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domenica 6 marzo 2016

Venticinque morti in Egeo, la Turchia di Erdogan rispetta i patti con l'Unione Europea, mentre Grecia ed Italia sono ostaggio delle politiche di respingimento decise a Bruxelles.


Continua la conta dei morti nelle acque dell'Egeo, tra le coste turche e le isolette greche situate a poche miglia di distanza, un tratto di mare breve, che uccide come mai in passato, dopo il rinforzo delle missioni Frontex Poseidon e l'intervento dei mezzi della Nato. Come è stato evidente anche negli scorsi anni sulla rotta dalla Libia verso la Sicilia, ogni aumento dei mezzi di contrasto dell'immigrazione "illegale", come si definiscono oggi le priorità dell'Unione Europea attraverso l'agenzia Frontex e gli accordi con la Nato, producono un immediato aumento delle vittime in mare, perchè le imbarcazioni cariche di profughi, per sfuggire ai maggiori controlli, seguono rotte più lunghe e pericolose. Si parte lo stesso, anche d'inverno, nelle condizioni più estreme. Aumentano anche i profitti dei trafficanti che tutti a parole sostengono di volere combattere. Nessuna risposta sulla richiesta urgente di corridoi umanitari, che si possono aprire, ma solo quando intervengono i cittadini solidali.



La Turchia di Erdogan paga la sua cambiale, dopo i tre miliardi promessi dall'Unione Europea, cominciando a bloccare i siriani, mentre la Merkel e i governi europei ignorano i massacri, gli arresti indiscriminati. la soppressione della libertà di stampa, e lo stato di guerra che nelle zone popolate dai curdi facilita oggettivamente l'espansione dei tagliagole di Isis. Per questa Europa che ha rinnegato sè stessa, per i vertici dell'Unione, da Tusk ad Avramopoulos, qualche migliaio di migranti in meno, ma sarebbero "migranti economici", da respingere e da espellere, vale più del rispetto dei diritti umani da parte del governo turco e della lotta ad Isis. Responsabilità che segneranno i nomi di questi politici nei libri di storia.



AYDIN, Turkey

The death toll from the refugee boat that sank this weekend in the Aegean Sea off Turkey's western province of Aydin has risen to 25.

According to the district governor, the refugee boat was en route to Greece when it sank off the coast of the Didim district. The Turkish Coast Guard has so far rescued 15 refugees.

A search and rescue operation is still underway. The total number of refugees involved is not yet known.

Turkey’s Aegean provinces – Canakkale, Balikesir, Izmir, Mugla and Aydin – are prime spots for refugees leaving for the EU, with many Greek islands lying within sight of the Turkish coast.

http://aa.com.tr/en/turkey/refugee-boat-sinks-off-turkey-s-aegean-coast-25-dead/532527

European leaders will push Turkey at summit on Monday to agree to deportations of economic migrants from Greece.

http://www.middle-east-online.com/english/?id=75608

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3477575/Turkey-agrees-failed-asylum-seekers-try-settle-Europe-following-new-deal-Brussels.html

http://www.hurriyetdailynews.com/Default.aspx?pageID=238&nID=96086&NewsCatID=341                                                                                                http://www.unhcr.org/56d96de86.html                                                                                     
Anche davanti la costa turca la Guardia Costiera italiana si distingue e continua a salvare i migranti nel rispetto più assoluto della legge del mare. vediamo se, come è successo nel Canale di Sicilia, i vertici di Frontex richiameranno gli italiani perchè anche in Egeo eseguono troppi interventi di soccorso.

https://twitter.com/guardiacostiera/status/706494835558125568?s=04

Per chi riesce ad arrivare in Grecia, sbarramenti sempre più violenti sulla rotta dei Balcani. E si insinua anche la notizia che tra i profughi si celerebbero terroristi. Anche se oggi non è vero, trattando così le persone si costruisce un senso di frustrazione e di annichilimento che potrebbe avere sbocchi imprevedibili.

http://www.theguardian.com/commentisfree/2016/mar/06/europe-collapse-syria-migration-terrorism-turkey

http://www.euractiv.com/section/global-europe/news/leaked-skopje-letter-exposes-closed-borders-coalition/

http://moving-europe.org/2016/03/06/brutal-revenge-against-protesters/

Crollano intanto le aspettative dell'Italia e dell'Unione Europea per accordi con il governo libico per contenere i migranti in partenza dalla Libia e per esternalizzare il diritto di asilo ed i controlli di frontiera. Semplicemente NON esiste un governo unitario libico, e non esisterà per molti mesi ancora, come hanno chiarito bene oggi i rappresentanti del governo di Tripoli che considereranno come atto di guerra ogni intervento militare di potenze straniere sul suolo libico.

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/missione-libia-lintervento-militare-e-i-suoi-rischi-14697

http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/mondo/2016-03-06/la-grande-spartizione-114530.shtml?uuid=ACe75oiC&utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook&refresh_ce=1

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/libia-sappiamo-che-paghiamo-i-riscatti-gelo-copasir-2403821/

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/03/03/intervento-in-libia-siamo-gia-in-guerra-con-lisis-da-due-anni/29468/

http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2016/03/da-pantelleria-e-catania-i-voli-top.html

"Tripoli: non accetteremo mai intervento straniero Nel frattempo il governo libico di Tripoli, cioè quello non riconosciuto internazionalmente, ha dichiarato che non accetterà mai un intervento militare in Libia, con nessuna giustificazione. Lo ha detto il ministro degli Esteri dell'esecutivo di Tripoli, Aly Abuzaakouk, in una dichiarazione televisiva, che viene riportata dall'agenzia di stampa egiziana Mena". 






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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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