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mercoledì 10 febbraio 2016

Turchia ed Egitto gendarmi dei confini europei. Detenzione amministrativa dei migranti "irregolari"ed esternalizzazione dei controlli di frontiera compattano l'Unione Europea a traino della Merkel. I diritti umani cancellati dai dossier economici.


Sono anni che l'Unione Europea persegue il progetto di una esternalizzazione dei controlli di frontiera, per affidare ai governi dei paesi confinanti con l'area Schengen il ruolo di controllori delle rotte dei migranti ed ottenere così una più efficace azione di contrasto delle partenze.

http://www.corrieredellemigrazioni.it/2015/03/24/processo-di-khartoum-sapete-cose/

Dopo una fase affidata alle relazioni bilaterali tra gli stati membri ed i paesi terzi, sembra giunta adesso l'ora in cui l'Unione Europea, ammesso che riesca a trovare una intesa sui criteri di ripartizione delle spese, sembra affidarsi all'Agenzia Frontex per tentare di stringere accordi operativi di polizia in modo da contrastare le partenze dai paesi di transito. Con la Nigeria le intese tra Frontex e le autorità nigeriane sono già operative. Come se le violenze di Boko Haram e la tratta di esseri umani fossero soltanto "questioni interne".

http://www.ekathimerini.com/205805/article/ekathimerini/news/greece-nato-migrant-patrols-only-in-turkish-waters

http://uk.reuters.com/article/uk-europe-migrants-eu-idUKKCN0VI1Z5?rpc=401

L'esternalizzazione dei controlli di frontiera costituisce peraltro un vecchio proposito coltivato già ai tempi di Gheddafi, quando il Patto di amicizia tra Italia e Libia, con gli annessi protocolli operativi firmati nel dicembre del 2007, dal governo Prodi/Amato, veniva considerato un esempio di una serie di accordi bilaterali che i diversi paesi europei avrebbero dovuto siglare con i "paesi terzi sicuri", ed anche con quelli un pò meno sicuri, al fine di ottenere la riammissione dei cittadini di questi paesi, o anche soltanto di quanti vi fossero transitati.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/09/rimpatri-forzati-ed-accordi-con-i-paesi.html

In questi ultimi mesi, dopo le decisioni informali del Consiglio e della Commissione che stabilivano l'introduzione delle pratiche HOTSPOT nei luoghi più vicini alle frontiere esterne dell'Unione, un progetto che potrebbe ancora articolarsi in maniera più diffusa nei prossimi anni, soprattutto se dovesse ripresentarsi la minaccia di attacchi terroristici, di fronte al fallimento della "Relocation", al centro del Piano europeo sull'immigrazione, gli Hotspots hanno dimostrato tutta la loro disumanità contenendo, con poche eccezioni, come nel centro di Milo a Trapani, centinaia di migranti privati delle più elementari informazioni e sottoposti a lunghi periodi di trattenimento. Solo perchè pur declinando le loro generalità ed accettando il fotosegnalamento si rifiutavano di rilasciare le impronte digitali. In modo da potere raggiungere appena possibile un paese del nordeuropa, destinazione finale della loro fuga, perché di fughe e non di viaggi si deve parlare. La Roadmap italiana inviata a Bruxelles, in assenza di una effettiva relocation appariva subito destinata ad un completo fallimento.

http://www.a-dif.org/2015/12/16/il-fallimento-della-road-map-italiana/

I "fogli notizia" con una sfilza di questioni alle quali rispondere barrando un semplice quadratino,  distribuiti dalla polizia, o dagli operatori convenzionati, allo sbarco, e le sommarie informazioni assunte successivamente,  spesso in assenza di un interprete, non possono cancellare il diritto soggettivo perfetto di richiedere uno status di protezione. Diritto di accesso alla procedura ed ad una informazione completa, anche sulle qualifiche di protezione che la legge italiana, in conformità alle direttive dell'Unione Europea, riconosce a qualunque persona giunga nel territori italiano, sia pure dopo un ingresso irregolare. Ingresso irregolare che non dovrebbe avere nulla a che fare con il reato di immigrazione "clandestina" perché appare evidente a tutti che non si tratta di ingressi di persone che si sottraggono ai controlli di frontiera, quanto piuttosto di naufraghi che vengono soccorsi in acque internazionali e quindi sbarcati in territorio italiano.

In altri casi, dopo una selezione arbitraria in base alla presunta nazionalità si notificavano centinaia di provvedimenti di respingimento differito e si impediva alle persone la possibilità di una tempestiva formalizzazione della volontà, già manifestata. di chiedere asilo.

http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/politics/2016/02/09/eu-draft-wants-more-migrant-facilities-in-greece-and-italy_8e5636a2-9e15-4437-b170-cdee70e44e56.html

In questi casi da parte di autorevoli esponenti del parlamento Europeo si è cercata la collaborazione con la Turchia e con l'Egitto anche se negli stessi giorni in quei paesi si compivano operazioni degli apparati dello stato, per quanto sembra finora, che uccidevano migliaia di inermi cittadini kurdi e restituivano una legittimazione morale ad Al Sisi in Egitto, proprio quando la repressione contro l'opposizione democratica attiva in quel paese si faceva più dura, se non del tutto disumana.

http://www.disarmo.org/rete/a/42735.html

Tutti i tentativi di mediazione tra i governi italiano ed egiziano, se portati sul terreno dei diritti umani, sono immediatamente falliti, ed avvertiti anche con disagio crescente, come si avverte nei confronti un paese straniero vuole piazzare sul suolo nazionale di un altro paese, un vero e proprio armamentario bellico.Si è anche permesso alla Turchia di bloccare le frontiere in ingresso dalla Siria,

http://www.statewatch.org/news/2016/feb/eu-turkey-15-nov-15.pdf

ed all'Egitto di realizzare un sistema carcerario dove la tortura è una tragedia quotidiana, che si rivolge a qualunque tipo di oppositori, siano essi autoctoni o stranieri.

http://www.huffingtonpost.it/antonella-napoli/giulio-regeni-e-i-desaparecidos-in-egitto-che-non-conosciamo_b_9186512.html?utm_hp_ref=italy

Sembra ormai un rituale invocare l'intervento di Frontex per incrementare negli stati più esposti i poteri delle diverse forze di polizia, in qualche caso ben al di là dei tradizionali limiti sanciti dalla Costituzione e dalle norme dell'Unione Europea, se non direttamente dalle norme interne. La Grecia prima, ma poi l'Italia in prospettiva dovrebbero diventare delle immense prigioni in modo che nessuno si affacci a nord delle Alpi a disturbare la tranquillità ed il benessere dei cittadini europei.

http://www.hurriyetdailynews.com/greece-offers-to-send-migrants-directly-back-to-turkey-via-aegean-sea-.aspx?pageID=238&nID=94949&NewsCatID=351

http://news.yahoo.com/austria-wants-eu-border-agency-send-migrants-back-140413605.html

 E per difendere i confini esterni dell'Unione, dove non potrà arrivare Frontex si invoca l'intervento della NATO. Del resto quando si dichiara guerra ai migranti, e non certo ai trafficanti, che sono agevolati dal proibizionismo delle migrazioni e dalla carenza di canali legali di ingresso, si pensa di dovere ricorrere a mezzi di guerra, ed a truppe che intervengano sul terreno, anche mentre proseguono i bombardamenti dal cielo con gli aerei senza equipaggio. La società civile solidale che soccorre ed assiste i migranti viene avvertita come un elemento di disturbo da allontanare a suon di denunce.

http://www.statewatch.org/news/2016/jan/eu-med-crisis-criminalising-civil-society.htm

http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/theresa-may-under-pressure-to-oppose-plans-that-could-criminalise-charities-who-help-syrian-refugees-a6858431.html

Negli stessi giorni in cui il governo di Erdogan portava avanti i suoi massacri contro inermi civili curdi, in Egitto si compiva il tragico destino di Giulio Regeni, e nel mar Egeo si verificava un'altra strage di migranti, una strage presto rimossa dai media, mentre la polizia greca si accaniva contro i volontari di tutta Europa che, nelle zone di confine con la Turchia, cercano di salvare vite umane.

http://www.lastampa.it/2016/02/09/esteri/procura-egiziana-scomparsi-pc-e-tablet-di-regeni-YeuinKSXOzR8EUFxs95EvJ/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

http://www.theguardian.com/world/2016/feb/08/egypt-must-look-into-all-reports-of-torture-not-just-the-death-of-giulio-regeni

https://www.lastampa.it/2016/02/08/esteri/doppio-naufragio-nel-mar-egeo-morti-migranti-jNWgRevVcslryjlfLhE7QI/pagina.html

