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domenica 14 febbraio 2016

La tortura di stato cancro della democrazia. Dall’impunità dei responsabili alla legittimazione mediatica della guerra permanente.



https://www.middleeastmonitor.com

Una sintesi di tutti i depistaggi. La verità è ancora lontana, e l'inchiesta passa alla competenza dei servizi segreti. Una cosa è certa: i rapporti Italia-Egitto valgono più della vita di Giulio.


http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=23881

http://www.theguardian.com/world/2016/feb/16/giulio-regeni-death-egypts-brutal-police-spare-no-one?

La tortura di stato cancro della democrazia. Dall’impunità dei responsabili alla legittimazione mediatica della guerra permanente.
         
Per Giulio e per tutte le vittime di tortura e di sparizioni forzate.

 Le affermazioni di Sergio Romano sul Corriere della Sera ( edizione telematica) gettano una luce  inquietante su un periodo terribile segnato dalla sparizione di Giulio Regeni al Cairo e poi dal ritrovamento del suo cadavere, con una ridda di contraddizioni che le autorità egiziane hanno rilanciato giorno dopo giorno, in modo da rendere evidente la volontà di coprire gli autori ed i mandanti, e di perseverare nell’utilizzo della tortura come metodo di contrasto delle minacce terroristiche che si concentrano sull’Egitto. Si tratta di posizioni che fanno passare in secondo piano le polemiche derivanti dalla pubblicazione dell’articolo ( o degli articoli) di Giulio, una polemica che rischia di spostare l’attenzione, che va già affievolendosi, dall’utilizzo sistematico della tortura da parte del governo egiziano e dalle responsabilità politiche del generale Al Sisi al rapporto tra Giulio e gli organi di informazione.

http://www.huffingtonpost.it/2016/02/15/giulio-regeni-ombra-tradimento_n_9234438.html


Secondo Sergio Romano, “ sappiamo che non vi è purtroppo un forte sistema di sicurezza, in un Paese minacciato dal terrorismo islamista, se il governo non lascia ai suoi servizi di polizia un certo margine di libertà. Possiamo indubbiamente deplorare i mezzi con cui il maresciallo Al Sisi ha conquistato il potere e la brutalità con cui impedisce alla stampa di fare il suo lavoro. Ma dubito che un governo straniero possa persuaderlo, in questo momento, a modificare i suoi metodi".

http://www.corriere.it/opinioni/16_febbraio_14/domande-cairo-caso-giulio-regeni-4c1a0402-d293-11e5-be28-b2318c4bf6d8.shtml

L'evidenza della tortura nelle carceri egiziane e delle sparizioni forzate emerge in tutti i rapporti internazionali, ma evidentemente per qualcuno questo rappresenta un "male minore" da accettare ed assecondare.

Witnesses told Human Rights Watch that police and prison authorities often failed to provide proper medical care to prisoners, leading to death. In some cases of deaths in detention, lawyers and relatives alleged that authorities had tortured the victim.

Detainees also described severe beatings during arrest, arrival at police stations, and transfer between prisons. Scores detained in January protests complained of torture, including electric shocks, to coerce confessions. The Egyptian Initiative for Personal Rights documented the enforced disappearance and torture of dozens of civilians in military detention.

https://www.hrw.org/world-report/2015/country-chapters/egypt

Romano aggiunge che anche nei paesi occidentali, di fronte alla minaccia terroristica, si è fatto ricorso alla tortura, come ad esempio ha fatto la Gran Bretagna nei confronti dei separatisti irlandesi, per cui “scandalizzarsi per Al Sisi non sembra giusto e corretto”. Questa posizione costituisce sicuramente eco di una risalente giurisprudenza della Corte Europea e prima della Commissione Europea dei diritti dell'Uomo che erano state particolarmente indulgenti nei confronti della Gran Bretagna quando il conflitto armato nell'Irlanda del Nord aveva raggiunto il suo livello più elevato. La Corte di Strasburgo in quel periodo aveva respinto alcuni ricorsi presentati da vittime di torture praticate da agenti dell'esercito inglese ( casi Brannigan e Mac Bride). D'altra parte la stessa Corte Europea in numerose successive sentenze -che non possono essere ignorate- ha stabilito che se lo stato può avvalersi della clausola di eccezione o di temporanea sospensione della CEDU, per giustificare una deroga all'art. 5 ( ad esempio in caso di eccesso di carcerazione preventiva), mai siffatta deroga poteva essere invocata per giustificare una sospensione del divieto di tortura sancito dall'art. 3, di cui si ribadisce l'assoluta inderogabilità. Giurisprudenza che non dovrebbe essere ignota a chi si sforza di giustificare oggi il comportamento del governo egiziano nei confronti delle persone sottoposte ad arresto o a detenzione carceraria.

