo, tuttavia, la Questura di Ragusa informa che domani 21 agosto c.a., inizieranno le operazioni di identificazione dei migranti presenti presso il predetto CPSA, cui parteciperanno le Autorità Consolari di riferimento.                   

                    Alla luce di quanto precede, dunque, per tali sopraggiunte esigenze, al momento non si ravvisano le condizioni  necessarie e compatibili con tale attività di identificazione, nonché per la  sicurezza dei Signori  Delegati.
                   Tale accesso, previe intese con questo Ufficio, potrà avvenire ad operazioni di identificazione completati che, si presume, si protrarranno per vari giorni.

                                                                                                 P.IL PREFETTO

                                                                                             Il Viceprefetto Vicario


                                                                                                           
La situazione all'interno del CSPA di Pozzallo non è mutata con la sua annunciata trasformazione in HOT SPOT.  Le identificazioni attraverso il prelievo delle impronte digitali avvenivano già a settembre e continuano ad avvenire anche adesso, quando occorre arrivano anche le autorità consolari a preparare i rimpatri, le rilocazioni in altri paesi europei, dopo l'operazione gestita direttamente dal ministro Alfano a Lampedusa, non si sono ripetute. Si continuano a verificare invece i respingimenti collettivi con provvedimenti fotocopia adottati dai questori di diverse province siciliane.

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/visita-al-centro-di-prima-accoglienza.html 

Quando negli Hot Spots non ci sono più posti, come si sta già verificando, coloro che vengono ritenuti dalla polizia come "migranti economici" non vengono neppure messi nelle condizioni di fare richiesta di asilo e di formalizzare una istanza di protezione internazionale o umanitaria,  ricevono dal questore un provvedimento di respingimento differito,  seguito nella maggior parte dei casi dalla "intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale". Di fatto la sanzione di una condizione di invisibilità e di clandestinità, perchè da quel momento in poi le persone con quel foglietto in mano non potranno più trovare accoglienza all'interno del sistema di accoglienza ( CPA, CPSA e CARA, Centri SPRAR) italiano. E non potranno certo raggiungere entro sette giorni la frontiera di Fiumicino Aeroporto, come si indica nei provvedimenti di respingimento distribuiti dalle questure, senza mezzi economici e senza documenti di identità.

http://siciliamigranti.blogspot.it/2015/10/migranti-respinti-catania-e-siracusa.html 

http://catania.meridionews.it/articolo/37310/storie-di-migranti-da-lampedusa-al-foglio-di-via-sul-barcone-ci-hanno-detto-di-seguire-le-stelle/ 


Alcune questure siciliane, inoltre, come quelle di Agrigento e Siracusa, continuano ad adottare provvedimenti di respingimento “differito”, ai sensi dell’art. 10 comma 2 del T. U, 286 del 1998, nei confronti di ragazze e donne nigeriane appena arrivate in Italia, quando anche le minori dichiarano di essere maggiorenni, che vengono quindi trasferite in centri di identificazione ed espulsione, soprattutto a Ponte Galeria (Roma). È qui che tali provvedimenti vengono convalidati. Con il rischio per queste migranti di subire una successiva deportazione in Nigeria, senza avere avuto accesso alla procedura di asilo e senza neppure avere avuto la possibilità di impugnare il provvedimento di respingimento adottato da una questura lontana oltre mille chilometri dal luogo di trattenimento

Secondo una inchiesta pubblicata da L’Espresso, nei primi cinque mesi del 2014 erano sbarcate in Italia 218 donne nigeriane, tutte giovanissime, 1400 in tutto l’anno. 
Nei primi cinque mesi del 2015 ne sono già arrivate 698, tre volte tante, più che in tutto il 2014. Secondo l’OIM, il 70 per cento delle ragazze che arrivano in Italia dalla Nigeria è destinata alla prostituzione. Ma molte di loro non accettano questa semplificazione e chiedono comunque rispetto per quella che avvertono talvolta come una scelta necessitata. Moltissime chiedono un’attività lavorativa, una qualche possibilità di inserimento e, quando questa prospettiva sfuma, anche se sono state precedentemente inserite in qualche percorso di protezione, tante ragazze decidono di abbandonarlo e spesso scompaiono di nuovo nel nulla. I contatti telefonici con qualche connazionale coinvolto nel traffico, del resto, non sono difficili.

Sempre più spesso nelle mani dei trafficanti cadono anche minori non accompagnati, che sono poi coloro che dopo lo sbarco tendono a scomparire più facilmente. Nell’ultimo anno si calcola che quasi la metà dei minori stranieri non accompagnati giunti in Italia si sia allontanato dalle strutture di prima accoglienza, si tratta di giovani tra i 14 ed i 17 anni, molte ragazze, tutti esposti al rischio dello sfruttamento e della violenza.

La vicenda delle 66 ragazze nigeriane arrivate a Lampedusa nel mese di luglio e poi trasferite nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, da dove, il 17 settembre scorso, ventidue di loro sono state deportate in Nigeria, dimostra l'entità del disastro umano e delle gravi violazioni delle norme interne ed internazionali che  si vanno accumulando a carico del governo italiano. Queste pratiche di trasferimento di giovani donne nigeriane sbarcate in Sicilia dopo essere state soccorse in mare e quindi trasferite nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma, proseguono ancora, con il supporto di agenti di FRONTEX.

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/167-accoglienza-detenzione-ed-espulsione-12-ottobre-ore-17-30-casa-internazionale-delle-donne-via-della-lungara-19-roma 

In tutte le visite effettuate dalla Campagna lasciateCientrare nei centri di accoglienza per richiedenti asilo si sono scoperti casi di minori non accompagnati accolti in situazione di promiscuità con gli adulti.

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/163-report-della-campagna-lasciatecientrare-dal-cara-e-cie-di-pian-del-lago-caltanissetta 

Molte ragazze nigeriane hanno già il numero di telefono dei trafficanti in Italia, e anche a Palermo uomini che appartengono al giro della prostituzione riescono ad entrare in contatto con le ragazze appena sbarcate ed a convincerle ad allontanarsi con loro dai centri, per finire poi sbattute per strada. Sempre più esposta la posizione degli operatori volontari e dei cittadini solidali che si battono contro le reti dei trafficanti ma anche contro tutte quelle prassi amministrative che impediscono una immediata protezione delle vittime e mantengono poteri discrezionali illimitati in capo alle autorità di pubblica sicurezza.

