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giovedì 14 aprile 2016

Stabilizzare la Libia per riprendere i respingimenti. La strategia dell'Unione Europea avallata dal voto del Parlamento europeo e dalle Nazioni Unite. Buone intenzioni e cattive pratiche di polizia. Visti e permessi umanitari per i migranti intrappolati in Libia.


Già emergenza immigrazione in Italia, le elezioni si avvicinano, parla il generale Serra consigliere militare della missione delle Nazioni Unite in Libia. Si profila anche il rischio di terroristi infiltrati tra i migranti. Tutto serve ad alimentare la paura ed a giustificare scelte che violano i diritti fondamentali delle persone, in nome di una "sicurezza" che  poi nessuno appare capace di garantire davvero.
Il generale Serra ha le idee chiare:stabilizzare la Libia per bloccare le partenze. Sarebbero tutti migranti economici, e presto la Libia con un governo unificato potrebbe essere dichiarata "paese terzo sicuro". L'obiettivo dichiarato è "rendere più difficili le partenze".

Il generale Serra ha infine ritenuto plausibile l’ipotesi che l’aumento delle partenze degli ultimi giorni sia legato al progredire del processo di insediamento del premier designato Fayez al Sarraj. “Con un governo in carica che riesce a controllare i propri confini – ha rilevato – sarà più difficile partire”.

http://ninofezzacinereporter.blogspot.it/2016/04/libia-generale-serra-onu-un-milione-di.html#!/2016/04/libia-generale-serra-onu-un-milione-di.html

http://www.huffingtonpost.it/2016/04/13/libia-migranti_n_9678282.html

http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/terrorismo-lallarme-nelle-carceri-minorili-italiane-non-esiste

Da un anno le associazioni umanitarie propongono vie legali di ingresso per richiedenti asilo e "migranti economici", una distinzione che in Europa sta portando alla cancellazione sostanziale del diritto di asilo. Da parte di molti governi si prepara il rilancio della pratica dei respingimenti collettivi, vietati dall'art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e dall'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla CEDU. E sono respingimenti collettivi, per intenderci, anche quei respingimenti notificati in Sicilia e negli altri Hotspot, con atti di contenuto identico, a centinaia di persone giunte nello stesso luogo e nello stesso momento, senza sottrarsi ai controlli ma dopo essere stati soccorsi in acque internazionali. Si continua ad adottare un "foglio notizie" che i migranti sono costretti a sottoscrivere subito dopo lo sbarco senza comprenderne appieno il significato, anche nei casi in cui sono assistiti da un interprete. Basta barrare una casella, corrispondente alla domanda se si è arrivati in Italia per potere lavorare e si diventa per sempre "migranti economici", da arrestare, da respingere, da condannare alla clandestinità ed all'abbandono.

Come ha dichiarato il Prefetto Morcone, in audizione davanti alla Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri,”I colleghi della Polizia di Stato hanno anche inserito nel foglio di prima accoglienza la casellina in cui è riportata la richiesta d'asilo, ma oggettivamente è troppo poco. Ci vuole qualcuno che ci perda un po’ di tempo – non possono che essere le grandi organizzazioni internazionali – e che spieghi ai migranti le possibilità che l'ordinamento italiano e l'ordinamento europeo pongono a loro disposizione. Questo devo dire che l'abbiamo già chiarito con i colleghi”. "Chiarimento" che ha richiesto una Circolare a firma dello stesso Morcone diramata in via urgente l'8 gennaio scorso al Capo di Polizia e per suo tramite a tutti gli uffici di questura interessati. 

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2016/01/2016_Ministero_Interno_accesso_asilo_garanzie_modalita.pdf

I provvedimenti di respingimento "differito" sono così diminuiti, ma con l'aumento degli arrivi dei profughi eritrei, che sembravano quasi cessati, sono riprese le pratiche di prelievo delle impronte digitali con il ricorso all'uso della forza. Chi deve raggiungere altri paesi europei non presenta denuncia, ma diversi operatori umanitari potrebbero testimoniare le condizioni psico-fisiche nelle quali si trovano i migranti eritrei o somali dopo le procedure di identificazione. Da ultimo, sono scoppiate proteste molto forti nel vecchio CIE di Trapani Milo, adesso adibito ad Hotspot, ma nessuno ne ha parlato.


