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mercoledì 24 agosto 2016

"Espulsioni dirette", illecito internazionale. Il governo italiano viola il principio di non respingimento affermato dalla Convenzione di Ginevra ed il diritto ad un ricorso effettivo garantito dalla Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo.


Deportazione in atto di decine di sudanesi (pare 40) rastrellati a Ventimiglia con volo destinazione Khartoum. Si tratta di una deportazione di massa verso un paese dove i diritti umani vengono sistematicamente violati. Come ricorda  l'on Luigi Manconi con il comunicato di ieri "Pensiamo al Sudan, a quanto sia ancora drammatica la situazione in quel paese e al numero consistente di richiedenti asilo sudanesi che in Italia - e più in generale in Europa - ricevono forme di protezione: nel 2015 il 60% delle richieste d'asilo di persone d'origine sudanese sono state accolte. Proprio alla luce del grande sforzo fatto dal nostro paese per accogliere e tutelare i profughi che attraversano il Mediterraneo, non possiamo correre il rischio di rimpatriare nessuno senza adeguate garanzie sulla sua incolumità, anche fosse una sola persona."  (Alessandra Ballerini) 

http://www.nelpaese.it/index.php/archivio-diritti/4053-rimpatrio-per-40-sudanesi-scatta-interrogazione-parlamentare

http://www.possibile.com/litalia-deporta-collettivamente-egitto-sudan/ 

http://www.fanpage.it/la-denuncia-di-civati-italia-deporta-illegalmente-migranti-in-sudan/                                                                                                                       http://www.express.co.uk/news/world/703923/Italy-breaking-point-migrants-send-back-Sudan-chartered-plane
                                                                            http://www.ansa.it/liguria/notizie/2016/08/24/espulsione-diretta-per-48-migranti-sudan_0de55e4a-0b87-490f-811e-c5039a8ffa5d.html                                                                                                                       http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/24/migranti-prima-espulsione-di-gruppo-48-presi-a-ventimiglia-e-rispediti-in-sudan-ma-khartoum-viola-diritti-umani/2993664/

Si comprende adesso a cosa erano finalizzati i trasferimenti forzati di migranti rastrellati nelle settimane scorse a Ventimiglia ed a Chiasso e poi trasferiti, senza alcun provvedimento formale, in quello che sarebbe soltanto un "Hotspot" a Taranto. Non si sa per quanti giorni i migranti siano stati trattenuti all'interno dell'"Hotspot" in assenza di qualunque provvedimento formale di convalida del trattenimento.Anche questo faceva parte del "Piano Gabrielli".

https://news.vice.com/it/article/italia-rimpatri-migranti-violazioni                                                                                                      http://www.sanremonews.it/2016/08/25/mobile/leggi-notizia/argomenti/cronaca/articolo/ventimiglia-rimpatriati-48-sudanesi-in-aereo-la-caritas-locale-sconcertante-e-incomprensibile-la.html                                                                                                 Ed ecco quello che e' successo a chi e' stato respinto dalla Svizzera a Chiasso.                                                                                 http://www.ticinonews.ch/ticino/308365/umiliato-dalle-guardie-di-confine-svizzere         

In casi specifici, e quando misure meno coercitive risultano insufficienti, i paesi dell'UE possono trattenere il cittadino non comunitario sottoposto a procedure di rimpatrio quando sussiste un rischio di fuga o il cittadino evita od ostacola la preparazione del rimpatrio o dell’allontanamento. Il trattenimento è disposto per iscritto dalle autorità amministrative o giudiziarie e deve essere regolarmente sottoposto a un riesame. Lo impone la direttiva europea sui rimpatri, 2008/115/CE.

http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/08/da-ventimiglia-e-como-frontiere.html
                                                                                                 
