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giovedì 24 marzo 2016

Accordo tra Unione Europea e Turchia, in contrasto con il Regolamento Frontex 656/2014/UE. Interviene la Nato fuori dalla legalità internazionale e le rotte cambiano. Crisi umanitaria in Grecia dopo il blocco della rotta balcanica. Morte ed arresti alla frontiera tra la Turchia e la Bulgaria.


Accordo tra Unione Europea e Turchia, in contrasto con il Regolamento Frontex 656/2014. Basta un confronto testuale ed emerge la portata illegale degli accordi che sono stati sottoscritti a Bruxelles.

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/it/ALL/?uri=CELEX%3A32014R0656

http://www.repubblica.it/esteri/2016/03/18/news/il_testo_completo

http://www.repubblica.it/esteri/2016/03/18/news/migranti_turchia_ue-135750332/

http://www.eddyburg.it/2016/03/questione-di-intelligence.html

Vedremo davvero come faranno a "cacciare gli irregolari dalla Grecia a partire dal 4 aprile" e quanti morti ancora ci saranno.

http://www.internazionale.it/opinione/stefano-liberti/2016/03/22/accordo-europa-turchia-migranti

Abbiamo già esaminato l'accordo concluso tra l'Unione Europea e la Turchia per bloccare le partenze verso l'Europa e per deportare una parte di quei migranti che comunque riescono ad arrivare in Grecia, deportazioni collettive che possono comportare il successivo rimpatrio verso i paesi di origine, come si sta verificando in questi giorni con le deportazioni di afghani da parte del governo turco.

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/03/turkey-safe-country-sham-revealed-dozens-of-afghans-returned/

http://www.pressenza.com/it/2016/03/decine-afgani-rimpatriati-forza-laccordo-turchia-unione-europea/

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/03/respingimenti-illegali-e-morte-in-egeo.html

http://w2eu.info/greece.en/articles/greece-turkey-deal.en.html

https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2016/03/23/the-e-u-says-turkey-is-safe-for-refugees-heres-why-it-may-not-be/

Ecco le ragioni del diritto che ci permettono di definire illegale l'accordo truffa concluso a Bruxelles tra il Consiglio su proposta della Commissione Europea. Appare evidente l'aperto contrasto di quanto previsto dall'accordo con disposizioni vincolanti sia gli stati, che gli organi dell'Unione Europea, contenute nella Carta dei diritti fondamentali agli articoli 18 e 19 che vietano i respingimenti collettivi. Il diritto di asilo non ammette deroghe basate sulla nazionalità o sulla provenienza geografica. 


Articolo 18 - Diritto di asilo

Il diritto di asilo è garantito nel rispetto delle norme stabilite dalla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e dal protocollo del 31 gennaio 1967, relativi allo status dei rifugiati, e a norma del trattato che istituisce la Comunità europea .


Articolo 19 - Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione

1. Le espulsioni collettive sono vietate.

2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.


Ed ecco, in contrasto con gli accordi UE-Turchia, le norme tratte dal Regolamento UE n. 656/2014 recante norme per la sorveglianza delle frontiere marittime esterne nel contesto della cooperazione operativa coordinata dall'Agenzia Europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione Europea.

Articolo 4
Protezione dei diritti fondamentali e principio di non respingimento
1. Nessuno può, in violazione del principio di non respingimento, essere sbarcato, costretto a entrare, condotto o altrimenti consegnato alle autorità di un paese in cui esista, tra l’altro, un rischio grave di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura, alla persecuzione o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti, o in cui la vita o la libertà dell’interessato sarebbero minacciate a causa della razza, della religione, della cittadinanza, dell’orientamento sessuale, dell’appartenenza a un particolare gruppo sociale o delle opinioni politiche dell’interessato stesso, o nel quale sussista un reale rischio di espulsione, rimpatrio o estradizione verso un altro paese in violazione del principio di non respingimento.
2. In sede di esame della possibilità di uno sbarco in un paese terzo nell’ambito della pianificazione di un’operazione marittima, lo Stato membro ospitante, in coordinamento con gli Stati membri partecipanti e l’Agenzia, tiene conto della situazione generale di tale paese terzo.

3.Durante un’operazione marittima, prima che le persone intercettate o soccorse siano sbarcate, costrette a entrare, condotte o altrimenti consegnate alle autorità di un paese terzo e tenuto conto della valutazione della situazione generale di tale paese terzo ai sensi del paragrafo 2, le unità partecipanti utilizzano, fatto salvo l’articolo 3, tutti i mezzi per identificare le persone intercettate o soccorse, valutare la loro situazione personale, informarle della loro destinazione in un modo per loro comprensibile o che si possa ragionevolmente supporre sia per loro comprensibile e dar loro l’opportunità di esprimere le eventuali ragioni per cui ritengono che uno sbarco nel luogo proposto violerebbe il principio di non respingimento.