Anche chi riesce a presentare una richiesta di asilo si scontra con una diversa interpretazione delle norme interne, imposta dagli agenti di EASO e di FRONTEX.  La crescita esponenziale dei dinieghi da parte delle Commissioni territoriali, con percentuali che sfiorano ormai il 90 per cento, contribuisce alla legittimazione della categoria di "migrante economico", anche quando si tratta di migranti che dovrebbero essere riconosciuti come " meritevoli di particolari esigenze di protezione" indipendentemente dal paese di origine e dalla percentuale di accoglimento delle richieste di protezione internazionale presentate dai propri connazionali.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/10/migranti-dallafrica-solo-economici-no-ecco-i-paesi-da-cui-si-fugge-e-perche/2010056/

Particolarmente deplorevoli i dinieghi ed i provvedimenti di respingimento notificati a pakistani, afghani, ed anche gambiani e nigeriani. I ricorsi degli avvocati non arrivano a garantire oltre qualche posizione individuale, la maggior parte dei migranti viene così consegnata allo sfruttamento, alla precarietà, alle mafie.

http://www.ilbiellese.it/Documenti/No-alla-guerra-si-al-permesso-di-soggiorno-umanitario

http://m.espresso.repubblica.it/inchieste/2015/05/26/news/wikileaks-rivela-i-documenti-ue-fermare-i-migranti-con-la-missione-militare-1.214442

Presto ritorneranno i progetti dello scorso anno, si attende solo che il nuovo governo libico chieda "aiuto" ai paesi occidentali per stabilizzare il paese e controllare in modo più efficace i confini, in modo anche da intensificare le operazioni di respingimento collettivo dalla Libia verso i paesi più a sud, come il Niger.

http://www.lastampa.it/2015/06/24/esteri/campi-profughi-in-niger-e-tunisia-per-fermare-lesodo-dalla-libia-Iitc8iS2OqDsQLT0FbLCKL/pagina.html                                                                                                         Vedremo a breve in cosa si tradurranno gli appelli italiani per un maggiore impegno dell'Unione Europea sulla crisi libica.                                                                                                            http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/La-lettera-di-Roma-a-Ue-rischio-bomba-migranti-dalla-Libia-Bruxelles-non-ci-lasci-soli-3150f7b7-1ae9-49c7-aa0b-854b6f11968f.html

Gli arrivi dalla Libia non aumentano per il miglioramento delle condizioni meteo, ma per la deflagrazione del conflitto in quel paese, malgrado il tentativo di riunificazione portato avanti dal governo sostenuto dalle Nazioni Unite. Un processo dai risultati ancora imprevedibili, mentre le diverse milizie non hanno ancora ceduto le armi ad un esercito unico e la crescente conflittualità che si registra sul territorio spalanca le porte delle città a Daesh e trasforma i migranti in merce da scambiare tra le bande armate per ricavare il massimo profitto possibile.

http://www.libyaobserver.ly/news/isis-launches-fresh-attacks-libya

Anche in Europa i migranti stanno diventando merce di scambio, qui il profitto è politico, soprattutto durante le campagne elettorali.
La Risoluzione sul Mediterraneo approvata dal Parlamento Europeo il 12 aprile scorso, malgrado significativi riconoscimenti dell'esigenza di non criminalizzare gli interventi umanitari e di aprire canali legali di ingresso, con la revisione del regolamento Dublino e l'introduzione di criteri di redistribuzione tra i diversi paesi europei, lascia nel generico questi aspetti positivi, ma appare assai precisa nella condivisione della esternalizzazione dei controlli di frontiera,sancita  dai processi di Rabat e di Khartoum, sull'inasprimento delle procedure di respingimento ed espulsione e sull'accordo tra Unione Europea e Turchia, per limitare al minimo l'ingresso di profughi siriani e bloccare del tutto gli ingressi dei migranti di altre nazionalità.

http://www.euractiv.com/section/global-europe/news/commission-defends-plan-to-deport-afghans-to-safe-regions/   

http://www.lastampa.it/2016/04/14/esteri/consiglio-deuropa-la-turchia-calpesta-i-diritti-umani-oRjJ51vokZWLqpwjfKCRaP/pagina.html

