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giovedì 12 maggio 2016

Da Frontex alla Guardia costiera europea. Chi svolge attività di ricerca e salvataggio ? Verso accordi con i paesi rivieraschi per esternalizzare le prassi di respingimento collettivo.



Dopo la stagione dei respingimenti collettivi in mare, culminata con la condanna dell'Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell'Uomo ( caso Hirsi) per i respingimenti effettuati nel 2009 ( e proseguiti nel 2010) verso la Libia, sembrava fosse prevalso il rispetto del diritto internazionale e degli obblighi di salvataggio sanciti dal diritto del mare e dalla normativa europea. Soprattutto dopo la strage del 3 ottobre 2013 davanti le coste di Lampedusa, con l'avvio della missione Mare Nostrum los forzo dell'Italia era stato orientato prevalentemente al salvataggio di vite umane in mare, anche se le stragi erano continuate, seppure con frequenza minore rispetto a quella registrata prima dell'avvio della missione.

http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/Hirsi-Jamaa-e-altri-c-Italia-illegali-i-respingimenti-verso-la-Libia-del-2009/249

L'Unione Europea era rimasta sostanzialmente indifferente agli sforzi italiani di garantire una efficace attività SAR ( Search and Rescue) al punto che non erano mancate critiche da parte di Frontex per l'eccessivo numero di soccorsi decisi anche in prossimità delle acque libiche dopo chiamate di soccorso a seguito delle quali erano stati "dichiarati" gli eventi SAR. Si era deciso in sostanza di andare a salvare le persone in pericolo di annegare aumentando i mezzi e rispondendo con la maggiore sollecitudine possibile alle chiamate di soccorso.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/02/frontex-critica-litalia-perche-salva.html

http://www.marina.difesa.it/cosa-facciamo/operazioni-concluse/Pagine/mare-nostrum.aspx

http://www.ilpost.it/2015/02/11/differenza-mare-nostrum-triton/

Dopo la chiusura dell'operazione Mare Nostrum l'avvio della missione Triton di Frontex era stato funestato da un aumento esponenziale di naufragi in mare per ritardi nei soccorsi, dovuti alla iniziale carenza di mezzi. Solo dopo la strage del 18 aprile 2015 le autorità europee erano state costrette a rinforzare la dotazione di mezzi e personale della missione Triton, mentre nello stesso periodo veniva avviata la missione militare EUNAVFOR MED allo scopo di colpire i trafficanti, con la previsione di entrare in una seconda fase nelle acque libiche, e nella terza fase con interventi in territorio libico.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Triton-e-Mare-Nostrum-le-caratteristiche-delle-due-operazioni-4faa7431-f919-4f18-ab52-d0ed89765e0f.html

Queste due ultime fasi non si sono mai realizzate, per la mancanza di copertura da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e per la carenza di base legale in ordine ad attività militari in un paese sovrano ( almeno sulla carta) nel quale le diverse fazioni in lotta concordavano soltanto sul rifiuto di missioni militari stranieri sul proprio territorio. Missioni che nelle condizioni di divisione della Libia, potevano, e potrebbero ancora oggi, avere effetti imprevedibili per i paesi europei che le dovessero supportare.

http://www.statewatch.org/news/2015/jun/eu-eeas-eunavfor-med-8731-15.pdf

http://www.statewatch.org/news/2015/sep/eu-meijers-cttee-eunavfor.pdf                                                                            http://www.independent.co.uk/news/world/europe/operation-sophia-eu-naval-mission-to-stop-people-smugglers-is-not-working-a7027031.html

Dopo gli attentati di Parigi e di Bruxelles la materia del controllo delle frontiere sterne, ed anche delle frontiere marittime e delle acque contigue è diventata una questione di ordine pubblico e di sicurezza nazionale, sfuggendo alla regola della trasparenza e della democraticità dei processi decisionali, riservati ai vertici delle forze di polizia e delle agenzie di sicurezza ( come EUROSUR). A livello del Parlamento europeo sono prevalse le procedure di comitato, e gli atti di indirizzo politico sono prevalsi sulle iniziative legislative, fino agli accordi con la Turchia di Erdogan.

http://www.migrationpolicy.org/news/paradox-eu-turkey-refugee-deal

http://www.theguardian.com/world/2016/apr/20/eu-refugee-deal-turkey-condemned-council-of-europe

https://www.washingtonpost.com/world/middle_east/turkey-under-fire-from-un-for-alarming-reports-of-rights-abuses/2016/05/10/0f9eccb7-45cd-4685-9483-181fdfd2cadf_story.html

http://www.telegraph.co.uk/news/2016/05/10/turkey-still-shooting-at-refugees-as-young-as-three-says-human-r/

http://www.bbc.com/news/world-europe-35941947

Mentre il numero delle vittime nel Mediterraneo è tornato a salire, dopo la chiusura ( annunciata) della Rotta Balcanica, gli strateghi dell'operazione EUNAVFOR MED adesso ribattezzata "Operazione Sofia" dal nome di una bambina nata lo scorso anno a bordo di una nave  dopo una operazione di soccorso, stanno lanciando allarmi del tutto  infondati come se il milione di profughi che avrebbe potuto raggiungere l'Europa via terra attraverso i paesi dei Balcani, potesse improvvisamente trasferirsi verso l'Albania, l'Egitto, o la Libia e trovare posto sui barconi o sui gommoni che vengono fatti salpare verso l'Italia. Si è voluto nascondere in  questo modo come l'aumento degli arrivi dalla Libia fosse legato al peggioramento delle condizioni economiche, politiche e militari in numerosi stati della fascia subsahariana, e negli stessi paesi di transito, come l'Egitto e la Libia. E ormai le navi di EUNAVFOR MED fanno da filtro dopo i trasbordi come se fossro grandi uffici di polizia.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/05/11/foto/migranti_230_tratti_in_salvo_nel_canale_di_sicilia-139595121/1/#1

http://gulftoday.ae/portal/c30d6bd6-754f-44d1-8bdc-7cbe5145d6ab.aspx

https://mobile.twitter.com/EUNAVFORMED_OHQ/status/730434803556847616

E' una situazione che non fa intravedere barlumi di speranza, le vittime saranno migliaia, in mare e nei deserti africani, come altre migliaia, anzi decine di migliaia, saranno le persone costrette alla clandestinità dalle frettolose operazioni di preidentificazione a bordo delle navi che, in virtù dell'attribuzione sommaria della qualifica di "migrante economico" proveniente da un "paese terzo sicuro" preludono ad un rigetto della domanda di asilo, se non alla materiale impossibilità di accedere ad una procedura di protezione. E' davvero la fine del diritto di asilo in Europa, in un momento in cui si sta cancellando il diritto di asilo previsto dalla Convenzione di Ginevra in diversi paesi africani, che pure costituivano la prima via di fuga. Solo una minima parte dei migranti forzati infatti riesce a raggiungere l'Europa, ma chi paventa continue invasioni e prospera sugli allarmi riesce a nascondere la realtà dei fatti ad una opinione pubblica sempre più indifferente alla morte di chi vive lontano e non raggiunge neppure gli schermi televisivi.

http://www.africa-express.info/2016/05/11/leuropa-respinge-i-profughi-cosi-il-kenya-chiude-i-campi-piu-grandi-del-mondo/

Il Migration Compact promosso dal governo italiano rilancia il Processo di Khartoum e le procedure di esternalizzazione del diritto di asilo e dei controlli di frontiera anche in paesi che non rispettano i diritti umani.

http://www.governo.it/sites/governo.it/files/immigrazione_0.pdf

http://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/64/216544/-.aspx

Adesso con la creazione di una Polizia di frontiera europea e con il nuovo corpo, che si dovrebbe istituire ( sulle ceneri di Frontex ?) di una Guardia Costiera europea, il cerchio della disumanità rischia di chiudersi e le funzioni di blocco e di rimpatrio diventeranno sempre più prevalenti rispetto alle attività di ricerca e salvataggio, alle quali negli ultimi due anni stanno sopperendo navi umanitarie private, o di nuovo mezzi commerciali in funzione di soccorso. Un dato è certo, al di là del finto umanitarismo e del nome assegnato alla missione EUNAVFOR MED, i mezzi militari europei destinati ad azioni di salvataggio sono fortemente diminuiti rispetto al passato, ed oggi ci si può davvero interrogare sull'adempimento degli obblighi di salvataggio da parte dei mezzi coordinati dalle agenzie europee e dei loro vertici amministrativi.

http://www.statewatch.org/semdoc/index.html

http://statewatch.org/news/2016/apr/eu-death-by-rescue-summary-for-%20press-final.pdf

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX%3A32014R0656&from=EN

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/agenti-eu-hotspot-sicurezza-terrorismo-asilo/

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/migranti-allarme-delleuropol-possibile-altro-attacco-allue-1254313.html

Alla fine, esistono ancora obblighi di salvataggio in mare che gli stati o le agenzie europee sono tenuti a rispettare, ed il cui inadempimento può essere sanzionato ? Ci sono ancora porti sicuri di sbarco e diritti di non essere respinti verso paesi terzi NON sicuri ?

https://www.eventbrite.com/e/search-and-rescue-at-sea-a-legal-obligation-tickets-25139773740                                                                                                                                             
LIBE OPINION on the fight against trafficking in human beings in the EU’s external relations                                                                                        http://www.europarl.europa.eu/committees/en/libe/draft-opinions.html




                                                                             




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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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