http://www.asgi.it/banca-dati/corte-europea-dei-diritti-delluomo-sentenza-15-novembre-1996-causa-chahal-c-regno-unito/

http://www.penalecontemporaneo.it/area/3-/18-/-/1520-il_rischio_che__nel_paese_che_ha_chiesto_l___estradizione__vengano_utilizzate_prove_estorte_mediante_tortura_pu___dar_luogo_a_una_violazione_potenziale_dell___art__6_cedu/

http://www.amnesty.it/corte-europea-blocca-espulsione-da-regno-unito-verso-giordania

Oggi in nome dello stato di eccezione si sta accettando anche in territorio europeo un attacco assai insidioso alla natura assoluta del divieto di tortura, ed a tal fine si attribuisce una importanza sempre maggiore alle "assicurazioni diplomatiche" che gli stati terzi forniscono circa la garanzia che i propri cittadini, una volta rimpatriati dagli stati europei dopo l'esecuzione di misure di espulsione, non saranno sottoposti a trattamenti in violazione del divieto di tortura e degli altri principi garantisti affermati dalla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo. Queste circostanze rendono assai più difficile imporre ai paesi terzi il rispetto di quelle regole che appaiono ormai a rischio anche nel territorio della "civile" Europa. 
Malgrado la crudeltà delle notizie frammentarie che si diffondono sulla morte di Giulio, e malgrado la estensione della tortura e delle uccisioni in Egitto, si sta costruendo a livello mediatico la legittimazione del ricorso all’uso della tortura. Per Luttwak il governo egiziano "non si può picconare", Non bisogna dire niente. "Il regime egiziano ci sta proteggendo". neppure i ministri italiani dovrebbero parlare. Basta lasciare funzionare la macchina del fango. Un tentativo da respingere immediatamente al mittente. Intanto al Cairo continuano le visite che contano...

"Former US secretary of state Madeleine Albright visited Cairo on Sunday as part of an Atlantic Council delegation aiming to 'develop a long-term framework for US policy in the region"

http://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/64/187598/-.aspx 


   Riflessione su un servizio di Rai News 24, pochi minuti fa.              La cosa scandalosa e' che tutti parlano della pericolosita' del mestiere di Giulio, della ricerca in un paese come l'Egitto, premessa per dire, tra un poco, che se la e' andata a cercare, senza riferire delle centinaia di persone torturate e fatte sparire in Egitto, degli accordi tra Italia ed Egitto anche a livello di servizi segreti, ai quali adesso stanno affidando le indagini. Arriveranno a dire che Giulio e' stato sequestrato da qualcuno dei sindacati ai quali aveva dato fastidio il suo interesse per la loro organizzazione, oppure che e' stato ucciso per mettere un difficolta' Al Sisi. Qualcuno da torturare al quale fare confessare di tutto, in Egitto si trova sempre.                                                                   Si può ricordare la sistematica impunità, conclamata fino ad oggi, dei poliziotti egiziani colpevoli di abusi ed assassini come quello della giovane attivista Shaimaa El-Sabbagh. La Corte di Cassazione egiziana ha annullato ieri la condanna a 15 anni di reclusione, inflitta ad un agente di polizia riconosciuto colpevole della morte di Shaimaa, e anche in questo caso l’accertamento della verità sembra sempre più lontano. Il sistema giudiziario egiziano non appare indipendente dal governo militare e si continua a garantire l’impunità ai torturatori di centinaia di persone scomparse in carcere e poi ritrovate cadaveri con il corpo orrendamente dilaniato dagli stessi segni di tortura che si riscontrerebbero oggi sul corpo di Giulio.

http://www.theguardian.com/world/2016/feb/14/egyptian-court-overturns-police-officers-conviction-killing-female-protester


Sono infatti centinaia le persone che in questi ultimi anni sono morte nelle carceri egiziane, per mancanza di cure, per soffocamento, per tortura, in qualche caso anche per suicidio. Fatti incontestabili, riportati da tempo da tutte le agenzie umanitarie, e dall’opposizione democratica egiziana che ancora resiste,  ma sui quali si preferisce sorvolare per non intaccare rapporti economici, brillanti operazioni di polizia in materia di contrasto dell’immigrazione,  e soprattutto intese militari a lungo termine con chi appare l’ultimo bastione contro l’avanzata del fondamentalismo islamico in Africa e quindi verso l’Europa. 

http://www.huffingtonpost.it/erasmo-palazzotto/-le-nostre-responsabilita-sulla-morte-di-giulio-regeni_b_9235100.html?utm_hp_ref=italy

http://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/64/187603/-.aspx

Dobbiamo restare vicini alle forze di opposizione democratica ancora presenti in Egitto, persone che, esponendo anche le proprie famiglie, hanno trovato il coraggio di andare a protestate sui luoghi del rapimento di Giulio, mentre in Italia troppi restavano a casa ad elaborare tesi e polemiche. Quale solidarietà sta arrivando ai sindacati dei lavoratori egiziani che erano al centro della ricerca di Giulio Regeni ? Chi si sta preoccupando dei medici in piazza per difendere la libertà della loro professione dalle rappresaglie del regime e dei tanti giornalisti sepolti nelle carceri di Al Sisi ?

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/01/egypts-courageous-few-fighting-for-human-rights/

http://www.arabnews.com/featured/news/880376


Le autorità europee sembrano così restare indifferenti  alle continue violazioni dei diritti umani che si riscontrano in Egitto, ed un parlamentare europeo, al Cairo con una delegazione del Parlamento, proprio lo stesso giorno nel quale si ritrovava il cadavere di Giulio, affermava, prima ancora di conoscere l’esatta dinamica dei fatti, che questa vicenda non avrebbe alterato i rapporti di cooperazione economica e militare tra l’Unione Europea e l’Egitto. In una interrogazione parlamentare presentata da Barbara Spinelli, nella quale si chiede una indagine indipendente, si apprende di una dichiarazione di particolare gravità. Non è stato un semplice incidente come ne capitano ovunque, senza conseguenze per la stabilità in Egitto”, come affermato da un influente membro del Parlamento europeo nel corso di una visita ufficiale in quel paese. Chiediamo una indagine internazionale indipendente, dalla ridda di ipotesi contraddittorie, affermate e poi smentite, sembra le autorità egiziane non vogliano arrivare ad una verità attendibile su colpevoli e mandanti del sequestro e del barbaro omicidio di Giulio.

http://barbara-spinelli.it/2016/02/13/per-unindagine-indipendente-sullassassinio-di-giulio-regeni/

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2015/09/prisoner-pardons-before-egypt-un-address/

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/01/egypt-detention-of-20-year-old-for-more-than-two-years-over-anti-torture-t-shirt-an-utter-disgrace/

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/01/egypt-appeal-court-upholds-prison-sentence-for-five-activists-including-poet-ahmed-said/

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/01/egypts-myth-of-stability-gross-abuses-dont-deliver-security/

https://www.amnesty.org/en/countries/middle-east-and-north-africa/egypt/report-egypt/

La pratica della tortura di stato rischia di costituire un cancro che si estende anche oltre i confini di un singolo paese. Occorre costruire argini. Che cosa farà adesso il governo italiano ? Si potrebbe almeno introdurre da subito in Italia il reato di tortura, accantonato troppo presto, alle prime proteste dei sindacati di polizia. E magari non limitarsi a qualche colpo di tosse nei confronti del governo egiziano. L'Italia sarà in grado di  rivalutare le condizioni di collaborazione con i paesi che ha coinvolto nel Processo di Khartoum, promosso proprio dal nostro governo nel semestre di presidenza europea lo scorso anno, un processo nel quale la collaborazione con l'Egitto e con altri regimi africani, come quello sudanese, risultava centrale ?


Se manca la collaborazione nell'accertamento dell'indagine o se dovessero essere confermate responsabilità governative non si potrebbe continuare a mantenere normali relazioni commerciali e militari. Ma, visti i precedenti, si può dubitare che si dimostri questa coerenza.



Che cosa ci possiamo attendere ? Protestare per qualche settimana per l’accertamento della verità su Giulio e poi proseguire nella politica di stretta cooperazione politica e militare con le autorità egiziane, per garantire gli accordi commerciali, e per avere coperture anche in vista del possibile intervento militare in Libia. Dove le autorità egiziane, tramite il loro fantoccio, il generale Haftar, hanno messo una pesante ipoteca sull’accordo di pace siglato sotto la spinta delle Nazioni Unite. Tutto ovviamente sempre in nome della lotta al terrorismo, un richiamo sempre più frequente sulla bocca di quei personaggi che poi si muovono oggettivamente per agevolarne la diffusione.



Si può dunque temere che possano continuare anche le “ordinary renditions”, che l’Italia esegue periodicamente verso l’Egitto, respingendo sommariamente “migranti economici”, in violazione del divieto di respingimenti collettivi e senza consentire l'accesso alle procedure di asilo, malgrado le condanne riportate anche di recente, come nel caso Khlaifia/Italia deciso lo scorso anno.

http://www.giurisprudenzapenale.com/2015/10/04/detenzione-illegale-la-corte-europea-condanna-litalia-per-le-condizioni-di-detenzione-e-per-lespulsione-collettiva-di-tre-tunisini-violazione-degli-standard-di/

Come stanno continuando le espulsioni, disposte con misure adottate direttamente dal Ministero dell’interno, nei confronti di sospetti di appartenenza a organizzazioni terroristiche, neppure sottoposti a processo in Italia, ma ricondotti in Egitto. 
L'Italia sembra avere dimenticato le numerose condanne subite dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo a partire dal caso Saadi/Italia deciso il 28 febbraio del 2008. Il divieto di tortura o di trattamenti inumani e degradanti ha portata assoluta e non può essere bilanciato con la tutela di altri interessi, seppure di rilevanza pubblica. 

“the risk of harm if the person is sent back against the dangerousness he or she represents to the community if not sent back”. “The concepts of ‘risk’ and ‘dangerousness’ ... do not lend themselves to a balancing test because they are notions that can only be assessed independently of each other”. “The prospect that he may pose a serious threat to the community if not returned does not reduce in any way the degree of risk of ill treatment that the person may be subject to on return.

https://www.asil.org/insights/volume/12/issue/9/saadi-v-italy-european-court-human-rights-reasserts-absolute-prohibition

http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2009/agosto/sent-cedu-saadi.pdf

E sul caso Trabelsi, il 13 aprile del 2010, ancora una condanna dell'Italia per violazione dell'art. 3 della CEDU.

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.wp?facetNode_1=0_8_1_85&facetNode_2=1_2(2010)&previsiousPage=mg_1_20&contentId=SDU476325


In Egitto appare certo che le persone espulse dall'Italia con riferimento a fatti o a sospetti di appartenenza a organizzazioni terroristiche, o anche semplicemente per avere simpatizzato nei confronti di queste organizzazioni, saranno sottoposti a tortura, con una evidente violazione del divieto di tortura e di altri trattamenti inumani o degradanti, sancito dall'art. 3 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo sottoscritta anche dal nostro paese. Di fatto l'Italia, con queste espulsioni di persone, sospettate e non condannate per fatti o apologia di terrorismo, consente che vengano poi torturate all'arrivo nei paesi di origine. Ma di questo non scrive nessuno. 



Qualcuno forse ha dimenticato troppo in fretta il sequestro e la “rendition” di Abu Omar, con la complicità dei servizi segreti americani, e le centinaia di migranti egiziani respinti immediatamente dopo lo sbarco in Italia, senza che nessuno potesse presentare una richiesta di asilo. Due facce della stessa medaglia. 
In base all'art.2 della Convenzione contro la tortura  adottata a New York il 10 dicembre 1984 e ratificata in Italia solo nel 1998, "nessuna circostanza eccezionale, quale che essa sia, che si tratti di stato di guerra o di minaccia di guerra, di instabilità politica interna o di qualsiasi altro stato di emergenza pubblica, può essere invocata per giustificare la tortura". Oggi questa norma sembra quasi un residuato storico anche nel nostro paese, dopo i gravissimi fatti della Diaz ed a Bolzaneto nel corso del G 8 di Genova nel 2001. Per non parlare di quello che è successo nel corso di arresti come nei casi Cucchi ed Uva. Anche in Italia non sembra che la giustizia abbia il suo corso  regolare quando si tratta di processare appartenenti alle forze dell'ordine. Ed il silenzio cancella anche i processi in corso.

http://www.left.it/2015/07/21/g8-genova-diaz-carlo-giuliani/

http://www.lastampa.it/2014/10/31/italia/cronache/caso-cucchi-tutti-assolti-in-appello-per-insufficienza-di-prove-WHni9dMihmx7avRNSdfE1M/pagina.html

http://www.varesenews.it/2016/02/la-famiglia-di-uva-vuole-la-condanna-di-carabinieri-e-poliziotti/482981/

http://www.internazionale.it/opinione/luigi-manconi/2015/06/18/giuseppe-uva-giustizia

Un generale arretramento dello stato di diritto si registra dunque anche in Italia. Che non allontana la minaccia terroristica nè riduce il numero di migranti ancora costretti a partire dalla Libia e poi soccorsi in acque internazionali.




In nome della lotta al terrorismo e del contrasto del traffico di esseri umani, le autorità statali italiane hanno ritenuto possibile eludere regole fondamentali dello stato di diritto, sancite oltre che nella nostra Costituzione, nella Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo. Ed anche oggi, con le ultime misure adottate dal ministero dell’interno in materia di espulsioni per motivi di pubblica sicurezza o con le pratiche di respingimento collettivo immediato, il governo italiano sembra rimanere sulla stessa posizione. 



La presunzione di non colpevolezza, il carattere individuale della responsabilità penale o i più elementari diritti di difesa sembrano soltanto orpelli ingombranti che ostacolano le politiche della sicurezza che tutti sembrano volere garantire, sotto la spinta di una opinione pubblica sempre più spaventata dai politici imprenditori della paura, che ad ogni attentato speculano sulla domanda di sicurezza che ne segue. Per arrivare alla costruzione del “nemico interno” ed all’abbattimento delle regole democratiche sancite nei testi costituzionali e nelle convenzioni internazionali in nome dello stato di emergenza permanente, come si dà per scontato di essere già all’interno di una guerra globale permanente, che legittimerebbe la sospensione di tutte le garanzie dei diritti fondamentali della persona. Come si è verificato in Francia, dopo gli attentati di novembre, con la sospensione unilaterale della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo e la sottrazione di tutti gli atti commessi dalle autorità francesi alla giurisdizione della Corte di Strasburgo. Un precedente gravissimo che potrebbe essere presto replicato in altri paesi europei se si dovessero verificare, come purtroppo appare assai probabile, altri attentati di matrice terroristica.


Si spiega così il richiamo beffardo di un esponente del governo egiziano che ricorda all’Italia le violazioni e gli abusi che subiscono i cittadini egiziani in Italia, ed appare probabile che, malgrado la generosità di singoli funzionari  italiani che sono intervenuti con la massima tempestività, senza peraltro destare una immediata azione di protesta del governo Renzi, la linea di confronto con l’Egitto possa abbassarsi fino al punto di rientrare nella tradizionale collaborazione economica e commerciale e nelle pratiche di cooperazione operativa di polizia fin qui seguite.


Quali proteste ha elevato del resto l’Italia rispetto alle gravissime violazioni dei diritti umani commesse in Turchia ? Nei confronti di Erdogan si sono sprecate manifestazioni di solidarietà fino al concorso nella generosa elargizione economica stabilita dall'Unione Europea ( tre miliardi di euro) in cambio di un maggiore impegno nel blocco delle partenze verso l'Europa dei profughi siriani. Un blocco che si sta dimostrando come un blocco mortale. Ma su tutto prevale la questione del terrorismo per il governo turco coincide con la questione kurda.  Questioni relegate ad affari interni di un paese alleato nella lotta al terrorismo globale ed all’immigrazione irregolare. E ancora, non è l’Unione Europea che, in nome del contrasto dell’immigrazione, stipula accordi economici con il governo turco di Erdogan che a Cizre sta massacrando la popolazione kurda, e che sta dando campo libero alle bande di Isis perseguendo l’unico intento di liquidare con ogni mezzo l’opposizione kurda ? Qualcuno a Bruxelles si renderà conto prima o poi che la Turchia ha mantenuto aperti canali di rifornimento per quelle stesse componenti terroristiche che i paesi alleati, e la NATO in testa ( di cui fa ancora parte la Turchia) volevano annientare ?



La collaborazione con chi pratica lo stato di guerra permanente anche contro la sua stessa popolazione,  e non persegue torturatori e mandanti, o con chi scende a compromessi con regimi che violano sistematicamente i diritti umani, costituisce uno steccato invalicabile per il mantenimento di uno stato democratico e per il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali della persona umana. Accettare le pratiche della tortura e delle sparizioni forzate come un “male necessario”, esattamente come accettare lo stato di emergenza derivante dalla presenza del cd. “nemico interno”, rappresenta una enorme vittoria culturale, prima che militare, di quelle forze che oggi agitano lo spettro della guerra di religione per realizzare operazioni politiche ( ed economiche) precise, in una nuova spartizione del mondo e delle risorse. Una nuova spartizione nella quale le componenti più deboli, i lavoratori soprattutto, sembrano destinati ad essere ridotti ad una condizione di sostanziale inferiorizzazione, anche dal punto di vista del riconoscimento dei diritti umani. In questa direzione perseguita da governi di segno diverso, accomunati da sistemi elettorali militarizzati,  le forze di opposizione vengono ridotte al silenzio con gli stessi mezzi adottati contro le organizzazioni terroristiche.

La prospettiva della tortura di stato, affidata magari a corpi paramilitari, o a spezzoni dei servizi segreti, appare simmetrica rispetto a quella della “guerra giusta”, rivestita della denominazione di intervento umanitario, che già ha prodotto disastri incalcolabili, a partire dai primi interventi in Irak fino all’intervento in Libia dopo la cd. primavera araba. In modi diversi, a seconda dei contesti territoriali, la diffusione della tortura si accompagna proprio alla diffusione dello stato di guerra permanente che ha tra i suoi obiettivi principali le popolazioni civili e le opposizioni democratiche. Non si tratta di processi che possiamo accettare come irreversibili.

Va costruita una nuova solidarietà internazionale, a partire dalla solidarietà tra le componenti più deboli della popolazione, dunque dai lavoratori, una prospettiva sulla quale stava lavorando da anni Giulio Regeni e che troppi hanno trascurato, in nome di una legittimazione del mercato regolatore e delle liberalizzazioni del mercato globale, che nei paesi più poveri hanno prodotto dittature, corruzione diffusa e regimi che hanno cancellato ogni spiraglio di democrazia. Liberalizzazioni che non hanno accresciuto il benessere collettivo, ma hanno soltanto arricchito una parte assai limitata della popolazione mondiale, condannando ad un impoverimento irreversibile, in molti casi al di sotto della soglia di sopravvivenza, la maggior parte delle persone. Solo in questa ottica si può dare una spiegazione alla mobilità forzata dei migranti, e sarà forse tracciare possibili linee di intervento a livello nazionale,che non passino per i muri ed i respingimenti collettivi, ma che siano orientate alla costruzione di nuovi modelli di convivenza e di solidarietà. E’ un percorso arduo, tutto in salita, ma non abbiamo altra strada da percorrere per salvare le nostre democrazie in una prospettiva di superamento dello stato di guerra permanente e dello stato di polizia che ne potrebbe presto derivare anche in Europa.

Fulvio Vassallo Paleologo

Clinica legale per i diritti umani dell’Università di Palermo

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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