Durante un’operazione marittima, prima che le persone intercettate o soccorse siano sbarcate, costrette a entrare, condotte o altrimenti consegnate alle autorità di un paese terzo e tenuto conto della valutazione della situazione generale di tale paese terzo ai sensi del paragrafo 2, le unità partecipanti utilizzano, fatto salvo l’articolo 3, tutti i mezzi per identificare le persone intercettate o soccorse, valutare la loro situazione personale, informarle della loro destinazione in un modo per loro comprensibile o che si possa ragionevolmente supporre sia per loro comprensibile e dar loro l’opportunità di esprimere le eventuali ragioni per cui ritengono che uno sbarco nel luogo proposto violerebbe il principio di non respingimento.

Articolo 9
Situazioni di ricerca e soccorso
1. Gli Stati membri osservano l’obbligo di prestare assistenza a qualunque natante o persona in pericolo in mare e durante un’operazione marittima assicurano che le rispettive unità partecipanti si attengano a tale obbligo, conformemente al diritto internazionale e nel rispetto dei diritti fondamentali, indipendentemente dalla cittadinanza o dalla situazione giuridica dell’interessato o dalle circostanze in cui si trova.
2. Al fine di affrontare le situazioni di ricerca e soccorso che possono presentarsi durante un’operazione marittima, il piano operativo contiene, conformemente al pertinente diritto internazionale, compreso quello in materia di ricerca e soccorso, almeno le seguenti disposizioni:
a) se, nel corso di un’operazione marittima, le unità partecipanti hanno motivo di ritenere di trovarsi di fronte a una fase di incertezza, allarme o pericolo per un natante o qualunque persona a bordo, esse trasmettono tempestivamente tutte le informazioni disponibili al centro di coordinamento del soccorso competente per la regione di ricerca e soccorso in cui si è verificata la situazione e si mettono a disposizione di tale centro di coordinamento del soccorso;
b) le unità partecipanti informano quanto prima il centro internazionale di coordinamento di ogni contatto con il centro di coordinamento del soccorso e di quanto da esse eseguito;
c) si considera che un natante o le persone a bordo siano in una fase di incertezza, in particolare:
i) quando una persona è stata segnalata come scomparsa o un natante è in ritardo; oppure
ii) quando una persona o un natante non ha inviato il rapporto di posizione o di sicurezza previsto;
d) si considera che un natante o le persone a bordo siano in una fase di allarme, in particolare:
i) quando in seguito a una fase di incertezza, i tentativi di stabilire un contatto con una persona o un natante sono falliti e le richieste di informazioni rivolte ad altre fonti appropriate non hanno dato esito; oppure
ii) quando sono state ricevute informazioni secondo cui l’efficienza operativa di un natante è compromessa, ma non al punto di rendere probabile una situazione di pericolo;
e) si considera che un natante o le persone a bordo siano in una fase di pericolo, in particolare:
i) quando sono ricevute informazioni affermative secondo cui una persona o un natante è in pericolo e necessita di assistenza immediata; oppure
ii) quando in seguito a una fase di allarme, ulteriori tentativi falliti di stabilire un contatto con una persona o un natante e più estese richieste d’informazioni senza esito portano a pensare alla probabilità che esista una situazione di pericolo; oppure
iii) quando sono ricevute informazioni secondo cui l’efficienza operativa del natante è stata compromessa al punto di rendere probabile una situazione di pericolo;
f) per valutare se un natante si trovi in una fase di incertezza, allarme o pericolo, le unità partecipanti tengono in conto, e trasmettono al centro di coordinamento del soccorso competente, tutte le informazioni e osservazioni pertinenti, anche per quanto riguarda:
i) l’esistenza di una richiesta di assistenza, anche se tale richiesta non è l’unico fattore per determinare l’esistenza di una situazione di pericolo;
ii) la navigabilità del natante e la probabilità che questo non raggiunga la destinazione finale;
iii) il numero di persone a bordo rispetto al tipo di natante e alle condizioni in cui si trova;
iv) la disponibilità di scorte necessarie per raggiungere la costa, quali carburante, acqua e cibo;
v) la presenza di un equipaggio qualificato e del comandante del natante;
vi) l’esistenza e la funzionalità di dispositivi di sicurezza, apparecchiature di navigazione e comunicazione;
vii) la presenza a bordo di persone che necessitano di assistenza medica urgente;
viii) la presenza a bordo di persone decedute;
ix) la presenza a bordo di donne in stato di gravidanza o di bambini;
x) le condizioni e previsioni meteorologiche e marine;
g) in attesa delle istruzioni del centro di coordinamento del soccorso, le unità partecipanti adottano tutte le opportune misure per salvaguardare l’incolumità delle persone interessate;
h) qualora un natante sia considerato in una situazione di incertezza, allarme o pericolo ma le persone a bordo rifiutino l’assistenza, l’unità partecipante ne informa il centro di coordinamento del soccorso competente e segue le sue istruzioni. L’unità partecipante continua ad adempiere al proprio dovere di diligenza sorvegliando il natante e adottando tutte le misure necessarie per salvaguardare l’incolumità delle persone interessate ed evitando qualsiasi azione che possa aggravare la situazione o aumentare le probabilità di lesioni alle persone o perdite di vite umane;
i) qualora il centro di coordinamento del soccorso di un paese terzo competente per la regione di ricerca e soccorso non risponda alle informazioni trasmesse dall’unità partecipante, questa contatta il centro di coordinamento del soccorso dello Stato membro ospitante, salvo che tale unità partecipante ritenga che un altro centro di coordinamento del soccorso riconosciuto a livello internazionale sia in condizione di assumere in maniera più efficace il coordinamento della situazione di ricerca e soccorso.
Il piano operativo può contenere dettagli adattati alle circostanze dell’operazione marittima interessata.