Dopo avere ricevuto il soldo dall'Europa il guardiano Erdogan programma rimpatri di profughi fuggiti dall'Iraq, contro tutte le Convenzioni internazionali.

http://www.hurriyetdailynews.com/Default.aspx?pageID=238&nid=97699&NewsCatID=510

Barbara Spinelli: Sessanta eurodeputati si rivolgono alla Commissione europea: «Rimandare i migranti in Turchia viola il principio di non-respingimento, vincolante per l'Unione europea»

Bruxelles, 13 aprile 2016


Cinquantanove deputati del Parlamento europeo hanno cofirmato l’interrogazione scritta che Barbara Spinelli, deputata del gruppo GUE/NGL, ha rivolto alla Commissione europea chiedendo conto della conformità dell’accordo UE-Turchia con il divieto di respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra. Tra questi Gabi Zimmer, Marisa Matias e Marie-Christine Vergiat (GUE/NGL), Judith Sargentini e Bodil Valero (Verdi), Sophie In't Veld (ALDE), Ana Gomes e Soraya Post (S&D). Tra gli italiani Eleonora Forenza e Curzio Maltese (GUE/NGL), Elly Schlein (S&D), Laura Ferrara, Ignazio Corrao, Dario Tamburrano e Fabio Castaldo (EFDD/M5Stelle).

«Secondo l'Osservatorio siriano per i Diritti umani», ricorda l'interrogazione, «sedici profughi siriani, fra cui tre bambini, sono stati uccisi dalle Guardie di frontiera turche mentre tentavano di mettersi in salvo in Turchia», mentre profughi siriani intervistati da Amnesty International nel Sud della Turchia riferiscono «che i propri parenti sono stati espulsi dal Paese in violazione del diritto internazionale, inclusi i minori non accompagnati». Lo stesso Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati denuncia le «continue e gravi carenze nelle condizioni procedurali e di accoglienza sia in Turchia sia in Grecia, un Paese costretto a ospitare un numero sproporzionato di rifugiati a causa della chiusura delle frontiere della rotta balcanica e del fallimento dello schema di ricollocamento dell’UE».

Poiché «deportare migranti e rifugiati senza aver prima vagliato le loro richieste di asilo comporta una lesione del diritto internazionale», Barbara Spinelli e i cinquantanove deputati co-firmatari chiedono alla Commissione «in base a quali elementi la Commissione ritenga che rimandare i migranti in Turchia non violi il principio di non-refoulement, vincolante per l'Unione europea».

Il Consiglio sta anche preparando la criminalizzazione dei volontari che assistono i migranti, malgrado le belle frasi contenute nella Risoluzione votata dal Parlamento europeo ieri, che invece sembra tendere a salvaguardare l'esercizio del dovere di solidarietà.

http://www.statewatch.org/news/2016/jan/eu-med-crisis-criminalising-civil-society.htm

Il riconoscimento degli obblighi di ricerca e salvataggio in mare contenuto nella Risoluzione non costituisce certo una novità, ma risulta pedissequa ripetizione dei principi affermati dalle Convenzioni internazionali di diritto del mare. Norme che nel tempo sono state violate dagli stati, anche dall'Italia nel 2009, ed oggi dalla Grecia e dalla Turchia nelle acque dell'Egeo, con migliaia di morti e dispersi in mare,violazioni che hanno comportato la condanna dell'Italia e della Grecia da parte della Corte Europea dei diritti dell'Uomo.

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/04/greece-refugees-detained-in-dire-conditions-amid-rush-to-implement-eu-turkey-deal/

http://www.europarl.europa.eu/news/en/news-room/20160408IPR22136/EU-Turkey-deal-on-migrants-not-perfect-but-most-realistic-tool-to-tackle-crisis

Le proposte presentate per emendare sostanzialmente la Risoluzione del Parlamento europeo prima della sua approvazione finale sono state tutte respinte, e il testo, approvato da una larga maggioranza di centro-centro (PSE e PPE), apre la strada ad un sostanziale svuotamento dei poteri del Parlamento, legittimando le scelte unilaterali del Consiglio su proposta della Commissione, con una delega in bianco sui controlli alle frontiere esterne e nei paesi terzi alle autorità militari, alla NATO ed alle forze di polizia, come Frontex e le nuove forme che questa agenzia dovrebbe assumere in futuro, denominate Polizia europea di Frontiera e Guardia Costiera europea. Si pensa anche ad intensificare la collaborazione con i paesi di transito per bloccare le partenze.