Occorrerebbe soprattutto che il governo adotti finalmente il Piano nazionale anti-tratta con previsioni specifiche come quella secondo cui “è importante che nei luoghi di primo contatto (UDS, Questure e postazioni delle FF.OO, aeroporti e luoghi di sbarco, centri di ascolto e servizi sociali, CIE, CARA) sia presente, o facilmente reperibile, personale qualificato e appositamente formato, in grado di instaurare da subito un rapporto fiduciario con le vittime”. Se queste sono le intenzioni, occorre finalmente passare dalle parole ai fatti, dotare il piano di risorse finanziarie adeguate ed adottarlo senza ritardi, riconoscendo il lavoro e le capacità professionali delle associazioni indipendenti che non hanno mai smesso di occuparsi delle vittime di tratta .
Rimangono solo sulla carta le norme di comportamento imposte dalla Direttiva 2011/36/UE in materia di "prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e protezione delle vittime", che richiederebbero una valutazione delle persone caso per caso, senza l'adozione di misure standardizzate di carattere collettivo, come il trattenimento arbitrario ai fini del prelievo delle impronte, magari sulla base della provenienza nazionale. Come rimangono sulla carta gli organismi di monitoraggio e di informazione in frontiera, che, attraverso un lavoro sinergico di psicologi, mediatori e consulenti legali, dovrebbero consentire una individuazione più immediata delle vittime, piuttosto che il mero rinvio ad un ufficio di polizia per il rilievo delle impronte digitali.

3. Dai respingimenti differiti al trattenimento amministrativo ed alle espulsioni collettive.

Nei centri di soccorso e prima accoglienza di Pozzallo e Lampedusa continua la selezione dei migranti sulla base della nazionalità e seguono, con cadenza periodica, espulsioni e respingimenti collettivi. Una distinzione che diventa sempre più ardua anche nei provvedimenti notificati ai migranti. Come nei verbali di convalida dei trattenimenti nei CIE, spesso in assenza di interpreti e difensori di fiducia, come si è verificato a settembre nel CIE di Trapani Milo. Ma i posti nei CIE sono sempre assai limitati, e nella maggior parte dei casi, al provvedimento di respingimento segue la rimessione in libertà con intimazione.

Centinaia di  migranti vengono abbandonati sulla strada dopo avere ricevuto un provvedimento di "respingimento differito", con l'intimazione a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale. 

http://catania.meridionews.it/articolo/37310/storie-di-migranti-da-lampedusa-al-foglio-di-via-sul-barcone-ci-hanno-detto-di-seguire-le-stelle/ 

Un provvedimento che nessuno potrà eseguire senza danaro e senza documenti. Intanto per chi rimane dentro la struttura, un capannone, continuano i casi di trattenimento arbitrario, al di fuori delle previsioni di leggi e regolamenti, e rimangono del tutto incerte le prospettive di un trasferimento verso i paesi del nordeuropa.
Si ricorda a questo punto la disciplina dei  "decreti di respingimento differito"  che dovrebbero essere adottati ai sensi dell'art. 10 TU immigrazione il quale prevede:

"1. La polizia di frontiera respinge gli stranieri che si presentano ai valichi di frontiera senza avere i requisiti richiesti dal presente testo unico per l'ingresso nel territorio dello Stato.
2. Il respingimento con accompagnamento alla frontiera è altresì disposto dal questore nei confronti degli stranieri:
a) che entrando nel territorio dello Stato sottraendoli ai controlli di frontiera, sono fermati all'ingresso o subito dopo;
b) che, nelle circostanze di cui al comma 1, sono stati temporaneamente ammessi nel territorio per necessità di pubblico soccorso.
3. Il vettore che ha condotto alla frontiera uno straniero privo dei documenti di cui all'articolo 4, o che deve essere comunque respinto a norma del presente articolo, è tenuto a prenderlo immediatamente a carico ed a ricondurlo nello Stato di provenienza, o in quello che ha rilasciato il documento di viaggio eventualmente in possesso dello straniero. Tale disposizione si applica anche quando l'ingresso è negato allo straniero in transito, qualora il vettore che avrebbe dovuto trasportarlo nel Paese di destinazione rifiuti di imbarcarlo o le autorità dello Stato di destinazione gli abbiano negato l'ingresso o lo abbiano rinviato nello Stato. (1)
4. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 e quelle dell'articolo 4, commi 3 e 6, non si applicano nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari.
"

Va subito chiarito che i profughi del mare non si sottraggono ai controlli di frontiera nè potrebbe parlarsi nel loro caso di veri e propri sbarchi: il "vettore" che rispondendo a doveri di legge e di mare li conduce sulle nostre coste è spesso un vettore istuzionale della guardia costiera o della marina militare. Non solo, molti die migranti respinti hanno tutti i requisiti per presentare domanda di asilo.
Ma di fatto e in maniera assolutamente discrezionale, non si sa bene con quale criterio (nazionalità, numero di sbarcati, sfortuna?) ad alcuni dei profughi sbarcati a Lampedusa o nelle coste siciliane, dopo le fotosegnalazioni viene consegnato il decreto di respingimento contenente un invito a lasciare il territorio italiano entro sette giorni.
I profughi "respinti" a Lampedusa, nella maggior parte dei casi sono stati accompagnati la sera al porto, e caricati sul traghetto per Porto Empedocle senza neppure essere stati sfamati nè tanto meno informati circa i loro diritti. Giunti a Porto Empedocle sono stati scortati alla stazione ferroviaria di Canicattì, e poi invitati a prendere il bus per Caltanissetta centrale.

A Pozzallo ed Augusta sta succedendo più o meno la stessa cosa. Dopo l'approdo, la conta, lo smistamento nei centri, la schedatura e l'identificazione alcuni profughi si trovano con in mano il "foglio di via" com'è stato prontamente ribattezzato il decreto di respingimento, e sul polso ancora il bracciale bianco.

Tra loro, anche moltissimi minori: allo sbarco la data di nascita viene storpiata di modo da farli "diventare" maggiorenni anche se visibilmente minori. Tutti nati il primo gennaio di un anno antecedente al 98, nonostante molti di loro siano visibilmente piccoli e lo dichiarino seppure inascoltati a gran voce. Sono stati segnalati già decine di casi. Anche loro buttati in mezzo alla strada (se non hanno avuto la "fortuna" di essere alloggiati, temporaneamente, in centri per adulti) con in mano anche loro il "foglio di via"
Fuori dalle sbarre, senza diritti, cibo né coperte. Senza rifugio né documenti ma con un invito a lasciare il territorio nazionale, via Fiumicino, entro sette giorni. Come se fosse possibile per un profugo appena sbarcato, senza passaporto né denaro raggiungere dalla Sicilia l'aeroporto di Fiumicino e qui salire, senza documenti né biglietto su un aereo con destinazione il Paese dal quale è fuggito.

Eppure secondo il Decreto Legislativo 25 del 2008, art. 26, “la domanda di protezione internazionale va presentata alla Polizia di Frontiera o a qualsiasi posto di Polizia. La questura, ricevuta la domanda di protezione internazionale, redige il verbale delle dichiarazioni del richiedente su appositi modelli predisposti dalla Commissione nazionale. Il verbale è approvato e sottoscritto dal richiedente cui ne è rilasciata copia, unitamente alla copia della documentazione allegata."

Il diritto di chiedere asilo, è un diritto inalienabile della persona, è forse il più sacro dei diritti, e non può certamente essere negato in virtù di una valutazione discrezionale della polizia né può essere di fatto negata la possibilità di chiedere protezione nel nostro Paese negando l'informativa obbligatoria o non ascoltando le istanze di asilo.

Il recente decreto legislativo 142/2015, prevede espressamente che le misure di accoglienza si applichino dal momento della manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale (e non dal momento della verbalizzazione della domanda). L’art. 3 prevede che il richiedente debba essere informato sulle condizioni di accoglienza fin dal momento della presentazione della domanda all’ufficio di polizia, attraverso la consegna dell’opuscolo informativo redatto a cura della Commissione nazionale per il diritto di asilo ai sensi dell’art. 10 del decreto legislativo n. 25/2008. Le informazioni occorrenti sono in ogni caso fornite, anche attraverso un interprete e/o un mediatore culturale, nei centri di accoglienza. Il richiedente protezione internazionale ha diritto peraltro al rilascio di un permesso di soggiorno della durata di sei mesi, rinnovabile fino alla decisione sulla domanda (art. 4).
E poi sopra tutto vige sempre l'art. 10 comma 3 della nostra Costituzione: "Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge."


La norma costituzionale impedisce di restringere l’accesso alla procedura in bse al paese di origine, o in b ase alla provenineza da una zona interna ad un paese, ritenuta comunque “sicura”..
Secondo la Corte di Cassazione, sezione IV Civile, sentenza del 10 luglio 2014, n. 15781,
il riconoscimento del diritto ad ottenere lo status di rifugiato, o la protezione sussidiaria, non può essere escluso, nel nostro ordinamento, in virtù della ragionevole possibilità del richiedente di trasferirsi in altra zona del territorio del paese d’origine.
Secondo la Corte di Cassazione,” il riconoscimento del diritto ad ottenere lo status di rifugiato politico, o la misura più gradata della protezione sussidiaria, non può essere escluso, nel nostro ordinamento, in virtù della ragionevole possibilità del richiedente di trasferirsi in altra zona del territorio del paese d’origine, ove egli non abbia fondati motivi di temere di essere perseguitato o non corra rischi effettivi di subire danni gravi, atteso che tale condizione, contenuta nell’art. 8 direttiva 2004/83/CE, non è stata trasposta nel d.lgs. 19 novembre 2007, n. 251, essendo una facoltà rimessa agli stati membri inserirla nell’atto normativo di attuazione della direttiva (Cass. 2294/2012)”.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/04/le-commissioni-territoriali-alzano.html

Si riporta al riguardo una importante decisione della Corte di Cassazione

La minaccia di grave danno giustificante tale protezione, inoltre, non è necessario che provenga dallo Stato, ben potendo provenire anche — tra gli altri — da “soggetti non statuali” se le autorità statali o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio “non possono o non vogliono fornire protezione” adeguata ai sensi dell’art. 6, comma 2, d.lgs. cit. (art 5, lett. c), del medesimo d.lgs.). Poste queste premesse in diritto, non è dunque affatto irrilevante la verifica della effettività dei poteri statuali e della capacità degli stessi di fornire adeguata protezione alla vittima del grave danno denunciato, ancorché le minacce provengano da soggetti privati o addirittura da familiari.
Nella specie, la Corte d’appello ha ritenuto illegittimamente di poter omettere tale verifica, ovvero ha ritenuto di poter senz’altro escludere l’eventualità del difetto di protezione da parte delle autorità nigeriane sulla scorta dell’apodittica affermazione che la polizia, se richiesta, avrebbe certamente perseguito i responsabili. Sarebbe stato invece suo dovere assumere anzitutto, anche d’ufficio, informazioni sulla situazione generale della Nigeria, con riferimento al tipo di problema posto dalla reclamante, attraverso i canali indicati all’art. 8, comma 3, d.lgs. n. 25 del 2008 o mediante altre fonti che fossero in concreto disponibili, e solo all’esito di ciò formulare una pertinente valutazione (cfr. Cass. 16202/2012, 10202/2011, 17576/2010, 27310/2008, quest’ultima resa a sezioni unite).

Si veda anche 

 Corte di Cassazione Sezioni Unite Civile - Sentenza del 17 novembre 2008, n. 27310


Si  consideri anche questa sentenza della Corte di Cassazione

 Sentenza Corte di Cassazione – Ordinanza 17 maggio 2013 n.12135
.........Questa Corte, infatti, ha avuto modo di precisare (Cass. 16221/2012) che sia la Commissione territoriale, alla quale compete la prima valutazione della domanda di protezione internazionale, sia gli organi di giurisdizione ordinaria sono tenuti a valutare l’esistenza delle condizioni poste a base anche della misura residuale del permesso umanitario, utilizzando il potere-dovere d’indagine previsto dall’art. 8, c.3 d.lgs. n. 25 del 2008 e quello relativo alla valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente, precisato dall’art. 3 del d.lgs. n. 251 del 2007, essendo il quadro normativo improntato ad un precetto di forte attenuazione del regime ordinario dell’onere della prova.
Ebbene la Corte di merito ha analizzato un quadro informativo della situazione della area di Benin City e delle azioni squadristico-terroristiche del gruppo di B.H. ricavandone i gravi segni di una condizione di pericolo e ad essi ha raccordato la situazione soggettiva della richiedente (donna-cristiana- esposizione familiare alla ritorsione) desumendone la valutazione di sussistenza di un grave, se pur transitorio, pericolo per la propria persona in caso di rimpatrio.

https://favisonlus.wordpress.com/2013/05/31/sentenza-corte-di-cassazione-ordinanza-17-maggio-2013-n-12135-cittadina-nigeriana-cattolica-chiede-il-riconoscimento-della-protezione-internazionale-per-i-pericoli-costituiti-da-una-setta-animista/

 
http://www.asgi.it/notizia/protezione-internazionale-le-nuove-norme-analizzate-dallasgi/
Tutto quanto precede dimostra la impossibilità di una selezione dei migranti sbarcati in Italia all’interno degli HOTSPOTS, soprattutto nel caso di persone arrivate da poco dalla Libia, come quelle che vengono espulse o respinte, ormai a cadenza periodica, dal Cie di Ponte Galeria, con voli congiunti organizzati anche dall'agenzia Frontex verso la Nigeria. 