3. Qualora la situazione di ricerca e soccorso si sia conclusa, l’unità partecipante, in consultazione con il centro internazionale di coordinamento, riprende l’operazione marittima.

Articolo 10
Sbarco
1. Il piano operativo contempla, conformemente al diritto internazionale e nel rispetto dei diritti fondamentali, almeno le seguenti modalità per lo sbarco di persone intercettate o soccorse durante un’operazione marittima:
a) in caso di intercettazione nelle acque territoriali o nella zona contigua di cui all’articolo 6, paragrafi 1, 2 o 6, o all’articolo 8, paragrafi 1 o 2, lo sbarco avviene nello Stato membro costiero, fatto salvo l’articolo 6, paragrafo 2, lettera b);
b) nel caso d’intercettazione in alto mare di cui all’articolo 7, lo sbarco può avvenire nel paese terzo da cui si presume che il natante sia partito. Ove ciò non sia possibile, lo sbarco avviene nello Stato membro ospitante;

c) nel caso di situazioni di ricerca e soccorso di cui all’articolo 9 e fatta salva la responsabilità del centro di coordinamento del soccorso, lo Stato membro ospitante e gli Stati membri partecipanti cooperano con il centro di coordinamento del soccorso competente per individuare un luogo sicuro e, una volta che il centro di coordinamento del soccorso competente abbia determinato tale luogo sicuro, assicurano che lo sbarco delle persone soccorse avvenga in modo rapido ed efficace.

Alcune prescrizioni vincolanti del Regolamento 656/2014/UE sono dunque in aperto contrasto con il recente Accordo UE-Turchia che prevede respingimenti collettivi, malgrado ricordi ipocritamente che le procedure devono essere individuali. Certo, procedure individuali ma tutte identiche, e con il medesimo esito, circostanza per per la corte Europea dei diritti dell'Uomo mantiene il carattere collettivo dei respingimenti. E sono respingimenti collettivi anche quelli effettuati senza procedure e motivazioni individuali verso paesi membri dell'Unione Europea.

http://www.programmaintegra.it/wp/2014/10/corte-europea-dei-diritti-delluomo-sono-illegittimi-i-respingimenti-collettivi-verso-stati-ue/

http://www.meltingpot.org/Respingimenti-verso-la-Libia-L-Italia-condannata-dalla.html#.VvQg0no4zm4

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/12/profughi-rischio-in-grecia-non-bastano.html

 Si diffonde la consapevolezza della natura illecita dell'accordo tra Unione Europea e Turchia, le grandi organizzazioni umanitarie si ritirano dalla gestione degli Hotspot in Grecia, e per bloccare le traversate verso le isolette greche interviene la Nato, abituata da tempo ad operare fuori dalla legalità internazionale. Ricordiamo ancora nel 2011 durante la guerra in Libia, quando un intervento di soccorso che avrebbe dovuto essere coordinato dal Comando generale della Nato a Napoli, si concluse con l'abbandono del barcone e dei suoi passeggeri, dei quali non si è saputo più nulla. Come non si è saputo più nulla delle denunce presentate dopo quel caso.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/mancato-soccorso-ai-migranti-si-indaga-sul-caso-denunciato-da-mare-deserto-.aspx

http://www.laeco.it/esteri/2012/04/08/72-esuli-lasciati-morire-in-balia-del-mare-inchiesta-del-consiglio-deuropa_3161.html

http://www.dpa-international.com/news/sports2/turkey-expects-up-to-60000-refugees-from-aleppo-minister-says-a-48165307.html

http://www.roadtopeace.org.uk/#!migrant-crisis/a13xc

Intanto è crisi umanitaria in Grecia dopo il blocco della rotta balcanica.                                  
https://www.hrw.org/news/2016/03/24/greece-humanitarian-crisis-athens-port

Alla frontiera di Idomeni si riproduce un ghetto  di disperati in attesa di passare il confine con la Macedonia. 

http://www.mia.mk/en/Inside/RenderSingleNews/82/133094144

http://www.ekathimerini.com/207280/article/ekathimerini/news/idomeni-in-tense-state-as-ngo-withdrawal-continues

Ovunque filo spinato e polizia, nessuna speranza di andare avanti, nessuna possibilità di ritornare indietro. Scene da campo di concentramento.

http://m.independent.mk/articles/29467/Greece+Cannot+Accommodate+More+Refugees+as+Its+Capacities+Are+Fully+Exhausted

http://www.independent.co.uk/news/world/europe/refugee-crisis-aid-organisations-end-activities-in-greece-over-government-s-police-run-detention-a6948586.html                                                                                                      https://wadisalibtimes.wordpress.com/2016/03/23/eu-turkey-deal-and-its-nightmarish-face/

http://www.ekathimerini.com/207280/article/ekathimerini/news/idomeni-in-tense-state-as-ngo-withdrawal-continues

http://www.voanews.com/media/video/volunteers-step-in-greece-battles-migrant-economy-crises/3251730.html

http://mobile.nytimes.com/2016/03/24/world/europe/greece-aid-groups-resist-migrant-deal.html?_r=1&referer=http%3A%2F%2Fwww.newsnow.co.uk%2Fh%2FWorld+News%2FEurope%2FWestern%2FGreece

Aid agencies boycott Greek migrant detention centers

http://english.cntv.cn/2016/03/24/VIDEnOAqdgFO4DxhwaRi4eyf160324.shtml


Si registra intanto un primo rallentamento degli arrivi in Grecia, ma si ripetono incidenti mortali ed arresti alla frontiera tra la Turchia e la Bulgaria. 

http://bnr.bg/en/post/100510995/bulgaria-succeeds-in-restricting-refugee-flow-along-southern-border

http://wikimapia.org/4366775/Malko-Tarnovo-Border-pass

http://www.focus-fen.net/news/2016/03/24/401476/police-employees-detain-driver-transporting-12-illegal-migrants-in-bulgaria-capital.html

http://m.novinite.com/articles/173703/Twelve+Illegal+Migrants+Detained+After+Car+Pursuit+in+Sofia

http://www.focus-fen.net/news/2016/03/24/401499/bulgaria-land-forces-dg-border-police-hold-joint-training-exercises-close-to-ilinden-border-crossing.html

http://m.novinite.com/articles/149497/8+Illegal+Immigrants+Detained+near+Bulgarian-Turkish+Border

http://www.focus-fen.net/news/2016/03/24/401493/23-migrants-detained-on-trakiya-motorway-near-bulgarias-pazardzhik.html

http://news.newsdirectory2.com/border-with-bulgaria-woman-and-child-freeze-on-the-run/

http://agensir.it/quotidiano/2016/2/8/bulgaria-to-migrant-women-dead-from-cold-at-the-border-with-turkey-11-children-saved/

http://www.focus-fen.net/news/2016/03/24/401497/identity-of-dead-men-found-close-to-the-turkish-border-not-established-yet.html


Bordermonitoring Bulgaria is extremely worried that such move will bear great social costs. Already the situation of those who seek asylum is unbearable. As Bulgaria is experiencing a social catastrophy of unseen proportions, we call for immediate suspension of the Dublin Agreement and all other return bilateral agreements that can threaten the physical survival of asylum-seekers and status-holders in Bulgaria. We further call for general revision of the Dublin policies, which continue to jeopardize thousands.

http://bb.antira.info/







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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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