http://www.libyaobserver.ly/news/western-coast-guard-intercepts-115-illegal-immigrants-al-garaboulli-shores

I comunicati di sintesi valorizzano gli aspetti più positivi della Risoluzione, ma basta leggere il testo integrale e le attività in corso da parte del Consiglio e della commissione Europea per comprendere che si va sempre di più nella direzione della Fortezza Europa e della collaborazione con paesi che non rispettano i diritti umani,oltre a non  riconoscere effettivamente il diritto di asilo, seppure nella formulazione più ristretta imposta dalla Convenzione di Ginevra del 1951, come la Turchia e l'Egitto, ed in futuro tra i paesi verso i quali esternalizzare controlli di frontiera e procedure di selezione dei migranti potrebbe esserci anche la Libia. Si rimane sempre nel solco d Processo di Khartoum promosso dall'Italia nel 2014, durante il semestre di presidenza europea.

http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2014/10/20141016_sudan_pistelli.html/


In a non-binding resolution, MEPs acknowledge the failure of the EU asylum system to cope with ever-rising numbers of migrant arrivals and call for a radical overhaul of the so-called Dublin rules. They propose establishing a central system for collecting and allocating asylum applications. The scheme, which could include a quota for each EU member state, would work on the basis of “hotspots” from which refugees would be distributed.

The resolution, drafted by Roberta Metsola (EPP, MT) and Kashetu Kyenge (S&D, IT), was approved by 459 votes to 206, with 52 abstentions.

The European Commission is currently considering a revision of the Dublin III Regulation (which determines which member state is responsible for processing which asylum application) and has pledged to present a legislative proposal before the summer.

“There is no quick fix for migration, no magic silver bullet. We do not need more emergency solutions, we need a sustainable approach for the future”, said Ms Metsola during the plenary debate.

"Migration should not be combatted, it should be managed”, added Ms Kyenge, insisting that the European approach should be based on solidarity and responsibility sharing.

Parliament underlines that the current asylum system does not take proper account of the particular migratory pressures faced by member states with EU external borders. MEPs demand changes to ensure fairness and shared responsibility, solidarity and swift processing of applications.

Relocation and resettlement

The text calls on member states to fulfil their obligations with regard to urgent relocation measures, stressing that so far, only a minimal part of the 106,000 asylum seekers awaiting reassignment from Italy and Greece to other EU countries had actually been relocated. On resettlement, MEPs insist that the EU needs a “binding and mandatory legislative approach”.

Returns

MEPs demand new EU-wide “readmission” (return) agreements which they say should take precedence over bilateral ones between member states and third countries. They insist that migrants should be returned only if the country to which they are being returned to is safe for them.

Procedure: non-legislative resolution
REF. : 20160407IPR21773
Updated: ( 13-04-2016 - 10:18)

Questo il testo finale della Risoluzione votata dal Parlamento Europeo.



http://www.guengl.eu/news/article/category/gue-ngl-abstention-largely-due-to-lack-of-criticism-of-recent-eu-turkey-dea

In particolare si rinvia alla parte che richiama gli HOTSPOT, le atività di FRONTEX e  il Processo di Khartoum,  e quindi  la collaborazione con i paesi terzi, per esternalizzare i controlli di frontiera e lo stesso diritto di asilo. Un progetto politico che e' fallito con il fallimento della Conferenza euroafricana di Malta nel novembre dello scorso anno, ma che ora sta avendo un effetto "boomerang" proprio sull'Italia che lo aveva promosso, in quanto l'Egitto ne ha preso il controllo, trattando direttamente con il Sudan e con i paesi del Corno d'Africa, ed utilizza il suo ruolo di potenza regionale per ricattare l'Unione Europea ed il nostro paese.