 Il ministero dell'interno sa di non avere le carte in regola e gioca sul tempo e su veri e propri depistaggi per realizzare espulsioni "dirette" prive di basi legali. Si tratta di un ritorno alle peggiori prassi espulsive sperimentate dal ministro Maroni a partire dagli accordi con l'Egitto nel 2008. Sembra peraltro che anche sul volo decollato oggi da Torino, oltre ai 40 sudanesi ci fossero pure circa 80 migranti egiziani. Espulsi sulla base delle procedure semplificate introdotte nel 2008 dopo gli accordi bilaterali tra Italia ed Egitto. Si apprende anche che tre cittadini solidali che protestavano contro le espulsioni esponendo una striscione su una torre radar dell'aeroporto di Milano Malpensa, luogo di partenza indicato in un primo momento, siano stati arrestati con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale.

http://milano.fanpage.it/malpensa-protesta-contro-i-rimpatri-dei-migranti-striscione-deportation-su-torre-radar/

http://www.storiemigranti.org/spip.php?article469

Il 30 dicembre 2008, nel tardo pomeriggio, sono cominciati i rimpatri diretti dall’isola di Lampedusa verso l’Egitto. Li aveva annunciati il ministro degli interni Maroni, dopo i quasi 2000 migranti arrivati sull’isola nei giorni precedenti.

Ed respingimenti collettivi verso l'Egitto sono continuati fino agli scorsi mesi, sempre sulla base dello stesso accordo di riammissione, malgrado il raffreddamento dei rapporti diplomatici in conseguenza della barbara uccisione di Giulio Regeni al Cairo.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/05/riprendono-i-rimpatri-forzati-verso.html

Malgrado i provvedimenti di convalida delle misure di allontanamento forzato,  adottati dal giudice di pace di Taranto nei confronti di circa 40 cittadini sudanesi abbiano avuto formalmente carattere individuale, le modalità dell'arresto e della successiva espulsione di un gruppo di migranti sudanesi può configurare la violazione del divieto di espulsioni collettive (art.4 del Quarto Protocollo allegato alla CEDU). Non si comprende sulla base di quali informazioni la maggior parte dei migranti espulsi non avrebbe presentato una istanza formale di asilo. L'esame dei casi individuali in sede di giudizio di convalida non ha consentito l'emersione delle situazioni individuali per il mancato esercizio effettivo dei diritti di difesa.                                                                                                  http://libertacivili.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/08/25/per-litalia-il-sudan-e-un-paese-sicuro-e-le-frustate-e-omar-hassan-al-bashir/

Quando sarà possibile, se la Commissione di inchiesta della Camera sui centri per stranieri vorrà approfondire questa vicenda con i poteri che le competono, e quanto è avvenuto nell'Hotspot di Taranto rientra certamente nella sua competenza, sarà agevole ricavare dal tenore omogeneo delle dichiarazioni delle persone destinatarie delle misure di allontanamento, che tutte hanno reso le medesime dichiarazioni. Non c'è stato alcun esame del caso individuale, anche per le modalità di tempo, incontestabili, nelle quali si è svolta, davanti al Giudice di pace di Taranto, l' udienza di convalida il 22 agosto scorso. Allo stato, non vi è peraltro traccia delle attività di informazione che si sarebbe dovuto svolgere obbligatoriamente in favore degli espellendi circa la possibilità di chiedere protezione internazionale in Italia.

La richiesta di convalida della misura di accompagnamento forzato in frontiera, rivolta da parte della Questura di Taranto al giudice della stessa città, in data 21 agosto 2016, con un lungo elenco nominativo dei destinatari, per le modalità di tempo e di forma, riveste i caratteri di una misura collettiva, che connota l'intera procedura, compresa la successiva fase di convalida, come una espulsione collettiva. Allo stesso modo hanno il carattere di espulsione collettiva i provvedimenti di espulsione dal territorio dello Stato emessi dal Prefetto di Taranto nella stessa data del 21 agosto 2016.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/24/migranti-prima-espulsione-di-gruppo-48-presi-a-ventimiglia-e-rispediti-in-sudan-ma-khartoum-viola-diritti-umani/2993664/

In base a quanto emerge dai rapporti internazionali sulle molteplici violazioni dei diritti umani in Sudan, anche nei confronti di chi si rende responsabile del reato di emigrazione clandestina, si può prevedere una generale violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti nei confronti delle persone che sono state riammesse oggi a Khartoum, e dunque una violazione dell'art. 3 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo. In proposito sarebbero prive di valore le assicurazioni diplomatiche fornite dal Sudan, o le clausole che nel Memoriale di intesa stipulato con il governo italiano lo scorso 5 agosto facessero espresso richiamo al rispetto dei diritti fondamentali della persona umana, sanciti nelle Convenzioni internazionali.