Occorrerebbe anticipare il momento della protezione, e riconoscere la protezione umanitaria, se non il diritto di asilo o, a seconda dei casi individuali, la protezione sussidiaria, a tutte quelle donne, generalmente giovani, che le organizzazioni criminali imbarcano sui gommoni in partenza dalla Libia per continuare a sfruttarle e ad abusarne nel nostro paese. Si dovrebbe fare in sostanza esattamente l'opposto di quello che fanno attualmente le forze di polizia, con il supporto delle organizzazioni convenzionate. Se la situazione peggiora giorno dopo giorno, e sembra innegabile, visto il numero sempre più elevato di donne, anche molto giovani, provenienti dalla Nigeria e da altri paesi subsahariani, costrette a vendersi per le strade, qualcuno dovrebbe almeno provare a chiedersi se non dipenda anche dai suoi comportamenti e dai suoi indirizzi operativi.

 

 

5) Hot Spots ed accesso alla procedura di protezione internazionale, dalla riserva di legge al diritto per “circolare”.

 

Nuove direttive del ministero dell'interno applicate all’interno degli Hot Spots violano la normativa vigente in materia di accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale. Non esistono "paesi terzi sicuri" verso cui respingere collettivamente i "migranti economici". Il diritto di asilo è un diritto soggettivo individuale. In materia è la legge e non l’autorità amministrativa che può stabilire condizioni e limiti per l’esercizio del diritto, anche in base all’art. 10 della Costituzione italiana.


Nelle ultime settimane si è registrata la conferma di prassi amministrative contro la legge.
http://www.asgi.it/notizia/hotspot-e-ricollocamento-la-road-map-dellitalia/
Contro queste prassi applicate dalle autorità di polizia giova ancora richiamare la giurisprudenza della Corte di Cassazione.

 Cassazione, Sezioni Unite, 9 settembre 2009, n. 19393. 
La Corte afferma inoltre che «la situazione giuridica soggettiva dello straniero che richieda il permesso di soggiorno per motivi umanitari, pertanto gode quanto meno della garanzia Costituzionale di cui all’art. 2 Cost., sulla base della quale, anche ad ammettere, sul piano generale la possibilità di bilanciamento con altre situazioni giuridiche costituzionalmente tutelate, [...], esclude che tale bilanciamento possa essere rimesso al potere discrezionale della P.A., potendo eventualmente essere effettuato solo dal legislatore, nel rispetto dei limiti costituzionali».

Sembrerebbe che il principio di gerarchia delle fonti sia stato sovvertito e che una circolare possa contare più di una norma di legge,
dal sito www.siciliamigranti.blogspot.it

"Dopo una breve introduzione del viceprefetto G. che ha accennato ad una direttiva arrivata dal Ministero dell’Interno a fine settembre, la parola è passata alla dott.ssa S. dell’Ufficio Immigrazione che ha spiegato più nel dettaglio le disposizioni ricevute. 
Chiarisce che a seguito del vertice europeo di fine settembre il Ministero dell’Interno ha chiaramente impartito nuove direttive a cui le Questure devono attenersi. Innanzitutto al momento dello sbarco il criterio da utilizzare è la divisione tra migranti economici e profughi da operarsi sulla basa della nazionalità: Siriani, Eritrei e cittadini delle Repubblica Centrafricana sono considerati migranti politici; tutti gli altri appartengono automaticamente alla categoria “economici”. 
Per favorire questa operazione, sono stati consegnati nuovi moduli per la pre-identificazione dei migranti così da rendere uniformi le valutazioni che prima venivano fatte sulla base di tanti moduli quanti erano i luoghi di sbarco. 
Il nuovo modulo prevede la domanda “perché sei venuto in Italia?” e le risposte tra cui scegliere sono: lavoro, guerra, asilo, altro. Il compito di provvedere all’attività di informazione legale spetterebbe alle associazioni in convenzione con il Ministero (UNHCR, Save the Children, OIM e Croce Rossa), le uniche accreditate ad entrare al porto. Il loro compito sarebbe quello di dare ai migranti appena sbarcati tutte le informazioni relative ai loro diritti e ciò dovrebbe   avvenire mentre sono in fila ad aspettare il loro turno, nel momento che precede la pre-identificazione. Ma relativamente a Catania, si parla di sbarchi in cui arrivano centinaia di persone, in cui il tempo a disposizione è pochissimo ed è solo quello necessario alle operazioni di pre-identificazione. Il dirigente dell’ufficio immigrazione si mostra consapevole della difficile situazione attuale e ribadisce le indicazioni del Ministero dell’Interno rispetto alle operazioni di respingimento messe in atto. Inoltre fa riferimento alle scelte fatte in sede europea e alle inevitabili conseguenze che hanno a livello nazionale. 
Tale nuovo indirizzo è comunque inaccettabile   e qualcuno degli avvocati presenti sottolinea come decisioni prese in sede politica non possono in alcun modo contrastare con le normative sulla protezione internazionale, che è un diritto soggettivo, da riferirsi alla storia personale di ognuno e non a classificazioni prestabilite sulla base del paese di provenienza. 
I respingimenti collettivi e la lista dei paesi che danno diritto a chiedere la protezione internazionale sono pratiche totalmente illegittime."