On Frontex and the proposed new European Border and Coast Guard
70.  Notes the recent role of Frontex in rendering assistance to any vessel or person in distress at sea, and acknowledges its contribution, through the Triton and Poseidon joint operations, to the rescuing and saving of many lives in the Mediterranean;
71.  Understands that the recently proposed European Border and Coast Guard is intended to replace Frontex and is meant to ensure a European integrated border management at the external borders with a view to managing migration effectively and ensuring a high level of internal security within the Union, while safeguarding the free movement of persons therein; in line with the Treaties and their Protocols, notes that Member States which are party to the Schengen Agreements but not yet part of the Schengen Area without internal border controls can participate in and/or benefit from all the actions under the new proposal;
72.  Looks forward to negotiations on the proposal within and between the co-legislators in the context of the ordinary legislative procedure, in accordance with Article 294 TFEU;
On Schengen and the management and security of the external borders
73.  Recalls that, since the establishment of the Schengen Area, the Union is an area without internal borders, that the Schengen Member States have developed a step-by-step common policy towards the Schengen external borders, and that the inherent logic of such a system has always been that the abolition of internal border controls has to go hand in hand with compensatory measures strengthening the external borders of the Schengen Area and the sharing of information through the Schengen Information System (‘SIS’);
74.  Acknowledges that the integrity of the Schengen Area and the abolition of internal border controls are dependent on having effective management of external borders, with high common standards applied by all Member States at the external borders and an effective exchange of information between them;
75.  Accepts that the Union needs to strengthen its external border protection and further develop the CEAS, and that measures are necessary to enhance the capacity of the Schengen Area to address the new challenges facing Europe and preserve the fundamental principles of security and free movement of persons;
76.  Points out that access to the territory of the Schengen Area is generally controlled at the external border under the Schengen Borders Code and that, in addition, citizens of many third countries require a visa to enter the Schengen Area;
77.  Reiterates the UNHCR’s call that respect for fundamental rights and international obligations can only be ensured if operating procedures and plans reflect those obligations in practical, clear guidance to border personnel, including those at land, sea and air borders; points out to the need to further strengthen the Union Civil Protection Mechanism in order to respond to events with wide-ranging impacts which affect a significant number of Member States;
78.  Emphasises again that, as for legislation specifically in the area of asylum and migration, in order for legislation on internal and external borders to be effective, it is essential that measures agreed at Union level are implemented properly by the Member States; underlines that better implementation of measures by Member States at the external borders, following increased pressure, is essential and will go some way towards allaying the security fears of citizens;
79.  Takes note that on 15 December 2015 the Commission came forward with a proposal for a targeted revision of the Schengen Borders Code, proposing to introduce systematic controls of all Union nationals (not only on third-country nationals) against the relevant databases at the external borders of the Schengen Area;
80.   Considers that the Schengen Area is one of the major achievements of European integration; notes that the conflict in Syria and other conflicts elsewhere in the region have triggered record numbers of refugees and migrants arriving in the Union, which in turn has revealed deficiencies at parts of the Union's external borders; is concerned at the fact that, in response, some Member States have felt the need to close their internal borders or introduce temporary border controls, thus calling into question the proper functioning of the Schengen Area;
On hotspots
81.  Recalls that, in the ‘hotspot approach’ set out by the Commission in its European Agenda on Migration, the Borders Agency, EASO, Europol and Eurojust are to provide operational assistance to Member States in accordance with their respective mandates;
82.  Points out, in that regard, that the Union agencies require the resources necessary to allow them to fulfil their assigned tasks; insists that the Union agencies and the Member States keep the Parliament fully informed of work undertaken at the hotspots;
83.  Notes that both of the Relocation Decisions provide for operational support at the hotspots to be provided to Italy and Greece for the screening of migrants when they first arrive, registration of their application for international protection, provision of information to applicants on relocation, organisation of return operations for those who did not apply for international protection and are not otherwise entitled to remain or those who applied unsuccessfully, and the facilitation of all steps involved in the relocation procedure itself;
84.  Calls for the hotspots to be set up as soon as possible in order to give concrete operational assistance to those Member States; calls for the allocation of technical and financial resources and support to Member States of first arrival, such as Italy and Greece, to enable the swift and effective registration and referral to the competent authorities of all migrants arriving in the Union with full respect for their fundamental rights; considers that quick and effective support by the Union to Member States and the acceptance of such support is important for mutual trust;