http://www.tesfanews.net/sudan-brought-600-illegal-immigrants-to-trial/

Con le sentenze A.A. c. Francia (18039/11) e A.F. c. Francia (80086/13) pronunciate il 15 gennaio, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha accolto il ricorso di due cittadini del Sudan contro una decisione di espulsione da parte delle autorità francesi. A giudizio della Corte, l’esecuzione della misura di allontanamento verso il Paese d’origine – vista la grave situazione generale ivi presente e viste, in particolare, le circostanze e le implicazioni individuali dei due soggetti interessati – comporterebbe un serio rischio per gli stessi di incorrere nella tortura o in trattamenti inumani e degradanti proibiti dall’art. 3 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU).

In altri termini, uno Stato viola l’art. 3 se il suo atto (di estradizione, espulsione, respingimento) costituisce un elemento rilevante nella catena di eventi che portano il soggetto interessato a subire (il rischio di) condotte che integrino tortura o trattamenti inumani o degradanti nel Paese di destinazione. In questo modo lo Stato, procedendo all’espulsione dello straniero, si renderebbe complice, per così dire, della violazione (seppur indiretta) dell’art. 3 della CEDU. 

I casi sottoposti ai giudici di Strasburgo coinvolgono due cittadini originari del Sudan, precisamente della regione del Darfur e appartenenti entrambi a etnie non arabe, giunti in Francia in fuga dal proprio Paese dopo aver subito gravi e ripetute violenze da parte delle forze del regime al governo e da movimenti di combattenti musulmani filogovernativi.
Giova infatti ricordare, come peraltro fa la Corte nelle due sentenze, che la situazione generale in Sudan in riferimento ai diritti umani, come ben evidenziano rapporti e documenti di varie fonti internazionali, risulta estremamente seria e drammatica. Ciò è particolarmente vero per la regione del Darfur, in cui a tensioni di tipo militare e politico per il controllo delle preziose risorse petrolifere si sommano aspri e sanguinosi conflitti interni di tipo etnico e religioso.

Alla generale situazione di pericolosa instabilità del Paese di origine, nota poi la Corte, si aggiungono fattori di rischio individuali e specificamente riferibili ai due ricorrenti: l’appartenenza a tribù non arabe e il supposto legame con movimenti ribelli e di opposizione al regime che governa il Sudan.
(Francesco Gatta)

http://rivista.eurojus.it/espulsione-dello-straniero-e-rischio-di-trattamenti-contrari-allart-3-cedu-la-posizione-del-richiedente-asilo-esige-un-esame-rigoroso-e-completo-di-tutti-gli-elementi/

https://www.left.it/2016/08/24/rimpatri-ventimiglia-italia-sudan-al-bashir/

http://www.africa-express.info/2016/04/24/sudan/

E' stato violato  il divieto di respingimento affermato dalla Convenzione di Ginevra ( art. 33) ed il diritto ad un ricorso effettivo previsto dall'art. 13 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo con riferimento anche alla mancata possibilità di ricorso contro l'espulsione, la successiva limitazione della libertà personale, dopo la riconsegna alle autorità sudanesi, e la certezza che per le modalità processuali e detentive di quel paese le stesse persone espulse dall'Italia siano vittima di trattamenti inumani o degradanti che non saranno in grado neppure di denunciare ad una autorità indipendente . 

Il Sudan di Bashir non è un "paese terzo sicuro" e non lo diventa per effetto di accordi bilaterali. Una vergogna che potrebbe ripetersi. Dopo le elezioni farsa dello scorso anno adesso si arrestano regolarmente anche i giornalisti indipendenti e tutti gli oppositori politici, per non parlare degli arresti e dei processi ad esponenti delle chiese cristiane.

https://www.hrw.org/africa/sudan

https://www.amnesty.org/en/countries/africa/sudan/report-sudan/

http://www.refworld.org/country/SDN.html

Reporters Without Borders (RSF) is appalled by the way the authorities, especially the National Intelligence and Security Service (NISS), hound the media in Sudan, where not a week goes by without their closing media outlets, confiscating newspaper issues or arresting journalists. This persecution is having serious and lasting consequences for the ability of the media to continue doing their work.
"You'd better leave because there's no room for the media in this country," said a police officer who beat Hawa Rahma, a reporter for the independent daily Al-Jareeda, as she was covering the demolition of El-Takamol, a Khartoum district owned by an Egyptian irrigation company, on 10 August.

After being arrested by a policewoman and then bundled into a police vehicle, she was interrogated by several police officers and was hit on the back of the neck. This latest of many incidents dramatically highlights the Sudanese government's determination to crush the country's media.

http://www.refworld.org/country,,,,SDN,,57bab11f4,0.html

https://www.hrw.org/report/2014/02/11/i-wanted-lie-down-and-die/trafficking-and-torture-eritreans-sudan-and-egypt

http://www.africanews.com/2016/05/31/sudan-deports-hundreds-of-eritreans/

Colpisce il silenzio assordante dell'ACNUR e di EASO , l'agenzia europea che dovrebbe garantire il rispetto delle Direttive e dei Regolamenti in materia di protezione internazionale. Eppure dovrebbero conoscere bene la situazione di diffuse violazioni dei diritti umani da parte del governo sudanese.                                                                                                          http://www.onuitalia.com/eng/2016/08/07/italy-sudan-memorandum-understanding-migration-signed-rome/
                                                                                          
http://www.riviera24.it/2016/08/ventimiglia-attuato-il-piano-gabrielli-clandestini-rimpatriati-in-sudan-233049/

Questi i frutti avvelenati degli accordi con il Sudan del 5 agosto scorso e presto si potrebbe replicare con il Gambia. Occorre sgomberare la frontiera, da Ventimiglia a Chiasso, e questo è il "piano Gabrielli". Ma gli accordi bilaterali definiti "Memorandum d'intesa ( MOU)" sono accordi che in questo caso comportano un rilevante impegno di spesa e non possono essere attuati prima dell'approvazione da parte del Parlamento nazionale, come previsto dall'art. 80 della Costituzione italiana.

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/08/khartoum-to-identify-sudanese-illegal.html


http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/08/dopo-lo-show-di-ventotene-alfano.html

Si vogliono replicare gli accordi infami con la Turchia, altro "paese terzo ritenuto sicuro". Che portata ha ancora la Convenzione di Ginevra che all'art. 33 vieta il respingimento verso paesi terzi non sicuri ? Sono state violate le garanzie di difesa previste per tutti i casi di accompagnamento forzato dalla Direttiva dell'Unione Europea sui rimpatri, la n. 2008/115/Ce che all'art.13 ribadisce il diritto ad un ricorso effettivo prima dell'esecuzione dell'espulsione.. Che ne pensera' la Corte di Giustizia dell' Unione Europea ?  Occorre raccogliere dati e documentazione che le autorita' stanno occultando. E presentare un esposto alla Commissione Europea ed all'Ombudsmann europeo.                                                                                                                                     
https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/967238/index.html?stampa=si&part=dossier_dossier1-sezione_sezione3

http://www.diritto.it/docs/38305-ladichiarazione-tra-ue-e-turchia-del-18-3-2016-elusione-delle-norme-sugli-accordi-internazionali-nell-ue-eviolazione-dei-princ-pi-sul-riconoscimento-della-protezione-internazionale?page=2

Ai sensi dell’art 33 della Convenzione di Ginevra è fatto divieto agli Stati di espellere o respingere i rifugiati e i richiedenti asilo verso luoghi in cui la vita o la libertà ne sarebbero minacciati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un particolare gruppo sociale o per la loro opini one politica. Tale principio, c.d. di non-refoulement, viene riaffermato in diversi strumenti, in particolare nell’ambito del diritto internazionale umanitario. Così, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti vieta di rinviare qualsiasi
persona verso Paesi ove sarebbe esposta a simili rischi. 
La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali sancisce il diritto di non essere sottoposti a trattamenti inumani o degradanti: la norma (art. 3) è stata a più riprese interpretata come principio che vieta l’estradizione, l’espulsione o la deportazione, il refoulement verso Stati in cui la persona correrebbe il rischio di essere sottoposta a trattamenti di tal genere. Il divieto trova applicazione anche nel caso in cui il respingimento o allontanamento avvenga verso un Paese definito intermedio, che potrebbe cioè a sua volta rinviare la persona in un territorio in cui sarebbe esposta a tale trattamento. 
 Il divieto di refoulement quale espressione di un principio di diritto umanitario, è ormai ritenuto come un principio di diritto consuetudinario, perciò vincolante anche per quegli Stati che non abbiano sottoscritto le convenzioni che specificamente lo prevedono. Per quanto riguarda il nostro Paese (obblighi
internazionali, per così dire, a parte), la tutela dei diritti fondamentali è garantita dall’art. 2 Cost. e il diritto d’asilo dall’art. 10, 3° co. Cost. Il t.u. sulla condizione dello straniero (d.lgs. 25.7.1998, n. 286) prevede all’art. 2, 1° co. il riconoscimento dei diritti fondamentali allo straniero “comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato”; all’art. 10, 4° co. il divieto di respingimento in caso di asilo politico, riconoscimento dello status di rifugiato, adozione di misure di protezione temporanea per motivi temporanei; all’art. 19 il divieto di espulsione e respingimento verso uno Stato in cui possa essere oggetto di persecuzione per vari motivi ovvero corra il rischio
di essere respinto verso un altro Stato in cui non sia protetto dalla persecuzione.
L’obbligo di assicurare la protezione internazionale, che ha una formulazione più vasta di quella prevista dalla Convenzione di Ginevra (comprendendo anche la protezione sussidiaria) è previsto dalle direttive comunitarie e dai d.lgs. di recepimento, prima ricordati.  

(Bruno Nascimbene)
    
http://www.iai.it/it/pubblicazioni/il-respingimento-degli-immigrati-e-i-rapporti-tra-italia-e-unione-europea

Ai sudanesi espulsi "direttamente" a Khartoum, come agli egiziani rinviati da tempo al Cairo, sono stati negati, di fatto, i più elementari diritti di difesa. Il diritto di difesa deve essere effettivo, le convalide lampo sono carta straccia. Prima dell'esecuzione dell'espulsione ci deve essere una sede di ricorso effettivo lo dice la Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo e lo ribadisce la Corte Europea di Strasburgo che nel 2014 ha condannato l'Italia e la Grecia proprio per la violazione di questo principio.

Per effettività del ricorso voluto dall’articolo 13 si intende un livello sufficiente di accessibilità e di realtà di quest’ultimo: «per essere effettivo, il ricorso previsto dall’articolo 13 deve essere disponibile nel diritto come nella pratica, in particolare nel senso che il suo esercizio non deve essere ostacolato in maniera ingiustificata dagli atti o omissioni delle autorità dello Stato convenuto» (I.M. c. Francia, sopra citata, § 130, e i riferimenti ivi contenuti).

Poiché la Convenzione ha lo scopo di tutelare diritti non teorici o illusori ma concreti ed effettivi in capo a qualsiasi persona sottoposta alla giurisdizione delle Alte Parti contraenti, la Corte non può procedere alla valutazione dell’accessibilità pratica di un ricorso prescindendo dagli ostacoli linguistici, dalla possibilità di accesso alle informazioni necessarie e a consigli illuminati, dalle condizioni materiali con le quali può scontrarsi l’interessato e da qualsiasi altra circostanza concreta della causa (I.M. c. Francia, sopra citata, §§ 145-148; M.S.S. c. Belgio e Grecia, sopra citata, §§ 301-318; e Rahimi c. Grecia, n. 8687/08, § 79, 5 aprile 2011).

https://www.giustizia.it/giustizia/it

https://www.hrw.org/it/report/2013/01/22/256396

http://asiloineuropa.blogspot.it/2014/10/sentenza-sharifi-e-altri-contro-italia.html





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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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