L'ultima procedura di dubbia legittimità è costituita da foglietti prestampati con i quali ai migranti appena sbarcati si pongono domande che possono pregiudicarne il futuro. Molti di coloro che rispondono affermativamente di volere lavorare in futuro, sono così definiti migranti economici e ricevono immediatamente un provvedimento di "respingimento differito". Magari con l'intimazione di "lasciare entro sette giorni il territorio dello stato attraverso la frontiera di Fiumicino". Un ordine impossibile da eseguire, senza mezzi e documenti, il marchio della clandestinità, l'esclusione definitiva dal sistema di accoglienza. Ma le risposte fornite senza adeguata informazione pregiudicheranno anche chi è ammesso alla procedura di asilo. I dinieghi assai probabilmente, aumenteranno ancora. 
 Rispetto a decisioni di diniego da parte delle Commissioni territoriali,  si vedano, ad esempio, le seguenti sentenze: 
-Corte di appello di Roma, 6 giugno 2013, che riconosce la protezione sussidiaria ad un cittadino del Ghana, per la necessità di sottrarsi alla pena di morte, come conseguenza possibile della qualificazione di un omicidio colposo come omicidio volontario, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,1, 105
-Tribunale di Roma, 2 agosto 2013, che riconosce ad un cittadino del Camerun  lo status di rifugiato per il rischio di omofobia  nel paese di origine, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza,  2014,1,109
-Corte di appello di Roma, 16 gennaio 2014, che riconosce la protezione sussidiaria ad un cittadino del Gambia, disertore, in  Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,2, 151. Nello stesso senso una sentenza  del Tribunale di Caltanissetta del 16 febbraio 2015 (inedita), sempre relativa ad un diniego ricevuto da un richiedente asilo cittadino del Gambia, al quale è stata riconosciuta la protezione sussidiaria, in quanto si riconosce che il ricorrente in caso di rientro nel paese di origine può subire un “danno grave” nella forma di “minaccia grave ed individuale alla vita” derivante dalla violenza indiscriminata in situazione di conflitto internazionale ( art.14, comma 1,lett.c) d.lgs. 251/2007”
-Corte di appello di Trieste, 15 maggio 2014, che riconosce la protezione sussidiaria ad un cittadino della Nigeria per la sussistenza di violenza indiscriminata e diffusa nel suo paese, in Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, 2014,2,156

E tutti coloro che fuggono dalla Libia in questo periodo dovrebbero ottenere quanto meno il riconoscimento della protzione umanitaria, senza passare dalle Commissioni terrritoriali, ma sulla base di un decreto che il governo dovrebbe adottare in base all'art. 20 del T.U. 286 del 1998, in presenza di un afflusso massiccio di sfollati.
 Nel 1999 ( Kosovo)e nel 2011 ( Emergenza nordafrica) questi decreti furono adottati, non si comprende perchè oggi il governo Renzi, di fronte ad una gravissima crisi umanitaria indotta anche dai tempi troppo lunghi delle procedure in Italia, mentre l'Unione Europea non considera neppure l'ipotesi di modificare l'iniquo Regolamento Dublino III, non possa fare altrettanto.

Corte d'Appello di Cagliari Ordinanza del 18 - 31 maggio 2012 n. 51:
 in materia di Emergenza Nordafrica,  secondo la quale, ai fini del riconoscimento di uno status di protezione,  non risulta manifestamente infondata l’equiparazione fra i cittadini libici e coloro che, pur non libici, vivevano stabilmente da anni in Libia. A fronte delle torture e delle sevizie inflitte ai migranti trattenuti nei campi e nei capannoni di concentramento in Libia, in considerazione delle condizioni fisiche e psichiche nelle quali arrivano i migranti dopo traversate sempre più pericolose, si dovrebbe dunque riconoscere almeno la protezione umanitaria a tutti coloro che riescono a fuggire da un paese nel quale non è neppure garantita la sicurezza degli osservatori e degli operatori umanitari occidentali, al punto che anche l’OIM e l’UNHCR hanno dovuto sospendere le attività in territorio libico avviate negli anni precedenti.
  
La giurisprudenza italiana è orientata verso la fissazione di limiti rigorosi alla discrezionalità amministrativa. Ecco una recente ordinanza  della Corte di Cassazione ( Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926) davvero importante, che dovrebbe limitare la prassi dei respingimenti immediati in frontiera eseguiti prima che si sia data la possibilità di essere informati sulla possibilità di chiedere asilo e di accedere alla procedura per il riconoscimento di uno status di protezione.

 Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926

Sezione VI civile
Ordinanza 25 marzo 2015, n. 5926

Presidente: Di Palma - Estensore: De Chiara

PREMESSO
1. - Il Giudice di pace di Roma ha convalidato il decreto di trattenimento in un centro di identificazione ed espulsione emesso il 18 febbraio 2014 dal Questore di Siracusa nei confronti del sig. A.I., di nazionalità nigeriana, in esecuzione del respingimento disposto in pari data.
Il sig. I. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi di censura. L'amministrazione intimata non si è difesa.
Con relazione ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c. il Consigliere relatore ha proposto il rigetto del ricorso. La relazione è stata ritualmente comunicata al P.M. e notificata all'avvocato del ricorrente, il quale ha presentato memoria.
CONSIDERATO
2. - Il ricorrente premette di essere stato destinatario, in quanto privo di documenti di riconoscimento, di decreto di respingimento del Questore di Siracusa in data 18 febbraio 2014, dopo essere stato quello stesso giorno soccorso in mare dal personale della nave San Giusto della Marina Militare ed essere quindi sbarcato irregolarmente sul territorio italiano. Unitamente al respingimento gli era stato notificato il decreto di trattenimento presso il CIE di Ponte Galeria a Roma. Articola quindi i seguenti motivi di censura:
I) violazione degli artt. 2, commi 5 e 6, 10, comma 2, lett. b), 14, commi 1 e 5, e 13-bis d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, dell'art. 2, comma 1, d.P.R. 16 settembre 2004, n. 303, nonché degli artt. 3, 6, 20 e 26 d.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25 e dell'art. 10 Cost., essendo stato violato il suo diritto ad essere informato tempestivamente sulla procedura di riconoscimento della protezione internazionale, dato che era stato immediatamente respinto senza ricevere tali informazioni, con conseguente preclusione, di fatto, del diritto di accedere alla procedura;
II) violazione degli artt. 13, comma 8, e 14, commi 4 e 5, d.lgs. n. 286 del 1998, cit., degli artt. 3, 6, 20 e 26 d.lgs. n. 25 del 2008, cit., dell'art. 7, par. 3 e 14, della direttiva 2003/9/CE, dell'art. 18 della direttiva 2005/85/CE, nonché dell'art. 31 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 in relazione all'art. 117 Cost., sostenendo che non poteva essere convalidata la misura del trattenimento in un centro di identificazione ed espulsione (C.T.E.) avendo egli diritto ad essere ospitato, invece, in un centro di accoglienza per richiedenti asilo (C.A.R.A.), nella qualità di richiedente protezione internazionale conseguente alla violazione del suo diritto ad essere informato della possibilità di presentare la relativa domanda, come palesato all'udienza di convalida davanti al Giudice di pace;
III) violazione degli artt. 5, 6, par. 1, e 13 della Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, nonché dell'art. 1 del Protocollo aggiuntivo n. 7 alla medesima Convenzione, in relazione all'art. 117 Cost., per essersi il Giudice di pace limitato all'esame del provvedimento di trattenimento, trascurando l'esame del sottostante provvedimento di respingimento, la cui illegittimità, per i motivi di cui sopra, si riverbera sul primo, che ne costituisce esecuzione.
3. - I motivi, da esaminare congiuntamente data la loro connessione, sono fondati nei sensi che seguono.
3.1. - L'obbligo di informare gli stranieri, giunti irregolarmente sul territorio di uno Stato dell'Unione Europea, sulle procedure da seguire per ottenere il riconoscimento della protezione internazionale, cui aspirino, è stato esplicitamente sancito della direttiva2013/32/UE del 26 giugno 2013 (genericamente richiamata nella memoria di parte ricorrente), il cui art. 8 recita: «Qualora vi siano indicazioni che cittadini di paesi terzi o apolidi tenuti in centri di trattenimento o presenti ai valichi di frontiera, comprese le zone di transito alle frontiere esterne, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, gli Stati membri forniscono loro informazioni sulla possibilità di farlo. In tali centri di trattenimento e ai valichi di frontiera gli Stati membri garantiscono servizi di interpretazione nella misura necessaria per agevolare l'accesso alla procedura di asilo».
L'obbligo d'informazione sulle procedure di asilo è sancito anche dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, che nella motivazione della sentenza 23 febbraio 2012, ric. n. 27765/09, Hirsi Jamaa c. Italia (puntualmente richiamata nella memoria di parte ricorrente), al § 204 annota: «La Corte ha già rilevato che la mancanza di informazioni costituisce uno dei principali ostacoli all'accesso alle procedure d'asilo (vedi M.S.S., prima citata, § 304). Ribadisce quindi l'importanza di garantire alle persone interessate da una misura di allontanamento, le cui conseguente sono potenzialmente irreversibili, il diritto di ottenere informazioni sufficienti a consentire loro di avere un accesso effettivo alle procedure e di sostenere i loro ricorsi».
Per completezza può aggiungersi che al § 304 della sentenza della Corte di Strasburgo 21 gennaio 2011, ric. n. 30696/09, M.S.S. c. Belgio e Grecia, sopra richiamato, si legge: «The Court notes in this connection that the applicant claims not to have received any information about the procedures to be followed.
Without wishing to question the Government's good faith concerning the principle of an information brochure being made available at the airport, the Court attaches more weight to the applicant's version because it is corroborated by a very large number of accounts collected from other witnesses by the Commissioner, the UNHCR and various non-governmental organisations. In the Court's opinion, the lack of access to information concerning the procedures to be followed is clearly a major obstacle in accessing those procedures».
3.2. - In siffatto quadro normativo e giurisprudenziale, se deve per un verso negarsi che le norme nazionali prevedano espressamente il dovere d'informazione ai valichi di frontiera invocato dal ricorrente, o che sia nella specie direttamente applicabile la previsione di tale dovere contenuta nel richiamato art. 8 della direttiva 2013/32/UE (la quale non era stata ancora recepita alla data del decreto di respingimento e trattenimento per cui è causa e il relativo termine, ai sensi dell'art. 51 della direttiva stessa, scadrà soltanto il prossimo 20 luglio), non può tuttavia continuare ad escludersi che il medesimo dovere sia necessariamente enucleabile in via interpretativa facendo applicazione di regole ermeneutiche pacificamente riconosciute, quali quelle dell'interpretazione conforme alle direttive europee in corso di recepimento e dell'interpretazione costituzionalmente orientata al rispetto delle norme interposte della CEDU, come a loro volta interpretate dalla giurisprudenza dell'apposita corte sovranazionale.
Ed invero nessun ostacolo testuale alla configurazione di un dovere d'informazione sulle procedure da seguire per ottenere il riconoscimento della protezione internazionale, come delineato dal richiamato art. 8 della direttiva 2013/32/UE, conforme alle indicazioni della giurisprudenza CEDU, è dato scorgere nella normativa nazionale, e in particolare negli artt. 3, comma 2, 6, comma 1, e 26, comma 1, d.lgs. n. 25 del 2008, o nell'art. 2, comma 1, d.P.R. n. 303 del 2004, che specificamente fanno riferimento alla presentazione delle domande di protezione internazionale all'ingresso nel territorio nazionale.
Poiché l'avvenuta presentazione di una domanda di protezione internazionale sarebbe ostativa al respingimento, quest'ultimo è illegittimo allorché sia stato disposto senza il rispetto di tale preventivo dovere d'informazione, che ostacola di fatto il tempestivo esercizio del diritto a richiedere la protezione internazionale, e tale illegittimità si riverbera anche sul conseguente provvedimento di trattenimento, inficiandolo a sua volta.
Può in definitiva enunciarsi, avuto riguardo ai termini della fattispecie in esame e conformemente al disposto della direttiva europea di cui sopra, il seguente principio di diritto: qualora vi siano indicazioni che cittadini stranieri o apolidi, presenti ai valichi di frontiera in ingresso nel territorio nazionale, desiderino presentare una domanda di protezione internazionale, le autorità competenti hanno il dovere di fornire loro informazioni sulla possibilità di farlo, garantendo altresì servizi di interpretariato nella misura necessaria per agevolare l'accesso alla procedura di asilo, a pena di nullità dei conseguenti decreti di respingimento e trattenimento.
3.3. - Tanto premesso, va altresì richiamato il più recente orientamento di questa Corte in tema di poteri di sindacato del giudice della convalida del decreto di trattenimento sul provvedimento espulsivo che ne è presupposto.
Con ordinanza 5 giugno 2014, n. 12609, questa Corte si è adeguata agli sviluppi della giurisprudenza CEDU (in particolare le sentenze 8 febbraio 2011, ric. n. 12921/04, Seferovic c. Italia, e 10 dicembre 2009, ric. n. 3449/05, Hokic e Hrustic c. Italia) in tema di interpretazione dell'art. 5, § 1, della Convenzione, quanto alla definizione della nozione di arresto o detenzione "regolari" disposti nel corso di un procedimento di espulsione. Precisando il proprio consolidato orientamento, secondo cui al giudice della convalida del trattenimento o accompagnamento coattivo dell'espulso alla frontiera non è consentito alcun sindacato di legittimità sul sottostante provvedimento espulsivo, del quale deve limitarsi a verificare soltanto l'esistenza e l'efficacia, questa Corte ha affermato che tale giudice è investito anche del potere di rilevare incidentalmente, ai fini della decisione di sua competenza, la "manifesta" illegittimità del provvedimento espulsivo, da intendersi in concreto nei sensi ricavabili dalla medesima giurisprudenza CEDU.
3.4. - Il Giudice di pace, perciò, avrebbe dovuto darsi carico di verificare la fondatezza della censura (cui si fa cenno nel sintetico verbale dell'udienza di convalida) d'illegittimità del decreto di respingimento per non essere stato il ricorrente informato sulla possibilità di presentare una domanda di protezione internazionale, e avrebbe dovuto verificarne, per quanto possibile, la fondatezza e comunque statuire su di essa.

Di una tale verifica o statuizione, invece, non vi è traccia nel provvedimento impugnato, che va pertanto cassato senza rinvio essendo spirato il termine perentorio previsto dall'art. 14 d.lgs. n. 286 del 1998, cit., per la convalida del trattenimento.
3.5. - Le spese processuali dell'intero giudizio, sia di merito che di legittimità, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa senza rinvio il provvedimento impugnato e condanna l'Amministrazione intimata al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 1.100,00, di cui Euro 1.000,00 per compensi di avvocato, quanto al giudizio di merito, e in Euro 1.600,00, di cui Euro 1.500,00 per compensi di avvocato, quanto al giudizio di legittimità, oltre spese forfetarie e accessori di legge e con distrazione in favore del difensore antistatario avv. S. F.

Nella vigente normativa italiana in materia di asilo e protezione internazionale non ci sono basi legali per stabilire una lista di paesi terzi sicuri o per qualificare a priori i migranti come "migranti economici" a seconda della nazionalità.

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00917237.pdf


6)  La conferma del Consiglio di Stato. Le autorità italiane violano le norme in materia di informazione sulla procedura di protezione internazionale. Arriva la denuncia di MSF sul CSPA di Pozzallo.

Con la sentenza n. 4199 dell’8 settembre 2015, il Consiglio di Stato ha stabilito importanti principi in tema di diritto all’informazione a favore del richiedente asilo. In particolare nella sentenza si afferma che le garanzie partecipative connesse alle procedure di riconoscimento della protezione internazionale non possono subire deroghe e devono comprendere tutte le informazioni dettagliatamente previste dal regolamento UE n. 604/2013. Colui che presenta la domanda di protezione, dunque, deve ricevere per iscritto ed in una lingua a lui comprensibile tutte le informazioni relative alla conseguenze della sua domanda, ai criteri di determinazione dello Stato competente per l’esame, alla possibilità di presentare informazioni relative a familiari già presenti, alle modalità di impugnazione e alla tutela legale, al trattamento dei suoi dati personali. Per tale motivo non possono considerarsi rispettate le garanzie di informazione per il semplice fatto che il richiedente abbia svolto con l’ausilio di un mediatore il colloquio in cui aveva la possibilità di chiedere informazioni senza che vi sia la prova che tali informazioni siano state effettivamente fornite.

"Nello specifico, l’articolo 4 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (Nuovo Regolamento di Dublino) prevede il diritto di informazione degli stranieri che avanzano domanda di protezione internazionale, specificando al comma 1 l'obbligo di adempiere ad una serie di prescrizioni (tra le quali rientra lo svolgimento del colloquio personale) e, al comma 2, che “le informazioni di cui al paragrafo 1 sono fornite al richiedente per iscritto in una lingua che il richiedente comprende o che ragionevolmente si suppone a lui comprensibile. A questo fine gli Stati membri si avvalgono dell’opuscolo comune redatto conformemente al paragrafo 3”.
Le prescrizioni dell’appena richiamato comma 2 - circa la obbligatorietà della informazione preventiva e per iscritto in lingua accessibile allo straniero, su tutti i contenuti determinati nell’elenco di cui al comma 1 dello stesso articolo - sono tassative. 
Esse pertanto non possono considerarsi rispettate solo per il fatto che lo straniero interessato ha svolto il colloquio personale, in presenza di un mediatore culturale, che costituisce solo una delle diverse garanzie informative previste. 
La possibilità di richiedere informazioni non equivale all’obbligo di essere informati per iscritto in modo sistematico e oggettivo, come avviene attraverso la consegna di un documento appositamente predisposto a questo scopo, quale l’“Opuscolo” espressamente previsto dalla norma europea, che mira a garantire la certezza che la informazione sia stata fornita in forma appropriata e oggettiva. Per il Consiglio di Stato, allora, non è stato sufficiente di certo, a tal fine, che lo straniero abbia avuto la possibilità di richiedere a persone competenti le informazioni che riteneva necessarie. 
Per domandare, bisogna anche sapere “cosa domandare” e, in situazioni complesse come quelle in esame, specie nel contesto di ordinamenti e lingue a cui si è quasi sempre totalmente estranei, sapere cosa bisogna domandare per tutelare i propri diritti non è affatto evidente o intuitivo. 
La garanzia predisposta dall’art. 4, comma 2, del citato regolamento UE n. 604/2013, che nel caso di specie è stata violata, assume quindi, anche sul piano sostanziale, un carattere essenziale ed inderogabile." ( Rodolfo Murra )

http://www.ilquotidianodellapa.it/_contents/news/2015/settembre/1442140433996.html

Questa la circolare del Ministero dell'interno sui nuovi HOT SPOTS, una circolare contro legge

http://www.piemonteimmigrazione.it/mediato/images/news_materiali/circolare_ministero_interno_n_14106_del_6_10_2015_hotspot_accoglienza.pdf 

Da Medici senza Frontiere arriva l'ennesima conferma delle gravi violazioni dei diritti dei migranti commesse all'interno del Centro di primo soccorso ed accoglienza (CPSA) di Pozzallo, che adesso qualcuno vorrebbe ridefinire come Hot Spot solo perchè sono arrivate le squadre di agenti di Frontex.

 
 http://archivio.medicisenzafrontiere.it/pdf/Rapporto_CPI_CPSA_Pozzallo_final.pdf 






7)  L'Unione Europea vuole trasformare gli Hot Spots in zone franche sottratte alla giurisdizione. Verso identificazioni forzate ed espulsioni collettive. I controlli di massa che non garantiranno la sicurezza di nessuno. I tentativi di accordi di riammissione con i paesi di origine non modificheranno la situazione alle frontiere Schengen ma violeranno i diritti fondamentali della persona.

Ormai la politica europea in materia di immigrazione ed asilo la fanno i comitati ristretti come il COREPER, Comitato dei rappresentanti permanenti, organo di consulenza del Consiglio europeo ed i Consigli dei ministri UE degli interni e della giustizia, riuniti con ordini del giorno nei quali il tema delle migrazioni si salda sempre più con la lotta al terrorismo. Dalla lotta ai trafficanti si è rapidamente passati al contrasto del terrorismo, e per questo occorre inventare "zone rosse" in prossimità dei luoghi di frontiera dove esercitare controlli senza il necessario rispetto delle garanzie previste dalle vigenti Direttive, dai Regolamenti europei e dalle Costituzioni nazionali. Ma tutta la storia degli HOT SPOTS è una storia vera ?

The Council, in full cooperation with the Commission, having in mind the necessity to safeguard the functioning of the Schengen area and to reduce migratory pressures, agreed the following measures to implement fully the orientations already agreed by the European Council and the Council in compliance with EU acquis. It decided:
1.             to encourage Member States and relevant third countries to intensify ongoing efforts to substantially increase reception capacities, for which the Council welcomes rapid identification by the Commission of additional financial support for affected countries and for the UNHCR;
2.             that the establishment of hotspots in Italy and Greece will be intensified, with support of the Member States, the Commission, Frontex and EASO, so that all of these function by end of November 2015 as previously agreed;
3.             that all participating Member States will speed up the relocation process, notably by communicating their capacities for first relocations and by nominating as appropriate relocation liaison officers to Italy and Greece, preferably by 16 November 2015. In parallel, Italy and Greece will substantially accelerate the preparatory steps necessary for relocation. The Council and the Commission support Italy and Greece in their decisions to register migrants before further handling their case on the mainland, in particular with Eurodac machines provided by Member States. Member States endeavour to fill by 16 November 2015 the remaining gaps in the calls for contribution from Frontex and EASO, which will simplify the profiles required and the appointing procedures;
4.             that Member States, with the full support of the Commission and Frontex, will substantially improve the return rate. Member States should also provide return experts for the pool of European Return Liaison Officers for rapid deployment;
5.             that Member States, to overcome the potential lack of cooperation of migrants as they arrive into the European Union and while fully respecting the fundamental rights and the principle of non-refoulement, will make use of possibilities provided by the EU acquis, such as (1) asylum procedures at borders or transit zones; (2) accelerated procedures; (3) non-admissibility of subsequent asylum applications by the individuals concerned; (4) coercive measures, including, as a last resort, detention for a maximum period necessary for the completion of underlying procedures. In addition to existing guidelines on systematic fingerprinting, the Commission is invited to issue, in cooperation with EASO and Frontex, further practical guidance on the consequences of the registering obligations in the light of the Dublin rules, the relocation decisions and the international readmission obligations.
Furthermore, the Council agrees to explore the concept of processing centres in countries where the hotspot approach has not been implemented, supported by the Commission and relevant EU agencies, in order to organise access to international protection and/or for the purpose of return;

http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2015/11/09-jha-council-conclusions-on-measures-to-handle-refugee-and-migration-crisis/

http://www.ansa.it/english/news/politics/2015/11/09/eu-to-intensify-migrant-hotspots_1ab6b4b5-dfe0-4c78-bf2a-986fb7818ab6.html

Se gli hot spots ancora non esistono si potrà instaurare il sistema "Hot Spot" sui territori più esposti, come le isole dell'Egeo, a Lesvos in particolare, o in Sicilia a Pozzallo, o a Lampedusa, i due vecchi centri di primo soccorso ed accoglienza, adesso ridefiniti come Hot Spots. 
Di fatto si sta assistendo ovunque ad identificazioni di massa, ai quali se non si appartiene alle categorie "protette", come eritrei, irakeni e siriani, seguono respingimenti di massa, senza che si dia la possibilità a coloro che provengono da altri paesi di presentare una richiesta di asilo. Gli Hot Spots annunciati a settembre rimangono in gran parte sulla carta. Eppure si parla come se già fossero attivi ed operanti.

Senza una legge che li preveda, in violazione dell'art. 10 della Costituzione italiana che impone la riserva di legge per ogni provvedimento che riguardi lo stato giuridico degli stranieri presenti  comunque nel territorio nazionale. L'obiettivo che si vuole raggiungere è quello, lungamente sperimentato nell'isola di Lampedusa, di consiederare le isole di frontiera o i territori di sbarco come sottratti alla giurisdizione nazionale, anzi, a qualsiasi giurisdizione, affidati esclusivamente alle forze di polizia. Meglio alle pattuglie congiunte europee (RABIT)ed alle agenzie come Frontex ed Eurosur.

http://www.statewatch.org/news/2015/oct/italy-map-of-hotspots.pdf

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/press-material/docs/state_of_play_-_hotspots_en.pdf

http://www.thelocal.it/20151002/italy-preps-migrant-hotspots-amid-doubts-over-eu-plan

Le decisioni ufficiali sono assunte da Consigli europei "informali",  le competenze del Parlamento Europeo sono bypassate con l'espediente di ricondurre tutte le materie che riguardano migranti e profughi al tema dominante della difesa e della sicurezza interna ed internazionale. Si sta tentando di utilizzare gli Hot Spots come luoghi sottratti allo stato di diritto, prima ancora che questi vengano effettivamente istituiti, sempre senza una base legale che giustifichi le prassi di polizia, e degli agenti di Frontex che vi dovrebbero essere inviati.

http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-we-do/policies/european-agenda-migration/background-information/docs/2_hotspots_en.pdf

http://www.statewatch.org/news/2015/jul/eu-com-hotsposts.pdf

Questa la realtà tragica delle migrazioni dei profughi che adesso si avvertono come un pericolo per la sicurezza. Sono le decisioni dell'Unione Europea un ennesimo attentato alla sicurezza dei profughi.

http://www.mirror.co.uk/news/world-news/shocking-video-shows-risks-refugee-6866227



8) Gli ultimi sviluppi , ripresa degli sbarchi ed allarmismi, ma gli Hot Spots continuano a restare solo sulla carta. Anche i “migranti economici” sono titolari dei diritti fondamentali della persona. Ignorate le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’Uomo.

Sembra proprio che le diverse condanne subite dall’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo non abbiano lasciato alcun segno. Le proposte ? Applicare le leggi interne e le Convenzioni internazionali garantendo i diritti fondamentali delle persone e l’accesso alle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. Rispettare i principi affermati nella Costituzione, nella Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dll’Uomo, e nelle direttive dell’Unione Europea. Basterebbe ad esempio rispettare le norme che la Corte Europea dei diritti dell’Uomo indica come violazioni della Convenzione EDU da parte dell’Italia nel settembre del 2011, in danno di cittadini tunisini, dunque anche i “migranti economici” sono titolari di qualche diritto fondamentale, per evitare altre condanne da parte dei tribunali internazionali e per adottare prassi amministrative più conformi alle leggi italiane ancora vigenti ed alle Direttive dell’Unione Europea. A ben vedere, in definitiva, in Italia in determinati periodi gli Hot Spots sono stati già attivati, come nel 2011 nell’isola di Lampedusa e questa è la condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, il primo settembre 2015.

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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