85.  Recognises that one of the main purposes of hotspots is to allow the Union to grant protection and humanitarian assistance in a swift manner to those in need; emphasises that great care needs to be taken to ensure that the categorising of migrants at hotspots is carried out in full respect for the rights of all migrants; acknowledges, however, that proper identification of applicants for international protection at the point of first arrival in the Union should help facilitate the overall functioning of a reformed CEAS;
On criminal law related to migration
86.  Notes that, in its Action Plan on Smuggling, the Commission states that it is considering a revision of Council Directive 2004/81/EC on the residence permit issued to third-country nationals who are victims of trafficking in human beings or who have been the subject of an action to facilitate illegal immigration, and who cooperate with the competent authorities;
87.  Believes that such a revision is necessary and should consider introducing a system allowing for victims of trafficking and criminal smuggling to come forward and aid in the effective prosecution of a trafficker or criminal smuggler without fear of being prosecuted themselves;
88.  Notes that the Commission is considering a revision of Council Directive 2002/90/EC defining the facilitation of unauthorised entry, transit and residence; takes the view that anyone who provides different forms of humanitarian assistance to those in need should not be criminalised and that Union law should reflect that principle;
89.  Underlines that another crucial step in dismantling criminal smuggling and trafficking networks is to prioritise financial investigations, as tracking and confiscating the profits of those criminal networks is essential if they are to be weakened and eventually dismantled; calls, in this regard, for the Member States to transpose swiftly and effectively the fourth Anti-Money Laundering Directive;
90.  Recalls that, to ensure that criminal investigations are conducted effectively, training of practitioners is essential, so that those involved fully understand the phenomenon they are seeking to tackle and know how to recognise them at an early stage;
On cooperation with third countries
91.  Points out that the Global Approach to Migration and Mobility (GAMM) pillar on asylum and international protection should be developed further, with greater involvement of third countries; notes that current actions in this field, under Regional Protection Programmes (RPPs) or Regional Development and Protection Programmes (RDPPs), focus on capacity building to tackle criminal smuggling and human trafficking networks within third countries of origin and transit; notes, at the same time, that the resettlement component of these programmes continues to be weak; believes that capacity-building efforts and resettlement activities should be stepped up and carried out together with third countries hosting large refugee populations;
92.  Acknowledges that the basic instrument that sets out the objectives of the Union’s external policies on migration, asylum and borders is the GAMM; takes note that various instruments exist under that umbrella, including regional dialogues, bilateral dialogues, mobility partnerships, common agendas for migration and mobility, readmission agreements, visa facilitation agreements, visa exemption agreements, RPPs and RDPPs;
93.  Understands that the external dimension should focus on cooperation with third countries in tackling the root causes of, and addressing, irregular flows to Europe; understands that partnerships and cooperation with key countries of origin, transit and destination should continue to be a focus, for example through the Khartoum and Rabat processes, the Africa-EU migration and mobility dialogue, the Budapest Process and the Prague Process;
94.  Points out that the Union and its Member States must be selective in their support for third-countries’ law enforcement agencies taking into account the record of those agencies in breaching the human rights of migrants;
95.  Recommends that cooperation with third countries involves assessing those countries’ asylum systems, their support for refugees, and their ability and willingness to tackle human trafficking and criminal smuggling into and through those countries;
96.  Calls on the Union to help third countries build up their asylum systems and integration strategies in order to allow third country nationals in need of international protection to seek protection there; believes that the Union must adopt a win-win approach to cooperation with third countries, that is, an approach that is beneficial to the Union, to the third country in question and to the refugees and migrants in that third country;
97.  Recalls that the Union has intensified its external cooperation with third countries in migration and asylum in order to respond adequately to the current refugee crisis, and has launched new cooperation initiatives, such as the EU-Turkey Joint Action Plan; emphasises, in that respect, the need for all parties to fulfil their commitments deriving from the Joint Action Plan, including addressing the root causes leading to the massive influx of Syrians, stepping up cooperation for the support of Syrians under temporary protection and their host communities in Turkey, and for Turkey to fulfil its commitments to prevent irregular migration flows from its territory to the Union;

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro