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sabato 21 maggio 2016

Va in frantumi l'accordo Unione Europea-Turchia ma i migranti rimangono intrappolati nel fango di Idomeni e fanno lo sciopero della fame a Chios, mentre l'Europa rialza i muri.



foto di Antonio Nicolini

Va in frantumi l'accordo Unione Europea-Turchia, la Turchia minaccia di cancellarlo se non otterrà visti di ingresso in Europa per i propri cittadini. In Grecia si limitano le riammissioni in Turchia e si stabilisce che la Turchia non è "un paese terzo sicuro".

http://ilmanifesto.info/lautorita-greca-sui-rifugiati-fa-tremare-accordo-ue-turchia-paese-non-sicuro/

http://www.theguardian.com/world/2016/may/20/syrian-refugee-wins-appeal-against-forced-return-to-turkey

http://www.ibtimes.com/europe-refugee-crisis-greek-judges-call-turkey-unsafe-country-rule-syrian-asylum-2372141

http://www.lemonde.fr/europe/article/2016/05/21/une-decision-de-la-justice-grecque-fragilise-l-accord-ue-turquie_4923812_3214.html

http://www.ekathimerini.com/208850/article/ekathimerini/news/greek-appeals-committee-halts-deportation-of-syrian-ruling-turkey-unsafe

La Turchia non è un paese sicuro neppure per i cittadini turchi. Gli accordi con la Turchia nascondono un trucco: oltre 72.000 scambi di siriani tra Turchia e Grecia, i sei miliardi pagati dall'Unione Europea non serviranno a niente.
  • One-for-one: For each Syrian returned to Turkey, a Syrian migrant is resettled in the EU. Priority is given to those who have not tried to illegally enter the EU and the number is capped at 72,000.
http://www.bbc.com/news/world-europe-36345990

https://www.hrw.org/news/2016/05/20/un-press-turkey-open-border

http://www.hurriyetdailynews.com/erdogan-approves-law-on-turkey-eu-readmission-deal.aspx?PageID=238&NID=99399&NewsCatID=510

http://www.uikionlus.com/non-e-tempo-di-mettere-fine-al-fascismo-di-erdogan/

http://www.osservatoriorepressione.info/turchia-senza-immunita-aperta-la-caccia-al-parlamentare-filo-curdo/

I migranti rimangono intrappolati nel fango di Idomeni e fanno lo sciopero della fame a Chios, mentre l'Europa rialza i muri. La posizione di Amnesty Intarnational

Secondo le ultime stime ufficiali, sono circa 50.000, tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti, le persone bloccate in Grecia e senza accesso alla protezione internazionale. La maggior parte di loro sono donne e bambini in fuga da conflitti e violenze. La situazione sta precipitando a causa della chiusura a intermittenza delle frontiere e delle pratiche volte a rallentare il flusso di persone che prendono la rotta dei Balcani. Più di 13.000 persone, comprese famiglie con bambini piccoli, persone malate e donne incinte, restano quindi abbandonate a Idomeni, alla frontiera greca con la “Ex repubblica Iugoslava di Macedonia” (Macedonia), in condizioni intollerabili. Il porto del Pireo, ad Atene, è diventato un campo improvvisato dove circa 5.000 persone dormono sul pavimento del terminal portuale o in piccole tende fuori dal terminal. Volontari e ONG faticano ad offrire beni di prima necessità e riparo.

Le condizioni in molti dei campi aperti dalle autorità in febbraio e marzo sono pessime: le persone vengono lasciate senza un accesso regolare ai servizi sanitari, ad acqua e cibo. Molti dormono in condizioni di estremo disagio, esposti alle intemperie. La situazione sta avendo un impatto negativo sulla loro salute e l’accesso alle cure mediche è limitato. All’inizio di marzo, Amnesty International ha osservato le cattive condizioni igieniche e constatato che famiglie dormono da settimane sul pavimento o in piccole tende presso il vecchio aeroporto a Elliniko vicino Atene. Inoltre, Amnesty International ha ricevuto numerose informazioni su bambini che si ammalano a causa delle cattive condizioni, tra cui l’acqua che entra nelle tende, dell’ex campo militare di Cherso nel nord della Grecia.

I campi sulle isole greche sono stati evacuati e dal 19 marzo migliaia di persone sono state trasferite verso i campi sulla penisola. Rifugiati e migranti raccontano che non è stato detto loro dove li si stava portando, cosa che ha creato confusione e caos. A seguito dell’accordo Ue-Turchia del 18 marzo, i rifugiati che arrivano sulle coste della Grecia vengono registrati sulle isole e potrebbero essere riportati in Turchia dopo una procedura d’asilo abbreviata. Circa 5.500 persone rimangono sulle isole, la maggior parte delle quali sono arrivate dopo il 20 marzo. Inoltre, a seguito delle nuove disposizioni, i campi sulle isole greche sono diventati centri di detenzione. In conseguenza di ciò, l’UNHCR ha sospeso alcune delle attività e chiuso i suoi centri sulle isole, in linea con la sua posizione contraria alla detenzione obbligatoria.

Viste le condizioni di accoglienza e le procedure di asilo al limite in Grecia e alla luce del fatto che il programma di ricollocamento europeo non funziona ancora del tutto, la sorte di migliaia di rifugiati bisognosi di protezione è a rischio. Gli stati membri dell’Unione europea hanno concordato di ridistribuire 66.000 persone ma finora solo 569 persone sono state ricollocate. Non è chiaro che impatto avrà sui rifugiati già bloccati in Grecia, l’accordo Ue-Turchia.

http://www.amnesty.it/grecia-crisi-umanitaria-migranti

L'Austria in campagna elettorale rinforza la polizia al Brennero e minaccia di sospendere Schengen. Ma i migranti non si fermano.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/05/21/news/migranti_austria_italia_non_mantiene_promesse_su_controlli_da_martedi_80_poliziotti_a_brennero-140309205/

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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