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/02/09/migranti-onu-chiede-alla-turchia-di-aprire-la-frontiera-ai-rifugiati-siriani_b21dbd7a-60ae-4cfb-bbc0-8908c378cb81.html

Un recente documento di Human Rights Watch (HRW) chiarisce bene le tre cose che l'Unione Europea NON dovrebbe fare e che invece sono finora state al centro del dibattito politico e delle scelte della autorità amministrativa, dalle prefetture alle questure.

Bad idea #1: Pay Turkey to keep people there. Late last year, the EU agreed to give Turkey € 3 billion to improve conditions for the 2-3 million Syrian refugees Turkey hosts in exchange for stopping people from getting on the boats. The agreement could lead to important improvements in the lives of many, particularly if Turkey fulfills its commitment to grant Syrian refugees the right to work, but it also carries risks.  And certainly it makes sense for the EU to provide generous support to countries of first asylum which are struggling to cope with the massive numbers of refugees they are hosting. 
But, while Turkey has been generous toward Syrian refugees, it has also begun to close off access and push people back into the Syrian war zone. A heavy-handed crackdown on departures could involve gross human rights abuses.
So far, of course, the deal with the EU hasn’t actually worked, with an average of 2,000 people per day arriving on Greek islands, in the worst winter weather.
Now, the leader of one of the parties in the Dutch coalition has proposed that EU countries agree to resettle hundreds of thousands of Syrians per year from Turkey in exchange for an agreement that Turkey take back, automatically, anyone who crosses the Aegean Sea. Never mind that such a move would be illegal under EU and international law and that Turkey doesn’t have a functioning asylum system or offer effective protection; imagine the prospect of taking exhausted people landing on beaches in the Greek islands, locking them up, ignoring their pleas for asylum or help, and putting them on the next ferry to Turkey.

Bad idea #2: Trap people in Greece. Since last Fall, countries along the land route from Greece have built or reinforced border fences, and periodically closed their borders entirely or to all but a handful of nationalities. Now Slovenia has proposed to virtually seal the Greece-Macedonia border, with Belgium advocating massive detention centers on the Greek side. The European Commission just gave Greece three months to get its act together—reinforce border controls and stop people from traveling onward—or risk being thrown out of Schengen, the open border arrangement shared by many European countries.
That sounds a lot like chucking everything off your bedroom floor into the closet and saying you’ve tidied up. Except we’re talking about human beings.
Everybody knows that Greece’s asylum system is a mess, that most asylum seekers receive no accommodation or assistance whatsoever, and that the country is still in a deep economic crisis. That’s why many domestic courts in Europe have blocked efforts to send asylum seekers back to Greece under the EU’s Dublin rule, which emphasizes the responsibility of the country of first entry to the EU. Greece has done a lot of things wrong, but trapping hundreds of thousands of people in Greece will create a humanitarian disaster in the EU country probably least able to deal with it. Besides, people will find other routes to reach effective protection further north.
The only way to manage migration and refugee flows is with an orderly, collective approach that fully respects the rights of migrants and asylum seekers. The relocation plan agreed by the EU Council last year, to move asylum seekers out of Greece and Italy, would be a start if member states would begin seriously implementing it.

Bad idea #3: Make life miserable for those who get here. Denmark just adopted a law allowing it to confiscate assets over €1,340 from asylum seekers to offset the costs of housing and services, and to delay family reunification for three years. Hungary locks up and prosecutes asylum seekers for unauthorized entry into the country. The UK has slashed support for asylum seekers—many of whom are entirely dependent on government aid because they are not allowed to work—by almost one third. Sweden and Germany, known for their generous policies, are moving to limit family reunification.
What’s completely lost in all of this is not just any sense of compassion but even a grip on reality.
Fearmongers talk up the threat of terrorism, but most of the people risking their lives to get to Europe are fleeing the horrors of war in Syria; the brutality of insurgent groups in Afghanistan, Iraq, and Somalia; or the repression of the Eritrean or Iranian governments. Demagogues thunder that asylum seekers just want to steal jobs or bleed the welfare system dry, but almost everyone acknowledges that the EU needs labor migration, and study after study shows that immigration brings net benefits to societies over the long-term.
Xenophobes warn that Europe’s cultural identity is at risk, and yet the founding treaty of the EU calls for societies characterized by pluralism, non-discrimination, tolerance, justice, solidarity and equality between women and men. That means welcoming refugees, and taking steps to integrate them in a way that respects these values and their identity.  
German Chancellor Angela Merkel, who is now paying a political price for her leadership in the refugee crisis, famously said “we can do this” – wir schaffen das – in calling for a reasonable, collective, and compassionate response to the flow of asylum seekers.  These days, pretty much all we’re hearing from EU leaders is “We just can’t cope.”
There’s no doubt that the refugee crisis poses many challenges large and small today and in the years to come. But the EU, one of the richest regions of the world, is surely up to meeting those challenges while also upholding the EU’s laws and values. People, we can do this. 

Judith Sunderland 

https://www.hrw.org/news/2016/02/08/fear-and-loathing-refugees-europe

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/02/08/regeni-comunita-egiziana-milanese-smettetela-di-sostenere-al-sisi-per-interesse-economico/477825/

Come se tutto questo non bastasse, diversi stati europei stanno insistendo per una ulteriore moltiplicazione dei centri di detenzione amministrativa, a partire del recupero delle funzioni CIE in regioni che comunque restavano sottoposte ad un numero sempre crescente degli arrivi, in prevalenza proprio dalla Libia. La Grecia sembra avere già assunto impegni precisi, l'Italia dove gli sbarchi comunque sono in calo sta temporeggiando,anche se sembra pronto per riaprire come centro di detenzione il vecchio CIE di via Corelli a Milano. Si dimentica che la Direttiva sui rimpatri 2008/115/CE limita il ricorso all'espulsione o al respingimento con accompagnamento forzato e trattenimento in un centro di identificazione e d espulsione, e che persino il più restrittivo Regolamento Schengen 562 del 2006, come del Resto la Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo, agli articoli 5, 6 e 13, stabiliscono precise garanzie in tutti i casi nei quali si ricorra al trattenimento amministrativo in vista del successivo rimpatrio della persona.

La sentenza Hirsi del 2013, con la quale l'Italia è stata condannata per i respingimenti collettivi di migranti  partiti dalla Libia e già presenti in acque internazionali, come la sentenza El Dridi del 2011 sul divieto di automatismi nel comminare respingimenti ed espulsioni con accompagnamento forzato in frontiera sembrano residui storici.

http://www.meltingpot.org/Diritti-sotto-sequestro-Prima-e-dopo-la-sentenza-sul-caso.html#.VrqbLodzOM8

http://www.diritto.it/docs/33379-la-direttiva-rimpatri-ed-il-caso-el-dridi

Solo con questi centri di detenzione amministrativa qualche governante ritiene che potrà aumentare il tasso di effettiva esecuzione delle decisioni di rimpatrio forzato, meglio se sulla scorta di rinnovate intese tra Frontex e le autorità di polizia dei paesi terzi, soprattutto di quelli che insistono nella fascia più settentrionale del Continente Africa. Le elezioni si avvicinano e la pietà per le stragi non porta voti ed è punita già dai sondaggi. Anche se è strage quotidiana, in tutto il Mediterraneo, ed in quello che rimane dell'Unione Europea, domina l'assuefazione, se non l'indifferenza o il compiacimento per le vite che si perdono in mare.

http://centroastalli.it/il-centro-astalli-lancia-un-appello-ai-media-italiani-allassuefazione-da-naufragio/

E gli accordi con la Turchia di Erdogan che uccide e tortura kurdi ed oppositori politici vanno a gonfie vele.

Turkey's prime minister, Ahmet Davutoglu, is set to meet leaders from a handful of EU states ahead of an EU summit in Brussels next week.
“The prime minister will be coming to attend the like-minded countries' group meeting,” a Turkish government contact told EUobserver on Tuesday (9 February).
A similar pre-summit meeting was held last December with Germany, Austria, Belgium, Luxembourg, Finland, Sweden, Greece, France, Portugal, Slovenia and the Netherlands at the Austrian permanent representation in Brussels.

https://euobserver.com/migration/132198



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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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